Federica Gallo, Resia-Rosolina: Io e Serena abbiamo vegliato sui frazionisti 

Mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella  

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Federica (ASD Atletica La Sbarra), una ciclista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Le foto e i racconti dei miei compagni testimoniano che la Resia-Rosolina Relay io non l’ho corsa, ma l’ho percorsa per buona parte in sella alla mia bici, al ritmo dettato dai miei compagni. Per questo motivo non mi permetto di dire che ho vinto la staffetta, visto che il vero impegno fisico e il sudore l’hanno versato gli altri, tuttavia so che il mio contributo è stato apprezzato e si è rivelato utile per la conquista della vittoria. 

Federica Gallo ha fatto parte della spedizione da Roma in quel di Resia e poi verso Rosolina per circa 433km e mentre i 10 componenti della squadra mista si alternavano a correre le loro frazioni, lei li seguiva in bici attenta al percorso e a eventuali esigenze da parte loro, pronta a incitarli, osservarli, essere lì per ognuno di loro e per l’intera squadra. 

È risultato molto utile, apprezzato e determinato il supporto delle due cicliste, di seguito alcune dichiarazioni degli atleti: 

Lo Cascio Dorotea: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato

Carlo Del Prete: Per me la difficoltà maggiore è stata il dover correre di notte perché non lo avevo mai fatto e soprattutto all’interno di un bosco dove la visibilità è pressoché nulla. In questi frangenti sono state fondamentali le nostre cicliste che ci hanno accompagnato per tutto il percorso

Peppa Randazzo: per fortuna questa volta avevamo degli angeli ad accompagnarci in bici! 

Fabio Giancarli: Serena che non ha potuto correre ma insieme a Federica, guide preziose, che con il loro costante contributo ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso in bici. 

Andrea Di Somma: due accompagnatrici in bici che hanno seguito la squadra per 32 frazioni su 40: Federica Gallo in particolare si è fatta tutta la notte pedalando, guidando gli atleti, illuminando loro la via e garantendo un livello di sicurezza generale superiore di cui tutti abbiamo beneficiato. Federica ha percorso in bici oltre 300 km. Le ultime 14 tappe, da Verona a Rosolina, hanno rivisto con noi in bici anche Serena Natolini (atleta della nazionale di ultra maratona) che, impossibilitata a correre, non solo non ha abbandonato la squadra ma si è messa a disposizione con la massima umiltà fornendo anche consigli preziosi ai ragazzi e alle ragazze che ormai si apprestavano a correre le ultime frazioni con le poche energie e risorse rimaste. 

Fabrizio Spadaro: Serena e Federica fondamentali in bici

Raffaele Mastrolorenzo: La vittoria è merito dei 10 atleti che hanno corso da protagonisti indiscussi, e con ritmi molto più forti di quelli ipotizzati alla vigilia, i 433 km che separano Resia da Rosolina. La vittoria è merito delle nostre due bikers che hanno accompagnato gli atleti, sia di giorno che di notte, tenendoli lontani da tutti gli imprevisti e le insidie del percorso. La vittoria è merito dei nostri due impeccabili drivers nonché geniali menti della spedizione trentina, i quali hanno coordinato e gestito in modo efficace l’intera ciurma portandola alla vittoria. 

Criticità, difficoltà, rischi? Criticità sbocciavano quotidianamente prima della partenza da Roma tanto da farci tentennare fino all’ultimo: la squadra, composta da elementi appartenenti a diverse ASD, con abitudini, esigenze e aspettative ben diverse gli uni dagli altri, non era coesa, eppure dopo la partenza dalla capitale, con il trascorrere delle ore il gruppo ha iniziato a compattarsi, ognuno ha ritagliato il proprio ruolo e ha dispiegato le proprie energie a servizio della squadra.  

Lo spirito di gruppo nato dall’obiettivo comune, e prim’ancora dalla condivisione di momenti allegri, di tensione, di stanchezza, dalla condivisione degli spazi, del cibo e altri oggetti, ha permesso di affrontare anche le nuove difficoltà incontrate durante la gara, come ad esempio qualche bivio non ben segnalato, una torcia che non si accendeva, un piede infortunato, un cambio turno improvvisato, i colpi di calore quando ormai tutti avevano superato il loro 30° km di corsa, per non parlare della stanchezza che ha iniziato a prevalere passate le prime 20 ore di gara

Trattasi di una gara di gruppo differente dal solito, fuori dalla zona di confort, adattandosi l’un l’altro e cercando di andare avanti nel portare a termine l’impresa, una grande sfida con un ottimo risultato vincente.  

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Tutti. Tutti i frazionisti del team “Senza Paura EMSCV” hanno speso tutte le energie necessarie per far avanzare la squadra fino al traguardo vittoriosa, e ognuno di loro ha contribuito in modo unico. C’è chi ha messo più concentrazione, chi più forza, chi più resistenza, chi allegria, chi determinazione, chi tattica, chi pazienza, chi esperienza, chi coraggio e chi grinta: è stato bello vedere questo mix dar vita all’impresa! 

Al loro servizio ci sono stati altri elementi chiave, fra cui il primo è Andrea Di Somma, coordinatore della squadra. Lui ha costantemente monitorato le tappe, i tempi, le medie e ha sapientemente ricalibrato i turni per ottimizzare le risorse di ognuno. Dopo il primo quarto di gara il suo arrivo sul posto ha donato un nuovo respiro alla squadra. 

Poi ci siamo state noi, io e Serena Natolini, definite “le cicliste”, che abbiamo vegliato sui frazionisti per garantire loro luce, acqua, certezza del tracciato da percorrere e un po’ più di sicurezza, oltre che qualche chiacchiera di compagnia e incoraggiamento. 

Ognuno si è speso per il gruppo in base alle proprie caratteristiche, risorse, capacità per ottenere la massima prestazione e cioè una vittoria che valeva anche il riscatto dalla spedizione dell’anno precedente. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Sono stati contenti nel vederci soddisfatti, ma credo che per molti di loro rimaniamo dei pazzi

Tutt’è bene quello che finisce bene anche se inizialmente ci sono tanti dubbi, tante critiche, tanti progetti da portare avanti e fare incastrare tante variabili e tante persone diverse anche tra loro. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Ogni elemento della compagnia è stato protagonista di un momento che ci ha fatto ridere anche nei giorni a seguire. L’episodio che però penso sia stato il più bizzarro e divertente di tutti, è uno che purtroppo ho appreso solo dai racconti dei miei compagni, perché in quel momento stavo vivendo un momento altrettanto tragicomico sul camper: la frazione fuori programma di Vincenzo, sin dalla partenza da Sega di Cavaion dove si trovava in abiti civili alle 5:30 del mattino, fino al suo urlo di incitazione all’arrivo in piazza a Bussolengo, poco dopo le 6 del mattino, con i pantaloni già usati di un runner di una squadra avversaria. 

A differenza di tutti gli altri, io ho trascorso gran parte del tempo con un solo compagno al mio fianco, quindi devo aver perso molti attimi emozionanti del gruppo, una cosa che però ricordo bene, è che ogni checkpoint, dove i frazionisti si davano il cambio, era come una festa: grida di incitamento per chi arrivava e per chi partiva, tanti sorrisi e mani alzate. 

32 ore di fatica, di festa, di sorrisi, di eventi bizzarri e inaspettati, di distrazione, di resilienza che alla fine hanno portato alla vittoria e quindi restano bei ricordi con sensazioni ed emozioni intense. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Quando Andrea prima della partenza mi aveva indicato di accompagnare in bici la squadra per almeno 7 frazioni notturne, ho subito pensato che non ce l’avrei fatta: mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella, né tantomeno al buio. Comunque non mi sono persa d’animo, e prima di partire mi sono munita di tutto l’occorrente per affrontare la notte: torce abbastanza potenti, power bank per ricaricare le torce in corsa, mappe, guanti e coperture varie per non patire il freddo della notte, oltre che qualche snack e tanta acqua. 

Ho iniziato ad accompagnare Peppa alle 20:30 di venerdì un po’ scettica su quanto avrei resistito, considerando che la notte prima della gara avevo dormito solo 3 ore ed ero in piedi dall’alba, ma poi mi sono tranquillizzata e man mano che passavano le tappe ho capito che riuscivo a vincere il sonno e potevo impegnarmi a lungo nell’illuminare il percorso, monitorandolo sulla mappa virtuale e cercando di evitare che i miei compagni dovessero interrompere il loro ritmo nei vari attraversamenti degli incroci. 

Così sono riuscita a stare in sella oltre i 100 km per 8 ore, fino le 4:30 del mattino, quando ho chiesto una breve pausa, per poter sciogliere il corpo, prima di ripartire con le tappe dell’alba. 

Federica si è rivelata essere una grande ciclista coraggiosa, resistente e resiliente, oramai è abituata a stare in bici e l’ho vista con piacere anche durante la maratona di Roma a incitarmi e dandomi coraggio. 

La rifaresti l’anno prossimo? Sì, vorrei viverla correndo

Credo che oramai sarà una costante annuale, io l’ho fatta l’anno scorso, quest’anno non ho potuto, e vediamo se riesco il prossimo anno. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? In confronto ad altre persone mi definisco poco social, e riesco a godermi il tempo che trascorro sola, ma mi rendo anche conto che è un piacere poter condividere un interesse comune e dei momenti di confronto con una squadra: in quelle occasioni riescono a emergere energie nascoste

Si possono scegliere alcuni momenti, ore, giorni da trascorrere in gruppo se si è stimolati e interessati. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Il motto della squadra ormai è noto, di parole ne abbiamo scambiate tante, difficile sintetizzare un’impresa simile in una frase. Credo però di poter sostenere che per tutti noi della squadra questa “Resia-Rosolina” sia stato sinonimo di felicità.  

In effetti dai racconti e dalle foto restano i momenti di felicità, urla, sorrisi, aggregazioni piacevoli, buona compagnia. Possiamo dire che nonostante tutto lo sport rende felici.  

Prossimi obiettivi? Ne avrei tanti che addirittura penso siano troppi. Prima di tutto vorrei lasciare gli infortuni alle spalle e riuscire a correre una gara senza il rischio di trovarmi di nuovo ferma causa dolori, poi perché no… una staffetta di qualsiasi genere (cross, pista, strada)

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  
380-4337230 – 21163@tiscali.it  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Dorotea Lo Cascio, Resia-Rosolina: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team 

Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Dorotea (G.S. San Giacomo), una staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Sinceramente no. Dopo la seconda metà ho pensato di sì

Già l’anno 2020, Dorotea ha partecipato alla staffetta Resia Rosolina, e le cose non sono andate benissimo, ma comunque la squadra ha ben figurato portando a termine la competizione con il sorriso e con un gruppo compatto fino alla fine. 

Quest’anno c’era più esperienza e più voglia di ben figurare, c’era qualche elemento nuovo e c’è stato bisogno di qualche giorno e qualche tappa di affiatamento per esprimersi nelle migliori condizioni. 

Criticità, difficoltà, rischi? Molto critico tutto… Poteva a succedere di tutto. Di non vedere bene di notte e cadere facendosi male, oppure di giorno il troppo caldo. La stanchezza delle ultime frazioni. Le imprevedibilità…. Tutto era al vertice del rischio.  

Una gara che richiede una organizzazione minuziosa e persone disposte a mettersi in gioco ed essere disposti ad arrangiarsi in condizioni non di confort. 

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato.  

Un grande “Team senza paura”, dove ognuno ha voluto dare il massimo delle possibilità del momento, cercando di essere utile in qualche modo per l’altro e l’intero gruppo, dai corridori staffettisti agli accompagnatori, soprattutto le due donne in bici: Serena Natolini, atleta della nazionale italiana di ultramaratona che la precedente edizione è stata determinante per la prestazione della squadra soprattutto correndo l’ultima tappa, la più lunga a un ritmo elevato fino al traguardo dove l’aspettavano gli altri componenti della squadra; e Federica Gallo, fortissima mezzofondista dell’Atletica La Sbarra. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? L’episodio più bello? Ahaha quando ho sbagliato ristorante a Malles ed era una casa privata e quando Vincenzo si è tolto le braghe per iniziare a correre una frazione in cui per errore non siamo arrivati per tempo e doveva correre un altro.  

Purtroppo le distrazioni e gli errori possono capitare a tutti ma bisogna essere pronti e scaltri a recuperare, bisogna avere pronto sempre un paino B, se una persona si distrae gli altri devono sopperire mettendoci più attenzione e monitorando anche gli altri, anche l’anno scorso c’è stata qualche distrazione ed errori, già dalla seconda frazione dove un atleta si è perso nel bosco, ma la squadra poi è rimasta compatta e decisa a continuare nonostante venivano meno le ambizioni di podio. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Penso che il mio pregio sia il voler far gruppo, l’ironia e la competitività… Risorse necessarie in un team.  

In effetti Dorotea è una che coinvolge, si impegna a contattare persone, sempre sorridente e serena, sa il fatto suo. 

La rifaresti l’anno prossimo? Prossimo anno già ci sono!  

Oramai la staffetta Resia Rosolina sta diventando una tappa fissa e già quest’anno si pensava di organizzare due squadre ma non è facile, si vedrà l’anno prossimo. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale.  

Lo sport di gruppo mette in gioco altri aspetti e altre dimensioni, si fatica per se stessi, per l‘altro e per il gruppo, si fa vita comunitaria conoscendosi meglio e condividendo spazi stretti anche se in sicurezza. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? E mo’ so caxxi vostri, cioè mettersi in gioco e vincere!  

Prossimi obiettivi? Maratona di Venezia a 5’ al km

Nello sport è bello e arricchente sperimentare sia benessere fisico, emotivo, relazionale e sia competitività, cercando sempre di far meglio. 

Matteo SIMONE 3804337230- 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Fabrizio Spadaro, Resia-Rosolina: Posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe 

Quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Fabrizio (ASD Atletica La Sbarra), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere? Personalmente quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere. Poi se qualcuno è più bravo di me gli stringo la mano

Fabrizio è un atleta molto forte, vince gare o si piazza comune tra i primi, e già lo scorso anno con il Team Senza Paura le ambizioni di vincere c’erano ma non tutto è andato come preventivato, comunque è stata una esperienza arricchente e ricca di insegnamenti che ha permesso di vincere quest’anno. 

Criticità, difficoltà, rischi? Sicuramente in questo tipo di gare le difficoltà maggiori sono le tappe in notturna, i tempi di recupero e gli spostamenti

È davvero una bella sfida questa staffetta vinta in poco più di 32 ore continuate dove gli atleti si alternavano nelle diverse ore della giornata, mattina, pranzo, pomeriggio, sera e anche di notte e non tutti sono abituati a correre di notte e nemmeno è opportuno allenarsi di notte per simulare le condizioni di gara. Inoltre è una gara particolare perché l’atleta deve sapersi gestire, non può dare tutto nella singola frazione perché da lì a qualche ora deve ricorrere e il rischio di infortunarsi o avere un calo di forma è dietro l’angolo e potrebbe compromettere la prestazione dell’intera squadra. 

Inoltre fondamentale è l’organizzazione attenta e minuziosa per portare ogni atleta in tempo al punto del cambio che a volte è difficile individuare non conoscendo bene il territorio. Complimenti a Fabrizio e l’intero gruppo coraggioso. 

Cosa ha contributo alla vittoria? La voglia di rivalsa dello scorso anno in primis e poi le gambe di tutti noi 10Serena e Federica fondamentali in biciIl supporto della mia ragazza Martina di Marco nel supportarmi pre e dopo tappa

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Ognuno penso che abbia messo qualcosa nella spedizione. Quando fai queste gare si vince e si perde in 10. Sicuramente io posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe

Ecco cosa c’è dietro una vittoria, prima di tutto la forte motivazione che in questo caso era riscattarsi da una gara dell’anno precedente dove il livello degli atleti era altissimo e ci sono stati svariati imprevisti che hanno ostacolato la vittoria ma non la conclusione dell’impresa fino al traguardo comunque soddisfatti dell’esperienza. 

L’anno precedente ci sono stati imprevisti di varia natura fin dalla seconda frazione dove un atleta ha seguito un sentiero alternativo a quello di gara, andava fortissimo e il sentiero non era ben illuminato nel bosco con poca visibilità della segnaletica, altro atleta arrivato al cambio ha lanciato il cronometro nel fiume Adige e si è perso tempo prezioso per recuperarlo, altro atleta si è infortunato proprio all’inizio della sua frazione di corsa e proprio Fabrizio ha dovuto andargli incontro e sostituirlo. 

Quest’anno ci è stata più attenzione, più focalizzazione, più motivazione, più preparazione e come dice Fabrizio le gambe di tutti, ognuno ha fatto la propria parte, ma non solo le gambe dei corridori ma anche le gambe di due atlete in bici che hanno pedalato per svariati chilometri in ogni ora del giorno per essere accanto agli atleti, supportarli e sostenerli nelle loro fatiche, dubbi, incertezze. UN vero lavoro di gruppo per un obiettivo di squadra. 

Cosa pensano gli altri? Beh il motivetto è lo stesso da anni: Tu “non stai bene” e “ma chi te lo far fare”? Però allo stesso tempo stima e ammirazione

In effetti chi non fa, non sa cosa significa fare sport, vincere una gara, partire con tante incognite, dubbi, pensieri. Mettersi in gioco uscendo da una comoda zona di confort e tornare poi a casa con una vittoria, con tanti momenti e situazioni da elaborare, assimilare, tanti insegnamenti di vita grazie allo sport, conoscendo sempre di più se stessi e gli altri. 

Un episodio curioso? Io mi porterò sicuramente dentro il caricarci a “molla” tra me e Carlo al cambio 39 e il mio arrivo alla frazione 30 quando tutti hanno creduto veramente che potevamo vincere

Una bella storia di fatica ma di gruppo che incita, motiva, sostiene, carica, stravede. Ricordi di momenti chiave dove ci si crede di poter fare qualcosa di veramente importante, voluto, sperato, dopo diversi mesi di lavoro, dopo un anno di attesa. 

La rifaresti l’anno prossimo? Guarda da una parte si ma da un’altra parte no. Io sono uno maniacale quindi se decido di rifarla qualcosa dovrà per forza cambiareUn grazie al presidente che mi ha dato l’opportunità di partecipare

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Per me l’atletica è uno sport individuale che puoi condividere con altre persone ma fondamentalmente resterà uno sport individuale però quando ci sono competizioni cosi ognuno deve mettere qualcosa ed è proprio qui che accresci il tuo bagaglio

Una parola o una frase? Daje tutta all’arrivo a Rosolina

Prossimi obiettivi? Forse il benedetto esordio in maratona

L’anno scorso c’ero anch’io e durante il viaggio di andata verso il Lago di Resia parlavamo proprio della sua prima eventuale maratona, di quanto potrebbe valere potenzialmente, ed era il suo proposito anche l’anno scorso al termine della Resia Rosolina: Ora cosa vedi davanti a te? “Davanti a me non lo so, vediamo e speriamo di tornare al più presto alla normalità, poi un pensierino alla maratona perché no!”. 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2020/10/fabrizio-spadaro-la-resia-rosolina-e.html

A tal proposito segnalo alcuni libri: 

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida   

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita. 

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun 

Cosa spinge le persone a fare sport? 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport 

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta. 

http://www.arasedizioni.com/catalogo/o-r-a-obiettivi-risorse-e-autoefficacia-modello-di-intervento-per-raggiungere-obiettivi-nella-vita-e-nello-sport/ 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Carlo Del Prete, Resia Rosolina: Ci credevo fermamente nella vittoria 

Il merito della vittoria è anche della mia famiglia, mia moglie e mio figlio 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 1o settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La sbarra, Andrea Di somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Carlo (Podistica Solidarietà/Tor Tre Teste Team), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Sicuramente era un obbiettivo molto ambizioso che è stato preparato in maniera minuziosa. Da giugno 6 allenamenti a settimana con due bigiornalieri….quindi ci credevo fermamente nella vittoria

Una grande preparazione per Carlo coinvolto in quest’avventura dall’amico di allenamenti Fabio Giancarli, entrambi allenati dal coach Italo Merolli per portare a termine questo obiettivo ambizioso, con loro si era unito anche Antonio Simonetti che purtroppo non è partito per un infortunio pochi giorni prima. 

Criticità, difficoltà, rischi? È una gara molto lunga e complessa che si corre anche di notte quindi le variabili sono tantissime perché basta sbagliare un cambio una svolta durante il percorso che si compromette tutta la gara. Per me la difficoltà maggiore è stata il dover correre di notte perché non lo avevo mai fatto e soprattutto all’interno di un bosco dove la visibilità è pressoché nulla. In questi frangenti sono state fondamentali le nostre cicliste che ci hanno accompagnato per tutto il percorso

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? In uno sport di squadra tutti i componenti sono fondamentali allo stesso modo perché l’ingranaggio per funzionare deve essere oliato perfettamente. Ci siamo allenati tutti duramente e ci siamo meritati questa vittoria

Una bella sfida per Carlo che in genere si allena al Parco di Tor Tre Teste con il gruppo Tor Tre Teste Team, ha voluto aderire a questa iniziativa grazie all’amico Fabio Giancarli che ne parlava già dall’anno scorso, esperienza bizzarra con imprevisti e rischio di ritirarsi ma poi si è continuato fino alla fine tutti compatti, felici e resilienti. 

Un grande “Team senza paura”, dove ognuno ha voluto dare il massimo delle possibilità del momento, cercando di essere utile in qualche modo per l’altro e l’intero gruppo, dai corridori staffettisti agli accompagnatori. Grande merito soprattutto alle due donne in bici: Serena Natolini, atleta della nazionale italiana di ultramaratona che la precedente edizione è stata determinante per la prestazione della squadra soprattutto correndo l’ultima tappa, la più lunga a un ritmo elevato fino al traguardo dove l’aspettavano gli altri componenti della squadra; e Federica Gallo, fortissima mezzofondista dell’Atletica La Sbarra. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Il merito della vittoria è anche della mia famiglia, mia moglie e mio figlio che hanno sacrificato le loro ferie per supportarmi e sopportarmi durante gli allenamenti

Questa è una bella e onesta risposta, in effetti dietro un atleta ci può essere sempre una famiglia che supporta e sostiene oppure ostacola, che si mette da parte, che fa il tifo in presenza, o da casa tramite social e telefono. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? In una tappa notturna un atleta della mia squadra dopo aver percorso già tre frazioni, quindi giustamente distrutto dalla fatica, non si è svegliato per percorrere la sua quarta tappa. Un altro atleta della squadra si è accorto della mancanza di cambio al checkpoint e senza perdersi d’animo si è fatto prestare un paio di pantaloncini da un atleta di un’altra squadra ha preso il chip dal suo compagno ed è partito come se non ci fosse un domani

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Da ragazzo giocavo a basket quindi ho già avuto esperienze di sport di squadra e già mi conoscevo sotto questo aspetto. Metto a disposizione tutto me stesso alla squadra ma pretendo anche lo stesso dagli altri

Vince chi è più scaltro, chi è più resiliente, chi sa intravedere all’occorrenza un piano B. Gli episodi bizzarri, critici, difficili sono quelli che si ricordano con più piacere e divertimento, importante è che non compromettano la prestazione di una squadra intera che si è adoperata con sacrificio, impegno, determinazione per portare a compimento un obiettivo arduo, difficile, sfidante. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Sono di natura molto caparbio e se mi metto in testa una cosa la faccio non mi scoraggio quasi mai e cerco sempre di motivare i miei compagni per raggiungere l’obiettivo prefissato. Nei momenti di massima depressione riesco quasi sempre a recuperare anche un briciolo di forze per andare avanti

Per questo tipo di gare a squadra c’è bisogno di persone che motivano, che non si abbattono, insomma che sono resilienti e si attivano nel cercare risorse residue anche nelle difficoltà, riorganizzandosi e portando a termine la sfida. 

La rifaresti l’anno prossimo? Si perché è stata un’esperienza unica, un viaggio sia attraverso due regioni che all’interno di se stessi

Sembra essere stata un’ottima opportunità di sport e turismo, una messa alla prova singolarmente e in gruppo, viaggi di corsa ma anche dentro se stessi, elaborando ì, gestendo, affrontando situazioni da risolvere. 

Prossimi obiettivi? Avevo un sogno nel cassetto che era quello di fare velocità in pista, mezzofondo, e da ottobre proverò in questo campo sperando di ottenere gli stessi risultati ottenuti nel fondo

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Perseveranza e determinazione portano al vertice

Per raggiungere grandi risultati e portare a termine imprese e sfide, bisogna definire bene i propri obiettivi con accuratezza, organizzare un piano e programma di preparazione, allenamento, avvicinamento alla data prestabilita di inizio e impegnarsi costantemente, con motivazione sempre alta e forte determinazione. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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