Ultrafranciacorta 12h, Stefano Emma, vice Campione Italiano km 136,72

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

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Il Campionato Italiano Individuale IUTA 12 ore su strada ha avuto luogo a Provaglio D’Iseo (BS), Sabato 10 aprile 2021 su un circuito di 1366 metri tra le vie e i vicoli del centro del paese.  

Il titolo italiano è stato conquistato da paolo Bravi (Grottini Team Recanati ASD) che è riuscito a percorrere km 141,62 nelle 12 ore di gara, precedendo il giovanissimo Stefano Emma (Athletic Club 96 Alperia) che ha totalizzato km 136,72 e comunque conquista il titolo italiano di categoria, completa il podio Mattia Di Beo con km 132,57. 

Francesca Canepa SF50 con km 136,59 vince il titolo femminile arrivando 3^ nella classifica generale e ottenendo anche il record italiano. Il podio femminile è completato da Lorena Brusamento km 121,71 che era detentrice del precedente record di 134,368 km ottenuto proprio nel 2017 nella seconda edizione di Ultra Franciacorta e completa il podio Elisa Bellagamba km 114,09. 

Stefano Emma, di seguito racconta la sua impresa attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ciao Stefano, come stai? Come è andata? Soddisfatto? “Ciao Matteo tutto bene 🙂. La 12 h di Franciacorta è andata molto bene, ho giocato d’attacco posizionandosi per la maggior parte della gara in testa proprio perché mi sentivo in forma e perché volevo mettere alla prova me stesso su questa tipologia di gara, che testavo per la prima volta. Seppur dispiaciuto per avere perso il primo posto dopo la decima ora, sono soddisfatto del mio risultato alla mi prima 12h, secondo assoluto ai campionati italiani e campione italiano della mia categoria”.  

Te l’aspettavi? “Mi aspettavo un buon risultato e ovviamente tutti gareggiano per il primo posto quindi ho cercato di dare il meglio di me per non avere rimpianti”.  

Cosa ti è mancato per il titolo? “Sicuramente mi è mancata l’esperienza che si acquisisce solo facendo molte gare di questa tipologia”. 

In effetti partecipare per la prima volta a questa tipologia di gara non si sa quanto si vale e quanti chilometri si possono totalizzare, si può fare una stima approssimativa in base allo stato psicofisico del momento, in base a precedenti allenamenti e gare affini e di conseguenza è difficile avere una regolarità in gara che permette di non disperdere troppe energie e di durante efficienti ed efficaci fino al traguardo ma come dice Stefano tutto sommato è andata benissimo per aver condotto la gara per 10 ore, per essere arrivato secondo al Campione Nazionale che è espertissimo delle ultramaratone avendo indossato più volte la maglia azzurra in competizioni internazionali di 100km e 24 ore e quindi una bella e ricca esperienza che non può far altro che rincuoralo per le prossime da affrontare con più consapevolezza e più conoscenza delle proprie caratteristiche e risorse. 

Dal 2021 Stefano corre con l’Athletic Club 96 Alperia – Bolzano, vincitori di due Titoli Italiani di società nel 2019 e nel 2020. Il 28 febbraio 2021 Stefano ha stabilito il record del mondo su tapis roulant sulla distanza di 50 miglia in 5h44’ e record italiano ed europeo 50km in 3h24’23”.    

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2021/03/stefano-emma-record-del-mondo-50-miglia.html

Come stavi e cosa pensavi la prima ora? “Alla partenza mi sono posizionato su un buon ritmo e ho assecondato il mio istinto che mi diceva di fare il più chilometri possibili prima di un eventuale crisi”. 

Come stavi e cosa pensavi l’ultima ora? “Durante l’ultima ora mi sono posizionato su un ritmo di mantenimento sapendo che mancava poco allo scadere delle 12 h”. 

Una buona strategia per sperimentarsi e mettersi in gioco ma che può comportare il grosso rischio di anticipare la crisi e di compromettere una gara che potrebbe essere di alto livello, ma Stefano ha dimostrato di essere in grado di reggere ritmi alti fin dall’inizio e quindi con l’esperienza potrebbe gestirsi ancora meglio e potrebbe puntare anche a stabilire eventuali record su distanze di 12 e 24 ore con l’aiuto proprio degli atleti più esperti che prima di lui hanno trovato le modalità e le strategie adeguate e adatte per essere efficienti ed efficaci fino al termine della gara. 

Quale alimento, cibo e/o bevanda, è stato determinante? “Mi idratavo a distanze regolari e alternavo acqua e vari integratori che potevano aiutarmi a tenere alto il tono muscolare e l’energia”. 

Per prevenire eventuali crisi o cali di forma sarebbe opportuno avere una costanza e regolarità nel ritmo di gara e nell’alimentarsi che premettono di sentirsi sempre lucidi avendo il controllo della situazione momento per momento, chilometro per chilometro, ora per ora, focalizzandosi su quello che si sta facendo con l’obiettivo di fare bene, anzi meglio di quello che si può. 

Cosa racconti a familiari, amici, colleghi e cosa dicono loro di te? “I miei parenti hanno seguito tutto il giorno tramite mia moglie che informava tutti di come stava andando la gara e tramite le classifiche orarie che venivano pubblicate dal sito di riferimento. Mi mandavano messaggi di incoraggiamento e sono orgogliosi sempre dei risultati che riesco a raggiungere. Gli amici e i colleghi mi sostengono in tutte le scelte e mi danno buoni consigli essendo anche loro nel mondo podistico”.  

Chi ti assisteva, sosteneva, supportava? “Mia moglie Ambra mi ha seguito in questa gara ed è stata davanti al mio ristoro tutte e 12 le ore ad aiutarmi a scegliere i recuperi giusti anche nei momenti di crisi e a incitarmi a non mollare”. 

È fondamentale per un atleta che fatica in modo prolungato per diverse ore, avere una figura supportiva di riferimento che assiste, si occupa di lui, e chi meglio di una moglie? Ottimo per Stefano avere a disposizione sua moglie Ambra che con la sua presenza gli ha trasmesso forza e fiducia nell’andare avanti e nel non mollare. 

Cosa e/o chi ti ha aiutato od ostacolato? Mi ha aiutato tantissimo il tifo costante da parte degli atleti che correvano anche loro, da parte dello staff e degli abitanti di Provaglio D’Iseo che dai balconi facevano il tifo per me. Mi hanno ostacolato le crisi che immancabilmente sono arrivate e che ho dovuto superare con solo l’aiuto di me stesso”. 

Questo è lo sport che vogliamo, uno sport dove si fatica ma è una fatica che viene notata e apprezzata da chi osserva, amici sostenitori, avversari che condividono lo sforzo e la fatica, cittadini che hanno l’onore di avere nelle loro vicinanze atleti che si mettono in gioco in uno sport considerato estremo e bizzarro. 

Cosa consigli ai maratoneti per prevenire, affrontare, gestire, superare il muro dei 30-35km? “Di puntare a una gara e di allenarsi nei mesi successivi per quella distanza, perché arrivare allenati il giusto a una gara vale il 50% del risultato”. 

Certo sarebbe opportuno stabilire delle priorità e dare giusto perso a valore alle cose che si fanno e ai risultati che si vogliono ottenere con minuziosità focalizzandosi di volta in volta per una gara ben precisa senza improvvisare, diverso è che per chi si diverte a partecipare a qualsiasi gara, con qualsiasi preparazione, importante diventa esserci e fare esperienza. 

Prossima maglia azzurra? Ai mondiali 24 ore è possibile? “Si è possibile, mi aspettano dei mesi duri dove dovrò dimostrare che valgo e che possono contare su di me per questo obbiettivo italiano”. 

Certo più dura è la lotta e più glorioso il trionfo, bisogna far bene e puntare a gare che possano comprendere i criteri per essere selezionati, ma credo che Stefano sia sulla giusta strada avendo già dimostrato da un po’ di tempo di valere su distanze lunghe. 

Matteo SIMONE 

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Mena Ievoli: Mi piace correre, mi dà una sensazione di libertà e mi diverto

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

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A volte lo sport può sembrare faticoso ma chi lo pratica sa cosa sperimenta e che effetto ha sul fisico e sulla mente, tanti parlano di benessere psicofisico e relazionale, un bisogno di evadere, un senso di libertà, un’opportunità per mettersi in gioco e per sperimentarsi.  

Di seguito Mena racconta la sua esperienza attraverso risposte a un questionario di qualche anno fa. 

Ti puoi definire ultramaratoneta? “Se per aver portato a termine un Ultratrail dal 66 km allora sì.” 

Anni fa ci volevano anni e anni di allenamento per arrivare gradualmente a provare a fare una maratona che era una gara lunghissima e impegnativa che prevedeva la crisi del 30-45° km, ora si fa presto a provare una ultramaratona, gli atleti ne parlano così bene che tutti vogliono provare sentendosi sicuri ma comunque non bisogna sottovalutare il grande impegno e la grande fatica che può lasciare segni irreversibili. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare un’ultramaratoneta? “Il solito iter, ho iniziato con le gare da 21Km, poi mano mano sono passata alle maratone, il passaggio alla Ultra è stato per curiosità, volevo mettermi alla prova per vedere se fossi in grado di poter fare una distanza del genere.” 

Si inizia a correre e poi si scopre un grande piacere nell’avventurarsi in gare impegnative e a volte si vuol fare il grande salto dell’ultratrail dove bisogna allenare non solo muscoli e gambe ma anche l’attenzione verso il percorso, verso se stessi per capire cosa si può aver bisogno, ed è importante sviluppare una grande osservazioni del territorio e dell’ambiente per apprezzare quello che c’è ma anche per non perdere la strada che porta all’arrivo. 

Cosa ti spinge a continuare a essere ultramaratoneta? “Mi piace correre, mi dà un sensazione di libertà, e mi diverto anche.” 

Le gare mettono davvero alla prova e sotto stress l’atleta, si arriva a consumare tutte le energie in gare lunghissime e impegnative, ma a volte lo spirito competitivo sveglia la mente dell’atleta e gli permette di andare oltre, di individuare risorse ed energie nascoste che escono fuori al momento opportuno che danno una marcia in più all’atleta per permettergli di portare a termine la gara o di fare uno sprint che a volte è determinante per una posizione o per il podio. 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì un paio di volte una alla mia prima maratona ero arrivata proprio al limite, ma sono riuscita a finirla solo per forza di volontà. E un’altra   gara dove non ero al 100% ma ugualmente l’ho portata a termine. Ma devo ringraziare un’atleta che era entrata in competizione con me ancora la ringrazio perché mi ha permesso di finirla.” 

L’atleta ha bisogno di essere motivato nelle sue gare e quindi non solo la prestazione in sé che prevede minuti o ore di corsa ma anche quello che si incontra, le immagini, i suoni, gli odori di lunghi percorsi soprattutto in natura che abbelliscono il lungo viaggio fino al traguardo. 

Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Di solito mi attrae il percorso e il paesaggio…quando il percorso è bello non mi pesano fare tanti km.”  

La tua gara più estrema o più difficile? “Ultratrail del Mandriano.” 

Nello sport di endurance è importante sviluppare elevata consapevolezza delle proprie capacità e caratteristiche ma anche dei propri limiti, sapere cosa si può fare e come, decidere propri obiettivi, mete e sogni da trasformare in realtà. 

Una gara estrema che ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? “Il Trail degli eroi.”  

Una gara estrema che non faresti mai? “Gare nei deserti.”  

Un sogno nel cassetto? “The Western States.” 

Il mondo delle ultramaratone diventa un’opportunità per conoscere anche nuove località, soprattutto naturali quando si tratta di ultratrail, si fanno gare ritenute impossibili al solo pensiero ma con passione e determinazione si può fare tutto, tante donne si mettono in gioco in gare a volte considerate solo per uomini. 

Che significa per te partecipare a una gara estrema? “Divertimento e scoperta di posti nuovi posti.” 

Ti va di raccontare un aneddoto? “Quando sono andata a ritirare il mio pettorale l’organizzatrice mi dice: ‘brava sei venuta ritirare il pettorale per il tuo compagno?’ Io le rispondo di no. Lei: ‘Allora per un tuo amico?’ E io: ‘No, veramente è il mio’ e lei è rimasta a bocca aperta.” 

Se c’è passione e motivazione si può fare tutto, si riesce a trovare il tempo per allenarsi, si riescono a incastrare impegni per coltivare una forte passione che procura levato benessere. 

Come è cambiata la tua vita familiare, lavorativa? “Non è cambiata né per la famiglia e né il lavoro, cerco di incastrare i miei allenamenti in base al lavoro e alla famiglia, certe volte mi alzo anche la mattina presto anzi prestissimo.” Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme? “Mio marito e mia figlia dicono che sono matta, alcuni amici la stessa cosa, altri mi chiedono come faccio a farlo e alcuni mi ammirano.” 

Il mondo delle ultramaratone diventa anche un’opportunità per approfondire la conoscenza di se stessi. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Che sono tenace, e che non mi fermo tanto facilmente, e che mi diverto, e sopporto bene la fatica.”  

Usi farmaci, integratori? “No, non uso farmaci, come integratori uso Omega 3 e magnesio e potassio.” 

Nello sport di endurance è necessario avere tanta accortezza nei confronti di se stessi, oltre al duro allenamento sono necessari anche adeguati riposi e recuperi per ripristinare energie e fare in modo che non si arrivi a saturazione e demotivazione. 

Se potessi tornare indietro cosa faresti o non faresti? “Non cambierei nulla, ogni cosa che ho fatto anche sbagliato mi ha fatto crescere.”  

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Analisi del sangue, ecografia al cuore e poi mi fido del mio medico sportivo.”  

È successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Sì, quando ho avuto problema al tendine.” 

Matteo SIMONE 

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Elbaman, la mia prima gara di triathlon (nuoto 3,8km, bici 180km, corsa 42,195km)

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

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Nel 2015 l’Elbaman era l’unica competizione Italiana su distanza full (Iron). Il percorso è per quanto riguarda il Nuoto 3800m, la Bici 180km e la Corsa 42.2km. Nel 2010 l’evento è stato inserito tra le migliori 10 competizioni al mondo distanza iron dalla rivista Triathlete USA. Alla gara regina è affiancata la prova su distanza half, denominata Elbaman73. 

Il nuoto si svolge nella magnifica baia di Marina di Campo, il ciclismo percorre l’anello occidentale dell’isola e il podismo è un multi-lap pianeggiante interno all’abitato di Marina di Campo. 

L’idea o la fantasia è iniziata a concretizzarsi lo scorso anno a seguito di un tour in bici di 2500 km in 15 giorni che partendo da Torino attraversava la Francia e si concludeva in Spagna, a Caceres in Extremadura.  

Per partecipare a questo tour “Bike for animals” contro la corrida, l’anno scorso ho comprato una bici su strada da un mio amico ed ho iniziato ad usare le scarpe da bici con gli attacchi avendo un po’ di difficoltà inizialmente non essendo abituato. Non si finisce mai di imparare, insomma dopo alcune cadute ho imparato ad usare le scarpe da bici e con un’adeguata preparazione fisica e mentale sono riuscito a portare a temine il tour con fatica e soddisfazione. 

Sportivamente nasco corridore e negli ultimi anni mi appassiono alle ultra distanze e considerato che da diverso tempo mi stuzzicava l’idea di provare il duathlon ed eventualmente il triathlon per poter un giorno provare a portare a temine un Ironman, ho colto il periodo giusto per concretizzare questo desiderio e sostenuto da alcuni amici podisti che avevano deciso di provare anche la bici e poi alcuni anche il nuoto, mi sono fatto coraggio ed a dicembre mi sono rivolto all’Ironteam per la preparazione del nuoto, considerato che ho sempre nuotato ma senza tecnica e senza respirare in acqua. 

Nel mese di dicembre, il Coach Luca Marino mi chiede di fare 8 vasche per vedere come nuoto e poi mi suggerisce di iniziare il corso di nuoto per principianti. Io comunque decido di iscrivermi all’unica gara di IRONMAN di distanza lunga in Italia e cioè l’Elbaman che ho disputato il 27 settembre, avevo a disposizione 9 mesi per partorire questa gara.  

Oltre al nuoto continuo a correre ed a prediligere gare lunghe partecipando alla 100km del Gargano, alla 50km della Pistoia Abetone, inoltre il week-end faccio qualche uscita in bici. 

Man mano che passavano i mesi mi rendevo conto che due volte a settimana in piscina per un corso principianti della durata di 45 minuti che prevedeva anche altri stili quali rana che non riuscivo ad apprendere, non era sufficiente ed inizio ad allenarmi contemporaneamente in un’altra piscina incrementando un po’ per volta sia il numero di vasche che il tempo di nuoto sempre a stile libero e continuativamente fino ad arrivare nel mese di settembre a nuotare per 140 vasche in un tempo di 1h39’ e rendendomi conto che potevo superare nel tempo limite la frazione di nuoto che poi ho scoperto essere di 2h15′. Nel frattempo ho nuotato anche il periodo estivo nelle acque libere delle Isole Tremiti, di Manfredonia e di Mattinatella nel Gargano, sperimentando una sorta di sensazione piacevole in posti gradevoli, in un habitat naturale a contatto con pesci, profumo del mare, arrivando a nuotare per circa due ore consecutive. 

Nel frattempo a giugno ho partecipato alla mia prima gara di nuoto e scelsi la distanza più lunga di 1.500 metri in piscina da 25 metri, erano tre i concorrenti della mia categoria ed arrivai terzo con medaglia di bronzo con un tempo alto di 40 minuti ma non mi importava del tempo, il primo ci mise 18minuti ed il secondo 23’, il mio intento era testarmi. 

Considerato che con quel risultato stavo sulla strada giusta della preparazione nuoto ho pensato di concentrarmi anche sulla bicicletta che avevo trascurato un po’ ed un amico mi disse che se volevo davvero partecipare ad un Ironman avrei dovuto fare un paio di uscite a settimana superiori ai 100km. Gradualmente ho cercato di uscire più spesso in bici ma non sono riuscito a fare più di un paio di uscite superiori ai 100km, comunque ero fiducioso pensavo di poter completare la prova ad un’andatura anche non troppo veloce. 

Importante è stato lavorare sulla fatica, cioè provare a correre anche dopo uscite lunghe in bici, allenandomi nelle ore centrali della giornata sia di corsa che in bici, inoltre di aiuto mi sono stati gli ultramaratoneti che ho intervistato nel periodo di preparazione per la stesura del mio libro Ultramaratoneti e gare estreme, ho cercato di assorbire gli aspetti che gli permettevano di riuscire a percorre tanti chilometri nelle condizioni anche più assurde o estreme. Soprattutto l’esperienza di Vito Rubino, ultranuotatore, ultrarunner, ultraciclista, ultratriatleta. 

L’ultima settimana l’ho trascorsa sul luogo della gara, ho provato il percorso a mare e questo mi è servito tanto, ho preso consapevolezza che con il body non potevo nuotare la mattina alle 7.00, l’acqua era troppo fredda per me e quindi dopo i primi tre giorni di prova, il giovedì ho preso a noleggio una muta che ho provato con sensazioni che gradualmente diventavano sempre migliori. 

Era la mia prima gara triathlon e dovevo fare attenzione a tutto, ad iniziare dalle regole da rispettare, a concentrarmi sulla gara, a fare attenzione un po’ a tutto, all’alimentazione, all’abbigliamento, ed ancora non riesco a credere di essere riuscito in questa che io considero un’impresa. Ho dovuto imparare tante cose, ma tutto ciò l’ho fatto senza tensione, senza preoccupazione, ma con il sorriso, divertendomi anche, facendo amicizia, salutando colleghi atleti, volontari e pubblico. 

L’obiettivo è raggiungibile se ci credi, se ti vedi mentalmente di raggiungerlo, se ti impegni con metodo, passione e determinazione. 

L’Elba comunque anche se ha un percorso duro per la bici con un dislivello a giro di 840 metri e totale di 2.500 metri ha degli scorci, delle vedute spettacolari, si respira un bel clima, la baia di Marina di Campo è spettacolare. Il giorno della gara il mare era un pochetto mosso e non avevo gli occhialini con lenti graduate, mi capitava di andare fuori rotta e per ben tre volte il giudice con la sua barchetta mi si avvicinava per portarmi sulla dritta via. 

Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: DA 10 A 100 Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme. 

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Matteo SIMONE 

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