Jean-Louis Vidal: Ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni

discovered ultra running at age 59 and decided to go for it for many years 

Matteo SIMONE 

www.psicologiadellosport.net 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. La gara di 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini in 359h20’31”, precedendo il francese Jean-Louis Vidal in 370h38’09” e il finlandese Petri Mikael Perttilä in 380h05’08”. 

Di seguito Jean-Louis, nato il 31.07.1956 e della società AS Issou,  racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Cosa ti spinge a correre 1.000 miglia? “Sono appassionato delle incredibili possibilità del corpo umano. Non cerco prestazioni brutali ma piuttosto la gara in equilibrio. Ho notato durante le mie gare a tappe (TranseGaule-FRA-19 giorni-1190 km, DeutschlandLauf-GER-19 giorni-1350 km, Joggle-GBR-17 giorni-1400 km e HollandUltraTour-NED-14 giorni-900 km) che il mio corpo è migliorato dalla seconda settimana. Idem per i 6 giorni (800km) dove i giorni migliori sono gli ultimi 2. Ero curioso di sapere come si sarebbe comportato il mio corpo su una corsa non-stop di più di 6 giorni”. 

Si pensa che gli ultramaratoneti siano persone che vogliono farsi del male, che non rispettano il proprio corpo ma Jean-Louis racconta delle sue gare di ultrarunning della durata di diversi giorni come una scoperta del proprio corpo, delle proprie capacità, di un equilibrio nel perdurare della fatica, tutto ciò sembra molto interessante. 

Di seguito alcune gare a cui ha partecipato Jean-Louis: 15.-19.11.2019 – Authentic Phidippides Run Athens-Sparta-Athens km 490 in 82h02’13”; 28.-29.09.2018 – Spartathlon (Gre) km 246 in 31h46’29”, 04.-10.05.2017 – EMU 6 Day World Trophy (Hun) km 800,832; 02.-03.07.2016 – Les 24 Heures de L’Echo du Pas-de-Calais (Fra) km 202.635; 26.-28.01.2018 – 48h Athens International Ultramarathon Festival (Gre) km 344,000; 15.02.2020 – 12h de Capitany (FRA) km 116,122; 22.-23.09.1984 km 100 Val de Somme (Fra) in 8h46’13”. 

Quali sono gli ingredienti della performance? “Per me, a differenza delle corse brevi, che io chiamo ‘corse per esaurimento’, le corse ultra sono corse di equilibrio. Quasi sempre riesco nelle mie gare perché ho una strategia molto attenta. Ecco la mia ricetta: lascia che il corpo entri lentamente in gara per 2 giorni, non correre mai stanco ma fermati a riposare. Non guardare mai il comportamento degli altri partecipanti, rimani al tuo livello di comfort”. 

Questi consigli sono molto utili e interessanti soprattutto per i neofiti che a volte hanno fretta di correre e dimostrare di valere perdendo di vista se stessi, i messaggi del proprio corpo, sensazioni importanti da ascoltare in modo da gestire una gara che dura più giorni dove bisogna essere cauti e attenti. 

Quando ti sei sentito un campione? “Cerchiamo di essere chiari, non mi sento un campione. Pochissime persone corrono le ultra running. È quindi abbastanza facile essere classificati tra i migliori dieci al mondo, ma è un’illusione. In effetti, non mi considero uno sportivo. Tutto quello che faccio durante l’anno è un po’ di facile jogging da casa alla stazione ferroviaria per andare a lavorare (6,3 km) e questo è tutto per la giornata!”.  

Una parola o una frase che ti aiuta a non mollare? “Non ne ho bisogno. Divido semplicemente ogni giorno in blocchi facili di 1h30 o 2h di corsa continua”. 

Jean-Louis attraverso l’esperienza ha trovato il suo equilibrio e il suo controllo nella gestione della fatica prolungata in più giorni di corsa, sa cosa fare e come, organizzandosi le giornate in modo da non incontrare le crisi dovute a cattiva gestione dello sforzo, alimentazione, vestiario. 

Cosa dicono la famiglia, i colleghi, gli amici? “Non dico al collega quello che faccio. Non voglio sembrare un ragazzo strano. La mia famiglia (tranne mia madre di 92 anni) non è interessata alla mia corsa. Tutto il mio addestramento è nascosto a loro”. 

Pensandoci bene, questa passione che può sembrare bizzarra non può essere compresa facilmente per chi non è dell’ambiente, infatti chi ascolta potrebbe dire: ma chi te lo fa fare, ma che ci trovi di interessante e altre domande o affermazioni simili. 

A chi dedichi la gara di Policoro? “Al mio nuovo nipotino che è nato proprio quando ho superato i 1000 km” 

Cosa hai pensato in gara? “Immagino solo un giorno alla volta. Sono anche concentrato su ogni blocco della gara per adottare la giusta velocità che non mi stancherà. Penso anche alla mia idratazione, a cosa mangerò e ai vestiti che indosserò nel blocco successivo”. 

Interessante dividere la gara a blocchi, in effetti in maratona si può dividere la gara in due mezze maratone o tanti blocchi da 5km, ma in queste gare della durata di più giorni è importante focalizzarsi sul giorno presente e sul momento presente altrimenti c’è il rischio di arrendersi subito pensando di dover correre per altri giorni. 

Di cosa avevi paura? “Forse è incoscienza, ma non ho paura. In effetti, allontano tutto ciò che è negativo”. 

Cosa è stato decisivo? “Buona preparazione”. 

Sono tanti gli ingredienti del successo in gare di corsa di più giorni, soprattutto una buona preparazione fisica e mentale, un approccio positivo in quello che si sta facendo e un’accurata attenzione alla vestizione e alimentazione. 

Cosa c’è oltre la corsa? “Per me, niente di mistico o religioso. Solo la sorprendente scoperta delle meravigliose possibilità del corpo umano. La sensazione di essere trasformati in una macchina. Essere sopraffatti dalle endorfine, gli ormoni della felicità. Il vero sentimento di essere vivi”. 

Ecco cosa può spingere le persone a fare uno sport prolungato per più giorni, la voglia di mettersi alla prova, di vedere come funziona la macchina umana se ben guidata, la voglia di sentirsi vivi in movimento e in competizione con se stessi e con gli altri. 

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e gli impegni familiari? “Sono molto orgoglioso della mia nuova formazione. Ho creato un modo minimalista per prepararmi a queste grandi gare di più giorni. Solo 2 settimane di preparazione, mai una corsa lunga, mai una corsa veloce. Questo allenamento, che rivelerò nel mio prossimo libro, è facile da seguire da chiunque perché non consuma molta energia o tempo”. 

Cosa vedi davanti a te adesso? Obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “Ho studiato, durante la prima settimana di gara, molte combinazioni di velocità di corsa, lunghezza blocco, durata recupero interblocco, durata del sonno, durata del sonnellino pomeridiano. Penso di aver trovato uno schema ottimale e sogno di utilizzare questo risultato nei miei prossimi giorni di gara”. 

È chiaro che Jean-Louis è uno studioso prima di tutto di se stesso attraverso l’esercizio fisico e ha una grande voglia di approfondire sperimentando su se stesso per poi trasmettere agli altri gli insegnamenti ricevuti che minimizzano sforzi enormi e innaturali per raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili se si individua il giusto approccio. 

Come gestisci il periodo COVID? “Lavoro nell’IT e posso fare tutto il mio lavoro da casa. È una sorta di isolamento che non è doloroso. Dal prossimo mese sarò in pensione, una situazione molto più facile”. 

Vedremo prossimamente quando Jean-Louis andrà in pensione se ci stupirà ancora in gare di corsa della durata di 1 o 2 mesi. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Prima di tutto, non considero l’ultra running uno sport, a me sembra più un’escursione. Quando ero giovane, a scuola, ho avuto buoni risultati nella corsa, quindi ho fatto atletica leggera al college e al liceo. Poi ho incontrato i maratoneti al lavoro e ho corso queste gare dai 25 ai 39 anni. Ho corso la maratona in meno di 2 ore e 30 minuti quando avevo 30 anni, questo spiegherebbe le mie ottime prestazioni all’età di 64 anni. Ho interrotto ogni attività quando ho creato la mia società di consulenza, poi ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni e ho deciso di continuare per molti anni”. 

Come spiega Jean-Louis nella vita ci sono età e fasi dove ci sono opportunità di fare qualcosa a cui piace e di incontrare una modalità di fare sport.  

Lo psicologo può esserti utile nel tuo sport? “Sono sollecitato da una serie di allenatori che promettono di migliorare le mie capacità mentali, o il mio allenamento, o la mia forza fisica. Penso che questi potrebbero essere importanti per alcuni corridori, ma preferisco sentire io stesso il mio equilibrio interiore e ritengo che qualsiasi aiuto esterno interromperebbe questo equilibrio, il che è una cosa negativa a lungo termine”. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Jean-Louis Vidal: discovered ultra running at age 59  

Ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni 

Matteo SIMONE 

www.psicologiadellosport.net 

What drives you to run 1,000 miles? “am passionate about the incredible possibilities of the human body. I am not looking for brute performance but rather for the race in balance. I noticed during my stage races (TranseGaule-FRA-19 days-1190km, DeutschlandLauf-GER-19 days-1350km, Joggle-GBR-17 days-1400km and HollandUltraTour-NED-14 days-900km) that my body got better from the second week. Ditto for the 6 days (800km) where the best days are the last 2. I was curious how my body would behave on a non-stop run of more than 6 days”

What are the ingredients of performance? “For me, as opposed to short runswhich I call ‘exhaustion runs’, ultra runs are balance runs. I almost always succeed in my races because I have a very careful strategy. Here is my recipe: let the body slowly enter the race for 2 days, never run while being tired but rather stop to restNever watch the behavior of other participants, stay at your comfort level”

A word or phrase that helps you not to give up? “I do not need any. I just divide each day in easy blocks of 1h30 or 2h of continous run”. 

What do family, colleagues, friends say? “I do not tell colleague about what I do. I do not want to look like a wierd guy. My famiily (except for my 92 year old motheris not interested in my running. All my training is hidden from them”. 

Who do you dedicate the Policoro race to? “To my new grand child who is born just when I passed the 1000km”. 

What did you think in the race? “only envision one day at a time. I am also focused on each block of the race to adopt the right speed that will not tire me. I also think about my hydrationwhat I’m going to eat and what clothes I’m going to wear in the next block”. 

What did you fear? “Maybe it’s unconsciousnessbut I’m not afraid. In fact, I evacuate all that is negative”.  

What was decisive? “Good Preparation”. 

What’s beyond running? “For me, nothing mystic nor religiousJust the amazing discovery of the wonderful possibilities of the human body. The feeling of being transformed into a machine. Being overwhelmed by endorphins, the hormones of happinessThe true sentiment to be alive”. 

How did you manage to prepare yourself despite your work and family commitments? “am very proud of my new training. I build up a minimalist way to prepare to these big rmultidays races. Only 2 weeks of preparationnever a long runnever a speedy runThis training, that I will reveal in my next book, is easy to follow by anybody because it does not consume a lot of energy or time”. 

What do you see in front of you now? Targets? Dreams realized and to be realized? “studiedduring the first week of the race, plenty of combinaitions of [running speed, block lenghtinterblock recover duration, duration of sleep, duration of the aftenoon napthink that I found an optimum scheme and I dream of using this result in my next  days race”. 

How are you managing the COVID period? “am working in IT and can do all my job from home. It’s a kind of isolation which is not painfulFrom next month, I will be retired, an evren easier situation”. 

What was your path in sport? “First of all, I do not consider the ultra running as a sport. it looks to me more like hikingWhen I was youngat school, I had good results in running, so I did track and fields in college and high school. I then meet marathonmen at work and ran these races from 25 to 39 years of age. I ran the marathon in less than 2h30mn when I was 30, that would explain my very good performances at age 64. Stopped all activity when I created my own consulting company. I then discovered ultra running at age 59 and decided to go for it for many years”.  

When did you feel like a champion? “Let us be clear. I do not feel like a championVery few people are in ultra running. It is thus quite easy to be ranked in the best ten in the world but it is an illusion. In fact, I do not consider as a sportlerAll I do along the year is a little easy jogging from home to the railway station to go to work (6,3 km) and that is all for the day!”. 

Can the psychologist be useful in your sport? “am sollicited by a series of coaches who promiss to improve my mental abilities, or my training, or my physical strength. I think that these could be important for certain runners, but I prefer to feel my internal ballance myself, and I consider that any external help would disrupt this balance, which is a bad thing in the long term”. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

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