Ivan Cudin, ultrarunner: Ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso 

Record italiano di 24h in 266,702 km ottenuto nel 2013 

Matteo SIMONE 

Ivan Cudin detiene il record italiano di 24h in 266,702 km, ottenuto il 7 e l’8 dicembre 2013 alla 24 ore di Soochow University di Taipei (Taiwan), poco più di 3km in più di Marco Visintini che il 23.10.2021 ha totalizzato 263.284 km a Brugg (SUI).  

È stato Campione Europeo della 24h nel 2010 con 263 km, in occasione dei Mondiali di 24h di corsa su strada a Brive-la-Gaillarde (FRA), dove ha conquistato il bronzo ai mondiali, preceduto dall’americano Scott Jurek 266 km e dal giapponese Shingo Inoue 273 km. Il titolo femminile mondiale ed europeo è andato alla francese Anne Cecile Fontaine con 239 km che ha preceduto Monica Casiraghi231 km e la tedesca Julia Alter 230 km.  

Nella classifica per nazioni la squadra maschile dell’Italia vince il titolo Europeo ed è seconda al mondo dietro al Giappone e davanti agli Stati Uniti, mentre la squadra femminile è seconda al Mondo e all’Europa dietro alla Francia. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Ivan attraverso risposte ad alcune mie domande di qualche anno fa. 

Ti puoi definire ultramaratoneta? Credo di sì

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? Letteralmente un podista che pratica corse più lunghe della maratona. Secondo la mia accezione, significa aver trovato un’attività sportiva che mi faccia star bene e mi regali sensazioni irripetibili, che mi faccia vivere emozioni molto forti e mi abbia aiutato a trovare dentro di me la giusta forza di volontà e convinzione per superare i momenti di difficoltà

L’ultramaratona viene considerata non solo una disciplina sportiva ma anche una modalità di prendersi cura di sé, di capire meglio se stessi, come si è capaci di organizzarsi per portare a termine una sfida, come superare qualsiasi condizione di difficoltà e disagio per portare a termine un obiettivo sfidante, difficile ma non impossibile. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta? Ho iniziato per caso, quando un settantenne mi disse che avrebbe partecipato a una 100km, io non avevo fatto alcuna gara ufficiale fino allora, ma dissi tra me: ‘se la termina lui perché non posso farlo io’. Dopo qualche anno ho cercato di arrivare più preparato a queste gare e ho iniziato a soffrirle un po’ meno

La prima partecipazione di Ivan alla 100km risulta essere il 26-27.05.2001 alla 100 km del Passatore, Firenze-Faenza conclusa in 12h14’53”, in quella edizione vi era un settantacinquenne che vinse la sua categoria in 14h12’37”, un tale Walter Fagnani, classe 1924, che dal 1974 al 2018 ha partecipato a tutte le edizioni della 100 km del Passatore. 

La miglior prestazione di Ivan sulla 100km risale al 03.04.2011 alla 3^ 100 km di Seregno della Brianza dove si è classificato secondo assoluto in 7h08’55”, preceduto solamente da Antonio Armuzzi 6h53’26”. 

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? La voglia di raggiungere un obbiettivo che si materializza nel traguardo di una gara

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? Quando correre ultramaratone diventerà sofferenza pura, quando ragioni familiari o lavorative me lo impediranno o se per ragioni fisiche non sarò più adeguato a questi forzi estremi rinuncerò serenamente consapevole che è passato il tempo per questa attività che amo

Ivan continua a essere ultramaratoneta e il 19.06.2021 partecipa alla 14^ Magraid – 100 km Night & Day trail classificandosi al secondo posto dopo Mattia Malusa. 

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? L’ho temuto un paio di volte. Ci sono voluti lunghi periodi di fisioterapia e riposo prima di riprovare a correre

Cosa ti spinge a continuare a essere ultramaratoneta? Le emozioni che mi regalano queste manifestazioni. 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? Direi piuttosto che ho cercato di aver coscienza del mio limite per poter affrontare al meglio queste competizioni.  

Ti va di raccontare un aneddoto? Negli anni in cui ho vinto la Spartathlon un’anziana signora sul percorso mi ha donato un beneaugurante rametto di basilico. Se ci dovessi tornare mi auguro di ritrovare la signora. Prima di iniziare a correre un medico mi disse che, a seguito di un serio incidente, non avrei più potuto fare gare agonistiche. Credo si fosse sbagliato. 

È stato vincitore di tre edizioni della Spartathlon (GRE), 245.3km corsa su strada, il 24-25.09.2010 in 23h03’06”, il 30.09-01.10.2011 in 22h57’40” e il 26-27.09.2014 in 22h29’29”. 

Il 21-22.05.2011 ha vinto la 14^ Nove Colli Running, 202 km in 18h26’07”. 

Il 31.05-01.06.2014  ha vinto l’VIII. Ultrabalaton 212km (HUN) in 18h30’12”. 

Il 21-22.11.2015 ha vinto la 15th Soochow/Taipei 24h Ultramarathon (TPE), corsa su pista totalizzando 250,731 km. 

La tua gara più estrema o più difficile? Quelle che ho affrontato senza consapevolezza o senza coscienza delle mie possibilità. 

Quale gara estrema ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? Le gare che interessano più giorni continuativi. 

Una gara estrema che non faresti mai? Le 48 ore, 6 giorni  

Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme? Allontanare il pensiero dalle crisi e dal dolore per poter superare i momenti difficili. 

Le crisi ci sono in gare di ultramaratone della durata di diverse ore, fino a un giorno intero o anche superiore alle 24 ore, bisogna avere la consapevolezza che tutto passa, si può andare avanti con fiducia di star meglio, arrivando al termine della competizione. 

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? Non sono in grado di farlo, a un certo punto non è possibile migliorare con l’allenamento, semplicemente cerco di arrivare più vicino possibile ai miei limiti. 

Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme? Inizialmente erano molto preoccupati, ora mi sostengono. 

Che significa per te partecipare a una gara estrema? Significa impegnarmi a fondo cercando di superare tante difficoltà alla ricerca di un obiettivo: raggiungere il traguardo. 

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? Uso sali minerali e vitamine in particolare nel periodo estivo per integrare quanto perso negli allenamenti. 

La partecipazione a gare di ultramaratone della durata di tantissime ore di sport di endurance comporta tanta preparazione e tanta consapevolezza delle proprie risorse personali, capacità, caratteristiche, limiti. Bisogna sapersi preparare e organizzarsi per il periodo di gara dal punto di vista atletico, fisico, mentale, nutrizionale. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? Niente di particolare, ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso. 

L’ultramaratona è una scuola di consapevolezza, autoefficacia e resilienza. Si impara a conoscersi bene, ad avere sempre più fiducia in se stessi programmando allenamenti e progettando partecipazione a gare impegnative e sfidanti, superando imprevisti e avversità durante i periodi di allenamento e gare incrementando resilienza. 

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? Non lo è. Il lavoro ovviamente condiziona allenamenti e gare. La famiglia è comprensiva anche se rimane il rammarico di aver rubato loro del tempo per preparare le gare.  

Togliere tempo alla famiglia per allenarsi e gareggiare è uno svantaggio, un problema, il male minore di tanti runner e ultramaratoneti, bisognerebbe trovare un sano equilibrio e individuare priorità in considerazione del benessere che ne ricava l’atleta che potrebbe ripercuotersi nell’ambiente familiare, amicale e lavorativo. 

Hai un sogno nel cassetto? Un tempo era portare a termine la Badwater Ultramarathon, ora naturalmente obiettivi, prospettive sono cambiati. 

La Badwater Ultramarathon è una competizione sportiva di ultratrail che si svolge in California nel mese di luglio su un percorso di 135 miglia (circa 217 km). La partenza della competizione è nel Bacino di Badwater, situato 85 metri sotto il livello del mare; l’arrivo è presso la vetta del Monte Whitney, a quota 2530 metri. Il dislivello complessivo positivo ammonta a circa 3962 metri, quello negativo a 1433 metri. 

L’intento di questo articolo/intervista è far conoscere e dare merito ad atleti italiani che hanno fatto grandi cose anche a livello internazionale e restano nella storia dello sport italiano. Si cambia, cambiano esigenze, prospettive e punti di vista. Ci sono momenti dove si può insistere e persistere per avere performance in linea con i propri limiti e momenti, fasi, periodi per dare precedenza ad altre priorità essenziali e vitali, quali gli affetti familiari. Ringrazio Ivan per la disponibilità e gentilezza 

Un’intervista a Ivan è riportata nel mio libro Ultramaratoneti e gare estreme. 

Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

Ivan è menzionato nel mio libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida. Editore:Psiconline. Data di Pubblicazione:giugno 2019 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

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