Gabriele Di Napoli: La vera forza sta nel fatto di credere in quello che fai 

A 21 anni ho intrapreso la carriera da 800centista  

Matteo SIMONE 

Bisogna essere sempre pronti a capire le proprie potenzialità e motivazioni ed essere consapevoli di ciò che si vuole e può fare e organizzarsi per fare del proprio meglio sperimentando sia benessere che possibilmente performance, impegnandosi con costanza e determinazione in cerca di risultati prestigiosi e successi per trasformare sogni in realtà. 

Di seguito Gabriele (RCF Roma Sud) racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? È iniziato a 16 anni con una carriera da calciatore di provincia, facendo categorie basse e, fragile di corporatura, dopo l’ennesimo infortunio a 21 anni ho smesso e intrapreso la carriera da 800centista in atletica leggera. 

Il 31 ottobre 2021 Gabriele ha ottenuto la sua miglior prestazione sugli 800 con il crono di 2’07”15 a Molfetta. 

Chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance? Sicuramente la mia coach è fondamentale nella mia crescita ma anche al livello mentale, difficilmente si trovano allenatori così

È importante avere una figura di riferimento che possa consigliare, sostenere, indirizzare l’atleta verso mete e obiettivi sfidanti. 

Un’esperienza che ti può dare la convinzione di potercela fare? Verso giugno ebbi un’infiammazione dell’astragalo e mi dovetti fermare per circa 4 mesi con solamente una settimana d’allenamento andai ai campionati societari e vinsi la mia gara di 800mt, da lì sfrutto ogni giorno anche se sono stanco.  

Bisogna sempre essere pronti a ripartire, a inseguire propri sogni, a rimettersi in gioco, anche dopo infortuni e sconfitte, dopo attese e speranze. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei amici pensano che sono fissato se tante volte sono stanco e non esco la sera, purtroppo la vita di un atleta va in contrasto con quella di un ragazzo normale.  

La forte passione e motivazione portano a impegnarsi e a investire in tempi preziosi in allenamenti e cura di sé, volendosi bene e cercando di essere sempre più al meglio della forma per ottenere successi sperati e meritati, è importante trovare un equilibrio con il resto della vita familiare, lavorativa, amicale, scolastica. 

Un episodio curioso, triste, bizzarro, divertente della tua attività sportiva? Dovevamo fare un 1000 con altri della società, stavamo finendo il riscaldamento quando anticipano la gara di 20 minuti, allora corsi alla call room per prendere tutti i pettorali e consegnarli come se fossi il loro genitore, non so perché ma succede che ci sono sempre io a parlare con i giudici

A volte ci sentiamo di rivestire ruoli sapendo di avere le caratteristiche adatte e diventando una risorsa per l’intera squadra. 

A cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? Non esagerare è la prima cosa e spesso ci sta troppa superficialità rispetto ai tempi soprattutto per gli amatori

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? Che sono estremamente competitivo, anche in allenamento, se penso che sto un giorno fermo ci sarà un altro come me che si è allenato e che mi fregherà in gara quindi voglio allenarmi sempre

Per incrementare la performance non bisogna solo caricare e faticare ma è importante anche ricaricarsi e rispettare i preziosi recuperi che rigenerano per essere più pronti per le prossime sessioni di allenamento. 

Hai rischiato di mollare? Tante volte quando sei infortunato, i giorni sembrano anni e tante volte dici perché? Poi ti ricordi il motivo ma è difficile

La tua situazione sportiva più difficile? L’infortunio è la parte più brutta tu sei fermo ma gli altri vanno avanti e non ci puoi fare nulla sei impotente, ti senti inutile e le parole vedrai passerà sono pesanti e quando sei lì non ci credi, la vera forza sta nel fatto di credere in quello che fai e se veramente vuoi quando torni ci provi poi se fallisci non fa niente però puoi dire ci ho provato al contrario di tutti. 

Mollare è sempre una tentazione per tanti, quando tutto va storto, quando ci sono imprevisti lungo il percorso programmato di allenamenti, quando ci sono avversità, ma bisogna accettare, capire, essere speranzosi e fiduciosi che tutto passi in fretta e nel frattempo facciamo quello che possiamo di alternativo scoprendo altro. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi? Molto, quando tutto si basa su un tempo, che sia vero o falso, essere lucidi mentalmente è vitale per essere al top. 

Lo sport non dipende tutto dal fisico ma anche da serenità, controllo e lucidità mentale, bisogna essere consapevoli, centrati, fiduciosi, resilienti e puntare a un obiettivo per volta alzando sempre più l’asticella delle difficoltà, della fatica e dei meritati successi e prestazioni eccellenti. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? Sicuramente sono stati i 3 giorni del campionato societario a Molfetta dove vinsi 4×100, 4×400 e 800, è stata la prova che posso essere lì, devo solo crederci

Si può fare, bisogna solo crederci di più e visualizzarlo mentalmente di riuscirci seguendo un percorso irto e difficile ma non impossibile. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? Correre in tondo sembra noioso ma se volete vincere è la cosa più bella che ci sia

Ti ispiri a qualcuno? L’ispirazione è difficile da dire, non credo ce ne sia uno però mi piace molto Lieke Klaver e anche Davide Re che ho avuto il piacere di conoscere e anche gareggiarci

Lieke Klaver è una velocista olandese, coetanea di Gabriele, specializzata nei 400 metri piani. Ha rappresentato i Paesi Bassi ai campionati mondiali di Doha 2019, arrivando al 7° posto nella staffetta 4×400 m. Nella stessa disciplina ha vinto la medaglia d’oro agli europei indoor di Toruń 2021 ed è arrivata al 4° posto ai Giochi olimpici di Tokyo. 

Davide Re è primatista italiano dei 400 metri piani con il tempo di 44″77, primo italiano capace di scendere sotto i 45″. Ai Giochi olimpici di Tokyo 2020 è sceso per la terza volta sotto i 45″, correndo la sua prima semifinale olimpica in 44″94 e mancando l’accesso alla finale con il secondo tempo degli esclusi e ha stabilito per due volte il record italiano della staffetta 4×400 metri, insieme a Edoardo Scotti, Vladimir Aceti e Alessandro Sibilio, scendendo sotto i 3 minuti sia in batteria (2’58″91) che in finale (2’58″81), conclusa al settimo posto. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci? Nessun limite, eccetto il cielo

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? Vediamo, ci sono le campestri, poi la pista la riprendiamo a marzo, speriamo di fare il minimo sta volta

Matteo SIMONE 3804337230- 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Chi era Vito Melito? Ultramaratoneta, Campione Mondiale 100km nel 1981 

E’ stato anche Primatista Italiano dei 50 Km in 2h 59’44” 

Matteo SIMONE 

Tante le glorie, tanti gli aneddoti relativi agli ultramaratoneti e soprattutto a Vito Melito che nel suo periodo di massimo splendore incontrava nelle sue gare i gemelli Elvino, Loris e l’altro fratello più giovane Pietro Gennari ma non riuscivano ad averla vinta su di lui. 

Anche nel 1977, alla classicissima 100km del Passatore, Vito è stato il più forte, una gara spettacolare con tanti colpi di scena dove Elvino, che era il più forte dei tre fratelli e si era piazzato tre volte secondo nei precedenti anni, era al comando a Brisighella con 5’23” di vantaggio su Vito e al passaggio del 100°km ottenne anche la miglior prestazione al mondo con un crono di 6h20’35”. Ma la gara era di 107km e nell’ultimo chilometro fu sorpassato da uno splendido Vito Melito che ha bissato la vittoria dell’anno precedente con un crono migliore. 

Quell’anno era la 5^ edizione del Passatore e i protagonisti sono stati gli atleti italiani con record del mondo da parte di Evino Gennari al passaggio del 100°km e la vittoria da parte di Vito Melito. Il podio è di tre uomini che riescono a concludere la gara di 107 chilometri sotto le 7 ore: Vito Melito in 6h50’02”, Elvino Gennari a 2’10” e Paolinelli Olimoio a 8’10”. 

Interessanti le parole di Renato Cavina in un suo articolo del 28 maggio 1977: “Una conclusione incredibile! Vito Melito, staccato di 5’23” a Brisighella e di 4’ ad Errano, è riuscito a bruciare nell’ultimo chilometro un Elvino Gennari che aveva dato l’impressione di tenere la corsa in pugno e che invece è giunto all’arrivo stremato, quasi a far ricordare l’episodio olimpico di Londra legato a Dorando Petri. Tre uomini sotto le sette ore in questa galoppata di 107 chilometri, tre uomini a tempo di record con vito Melito che, per la prima volta nella storia della 100 chilometri del Passatore, ha bissato il successo, ripetendo – anzi migliorandola – la formidabile impresa di un anno fa.” 

Successivamente è stato il tassinaro di Roma Giorgio Calcaterra che è passato agli onori della gloria con il suo strapotere di campione incontrastato soprattutto sulla distanza di 100km vincendo per 12 volte consecutive la 100km del passatore da Firenze a Faenza e tre volte campione al mondo. 

Insomma, l’Italia può vantare dei campioni del passato e dei campioni attuali, importante e renderne merito e fare in modo che le loro esperienze siano di insegnamento alle nuove leve trasmettendo il messaggio che la fatica ti permette di sperimentare successo, fiducia in se stessi, incrementare autoefficacia. 

La fatica, l’impegno, la determinazione permettono di superare anche momenti di sconforto quando si subisce una sconfitta o un infortunio ma si può sviluppare la resilienza e andare avanti cavalcando l’onda del cambiamento apprendendo dall’esperienza. 

La 100km del Passatore da Firenze a Faenza diventa sempre più una gara obiettivo di tanti runner e ultrarunner. Si corre ogni anno l’ultimo fine settimana di maggio da oltre 40 anni, decine di anni fa i protagonisti erano Vito Melito che l’ha vinta 4 volte e i tre fratelli Gennari di cui 2 gemelli che arrivavano spesso a podio, soprattutto Elvino più volte arrivato secondo. 

Il pensiero di fare una 100km si innesta in alcuni atleti come un virus anche se gli allenatori li scoraggiano perché la preparazione è lunga, dura e faticosa e dispiace vederli rallentare i ritmi di corsa, i ritmi per forza di cosa devono rallentare. Ma l’essere umano è strano cerca sfide con se stesso, vuole esplorare il mondo che lo circonda ma anche il suo mondo interno. 

Le gare di ultramaratona mettono alla prova fisico e testa, si tratta di praticare sport per ore continuate affrontando fatica estrema e a volte anche salite lunghe che lasciano sfiniti alla fine della lunga gara. 

A volte lo sport fa sentire campioni, a volte si fanno degli incontri preziosi, a volte per raggiungere risultati bisogna affidarsi a bravi preparatori e avere un team che sostiene e supporta. Francesco Lupo ha incontrato sulla sua strada Vito Melito e anche grazie a lui è riuscito a indossare la maglia azzurra della nazionale 100km: Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho sempre amato lo sport, soprattutto l’atletica. Anche se mi sono avvicinato a quest’ultima soltanto 6 anni fa. Ho iniziato come tanti, le prime corsette, qualche “tabella” di allenamento fai da te, la prima 21km fatta insieme a un’amica come sfida. Poi la passione per la corsa è cresciuta sempre più e nel 2013 mi sono tesserato per una squadra (l’Atletica Melito). Lì ho conosciuto Vito Melito che mi ha trasmesso ancor più voglia di macinare km, seguendomi per 4 anni e insegnandomi tanto.” 

Dietro grandi prestazioni ci sono grandi atleti ma è vero anche che dietro grandi atleti ci sono grandi ex atleti che hanno fatto parte la storia dello sport e in particolare della 100km. Ho avuto l’onore e la sorpresa di conoscere Vito Melito il 29 settembre 2013 alla 34^ Corsa podistica Città di Lugo – km 9,80 dove ho comprato un paio di scarpe da lui che poi ho scoperto essere un recordman della 100km e scrittore di un libro sulla 100km che ho visto in una libreria dove presentavo un mio libro. 

Vito ha scritto i seguenti testi: “Invito alla corsa. Vademecum tecnico-culturale per il corridore dilettante e non”, Melito Vito, Orzeszko C. (cur.) edizioni Bud Press, 2018 e “Cento chilometri: allenamento e alimentazione”, Melito Vito, Somenzini Lorenzo, edizioni Sport Italia. 

Vito Melito è nato ad Ariano Irpino (Avellino) il 24.4.1945, si è laureato in Filosofia, ha iniziato l’attività sportiva con la maglia del C.S.I. Ariano, ha vinto 4 edizioni della 100 Km del Passatore (Firenze-Faenza) di cui 3 consecutive nel 1976, 1977 e 1978 dove ha la miglior prestazione di 6h40’31” e ne 1981 dove si è laureato Campione del Mondo con il crono di 6h53’15”. E’ stato anche Primatista Italiano dei 50 Km in 2h 59’44”. 

Vito è menzionato nel mio libro “La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizione Psiconline.  

https://www.unilibro.it/libro/simone-matteo/100km-passatore-gara-coraggio-resilienza/9788899566258

La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. Lo stesso autore ha partecipato a questa gara sperimentandosi e comprendendo cosa significa fare sport per tante ore, andando incontro a crisi da superare, mettendo in atto strategie per andare avanti e portare a termine la competizione.  

È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell’autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso.  

Matteo SIMONE 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Nico Leonelli: L’obiettivo che si persegue è ciò che ci spinge a impegnarci 

Dietro un’Ultramaratona c’è semplicemente la voglia di andare oltre 

 Matteo SIMONE  

3804337230- 21163@tiscali.it 

Nico Leonelli (M.C. Manoppello Sogeda) vanta 4 presenze nella nazionale italiana in gare di 24h di corsa su strada: Campionati Mondiali di 24 ore ad Albi (Francia) il 26-27 ottobre 2019, precedentemente ai Campionati Mondiali di 24 ore a Belfast l’1-2 luglio 2017; Campionati Europei di 24 ore a Timisoara (Romania) il 26-27 maggio 2018; Campionati Europei di 24 ore ad Albi il 22 ottobre 2016. . 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Nico attraverso risposte ad alcune mi domande. 

Cosa c’è dietro una ultramaratona? Dietro un’Ultramaratona c’è semplicemente la voglia di andare oltre determinati confini, che fino a qualche anno prima, probabilmente ci sembravano irraggiungibili!  

Nico ha iniziato da tanti anni a pensare di andare oltre i confini del suo paese e con il passare del tempo ha esplorato sempre più il mondo delle ultramaratone in Italia e fuori i confini nazionali fino a partecipare alla durissima e selezionatissima Spartathlon di 246km da Sparta ad Atene e migliorando anche dal punto di vista qualitativo indossando per ben 4 volte la maglia azzurra rappresentando la nazione Italia nei Campionati Europei e Mondiali. 

Quanta pazienza, impegno, costanza ci vuole per preparare una ultramaratona? Dipende esclusivamente da quale sia l’obiettivo di quella determinata Ultramaratona. C’è molta differenza (di preparazione fisica e mentale), se si vuole semplicemente concluderla, oppure se si ha delle aspettative prestazionali.  

Nico ha avuto modo di preparare sia gare dove bisognava esprimersi al massimo per ben figurare individualmente e come squadra Italia, sia in gare per partecipare e portare a termine. Il suo primato personale sulla 24 ore è di 240,74 km alla 1^ 24 ore IUTA a Reggio Emilia realizzato il 12-13.03.2016. Ai Campionati Europei di 24 ore ad Albi, il 22 ottobre 2016 ha totalizzato 236,27 km. 

Dove e come trovi la spinta motivazionale? Solo l’’Obiettivo’! Questa è l’unica spinta motivazionale. Che sia semplicemente arrivare al traguardo, oppure migliorare il precedente Personal Best, poco importa…. è l’obiettivo che si persegue, quello è ciò che ci spinge a impegnarci… spesso oltre le nostre capacità!  

E’ importante e necessario fissare e decidere obiettivi sfidanti e difficili ma non impossibile per mettersi in moto organizzandosi fisicamente e mentalmente e impegnandosi con costanza e determinazione per ottenere quanto deciso. 

Cosa ti aiuta a non arrenderti negli eventi avversi? Pensare che dopo determinate situazioni avverse, la situazione si capovolge sempre! Bisogna solo avere la forza e la pazienza necessaria…. di aspettare!  

Qual è il resoconto atletico del 2021? Gli ultimi due anni sono stati gli anni più tristi della mia vita, per diversi motivi (senza considerare il Covid), per cui ho voluto mettermi in gioco in questi ultimi 3 mesi del 2021, per vedere se potevo ancora considerarmi un atleta. Sinceramente non saprei dare un parere a questo anno, considerando che ho attraversato diversi stati d’animo, contrapposti.   

Cosa hai in mente entro fine anno? Nell’ultimo mese, ho fatto due 6 ore ed una 50 km…. con due 2° posti. Per il momento sto bene così! 😁 

Bisogna mettere in conto che si va incontro a certe situazioni e imprevisti da affrontare, gestire, superare con tanta cura e attenzione, pazienza e fiducia. 

Tra le sue ultime gare, il 19 dicembre 2021 alla 6 ore Lavellese, Nico ha totalizzato 74,347 km classificandosi 2° assoluto e 1° categoria M50 e per questa categoria M50 con IAU-label (gare certificate con misurazione effettiva) è anche miglior prestazione italiana 2021 e seconda prestazione mondiale 2021. Il 21.11.2021 alla 6 ore dello Jonio arriva secondo assoluto con 71,169 km. Il 06.11.2021, alla Zagreb 12h run in Croazia, ha totalizzato 121.557 km, vincendo la categoria M50. 

Le aspettative del 2022? Spero di fare una buona prestazione in una delle gare la cui distanza rispecchia meglio le mie caratteristiche….  come la Novecolli, l’UltraBalaton, la 100 miglia di Berlino o ovviamente Spartathlon!  

Nico già in passato ha portato a termine tre edizioni della Spartathlon in Grecia, 246km corsa su strada: il 28-29.09.2018 in 29h43’10”, il 29-30.09.2017 in 29h29’30”, il 25-26.09.2015 in 30h19’13”. Inoltre, il 23-24.05.2015 ha portato a termine la 18^ Nove Colli Running 202.4km in 22h18’22”. 

Gli allenamenti più proficui? Sono quelli in cui non avevi voglia di uscire e invece poi li hai fatti ugualmente!  

La migliore compagnia in allenamento? Mi alleno da sempre da solo!  

Cosa ti ha insegnato la corsa e l’ultramaratona? L’ultramaratona mi ha fatto capire che dopo un periodo di stanchezza, di tristezza, di demoralizzazione, immancabilmente arriva poi…. l’energia, la felicità, l’esaltazione. Ciò che nella vita avviene, durante gli anni… in una 24h avviene in un solo giorno! 

Bella e interessante testimonianza, è vero che la 24 ore può essere considerata la metafora della vita, dove si parte per un percorso che prevede tante sensazioni ed emozioni tra le quali entusiasmo, felicità, aspettative, stanchezza, crisi, soddisfazioni, una vera bella esperienza di vita. 

Nico è menzionato nel mio libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

380-4337230 – 21163@tiscali.it  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Ivan Cudin, ultrarunner: Ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso 

Record italiano di 24h in 266,702 km ottenuto nel 2013 

Matteo SIMONE 

Ivan Cudin detiene il record italiano di 24h in 266,702 km, ottenuto il 7 e l’8 dicembre 2013 alla 24 ore di Soochow University di Taipei (Taiwan), poco più di 3km in più di Marco Visintini che il 23.10.2021 ha totalizzato 263.284 km a Brugg (SUI).  

È stato Campione Europeo della 24h nel 2010 con 263 km, in occasione dei Mondiali di 24h di corsa su strada a Brive-la-Gaillarde (FRA), dove ha conquistato il bronzo ai mondiali, preceduto dall’americano Scott Jurek 266 km e dal giapponese Shingo Inoue 273 km. Il titolo femminile mondiale ed europeo è andato alla francese Anne Cecile Fontaine con 239 km che ha preceduto Monica Casiraghi231 km e la tedesca Julia Alter 230 km.  

Nella classifica per nazioni la squadra maschile dell’Italia vince il titolo Europeo ed è seconda al mondo dietro al Giappone e davanti agli Stati Uniti, mentre la squadra femminile è seconda al Mondo e all’Europa dietro alla Francia. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Ivan attraverso risposte ad alcune mie domande di qualche anno fa. 

Ti puoi definire ultramaratoneta? Credo di sì

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? Letteralmente un podista che pratica corse più lunghe della maratona. Secondo la mia accezione, significa aver trovato un’attività sportiva che mi faccia star bene e mi regali sensazioni irripetibili, che mi faccia vivere emozioni molto forti e mi abbia aiutato a trovare dentro di me la giusta forza di volontà e convinzione per superare i momenti di difficoltà

L’ultramaratona viene considerata non solo una disciplina sportiva ma anche una modalità di prendersi cura di sé, di capire meglio se stessi, come si è capaci di organizzarsi per portare a termine una sfida, come superare qualsiasi condizione di difficoltà e disagio per portare a termine un obiettivo sfidante, difficile ma non impossibile. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta? Ho iniziato per caso, quando un settantenne mi disse che avrebbe partecipato a una 100km, io non avevo fatto alcuna gara ufficiale fino allora, ma dissi tra me: ‘se la termina lui perché non posso farlo io’. Dopo qualche anno ho cercato di arrivare più preparato a queste gare e ho iniziato a soffrirle un po’ meno

La prima partecipazione di Ivan alla 100km risulta essere il 26-27.05.2001 alla 100 km del Passatore, Firenze-Faenza conclusa in 12h14’53”, in quella edizione vi era un settantacinquenne che vinse la sua categoria in 14h12’37”, un tale Walter Fagnani, classe 1924, che dal 1974 al 2018 ha partecipato a tutte le edizioni della 100 km del Passatore. 

La miglior prestazione di Ivan sulla 100km risale al 03.04.2011 alla 3^ 100 km di Seregno della Brianza dove si è classificato secondo assoluto in 7h08’55”, preceduto solamente da Antonio Armuzzi 6h53’26”. 

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? La voglia di raggiungere un obbiettivo che si materializza nel traguardo di una gara

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? Quando correre ultramaratone diventerà sofferenza pura, quando ragioni familiari o lavorative me lo impediranno o se per ragioni fisiche non sarò più adeguato a questi forzi estremi rinuncerò serenamente consapevole che è passato il tempo per questa attività che amo

Ivan continua a essere ultramaratoneta e il 19.06.2021 partecipa alla 14^ Magraid – 100 km Night & Day trail classificandosi al secondo posto dopo Mattia Malusa. 

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? L’ho temuto un paio di volte. Ci sono voluti lunghi periodi di fisioterapia e riposo prima di riprovare a correre

Cosa ti spinge a continuare a essere ultramaratoneta? Le emozioni che mi regalano queste manifestazioni. 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? Direi piuttosto che ho cercato di aver coscienza del mio limite per poter affrontare al meglio queste competizioni.  

Ti va di raccontare un aneddoto? Negli anni in cui ho vinto la Spartathlon un’anziana signora sul percorso mi ha donato un beneaugurante rametto di basilico. Se ci dovessi tornare mi auguro di ritrovare la signora. Prima di iniziare a correre un medico mi disse che, a seguito di un serio incidente, non avrei più potuto fare gare agonistiche. Credo si fosse sbagliato. 

È stato vincitore di tre edizioni della Spartathlon (GRE), 245.3km corsa su strada, il 24-25.09.2010 in 23h03’06”, il 30.09-01.10.2011 in 22h57’40” e il 26-27.09.2014 in 22h29’29”. 

Il 21-22.05.2011 ha vinto la 14^ Nove Colli Running, 202 km in 18h26’07”. 

Il 31.05-01.06.2014  ha vinto l’VIII. Ultrabalaton 212km (HUN) in 18h30’12”. 

Il 21-22.11.2015 ha vinto la 15th Soochow/Taipei 24h Ultramarathon (TPE), corsa su pista totalizzando 250,731 km. 

La tua gara più estrema o più difficile? Quelle che ho affrontato senza consapevolezza o senza coscienza delle mie possibilità. 

Quale gara estrema ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? Le gare che interessano più giorni continuativi. 

Una gara estrema che non faresti mai? Le 48 ore, 6 giorni  

Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme? Allontanare il pensiero dalle crisi e dal dolore per poter superare i momenti difficili. 

Le crisi ci sono in gare di ultramaratone della durata di diverse ore, fino a un giorno intero o anche superiore alle 24 ore, bisogna avere la consapevolezza che tutto passa, si può andare avanti con fiducia di star meglio, arrivando al termine della competizione. 

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? Non sono in grado di farlo, a un certo punto non è possibile migliorare con l’allenamento, semplicemente cerco di arrivare più vicino possibile ai miei limiti. 

Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme? Inizialmente erano molto preoccupati, ora mi sostengono. 

Che significa per te partecipare a una gara estrema? Significa impegnarmi a fondo cercando di superare tante difficoltà alla ricerca di un obiettivo: raggiungere il traguardo. 

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? Uso sali minerali e vitamine in particolare nel periodo estivo per integrare quanto perso negli allenamenti. 

La partecipazione a gare di ultramaratone della durata di tantissime ore di sport di endurance comporta tanta preparazione e tanta consapevolezza delle proprie risorse personali, capacità, caratteristiche, limiti. Bisogna sapersi preparare e organizzarsi per il periodo di gara dal punto di vista atletico, fisico, mentale, nutrizionale. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? Niente di particolare, ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso. 

L’ultramaratona è una scuola di consapevolezza, autoefficacia e resilienza. Si impara a conoscersi bene, ad avere sempre più fiducia in se stessi programmando allenamenti e progettando partecipazione a gare impegnative e sfidanti, superando imprevisti e avversità durante i periodi di allenamento e gare incrementando resilienza. 

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? Non lo è. Il lavoro ovviamente condiziona allenamenti e gare. La famiglia è comprensiva anche se rimane il rammarico di aver rubato loro del tempo per preparare le gare.  

Togliere tempo alla famiglia per allenarsi e gareggiare è uno svantaggio, un problema, il male minore di tanti runner e ultramaratoneti, bisognerebbe trovare un sano equilibrio e individuare priorità in considerazione del benessere che ne ricava l’atleta che potrebbe ripercuotersi nell’ambiente familiare, amicale e lavorativo. 

Hai un sogno nel cassetto? Un tempo era portare a termine la Badwater Ultramarathon, ora naturalmente obiettivi, prospettive sono cambiati. 

La Badwater Ultramarathon è una competizione sportiva di ultratrail che si svolge in California nel mese di luglio su un percorso di 135 miglia (circa 217 km). La partenza della competizione è nel Bacino di Badwater, situato 85 metri sotto il livello del mare; l’arrivo è presso la vetta del Monte Whitney, a quota 2530 metri. Il dislivello complessivo positivo ammonta a circa 3962 metri, quello negativo a 1433 metri. 

L’intento di questo articolo/intervista è far conoscere e dare merito ad atleti italiani che hanno fatto grandi cose anche a livello internazionale e restano nella storia dello sport italiano. Si cambia, cambiano esigenze, prospettive e punti di vista. Ci sono momenti dove si può insistere e persistere per avere performance in linea con i propri limiti e momenti, fasi, periodi per dare precedenza ad altre priorità essenziali e vitali, quali gli affetti familiari. Ringrazio Ivan per la disponibilità e gentilezza 

Un’intervista a Ivan è riportata nel mio libro Ultramaratoneti e gare estreme. 

Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

Ivan è menzionato nel mio libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida. Editore:Psiconline. Data di Pubblicazione:giugno 2019 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Strumenti mentali per la performance: consapevolezza, autoefficacia, resilienza  

Matteo Simone, psicologo psicoterapeuta  

O.R.A.: Obiettivi, Risorse, Autoefficacia 

Decidere obiettivo: Cosa? Quando? Immaginare di aver raggiunto obiettivo: Come ho fatto, quale percorso, difficoltà, chi mi ha aiutato, quanto ero motivato? 

Quali risorse mi permettono di raggiungere l’obiettivo, le ho? Cosa devo potenziare? Come? Cosa devo acquisire e come? Quanto è importante ogni risorsa?  

Sviluppare autoefficacia: Cosa ho fatto di importante nel passato e come? Come replicarlo? 

Di fondamentale importanza risulta essere l’autoefficacia, la fiducia in sé, che si costruisce fin da piccoli a partire dalla propria famiglia di appartenenza, con l’aiuto di familiari e care giver, e negli ambienti scolastici e sportivi, con l’aiuto di insegnanti ed educatori che diventano modelli di riferimento. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevole delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, vivendo sempre l’esperienza”. (Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020). 

La resilienza risulta essere fondamentale per gestire momenti e periodi difficili, superando muri e barriere. La resilienza si sviluppa dalla più tenera età, da quando impariamo a camminare che ci capita di cadere e rialzarci, sperimentando fallimenti e riuscita.  

Dopo tanti tentativi riusciamo a restare in piedi, a camminare e poi a correre, sperimentando sempre più fiducia in noi stessi.  

C.A.R.: Consapevolezza, Autoefficacia, Resilienza  

Come sviluppare consapevolezza?  

Occuparsi di se, sentirsi, ascoltare bisogni ed esigenze e mobilitare energie per soddisfarli. 

Confrontarsi, acquisire strumenti, tecniche e metodi.  

Osare senza strafare, uscire fuori dalla zona di comfort per conoscersi e apprendere dall’esperienza. 

Capire dove si è e come si è, da dove si è partiti e come, e dove si vuole arrivare, come e con chi. Quale il vantaggio? Quale il costo. 

Per sperimentare benessere e performance occorre sviluppare la consapevolezza di se stessi (come ci si sente, come si sta, cosa si vuole, dove si vuole andare) e anche la consapevolezza delle proprie possibilità, capacità, risorse, caratteristiche. 

C.C.C.: Concentrazione, Centratura, Consapevolezza 

Pre-performance: focalizzazione, concentrazione, centratura, consapevolezza.  

Quanto è importante per me?  

Quale percorso ho fatto?  

Cosa mi è chiaro?  

Cosa devo fare bene e cosa non devo sbagliare?  

Immaginare, Visualizzare 

Immaginare ogni fase con tutto il corpo, la mente e il cuore, allontano pensieri e distrazioni.  

Ora questo è importante.  

Vedersi prima e durante ogni fase fondamentale da voler e poter gestire bene con sicurezza lucidità e controllo.  

Come gestisco?  

Credere di potercela fare. 

R.O.S.A.: Respiro, Osservazione, Sensazioni Autoconsapevolezza 

Respiro, visualizzazioni, meditazione, mindflullnes. 

Respirare per trovare calma, pace, serenità. 

Sentire il corpo, notare, osservare.  

Respirazione addominale diaframmatica, gonfiare e sgonfiare, inspirare, espirare, prendere, lasciare.  

Posto sicuro: colori, suoni, odori, parola chiave, sensazione corporea piacevole.  

Flusso di luce che entra dalla sommità della testa con colore che serve ora, autocurativo, si diffonde per tutto il corpo fino alle piante dei piedi dove fuoriesce.  

Immaginare di avere una scalinata davanti, scendere i gradini, scendere giù in profondità, trovare se stessi, notare, osservare, lasciare qualcosa e prendere qualcosa, tornare su senza fretta notando e osservando. 

Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it   

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo