Manifestazione Regionale Master a Tivoli: Atletica La Sbarra vince la Staffetta 4×400

Matteo SIMONE 

Nel weekend 15 e 16 maggio, ha avuto luogo, allo Stadio Olindo Galli di Tivoli, una Manifestazione Regionale Master organizzata dal Comitato Regionale Lazio. Sabato 15, c’ero anch’io nel salto in alto dove ho chiesto di entrare a 1 metro e 15 centimetri ma non sono riuscito a saltare lo step successivo che era di 1 metro e 21 centimetri. 

Una volta 1 e 15 era un mio tempo da mezza maratona, 1 ora e 15 minuti corsi la “Stramilano” nel 2000, la “Corriferrara” nel 200, la “Barincorsa” del 2003. 

Ci riproverò una prossima volta a saltare un po’ di più allenandomi con più costanza e impegno, infatti già qualche giorno dopo in allenamento ho saltato 1 metro e 23 centimetri. 

Domenica 16 invece, il quartetto (SM40) dell’Atletica La Sbarra (Vincenzo Paduano-Mario Di Benedetto-Simone Balestra-Fabrizio De Grandis), vince la 4×400 in 3’56”04, precedendo Romatletica Footworks (Lumaca-Giove-Guarnaccia-Parlanti) 4:03.51 e Liberatletica (Zamori-Bonvino-Tran-Bussoletti) 4:10.18.  

Nei 200 c’è da registrare anche la prestazione di Vincenzo Paduano (Atletica la Sbarra) che si classifica in 3^ posizione in 24.44 a seguito di Luigi Cicchetti (Liberatletica) e del vincitore Paolo Ziantoni (Atletica Biotekna) 23.67. 

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te?  

Mario: La mia famiglia mi supporta e grazie a loro che riesco a ritagliarmi il tempo utile per allenarmi. In qualsiasi sport il sostegno della famiglia è fondamentale perché devi essere libero con la testa e concentrarti. Se la famiglia non ti supporta è tutto molto più difficile. La famiglia gioca un ruolo fondamentale e cerco sempre di conciliare le mie passioni con i loro bisogni senza trascurali e facendomi sempre trovare pronto nella vita di tutti i giorni e alla gestione familiare. Con i miei amici mi diverto e mi sono di grande aiuto perché è bello con loro trascorrere momenti spensierati e gioviali in cui scarichi e ti stacchi dalla vita stressante di tutti i giorniI miei amici si interessano alle mie corse e mi apprezzano perché notano in me uno spirito di sacrificio importante”. 

Vincenzo: “Mia moglie dice spesso, giustamente, che dovrei lasciare un po’ di spazio a lei per staccare un po’ la spina; ai miei compagni di squadra possiamo chiederglielo”. 

Simone: “Mia moglie spesso mi dice: chi te lo fa fare? …. Ma dopo l’infortunio prima della gara di Ancona è stata la prima ad incoraggiarmi, un ringraziamento va al Toscano, Andrea e Marco”.  

E’ importante ritagliarsi un po’ di tempo per dedicarsi a una passione importante come può essere lo sport che rende felici, fa sperimentare un senso di libertà, aiuta a tenere fisico e mente allenati e in salute. E’ importante sentirsi compresi, lo sport non toglie ma restituisce entusiasmo e forza per andare avanti in ogni campo della propria vita.  

L’atleta non è solo, è circondato da familiari che si preoccupano e supportano, l’allenatore che cerca di preparare l’atleta per affrontare una competizione nel miglior modo possibile, amici che coinvolgono e incitano, una squadra che supporta e incoraggia.  

Cosa diresti a Mario di 10 anni fa? “Mario di 10 anni fa era più o meno quello di ora. Comunque sempre con la passione per lo sport (10 anni fa facevo nuoto). Ma la mia vita dieci anni fa non era quella di ora (la nascita di Mattia ha cambiato tutto in positivo ovviamente ma con più responsabilità, rinunce, momenti emozionanti, insomma conseguenze di tutto quello che comporta la nascita di un bambino)”. 

Cosa diresti a Simone di 10 anni fa? “Cominciare a correre prima, qualche bella soddisfazione l’avrei potuta togliere”.  

Come hai gestito il periodo del COVID? Come ne sei uscito fuori?  

Mario: “Rispettando le limitazioni imposte. Ma senza paura o allarmismi eccessiviAncora non si esce da questo brutto periodo. Però cerco di viverlo in modo che non pesi troppo soprattutto a mio figlio (5 anni) sforzandomi di fargli vivere i momenti della sua età in modo più normale possibile. Anche se ciò non è sempre fattibile”. 

Vincenzo: “Paradossalmente con il COVID riesco ad allenarmi meglio di prima. Poi la cosa bella è che le mie tre figlie più grandi hanno iniziato atletica”. 

Simone: “Domani sarà un giorno migliore!”.  

La pandemia sta togliendo parte di vita alle persone, soprattutto ai più piccoli che si vedono negati alcune abitudini di sano divertimento attraverso giochi, attività, sport. Lo sport è meglio non abbandonarlo perché risulta essere una grande risorsa. 

Da una parte bisogna starci con quello che c’è senza troppo innervosirsi e dall’altra bisogna sperare che presto finisca lo stato di avversità e si torni a star meglio per continuare a coltivare passioni e vivere progetti di vita insieme ai propri cari.  

Cosa vedi davanti a te?  

Mario: “Davanti a me vedo ancora tanto da fare, sotto tanti aspetti. Ma soprattutto vorrei vedere, il prima possibile, un ritorno alla normalità. Questo è il mio augurio e la mia speranza è che dopo questa pandemia usciamo tutti più responsabili e meno egoisti”. 

Vincenzo: “Ritengo che lavorando ancora per migliorare sulla velocità posso abbassare il mio personale sull’800. I 2′ netti sono lontani ma sognare fa bene. Sicuramente non potendo fare trasferte, che mi fanno dormire fuori, voglio sfruttare al massimo i campionati italiani a Rieti a settembre dove corro al primo anno di categoria AM40”. 

Simone: “Vincere i CDS e tornare a correre i 60 metri da protagonista”.  

Non si vede l’ora che questa pandemia passi via lasciandoci con la consapevolezza che bisogna trarne una grande lezione di vita. 

L’Atletica La Sbarra è menzionata in alcuni miei libri: 

Cosa spinge le persone a fare sport?”, edito da Aracne Editrice, Prefazione di Isa Magli. Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulla motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275 

Sport benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice. Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.  

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=397&controller=product 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Vito Cafaro L’emozione più intensa è stata la prima maratona

Matteo SIMONE 

A volte basta prendere una decisione e il resto viene da solo, a volte decidi di mettere le scarpe e uscire a correre e poi scopri un mondo ricco di sensazioni, emozioni, benessere. 

Di seguito, Vito Cafaro, dell’A.S.D. La Fenice, racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Alla fine di ogni maratona che ho portato a termine. Ero fiero di me stesso.”  

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? “Ho preso un paio di scarpe da ginnastica che avevo, dovevo perdere un po’ di peso, e ho iniziato a correre.” 

Quali fattori contribuiscono al tuo benessere e/o performance? “Cerco di rispettare il programma di allenamento che mi impongo (mi informo e mi creo da solo le tabelle di allenamento).” 

La corsa permette di essere libero di allenarti come e quando vuoi, puoi correre da solo o in compagnia, puoi correre lento o veloce, puoi fare allenamenti corti o lunghi, puoi correre su strade, parchi, monti, tapis roulant, puoi farti allenare da un allenatore, puoi chiedere consigli ad amici, puoi documentarti su libri o su internet. 

Nello sport chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “La costanza negli allenamenti. Al contrario, essendo goloso, non riesco molto a rispettare un’alimentazione corretta.” 

Si tratta di trovare un equilibrio tra quello che si vuol fare e quello che si può fare, un equilibrio sul riempire serbatoi con l’alimentazione e svuotarli con l’attività fisica. 

La gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o hai sperimentato le emozioni più belle? “Credo di aver dato tutto ciò che avevo alla gara del mio paese. C’era la mia famiglia ad aspettarmi al traguardo e non volevo deluderli. Ma l’emozione più intensa è stata senza ombra di dubbio la prima maratona. A 1 km dall’arrivo non trattenevo le lacrime.” 

Tutto ciò è maratona, esprimersi al meglio, investire in sogni e poi emozionarti sperimentando la vera essenza della vita, conoscendo il vero te stesso. 

La tua gara più difficile? “Un trail, Castiglione trail, a Conversano. Avevo lavorato tutte le notti della settimana. Il sabato mattina, dopo il lavoro mi presentai in gara. 2 storte alla stessa caviglia in 12 km. La seconda a 500 mt dell’arrivo. Terribile.” 

Una tua esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “Preferisco prepararmi al meglio. Cerco di non improvvisare una gara. Se si dovesse dimostrare più dura di quanto immaginato stringo i denti e cerco di gestire le mie energie.” 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Ultramaratona delle fiabe. Fatta fianco a fianco del mio amico di allenamenti. È un circuito di circa 3 km da ripetere 15 volte. Durante ogni circuito, con il mio amico decidevamo un piccolo show da fare a ogni traguardo e lo realizzavamo davvero. Quindi al primo giro abbiamo fatto l’aereoplanino, al secondo il trenino, siamo passati saltellando ecc. ecc. Ci siamo divertiti.” 

Questo è il fantastico, meraviglioso, sorprendente, bizzarro mondo degli ultrarunner, divertirsi faticando, insieme è molto meglio. C’ero anch’io, un ritrovo di tanti amici, portando a casa tanta roba: abbracci, sorrisi, medaglie, foto, premi, podi, personal best. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Fare sport è felicità, gioia, sofferenza sì durante la gara ma la soddisfazione quando raggiungi i tuoi obiettivi è grande.” 

Vero, il mondo degli ultrarunner è fatto di tante sfide, tante fatiche ma quando arrivi a compiere l’impresa che ti sei prefissato sei al massimo della gioia, contentezza, soddisfazione. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Gli infortuni, sono dietro l’angolo. Si cerca di gestirsi, prevenire ma ahimè l’enfasi della gara, o la voglia di migliorare e quindi spingersi verso i propri limiti può portare a infortunarsi.” 

Si mette in conto tutto, si cerca di giocare di anticipo e di prevenire eventuali infortuni, ma se arrivano pazienza si affrontano anche quelli senza fretta ma con attenzione e con tanta cura di sé, tanta autoprotezione e anche tante coccole per compensare fatica e stanchezza di allenamenti e gare. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti inducono a fare una prestazione non ottimale? “Stanchezza (spesso data dal lavoro) e il caldo (spesso ci si allena nei ritagli di tempo e quindi anche nelle ore meno opportune).”  

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Corro per poter mangiare. Non riesco a immaginare una vita senza lo sport. Mi piace quello che provo. Mi fa sentire vivo.” 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Crisi? Mi sono allontanato da tutti, e ho cercato di capire cosa non andava, dovevo schiarire le idee. Sconfitte? Non sono mai arrivato primo, e non ho il fisico per farlo. Ciò nonostante, provo a fare meglio e ogni volta a ogni traguardo so di aver fatto bene. Per me la sconfitta è non provarci. Credermi non all’altezza. Se ci provo, e arrivo alla fine, ho vinto. Infortuni? Voltaren, fisioterapista, osteopata e anche una benedizione. Ma cerco sempre di accorciare i tempi. Mi alleno comunque, magari cambio attività sportiva, ma cerco di non fermarmi.” 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? “Quello che dico alle mie figlie. Il tuo unico avversario lo vedi ogni mattina al tuo specchio. Lo sport non ha colore, bandiera e non è violento. Lo sport è una cosa semplice. Lo sport è gioia.”  

Un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Meglio ultimi che dopati.” 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “La famiglia quando può mi segue nelle mie ‘avventure’. I miei amici mi chiedono e spesso si congratulano. Con alcuni ci alleniamo insieme.”  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare sport? “Che posso fare ciò che credevo impossibile.” 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Durante gli infortuni, o quando manchi un obiettivo sì. Il morale ti arriva sotto i piedi. Se non hai una ‘testa’ forte ti fai sopraffare dallo sconforto. E un aiuto sarebbe utile.” 

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “Un sogno realizzato è sicuramente la maratona. Un obiettivo è il ‘Passatore’ (gara di 100 km molto impegnativa anche per via delle pendenze). Un sogno? New York, la più pubblicizzata, ma anche la più affascinante, l’America, un sogno…. È costosa, troppo per me in questo momento. Grazie di questa nuova esperienza, dove ho potuto parlare di me e della mia passione.” 

Grazie Vito per essere stato disposto a parlare di se stesso e del tuo sport, sensazioni, emozioni, incontri, aneddoti. 

Un’intervista a Vito è riportata nel mio libro Cosa spinge le persone a fare sport?, edito da Aracne Editrice 2020 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it 

+393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Luca Parisi: Sono sicuro che un grande risultato arriverà dalla maratona

Matteo SIMONE 

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Lo sport permette di sperimentarsi e mettersi in gioco apprendendo dall’esperienza e conoscendo sempre meglio se stessi, proprie caratteristiche, possibilità, qualità. Di seguito Luca racconta la sua passione per la corsa rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport? “Mi sono sentito campione ogni volta che ho tagliato il traguardo di una competizione.”  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare sport? “Ho imparato a vincere le difficoltà e a superare gli ostacoli così come nello sport anche nella vita.”  

Come superi eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Guardo sempre al futuro ma anche al passato al fine di evitare di rifare gli stessi errori.” 

La corsa in particolare a volte diventa una sana abitudine, un’opportunità di svago, di crescita personale gestendo allenamenti e gare in compagnia o anche da soli. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Premesso che non mi definisco un vero e proprio atleta, gli atleti quelli veri sono stipendiati per fare la propria attività sportiva e a me interessa solo superare i miei limiti. Ho iniziato a correre in un parco vicino casa in compagnia di un ragazzo di nome Raffaele, che mi ha fatto conoscere la corsa in maniera molto più seria, rispetto a un primo approccio da principiante, poi ho avuto diversi allenatori, tra i quali Armando Martini venuto a mancare.” 

Conoscevo Armando Martini, una cara persona, molto serio e professionale, molto silenzioso ma umile ed efficace con i suoi atleti dei quali se ne prendeva carico e li seguiva negli allenamenti e nelle gare. La maratona per tanti diventa una gara regina, una grande sfida, un viaggio importante da percorrere attraversando eventuali crisi e gestendo il ritmo chilometro dopo chilometro dopo un congruo periodo di preparazione. 

Qual è stata la gara della tua vita? La gara più difficile? “Ancora non ho fatto la gara della mia vita, sono sicuro che un grande risultato arriverà dalla maratona, la distanza di cui ho anche l’esperienza più difficile del mio percorso sportivo, nel 2014 il mio esordio in cui ho sofferto molto gli ultimi 5km non pensando di riuscire a arrivare al traguardo, ma sono riuscito comunque a superare la finish line con il tempo di 2h28’ e in decima posizione assoluta.” 

Le gare diventano dei test di verifica delle proprie condizioni, diventano un’opportunità per testarsi, per sperimentare sensazioni ed emozioni diverse dopo una programmazione di allenamenti mirati al conseguimento del proprio obiettivo difficile e sfidante. 

Quale esperienza ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “L’allenamento quotidiano accresce in me la consapevolezza di potercela fare anche in gara.”  

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamenti, pre-gara, gara, post-gara? “Cerco di ampliare al massimo il bagaglio di sensazioni durante gli allenamenti, provando sensazioni diverse che vanno dallo stress mentale a quello fisico al fine di arrivare alle gare preparato a ogni genere di situazione.”  

Chi contribuisce alla tua performance? “La mia famiglia in primis.” 

Lo sport mette davanti a scelte importanti, mette davanti a problemi e difficoltà da affrontare, gestire, superare. Lo sport permette di apprendere dall’esperienza affrontando, gestendo, superando crisi e difficoltà, con l’aiuto di persone che supportano, consigliano, sostengono. 

Quali sono difficoltà e rischi? “Quando l’allenamento o un piano di lavoro non è correttamente impostato e tarato sulle caratteristiche individuali il rischio di incorrere in problematiche quali infortuni è sempre dietro l’angolo.”  

Ritieni utile lo psicologo dello sport?  “Nel mio caso sono in grado di trovare da solo le motivazioni e convogliarle quando serve e al momento più opportuno, molto spesso sono io a fare da psicologo agli altri podisti che cercano conferme nei loro allenamenti e io gli infondo la carica ottimale per centrare gli obiettivi.” 

Lo sport permette di far parte di un gruppo, squadra, famiglia con un obiettivo comune individuale e di squadra teso al benessere e alla performance. 

C’è un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Alla corsa di Miguel del 2017 sono partito senza riscaldamento perché non riuscivo più a trovare mio padre che teneva la borsa con le mie cose… l’ho trovato due minuti prima del via e mi sono cambiato al volo, in quella occasione ho realizzato il mio personale!” 

Lo sport avvicina persone, culture e mondi, abbatte barriere culturali e generazionali, lo sport diventa una palestra di vita. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Lo sport supera le disuguaglianze e unisce i popoli, migliora l’armonia con sé stessi e con gli altri e proprio i più giovani devono praticarlo affinché ci sia un mondo migliore.”  

Familiari e amici cosa dicono del tuo sport? “Bisognerebbe dare agli sport come l’atletica maggiore visibilità e importanza, lo sport per eccellenza rimane il calcio gli altri non vengono minimamente considerati.” 

Lo sport comporta tanto impegno e sacrifici per ottenere la miglior prestazione possibile, per cercare di sfidare altri più forti, per cercare di fare del proprio meglio per abbattere primati personali e avversari, è importante non barare ed essere corretti per un confronto leale e corretto. 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? “Mai! Chi si dopa andrebbe punito con sanzioni esemplari.”  

Un messaggio per sconsigliarne l’uso? “Doparsi è l’equivalente di rubare, vincere una medaglia, sottraendola a chi si è allenato duramente da pulito e facendo sacrifici quotidiani è qualcosa che non deve per nessuna ragione accadere, il doping va sconfitto a ogni costo.” 

Nella mente degli atleti ci sono sempre gare da partecipare, sfide, tempi da migliorare. Luca sembra vere le idee ben chiare a seguito dei suoi tanti anni di carriera sportiva iniziando dal mezzofondo e arrivando alla maratona, una gara che mette alla prova dove si esce maturi e responsabili, dove ci si può sentire arrivati e soddisfatti. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare? “Per prima cosa voglio lavorare per il prossimo, fare tutti i corsi della federazione e mettere a disposizione degli altri le mie competenze e esperienze per aiutarli a migliorare.” 

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it  

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Gran Fondo “Le Strade Rosa”: Loretta Giudici 2^ assoluta e 1^ di categoria

Matteo SIMONE 

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Il 25 aprile 2021 si è svolta a Castelnuovo di Farfa (RI) la seconda edizione della Gran Fondo “Le Strade Rosa”, gara ciclistica femminile di 92 km, la cui vincitrice è stata Sara Mazzorana, Bike Therapy, che ha preceduto con 8″ di vantaggio Loretta Giudici, ASD Anagni Ciclismo. Al terzo posto si classificano Simona Pagni e la collega amica psicologa Manuela Ansaldo, entrambe dell’ASD Picar-Blokko Racing Team. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Loretta attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Come stai? “Molto bene grazie”.  

Soddisfatta? “Assolutamente sì”. 

Di questi tempi, dove la pandemia sta stravolgendo la vita di molte persone causando malessere e disagi non è scontato né stare bene e né stare in forma. Pertanto partecipare a una gara ciclistica e ottenere risultati da podio non può che essere che una grande soddisfazione e un segnale di ripartenza per ben sperare per il futuro in una vita ricca di sensazioni ed emozioni grazie anche allo sport che fa faticare in allenamento e in gara ma procurare sensazioni ed emozioni intense. 

Criticità durante il percorso? “Le macchine spuntate all’improvviso durante le discese tecniche”. 

E’ difficile avere tutto sotto controllo, quando si sta in equilibrio su una bici soprattutto se si è davanti nelle primissime posizioni e si vuol cercare di spuntarla su tutte magari in discesa lasciandosi andare con coraggio ma estrema attenzione a causa di imprevisti di qualsiasi natura a in particolare le auto guidate sempre più da persone che vanno di fretta. 

Quali sono le consapevolezze ora? “Aver dato il meglio della mia performance psicofisica soprattutto dal punto di vista mentale”. 

Per ottenere la performance nello sport sarebbe opportuno essere al meglio della forma on solo fisica ma anche mentale, si tratta di focalizzarsi per il compito e l’obiettivo sfidante tenendo a bada distrazioni e pensieri che possono essere considerate zavorra. 

Hai dovuto rimodulare piani e programmi? “Eh sì. Allo scatto della mia avversaria ho dovuto rispondere con prontezza e forza seminando il gruppo di testa”. 

Loretta è sembrata essere scaltra, pronta e reattiva grazie anche alla tanta esperienza accumulata nel corso di allenamenti e gare per poter saper affrontare, gestire, superare ogni imprevisti e/o azione di eventuali potenziali avversari. 

Sei ancora intenzionata a rincorrere i tuoi sogni? “Certamente”. 

Quali? “Per ora il ‘Blockhouse Marathon’”. 

Quando? “Il 9 maggio 2021”. 

Detto, fatto, non ho fatto in tempo a scrivere l’articolo relativo la sua vittoria che Loretta è già avanti a godersi la sua vittoria annunciata con consapevolezza, fiducia e resilienza. 

Infatti Loretta si è aggiudicata la Granfondo della “Blockhouse Marathon” precedendo Maria Parisi (Il Velocifero) e Federica Figliola (Mkg Cycling Team). 

Cosa dici della tua squadra e di chi ti sostiene? “Affidabili, premurosi, coerenti”. 

Come stai attraversando, gestendo, superando il periodo COVID? “Con la massima consapevolezza del momento e la bici mi è stata di grande aiuto”. 

La bici risulta essere un ottimo strumento per sviluppare resilienza in quanto fa comprendere come sia possibile restare sempre in equilibrio, come faticare in salita e nelle difficoltà per scollinare e poi godersi il panorama, la discesa, la tranquillità dopo la tempesta. 

Cosa diresti a Loretta di 10 anni fa? “Credi in te stessa, nelle tue potenzialità, nei tuoi sogni”. 

Ora sembra proprio che Loretta ci sta credendo, insegue con coraggio, preparazione e fiducia i suoi sogni che gradualmente si trasformano in realtà con podi e vittorie e tanto benessere psicofisico, emotivo e relazionale. 

Un messaggio per ripartire senza abbassare la guardia? “Rispetto per se stessi e per le norme anti COVID. Rafforzare e sostenere il proprio sistema immunitario”. 

Sei ancora disposta a faticare per ottenere risultati? “E’ la mia natura. Non conosco altre vie per ottenere ciò che desidero”.  

Per risolvere problemi e sconfiggere avversari è opportuno essere onesti e focalizzati verso l’obiettivo credendoci e applicandosi quotidianamente senza arrendersi senza mollare, senza abbandonare sogni. 

Cosa ti spinge a fare sport? “L’indole, il temperamento. L’ascolto verso se stessi è un’inclinazione naturale …non ne potrei fare a meno. Da una semplice passeggiata alla preparazione atletica…fa parte dei miei geni”. 

Cosa c’è dietro una gara? “Tanta testa. Tanto equilibrio. Tanto ascolto interiore”. 

Tra gli strumenti vincenti di Loretta c’è tanta introspezione, rispetto, ascolto, componenti umane che contribuiscono a portare il fisico a sforzi enormi. 

Quali sono gli ingredienti del successo? “La salute e l’energia, oggi più che mai. La perseveranza e la gratitudine verso se stessi e ciò che la vita ci ‘mostra’. La fede. La serenità mentale. La conoscenza e la coscienza di sé. Gli obiettivi e gli ideali di valore. L’autonomia e l’indipendenza finanziaria. Le relazioni amorevoli e il valore sociale. La soddisfazione personale”. 

Tanta roba. Ringrazio Loretta per questi utili consigli e suggerimenti, vere perle di saggezza, un grande tesoro per tanti. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

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Daniele Cappelletti, 3° nella classifica finale della Coppa Italia di Sky Snow

Salire sul podio mi piace ancora molto nonostante l’età che avanza 

Matteo SIMONE 

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A Sella Neva, si è conclusa la prima edizione della Coppa Italia FISKY –  Skysnow e la classifica finale, ottenuta dalla somma dei due migliori risultati di tre gare vede al 1° posto Cristian Minoggio (200 punti) che ha preceduto Luca Del Pero (166 punti) e Daniele Cappelletti (160 punti). Per quanto riguarda le donne, femminile la vittoria è andata a Isabella Morlini (178 punti) che ha preceduto Raffaella Tempesta (176 punti) e Consuelo Vicari (152 punti). 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Daniele attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ciao Daniele, come stai? “Ciao Matteo, sto guarendo da una fastidiosa periostite sotto al ginocchio ma nel complesso sto bene. Arrivo da un terzo posto nella classifica finale della Coppa Italia di Sky Snow e devo dire che salire sul podio mi piace ancora molto nonostante l’età che avanza ahahahahahaahah”. 

Daniele è sempre alla ricerca di vittorie, podi, sfide, record, maglie azzurre essendo amante di sport e montagna. Lo scorso anno nonostante il periodo avverso dovuto alla pandemia del COVID è riuscito a stabilite un nuovo record del mondo di ascesa nelle 24h sul monte di Mezzocorona alzando l’asticella a 21.720 metri. 

In che consiste il tuo nuovo incarico in ambito sportivo? “Domenica 25 aprile si sono svolte le elezioni del consiglio federale della FISKY (Federazione Italiana Skyrunning) e ho avuto la fortuna di essere eletto consigliere con l’incarico di rappresentante degli atleti. Nel concreto ho la possibilità di esporre richieste, necessità ed eventuali problemi degli atleti stessi; proporre soluzioni al fine di metterci nelle migliori condizioni possibili per poter ben figurare in ambito internazionale. Penso sia una figura molto importante specialmente per gli atleti più giovani. Staremo a vedere”. 

Progetti e scenari futuri? “Abbiamo in mente alcune idee, molto ambiziose, che richiederanno molto impegno da parte di ogni componente della federazione. Al momento non posso espormi, ma il concetto di base è quello di far conoscere la disciplina ad un pubblico più ampio. Per quel che riguarda il futuro io credo che altre nazioni prenderanno spunto dal modello italiano e questo sarà un tassello fondamentale nella crescita dello skyrunning internazionale. Il Presidente Meraldi si sta già muovendo molto bene per questo e nell’arco di qualche anno vedremo già i primi cambiamenti”

Daniele ci tiene tantissimo a quello che fa per amore dello sport, della montagna, della sua nazione e tra i suoi obiettivi ci sono non solo gare e prestazioni importanti ma anche la crescita di performance degli altri componenti della squadra Italia, soprattutto i più giovani e meno esperti che possono beneficiare della sua esperienza e di altri atleti più esperti in campo internazionale. 

Come descrivi la tua squadra? “Quest’anno ci sono nuovi innesti, molto giovani dotati di ottime qualità. Ho avuto modo di conoscerli nel primo raduno collegiale a Sella Nevea: hanno molta voglia di fare bene! Altri atleti vestono la maglia azzurra già da qualche anno, sono ben integrati nel gruppo e hanno ben chiari i propri obbiettivi. Finalmente si vede qualche ragazza in più e analizzando i risultati nella prima skyrace di coppa Italia a Villacidro in Sardegna, credo che il gentil sesso sarà una bella sorpresa ai prossimi mondiali. Un fattore importante è l’età anagrafica: il senatore ha 43 anni e la più giovane 17. Ecco lo stimolo reciproco dove i giovani cercano di diminuire il gap nelle distanze più lunghe e gli anziani provano invece a imitare i ritmi veloci dei giovincelli”. 

Proposte e idee soprattutto per i più giovani? “La settimana prossima definiremo in assemblea il programma annuale. Sicuramente incrementeremo il numero dei raduni collegiali e di conseguenza gli allenamenti di gruppo e le lezioni teoriche, che vanno dalla preparazione atletica all’ alimentazione e integrazione dello skyrunner”. 

La gara di Sella Neva è stata anche un’opportunità per organizzare un raduno per la Squadra Nazionale FISKY e come dice Daniele è importante per gli atleti conoscersi e diventare dei riferimenti l’un per l’altro, i più esperti da più anni in nazionali possono essere un grande esempio per i più giovani e insieme si può formare una squadra ben amalgamata alla ricerca di obiettivi sfidanti condivisi. 

La prima tappa di Coppa Italia Fisky 2021 a Villacidro è stata vinta da Luca Del Pero 2h06’30” che ha preceduto Lorenzo Rota Martir 2h08’48” e Franco Collé 2h10’57”. TRa le donne ha vinto Paola Gelpi 2h39’16” seguita da Giuditta Turini 2h41’15” e Martina Bilora 2h41’28”. 

Che programmi hai/avete? “Per quel che mi riguarda cerco la convocazione ai mondiali di luglio che si terranno in Spagna. Successivamente vedrò come sarà la condizione e valuterò a quali gare partecipare. A livello federale ci troveremo nel prossimo raduno in maggio ad Agerola sulla costa amalfitana. Il venerdì si disputerà il campionato italiano vertical >2000mt; la domenica toccherà alle distanze lunghe dove gli atleti dovranno scegliere quale distanza affrontare: la 15, la 35 oppure la 50km. Io credo che in questo secondo incontro stagionale il Ct Mattioli deciderà i nomi di chi salirà sull’aereo per la Valle del Boi, nei Pirenei spagnoli. I giovani dovranno invece pensare ai mondiali sul Gran Sasso proprio a fine luglio”. 

La sesta edizione dei Campionati del Mondo di Skyrunning che si svolgono a cadenza biennale, rinviati dal 2020 al 2021, si terranno tra il 9 e l’11 luglio nei Pirenei in Vall de Boí, Patrimonio Mondiale UNESCO. Sono previste tre discipline: Vertical 2,8 km, Sky 42K e Skyultra 68K. È previsto anche il titolo di Combinata, basato sui migliori risultati ottenuti nelle gare Vertical e Sky.  

I Campionati del Mondo Giovanili 2021 di skyrunning avranno luogo nella provincia di L’Aquila dal 30 luglio al 1° agosto 2021. Sono previste le seguenti gare: Gran Sasso Vertical Run di 3,8 km e 1.000m di dislivello positivo che arriva a 2.130m di quota; Gran Sasso SkyRace di 23 km e 2.369m di dislivello positivo (è previsto un percorso ridotto per gli atleti tra 15 e 17 anni, categoria Youth).  

Tanti impegni per Daniele e gli altri atleti che vogliono indossare la maglia azzurra, nelle diverse distanze per mettersi in gioco, nella speranza di eccellere e farsi notare per prendere il volo in Spagna o sul Gran Sasso. Bello Agerola e la costiera Amalfitana, ci sono stato i primi giorni di settembre dell’anno scorso. Più di 10 anni fa ho partecipato al Gran Sasso Vertical Run, molto spettacolare e faticoso. 

Sfide prossime? “Per ora non ho in mente nulla. Voglio sistemare definitivamente qualche acciacco e trovare una buona forma fisica, poi si vedrà”. 

Quando c’è un infortunio, bisogna saper aspettare e aver pazienza, capire quello che è successo e poi si può ripartire. 

Come stai affrontando, gestendo, superando il periodo COVID? Sinceramente a me cambia ben poco, anzi sono quasi troppo impegnato.   Di giorno lavoro a tempo pieno al Museo Nazionale Storico degli Alpini, poi arrivo a casa e vado ad allenarmi. Dopo una bella doccia ceno, passo un po’ di tempo con la mia ragazza prima di dedicarmi alla federazione. Insomma, o mi organizzo o resto senza cena hahahahahahahaa”. 

Bisogna capire quali sono le proprie esigenze e i propri bisogni, stabilire delle priorità, organizzarsi e mobilitare le energie per soddisfare propri bisogni cercando di trovare un equilibrio tra le varie sfere: individuale, familiare, lavorativa. 

Come coinvolgere persone a fare sport, soprattutto in montagna? “E’ molto semplice: bisogna proporsi direttamente. Soprattutto in questo periodo è importantissimo far capire l’esistenza di una medicina che ci fa sentire bene, ci rende più belli, fa crescere i ragazzi sani ed è un’ottima scusa per passare del tempo con chi ci sta simpatico. Tiene alla larga dalle cattive compagnie, mantiene il cuore in forma e allontana molte malattie: questa medicina è lo Sport.  Capito questo non servirà chiedere loro di seguirci in montagna, saranno loro ad andarci”. 

Concordo con Daniele, lo sport è una vera medicina per il fisico, la mente e le relazioni, fa stare all’aria aperta, fa faticare, fa incontrare persone, animali, posti naturali meravigliosi, afa apprendere dall’esperienza, fa raggiungere obiettivi incrementando l’autoefficacia. Fa essere parte di un gruppo. 

Quali sono gli ingredienti del successo? “Prima di tutto dobbiamo fare ciò che desideriamo e mai quello che desiderano gli altri. Detto questo io credo che il successo sia il risultato della preparazione, del duro lavoro e dell’apprendimento dal fallimento”. 

Ottima sintesi, in effetti al primo posto c’è la forte passione e motivazione intrinseca, la voglia di voler far qualcosa che c’è dentro di noi e poi il duro lavoro, l’impegno costante e la predisposizione ad accettare e apprendere dalle sconfitte e i fallimenti che non vanno subite ma capite prima di reagire ripartendo più preparati e in condizioni più ottimali. 

Credito foto: Davide Ferrari 

Matteo SIMONE 

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Marco Menegardi vince a Cinisello Balsamo la 6h del Parco Nord con 88.349km

Durante una 6 h devi cercare di avere tutto sotto controllo ogni minuto 

Matteo SIMONE 

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Domenica 09.05.2021si è svolta a Cinisello Balsamo (MI) la seconda edizione della “6 ore del Parco Nord”, su un anello di circa 1600 metri quasi completamente asfaltato, organizzata dal Centro Provinciale Libertas Milano in collaborazione con ASD Sport club Atletica Libertas Sesto.  

Il vincitore è stato Marco Menegardi con 88.349 km precedendo Giorgio Calcaterra 86.084 km e Gagliardini Mauro 78.848 km. Tra le donne la vittoria è andata a Chiara Milanesi con 75.713 km precedendo Lorena Brusamento 74.647 km e Annalisa Campagna 69.783 km. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Marco attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Complimenti Marco, ti aspettavi una prestazione del genere? “Non mi aspettavo di potere fare oltre 88 km adesso perché sono ancora molto indietro con la preparazione. Al massimo potevo pensare a 86. Poi dopo poco il GPS continuava a perdere il segnale e non sapevo a che distanza ero arrivato”. 

In sport di endurance dove si pratica sport per diverse ore è difficile arrivare il giorno della gara ben testati e capire quanto si vale, si possono avere delle aspettative in base agli allenamenti eseguiti e allo stato di forma del momento e in gara può succedere di tutto, di avere un calo di rendimento dovuto a diversi aspetti oppure si può fare una grande performance seguendo l’istinto e la fiducia di aver lavorato bene soprattutto se si sperimenta una condizione paragonabile al flow, dove tutto fila liscio, il tempo scorre, la fatica non pesa e gli stimoli continuano fino alla fine della gara per far bene, soprattutto se gli avversari sono di valore come Giorgio Calcaterra considerato da diversi anni il “Re” delle ultramaratone. 

E’ il record italiano? “Il record italiano è di 90.4 km di Mario Ardemagni”. 

In effetti il record Italiano è di Ardemagni di 90.400 km ottenuto il lontano 28.09.2003 a San Giovanni Lupatoto (VR), al secondo posto risulta essere Marco Boffo 89.633 km del 19.04.2008 a Ciserano (BG) e al terzo posto risulta essere Marco Menegardi. 

La prestazione di Marco risulta essere anche la seconda al mondo nel 2021 e lo precede solamente il polacco Dariusz Nozynski con 91.975 km ottenuto il 20.03.2021 a Warszawa (POL). 

Hai sofferto il caldo o cos’altro? “Un po’ sì. Io amo il freddo. Ho cercato di idratarmi regolarmente e non forzare mai troppo il ritmo”. 

Parteciperai al Campionato 100km a Imola per il titolo e per un under 7 ore? “Parteciperò a Imola anche se, viste le premesse del caldo che ci sarà, pensare (almeno per me) di stare sotto le 7h sarà improbabile”. 

Il Campionato Italiano di 100 km su strada si svolgerà all’autodromo di il 22 maggio in sostituzione della 100 km del “Passatore Firenze-Faenza”.  

Marco ha vinto il titolo italiano già ben 2 volte: il 26.03.2017 a Seregno della Brianza in 7h06’42” https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2017/03/marco-menegardi-campione-italiano-100km.html e il 25.05.2019 vincendo la “100 km del Passatore, Firenze-Faenza” in 7h12’48” https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/05/marco-menegardi-vince-il-passatore.html 

Sarà una grande sfida per lui conquistare il terzo titolo italiano sulla distanza di 100km e scendere sotto le 7 ore, staremo a vedere, farò il tifo per lui, grande atleta italiano. 

Cosa dice la tua squadra di te? “La mia squadra non l’ho sentita. Il mio sponsor ‘Hoka era molto soddisfatto”. 

Hoka risulta essere una grande marca per scarpe tecniche adatte soprattutto per le ultramaratone e al prossimo Campionato Italiano “Hoka One One” sarà presente per la diretta social integrale della gara. 

Come ti sei preparato nonostante la mancanza di gare? “Ho cercato di preparami cercando sempre di più il mix giusto tra qualità e quantità evitando i lunghi. Non ho mai corso più di 41 km però nelle ultime 4 settimane ho fatto 33 km di media al giorno”. 

Quali sono gli ingredienti del successo? “Cerco di trovare l’equilibrio con tutte le cose della vita. Non sempre ci riesco ma provo sempre a migliorarmi. Poi quando credo in un progetto cerco di non farmi distrarre da chi cerca di intralciarmi per gelosia o frustrazione”. 

Marco ha dimostrato di sapersi migliorare negli anni mantenendo alta la motivazione e l’interesse per questa disciplina molto faticosa dove si tratta di trovare spazi e tempi per allenarsi per più ore giornaliere. 

Ti ha aiutato qualcuno? “Ho delle persone che mi vogliono bene e (non è un cliché) senza di loro non sarebbe stato possibile né questo né altre cose della mia vita”. 

Hai avuto tutto sotto controllo? “Durante una 6 h devi cercare di avere tutto sotto controllo ogni minuto perché sbagliare è semplicissimo e ogni energia persa sono metri in meno alla fine. Se per caso perdi dei riferimenti non devi farti prendere dal panico e aggrapparti all’esperienza”. 

Se veramente si vuol fare bene in gara non bisogna sottovalutare nulla, bisogna essere focalizzati e attenti a non disperdere energie inutili, anzi monitorarsi per capire se si ha bisogno di integrarsi o idratarsi per prevenire crisi e/o disagi. 

In che modo ti sei focalizzato per la gara? “Cerco di pensare a correre bene e all’obiettivo e alla tabella che mi sono dato. Per il resto lascio scorrere l’adrenalinaDico sempre la prima parte di gara di intelligenza, la seconda di testosterone”.  

La dedichi a qualcuno? “La dedico alla mia tenacia e a chi mi è stato vicino. Ma vorrei che questo fosse solo l inizio”. 

Sembra che il meglio debba ancora venire per Marco nel continuare a esprimersi ad altissimi livelli in queste gare di ultramaratona dove si richiede testa e fisico per non mollare e non arrendersi ma prepararsi per bene per ottenere risultati prestigiosi e conseguire obiettivi sfidanti. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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Cosa c’è dietro una gara? Cosa c’è dietro un atleta?

Matteo SIMONE  

21163@tiscali.it 

La voglia di mettersi in gioco, di uscire allo scoperto, di confrontarsi con se stessi, con avversari, con percorso e clima avverso per apprendere dall’esperienza, per valutare quanto sì vale, a che punto si è, come procedere. Dietro una gara c’è tanta preparazione fisica, mentale, nutrizionale, strategica. Tanti pensieri, dubbi, incontri, confronti, ansie, tensioni, confronti.  

Questa è la vita che non bisogna evitare ma accettarla e imparare sempre scoprendo su se stessi e gli altri anche attraverso lo sport che fa incontrare fatica e avversità ma che non sono per sempre e non sono insuperabile, sì imparare a saper accettare, pazientare, aver fiducia, affrontare e superare tutto.  

L’atleta non è solo, c’è sempre qualcuno che supporta, sostiene, accompagna, consiglia. Ci sono familiari, amici, tecnici, squadre che seguono, si occupano, si preoccupano, aspettano, aiutano. 

Un fiume di pensieri, sensazioni, emozioni, allenamenti, preparazione, incertezze. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. 

Incontri, confronti, tensioni, pressioni. Una parte importante di vita, esperienze uniche, dense, forti, intense. Paure, insicurezze, consapevolezze. 

La prima sfida è iniziare il processo di cambiamento, in particolare attraverso lo sport, poi la sfida diventa il continuare nel percorso di attività fisica con allenamenti sempre più mirati, altra sfida è la convinzione di poter sperimentarsi in gara e poi arriva la gara regina, la maratona. 

Partecipare a una gara diventa un progetto, uno studio del territorio, della difficoltà, delle risorse personali possedute che ti possano permettere di portare a termine la gara. 

È indispensabile fare progetti credibili a se stessi, un ottimo punto di partenza è credere di essere in grado di fare qualcosa, perché ci si sente di esserlo, perché si è sperimentato gradualmente dei miglioramenti. 

Bisogna capire come impiegare le proprie risorse, su chi si può puntare, su chi si può fare affidamento. Bisogna sapersi monitorare nel corso del tempo, sapersi testare o farsi testare. 

È importante considerare la preparazione fisica, la preparazione nutrizionale, la preparazione mentale. Sapere gli esercizi fisici da fare per rinforzare i distretti muscolari carenti o importanti per un determinato gesto atletico. 

La preparazione va programmata con la massima accuratezza considerando il proprio potenziale atletico relativo alle precedenti competizioni e ai precedenti programmi di allenamento. 

È auspicabile stilare un programma di massima di allenamento che comprenda alcuni test importanti di allenamento o di gara, per valutare il grado di preparazione e in modo da capire i ritmi da poter sostenere nella competizione-obiettivo. 

La preparazione mentale può curare diversi aspetti che contribuiscono alla migliore riuscita della prestazione. È importante partire dalla consapevolezza dell’atleta nell’impegno che si appresta a prendere. 

Una volta fissato l’obiettivo, è importante per l’atleta prestare attenzione ai suoi allenamenti, alle sue sensazioni, è importante sapersi ascoltare, capire quando e quanto fatica, come fatica, come è la sua respirazione, come sente le sue gambe, è importante accorgersi di ogni minimo fastidio e capire a cosa possa essere dovuto, in modo da poter intervenire in tempo e rimediare per evitare di perdere importanti sedute di allenamento e compromettere la prestazione-obiettivo. 

È importante porre tanta attenzione nelle cose che si fanno e sviluppare consapevolezza di sé e fiducia in se stessi. La motivazione deve essere solida. E’ necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili. 

La self efficacy è la convinzione di possedere le capacità per raggiungere i risultati prefissati. Le fonti delle convinzioni di efficacia: esperienze di successo, modelli di riferimento, persuasione verbale, sensazioni sperimentate in esperienze di successo. Le persone con un alto senso di autoefficacia percepiscono le difficoltà come sfide. 

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa o di raggiungere un certo livello di prestazione. L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia. 

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia ricorda un evento, episodio, prestazione dove sei riuscito e rispondi alle seguenti domande: quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? 

Tenacia, determinazione, resilienza accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il percorso. La persona resiliente ricerca strategie creative di fronte alle difficoltà, possiede autostima, attitudine ad apprendere dall’esperienza, importanti relazioni familiari e amicali. 

Cosa c’è dopo una gara? Un fiume di emozioni dopo tanti allenamenti per la preparazione; dopo tante incertezze se fare questa o un’altra, ma l’importanza è l’esperienza che si porta a casa, tanti incontri, abbracci, sorrisi. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Incontri, confronti, tensioni, pressioni. Una parte importante di vita, esperienze uniche, dense, forti, intense. Paure, insicurezze, nuove consapevolezze. 

Dopo la gara ci sono i saluti, i congedi, i commenti, le sorprese, i risultati, si ritorna alla quotidianità, si danno appuntamenti per altre gare a partire dall’indomani. 

Lo sport rende felici, permette di prenderti cura di te stesso, di sperimentare benessere e di raggiungere gradualmente obiettivi importanti. Lo sport diventa una medicina naturale per il corpo e per l’anima, si tratta di volersi bene facendo sport e apprezzarsi per quello che si riesce a fare. La prima sfida è iniziare il processo di cambiamento. 

Tanti fotografi pronti a immortalare le gesta atletiche dei concorrenti e anche le pose strane e bizzarre degli astanti. Lo sport permette di sperimentarsi e mettersi in gioco; di uscire dalla zona di comfort osando e apprendendo sempre dall’esperienza che fa crescere e affrontare la vita; solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio. 

Sali in carrozza, la carrozza dello Sport, fatti trasportare e coinvolgere, segui un coach o un atleta più esperto o diventa il coach di te stesso, non aspettare il momento migliore, non rimandare, è ora il momento, all’inizio può bastare anche un solo minuto al giorno, il resto viene da sé sperimentando sempre più benessere e performance. 

È importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio. Lo sport avvicina culture e mondi, fa far parte di un team o di una squadra. 

Tutto ciò diventa una palestra di vita, si trasferisce tutto sulla quotidianità familiare e lavorativa, si affronta la vita con più sicurezza, con meno ansie e paure, si riesce ad andare avanti con quello che c’è. Per ogni problema c’è almeno una soluzione, chiuso un portone se ne possono aprire tanti altri, comunque l’esperienza fatta fa parte del bagaglio culturale ed esperienziale dell’individuo. È sempre il momento per mettersi in moto, per iniziare a fare sport, iniziare ad allenarsi. 

Si porta a casa sempre qualcosa, fatica condivisa, sorrisi, nuove consapevolezze delle proprie capacità e propri limiti. Non restare immobile, prova ad abbandonare la tua zona di comfort, è sempre il momento giusto per iniziare, non aspettare il momento migliore, scegli il tuo sport, il tuo allenamento, la tua gara, il tuo evento, partecipa con i tuoi tempi e modalità. 

Matteo SIMONE 

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Ultrafranciacorta 12h, intervista doppia a Paolo Bravi e Stefano Emma

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

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Sabato 10 aprile 2021 ha avuto luogo a Provaglio D’Iseo (BS) il Campionato Italiano Individuale IUTA 12 ore corsa su strada su un circuito di 1366 metri tra le vie e i vicoli del centro del paese.  

Il titolo italiano è andato a paolo Bravi (Grottini Team Recanati ASD), che è riuscito a percorrere nelle 12 ore di gara km 141,62, precedendo Stefano Emma (Athletic Club 96 Alperia – Bolzano) km 136,72 e Mattia Di Beo km 132,57. 

Francesca Canepa SF50 con km 136,59 vince il titolo femminile arrivando 3^ nella classifica generale e ottenendo anche il record italiano. Il podio femminile è completato da Lorena Brusamento km 121,71 che era detentrice del precedente record di 134,368 km ottenuto proprio nel 2017 nella seconda edizione di Ultra Franciacorta e completa il podio Elisa Bellagamba km 114,09. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Paolo e Stefano attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Come stavi e cosa pensavi la prima ora?  

Paolo: “A beh alla prima ora cerco di non avere pensieri se no è la fine. Sinceramente non ho guardato il percorso e fatto nessun tipo di riscaldamento volutamente in modo di utilizzare la prima parte di gara per prendere il via e capire dove ero, dove dovevo andare, dove era meglio passare, dove una piccola asperità del percorso poteva con il passare delle ore diventare una difficoltà. Senza tralasciare che tra i primi doppiaggi di qualcuno che andava più piano e alcuni punti del percorso che ti permettevano di incrociare gli altri partecipanti …ho utilizzato anche la prima parte per un po’ di saluti e capire chi era lì a correre insieme a me”. 

Stefano: “Alla partenza mi sono posizionato su un buon ritmo e ho assecondato il mio istinto che mi diceva di fare il più chilometri possibili prima di un eventuale crisi”. 

Per le gare di ultramaratona non c’è fretta di partire, non bisogna perdere troppe energie soprattutto in partenza perché si hanno a disposizione 12 ore in questo caso per faticare, per capire, per organizzarsi giro dopo giro, per valutare come si sta andando e cosa bisogna fare per far meglio, per prendere in mano la situazione per cercare di vincere, per tenere sotto controllo gli avversari, per capire come affrontare la prossima volta una curva o una salita o cosa prendere al prossimo ristoro approfittando anche per incontrare amici e avversari. 

Come stavi e cosa pensavi l’ultima ora?  

Paolo: “A beh ormai il percorso lo abbiamo capito, i piedi sappiamo dove li abbiamo messi, i compagni con cui abbiamo condiviso le 12 ore li abbiamo conosciuti visti e rivisti tutti…facciamo che finisca presto! A parte gli scherzi alla fine mi son detto ormai è fatta, quante volte ho corso 1 ora faccio 1 ora anche oggi!”. 

Stefano: Durante l’ultima ora mi sono posizionato su un ritmo di mantenimento sapendo che mancava poco allo scadere delle 12 h”. 

L’ultima ora si tirano le somme, bisogna gestirla, bisogna non sbagliare, è tutto sotto controllo dal punto di vista fisico, mentale, alimentare, bisogna solo non mollare e arrivare fino alla fine e se c’è margine rispetto a un potenziale avversario si può essere più sereni e continuare a gestire la gara.  

Quale alimento, cibo e/o bevanda, è stato determinante?  

Paolo: “Devo dire che tutto è andato bene e ho rispettato il protocollo reintegrativo che avevo preparato…qualche piccola modifica in corsa c’è stata perché a un certo punto sentivo caldo ed ho avuto la necessità di incrementare la quantità di liquidi prevista”. 

Stefano: “Mi idratavo a distanze regolari e alternavo acqua e vari integratori che potevano aiutarmi a tenere alto il tono muscolare e l’energia”. 

Per eccellere, per essere campioni c’è bisogno che tutto funzioni, che tutto sia sotto controllo, e bisogna essere attenti e osservatori di se stessi e dell’ambiente circostante capire come rimodulare piani e programmi in base a eventuali circostanze avverse o improvvise. E la nutrizione/integrazione in sforzi prolungati e considerati anche estreme è estremamente importante. 

Chi ti assisteva, sosteneva, supportava?  

Paolo: “Erano a farmi assistenza Enrico e Luca, sono stati speciali nel farmi sentire a mio agio. Purtroppo tutti noi siamo distrutti e sconvolti per la prematura e inaspettata scomparsa del nostro caro Mimmo (Domenico Strazzullo) che era sempre al mio fianco, una persona fondamentale per tutti noi. Sapevano che ero lì dove Mimmo mi avrebbe dovuto accompagnare, immaginavano che a ogni curva, a ogni angolo lui ci fosse…ho immaginato che Mimmo mi incitasse, che Mimmo mi spingesse che Mimmo era pronto a vedere la mia rimonta in gara. La cosa bella che mi hanno fatto sentire il calore del tifo anche da casa i miei amici, la mia famiglia, i ragazzi e le ragazze che alleno, gli stessi organizzatori e Monica Casiraghi tecnico anche lei con la quale seguiamo e cerchiamo di far crescere il movimento della 100km. Una persona dal carisma unico”. 

Stefano: “Mia moglie Ambra mi ha seguito in questa gara ed è stata davanti al mio ristoro tutte e 12 le ore ad aiutarmi a scegliere i recuperi giusti anche nei momenti di crisi e a incitarmi a non mollare”. 

È fondamentale per un atleta che fatica in modo prolungato per diverse ore, avere una figura supportiva di riferimento che assiste, si occupa di lui, che trasmettono forza e fiducia nell’andare avanti e nel non mollare. Dietro l’atleta c’è un mondo di persone che può essere determinante per il suo benessere e la conseguente performance, tante persone vicine che incoraggiano, assistono, tifano, un lavoro di presenza e sostegno. 

Te l’aspettavi?  

Paolo: “Scherzando con Mimmo dicevo voglio provare a correre 12h a 5’ al km di media cioè 144km…e lui mi diceva 140 vanno bene…quindi il mio risultato è stata una buona via di mezzo tra i 144km e i 140km…Ci credevo che si…bisogna sempre credere in quello che si fa …certo che poi oltre al crederci bisogna anche correre.  Un risultato che si può raggiungere va raggiunto”. 

Stefano: “Mi aspettavo un buon risultato e ovviamente tutti gareggiano per il primo posto quindi ho cercato di dare il meglio di me per non avere rimpianti”. 

In questa tipologia di gara non si sa quanto si vale e quanti chilometri si possono totalizzare, si può fare una stima approssimativa in base allo stato psicofisico del momento, in base a precedenti allenamenti e gare affini e di conseguenza è difficile avere una regolarità in gara che permette di non disperdere troppe energie e di durante efficienti ed efficaci fino al traguardo.  

Si fanno programmi, progetti, previsioni in base a esperienze precedenti, allenamenti fatti come da programma ma poi sono tante le variabili in gioco, lievi sensazioni che potrebbero compromettere o favorire la prestazione e confrontarsi con persone esperte o comunque che conoscono l’atleta come caratteristiche personali e atletiche può essere utile a non esagerare, a non strafare ma anche a non sottovalutarsi.  

Cosa racconti a familiari, amici, colleghi e cosa dicono loro di te?  

Paolo: “Io racconto tutto, dagli allenamenti che faccio, dalle sensazioni e emozioni che provo. I familiari ormai si sono messi il cuore in pace, la corsa fa parte della mia vita. Amici i compagni di squadra mi conoscono e hanno il piacere di condividere con me queste esperienze cosi io con loro, i miei colleghi spesso fanno domande e non conoscendo magari l’ambiente fanno domande stuzzicati dalla curiosità”. 

Stefano: “I miei parenti hanno seguito tutto il giorno tramite mia moglie che informava tutti di come stava andando la gara e tramite le classifiche orarie che venivano pubblicate dal sito di riferimento. Mi mandavano messaggi di incoraggiamento e sono orgogliosi sempre dei risultati che riesco a raggiungere. Gli amici e i colleghi mi sostengono in tutte le scelte e mi danno buoni consigli essendo anche loro nel mondo podistico”. 

Il mondo delle ultramaratone può sembrare strano e bizzarro ma è una disciplina particolare a cui dedicarsi per scoprire capacità e caratteristiche personali per affrontare, gestire, superare sfide sempre più impegnative. 

Cosa consigli ai maratoneti per prevenire, affrontare, gestire, superare il muro dei 30-35km?  

Paolo: “Io ai miei allievi dico spesso che molti muri sono stati abbattuti, molti muri non sono mai esistiti e alcuni muri li creiamo noi. L’idea di correre e pensare che ad un certo punto ci sia un muro l’ho sempre scartata. Sicuramente l’elemento essenziale e fondamentale per tutti quelli che vogliono correre la maratona è l’allenamento e nello specifico il così detto lungo o lunghissimo. In fondo preparare una maratona è come seguire la ricetta per fare una torta…devi mettere insieme più ingredienti nelle giuste dosi in una determinata sequenza …e come nella preparazione della torta, delle cose se fatte prima o dopo poco cambia nel risultato altre invece rispettare la sequenza è fondamentale. Poi ognuno in base alle proprie caratteristiche legate a diversi fattori quali tempo, potenzialità, storia sportiva, obbiettivi, ecc. deve essere in grado di trovare o farsi trovare la ricetta giusta. Io tra il correre per superare un muro o essere parte attiva nella preparazione di una torta preferisco la torta…poi alla fine la puoi anche mangiare!”. 

Stefano: “Di puntare a una gara e di allenarsi nei mesi successivi per quella distanza, perché arrivare allenati il giusto a una gara vale il 50% del risultato”. 

Certo sarebbe opportuno stabilire delle priorità e dare giusto perso a valore alle cose che si fanno e ai risultati che si vogliono ottenere con minuziosità focalizzandosi di volta in volta per una gara ben precisa senza improvvisare, diverso è che per chi si diverte a partecipare a qualsiasi gara, con qualsiasi preparazione, importante diventa esserci e fare esperienza. 

Se si fanno le cose fatte bene, se si seguono piani e programmi non c’è paura di nessun muro, basta solo vivere l’esperienza della maratona una gara che ti dà grandi soddisfazioni dopo un congruo periodo di allenamenti fatti di ripetute corte e lunghe, medi, progressivi, lunghissimi, test su 10.000 metri. Mezze maratone ed eventualmente anche 30-35km. 

Prossima maglia azzurra? Ai mondiali 24 ore è possibile?  

Paolo: “Ci saranno i campionati mondiali a ottobre in Romania…se farò parte della squadra azzurra farò questa seconda esperienza della 24h. Sono sincero da un lato quasi mi impressiona l’idea di correrla e prepararmi per riuscire a correre 24ore dall’altro questa distanza della 24 ore mi inizia ad affascinare.  Ad un certo punto è come se mi fossi detto “se devi correre la 24h Paolo devi lasciarti affascinare come in passato ti ha affascinato la maratona e la 100km” e credo che sia il segreto per riuscire a prepararla nel migliore dei modi … poi se volete sapere dove sia e quale sia il fascino della 24h ne parliamo prossimamente!”. 

Stefano: “Si è possibile, mi aspettano dei mesi duri dove dovrò dimostrare che valgo e che possono contare su di me per questo obbiettivo italiano”. 

Tutto sta ad appassionarsi alle cose e poi ci si impegna e ci si crede fino alla fine, l’appetito vien mangiando, provando si comprende di cosa si tratta e di cosa si ha bisogno per far bene, per migliorare, per eccellere. 

Paolo oltre che essere stato nazionale 100km ha già partecipato ai Mondiali 24 ore ad Albi in Francia nel 2019 come raccontato in una precedente intervista. 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/09/paolo-bravi-mondiali-albi-tutto-bisogna.html

Paolo è menzionato nel mio ultimo libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/punti-di-vista/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Dal 2021 Stefano corre con l’Athletic Club 96 Alperia – Bolzano, vincitori di due Titoli Italiani di società nel 2019 e nel 2020. Il 28 febbraio 2021 Stefano ha stabilito il record del mondo su tapis roulant sulla distanza di 50 miglia in 5h44’ e record italiano ed europeo 50km in 3h24’23”.    

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2021/03/stefano-emma-record-del-mondo-50-miglia.html

Matteo SIMONE 

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Francesca Canepa, Campionessa Italiana 12h corsa su strada e record

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

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Sabato 10 aprile 2021 ha avuto luogo a Provaglio D’Iseo (BS) il Campionato Italiano Individuale IUTA 12 ore su strada su un circuito di 1366 metri tra le vie e i vicoli del centro del paese.  

Francesca Canepa (Atletica Sandro Calvesi) SF50 con km 136,59 vince il titolo femminile arrivando 3^ nella classifica generale e ottenendo anche il record italiano. Il podio femminile è completato da Lorena Brusamento km 121,71 che era detentrice del precedente record di 134,368 km ottenuto proprio nel 2017 nella seconda edizione di Ultra Franciacorta e completa il podio Elisa Bellagamba km 114,09. 

Il titolo italiano è andato a paolo Bravi che è riuscito a percorrere nelle 12 ore di gara km 141,62, precedendo Stefano Emma km 136,72 e Mattia Di Beo km 132,57. 

Approfondiamo la conoscenza di Francesca attraverso risposte ad alcune mie domande di alcuni anni fa. 

Cosa ti motiva a essere ultramaratoneta? “Mi piace l’endurance, spostare i confini di ciò che si ritiene di poter fare, provare a correre sempre più forte anche dopo molte ore. Adoro la sensazione di fatica appena finita la gara e vederla trasformarsi in recupero già nel giorno seguente. Io recupero subito.”  

In effetti Francesca ha dimostrato di recuperare subito avendo ottenuto 2 settimane fa il titolo di Campionessa Italiana 2021 corsa su strada 24h totalizzando 224,264 km, precedendo due atlete della Bergamo Stars, Lisa Borzani 206,268 km e Alina Teodora Muntean 191,429 km.    

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2021/03/francesca-canepa-campionessa-italiana.html

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Significa semplicemente ritenere possibile correre qualsiasi distanza. Senza limiti. Significa che il mio cervello non vede confini, il mio corpo neanche.” 

Francesca ha maturato la consapevolezza della sua elevata autoefficacia merito di tante performance nel corso degli anni che gli danno sicurezza nel proseguire la sua carriera di ultrarunner. Sa che se scatta lo stimolo giusto, si attiva al massimo per mobilitare le sue energie occorrenti per la soddisfazione dei suoi bisogni ed il raggiungimento dei suoi obiettivi. Insomma, se vuole, sa come fare.  

Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta? “Nel 2010 dopo una gran fondo con gli sci ho capito di non faticare su distanze da molti ritenute già ‘lunghe’, lì erano 45 km. Così qualche settimana dopo ho provato un trail di 26 km e la settimana seguente ho provato una maratona vera, chiusa in 3.29 senza essere stanca. 2011 distanze fino a 100 km sempre in natura e 2012 fino a 330km.” 

Nello sport Francesca non fatica possiede una predisposizione elevata alla fatica, a resistere agli sforzi di lunga durata, riesce ad essere competitiva per competizioni di lunga durata, forse perché è amante della vita, della bellezza naturale della vita e piace sperimentarsi soprattutto in natura. 

Francesca ha trovato la chimica e l’alchimia giusta, più fatica e più l’organismo assimila la fatica come qualcosa di ordinario, più fatica e più i muscoli si adattano alla fatica riprendendo la struttura e l’elasticità ordinaria, è come una pallina da tennis, se la tieni pigiata dopo ritorna nella forma abituale, quindi la fatica non scalfisce, non spaventa Francesca, gli dà modo di sperimentarsi sempre di più. 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “In realtà mai, in genere ascoltando bene i segnali non mi succede. Ho sperimentato il limite psicologico, quello che per noia, brutte sensazioni o mancanza di reale motivazione, mi ha fatto staccare il pettorale. Ma non è mai successo per un limite dato dall’esaurimento fisico.” 

Francesca è arrivata alla consapevolezza che il limite fisico si può spostare sempre più in là perché dipende tutto dall’approccio mentale, è la mente che decide di poter fare qualcosa di sfidante, di difficile con l’opportuna preparazione e con sicurezza acquisita dall’incremento graduale dell’autoefficacia nel corso di competizioni precedenti riuscite con successo.  

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La curiosità e la sensazione che il corpo comunque tende ad adattarsi e che se non faccio cose stupide tutto è possibile.”  

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Più che scoperte, direi che ho avuto conferme. Qualunque cosa abbia davanti l’aggettivo ‘Ultra’ amplifica il corredo di base, caratteriale o fisico che sia. Porta oltre, per definizione. Quindi ho avuto la conferma che se una cosa mi piace, se ci credo, nulla può impedirmi di portarla a termine. Se invece per qualsiasi motivo non provo più nessun piacere nel farla, semplicemente smetto di farla, qualunque sia la posta in gioco. Non mi arrendo se ne vale la pena, ma questo concetto si riferisce unicamente al mio sistema chiuso ‘mente-corpo’, non riesco a considerare obiettivi imposti o caldeggiati dall’esterno. L’aggettivo ‘Ultra’ amplifica anche la ribellione.” 

Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Il semplice concentrarsi sul qui ed ora, mettere un piede davanti all’altro sapendo per certo che se la testa tiene il corpo mi segue.” 

Il suo motto è il momento presente ed il considerare mente e corpo un’accoppiata vincente. 

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Una gara in Spagna di 100km con 8000m di dislivello in cui mi sono persa nella nebbia. Angoscia allo stato puro, potrei dire terrore.” 

Una gara estrema che ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? “Non esiste, non la conosco. Però mi sono precluse tutte le prove senza balisaggio, non so usare bussole e cartine quindi sicuramente il mio limite sta , non nel numero di km. E può stare anche nelle condizioni climatiche estreme, credo di non essere tagliata né per il caldo estremo né per il freddo estremo“. 

Francesca sa che con il limite non si scherza, è importante essere consapevole dei propri limiti e che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, quindi finché si tratta di percorrere chilometri ben vengano qualsiasi sfida ma se si tratta di condizioni climatiche estreme è disposta ad alzare bandierina bianca.  

Hai ancora sogni, progetti? “I miei progetti in verità prendono forma in maniera del tutto casuale, in base alle situazioni in cui mi imbatto e alle opportunità che di volta in volta vedo dischiudersi. Non ho un piano preciso. Non ho gare iconiche che voglio fare per forza. Decido più o meno giorno per giorno. Quello che so per certo è che sarò un’atleta per sempre.” 

Hai un sogno nel cassetto? “Vincere la maratona di New York nella categoria Over 70.” 

Lo sport per strada, all’aria aperta in autosufficienza è una grande scuola di vita; bisogna crederci, sognare, realizzare sogni, superare crisi e quant’altro, sviluppare consapevolezza, autoefficacia e resilienza. Francesca ha tanto da trasmettere e insegnare per la enorme esperienza acquisita anche attraverso lo sport. 

Cosa vuoi dire alle donne del mondo? “Non è che mi piacciano tanto queste domande. Chi sono io per dispensare perle di saggezza? Dovendolo fare però, direi semplicemente alle donne di non vivere secondo la dicotomia maschio femmina che ci viene inculcata dalla nascita. Guardiamo piuttosto i leoni: chi caccia? Chi tiene le fila della famiglia? Chi fa tutto? La femmina. Appunto. E allora anche nella specie umana non vedo motivo al mondo per restare sempre un passo indietro. Bisogna osare. E lottare. E godersi i risultati senza permettere a nessuno di sminuirli o di farci sentire in colpa.” 

Pari fatica, pari meriti, pari gloria. La filosofia di Francesca è andare avanti, lottare, senza distinzione, senza risparmiarsi, continuare allo stesso modo, essere artefici del proprio benessere.  

Cosa vuoi dire ai ragazzi e genitori per farli avvicinare allo sport? “Ai ragazzi non voglio dire nulla, perché credo che le parole non siano così utili. Suggerirei loro piuttosto, di leggere le biografie di atleti che raccontano la loro storia. Credo sia molto più potente apprendere grazie all’esempio. Leggere e poi costruirsi un pensiero proprio. Leggere e arrivare a chiedersi ‘perché non io’? Leggere e poi provare a scrivere la propria storia. Ai genitori vorrei proporre di aiutare i ragazzi ad individuare i propri talenti naturali, anziché magari seguire le masse e fare lo sport che fanno tutti solo per moda. E se si trova questo talento o comunque almeno un interesse, impegnarsi a eliminare la parola IMPOSSIBILE dal vocabolario e ragionare solo sul modo per rendere possibili i sogni. Lavorandoci, ovvio. Ma credendoci tutti: i ragazzi hanno bisogno di sentire il tifo della famiglia. Hanno bisogno di sapere che qualcuno crede in loro.” 

È importante avere persone vicine che tifano per te, che si fidano di te, che contribuiscono alla tua riuscita con il calore, con la presenza e vicinanza. 

Vuoi ringraziare qualcuno per il tuo benessere e la performance? “Ovviamente sì! Abbiamo Renato, mamma e papà, Matteo e Tobia. Per citare chi ha fornito un aiuto sostanziale. Secondo me, solo chi divide con me anche la vita normale, quella senza corsa, può essere realmente capace di ESSERCI quando la corsa dura 350 km. Servono persone che sappiano leggere nel mio cuore e che, soprattutto, tengano al mio risultato quanto ci tengo io. E poi ci sono anche tutti coloro che, seppur da lontano hanno voluto starmi vicino, tifare, e sperare nella mia vittoria.” 

Sembra che per Francesca il meglio debba ancora venire per lo meno riguardo alle corse su strada di 24 ore con gli eventuali prossimi obiettivi di essere convocata per i prossimi Campionati Mondiali di 24 ore presso Bucarest, e perché no ottenere un record detenuto da Monica dal 2010. 

Francesca classe 1971 continua a essere una grande campionessa ed è lunghissimo il suo percorso sportivo ad iniziare dalla danza, con un passato di snowboarder con prestazioni e vittorie importanti e tante performance in ambito Skyrunning e Trail running, basta guardare il suo sito web per apprezzare i suoi trascorsi e i suoi attuali momenti di gloria: https://www.francescacanepa.com/ 

Più volte Nazionale 100 km su strada con la migliore prestazione di 8h11’, la vittoria all’UTMB 2018, interessante una sua dichiarazione sul suo sito web: “Campioni, si diventa… Forse. Se hai perseverato abbastanza, se hai avuto la dose di fiducia e autostima necessaria per credere in te nonostante avversità e venti contrari, se da ogni sconfitta hai saputo dimenticare la delusione trattenendo la lezione”. 

L’Ultra-Trail du Mont Blanc (UTMB) è una corsa di 170 km, con 10.000 metri di dislivello positivo, in semi-autonomia che si svolge sui tre versanti (francese, italiano e svizzero) del Monte Bianco.  

Qualche anno fa, grazie a Chiara Raso, ho avuto il piacere di incontrare Francesca presso Aosta, dove si è ressa disponibile a regalare abbigliamento sportivo alle famiglie di Iten, in Kenya, dove Chiara porta avanti il progetto “The Heart of Kenyan Running”, organizzando Stage running con il grande coach Timo Limo, che io consiglio avendolo sperimentato.  

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2018/06/francesca-canepa-regala-abbigliamento.html

Riporto interviste a Francesca Canepa nei miei libri 

“Ultramaratoneti e gare estreme” 

https://www.libreriadellosport.it/libri/ultramaratoneti-e-gare-estreme.php

“Lo sport delle donne”  

Francesca è citata nel mio libro Maratoneti e ultrarunner 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Francesca ha scritto un suo libro: UTMB – La mia olimpiade, Francesca Canepa 

https://www.francescacanepa.com/sezioni/acquisto_libro.html

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Ultrafranciacorta 12h, Paolo Bravi Campione Italiano 2021 con km 141,62

Ho immaginato che Mimmo (Domenico Strazzullo) mi incitasse, mi spingesse  

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

http://www.psicologiadellosport.net 

Sabato 10 aprile 2021 ha avuto luogo a Provaglio D’Iseo (BS) il Campionato Italiano Individuale IUTA 12 ore corsa su strada su un circuito di 1366 metri tra le vie e i vicoli del centro del paese.  

Il titolo italiano è andato a paolo Bravi, Grottini Team Recanati ASD, che è riuscito a percorrere nelle 12 ore di gara km 141,62, precedendo Stefano Emma km 136,72 e Mattia Di Beo km 132,57. 

Francesca Canepa SF50 con km 136,59 vince il titolo femminile arrivando 3^ nella classifica generale e ottenendo anche il record italiano. Il podio femminile è completato da Lorena Brusamento km 121,71 che era detentrice del precedente record di 134,368 km ottenuto proprio nel 2017 nella seconda edizione di Ultra Franciacorta e completa il podio Elisa Bellagamba km 114,09. 

Paolo Bravi, di seguito racconta la sua impresa attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Come stavi e cosa pensavi la prima ora? “A be alla prima ora cerco di non avere pensieri se no è la fine. Sinceramente non ho guardato il percorso e fatto nessun tipo di riscaldamento volutamente in modo di utilizzare la prima parte di gara per prendere il via e capire dove ero, dove dovevo andare, dove era meglio passare, dove una piccola asperità del percorso poteva con il passare delle ore diventare una difficoltà. Senza tralasciare che tra i primi doppiaggi di qualcuno che andava più piano e alcuni punti del percorso che ti permettevano di incrociare gli altri partecipanti …ho utilizzato anche la prima parte per un po’ di saluti e capire chi era lì a correre insieme a me”. 

La testimonianza di Paolo fa comprendere un po’ come sono le gare di ultramaratona, gare senza troppo stress, dove non c’è fretta di partire, non bisogna perdere troppe energie soprattutto in partenza perché si hanno a disposizione 12 ore in questo caso per faticare, per capire, per organizzarsi giro dopo giro, per valutare come si sta andando e cosa bisogna fare per far meglio, per prendere in mano la situazione per cercare di vincere, per tenere sotto controllo gli avversari, per capire come affrontare la prossima volta una curva o una salita o cosa prendere al prossimo ristoro approfittando anche per incontrare amici e avversari. 

Come stavi e cosa pensavi l’ultima ora? “A be ormai il percorso lo abbiamo capito, i piedi sappiamo dove li abbiamo messi, i compagni con cui abbiamo condiviso le 12 ore li abbiamo conosciuti visti e rivisti tutti…facciamo che finisca presto! A parte gli scherzi alla fine mi son detto ormai è fatta, quante volte ho corso 1 ora faccio 1 ora anche oggi!”. 

L’ultima ora si tirano le somme, bisogna gestirla, bisogna non sbagliare, è tutto sotto controllo dal punto di vista fisico, mentale, alimentare, bisogna solo non mollare e arrivare fino alla fine e se c’è margine rispetto a un potenziale avversario si può essere più sereni e continuare a gestire la gara.  

Quale alimento, cibo e/o bevanda, è stato determinante? “Devo dire che tutto è andato bene e ho rispettato il protocollo reintegrativo che avevo preparato…qualche piccola modifica in corsa c’è stata perché a un certo punto sentivo caldo ed ho avuto la necessità di incrementare la quantità di liquidi prevista”. 

Per eccellere, per essere campioni c’è bisogno che tutto funzioni, che tutto sia sotto controllo, e bisogna essere attenti e osservatori di se stessi e dell’ambiente circostante capire come rimodulare piani e programmi in base a eventuali circostanze avverse o improvvise. E la nutrizione/integrazione in sforzi prolungati e considerati anche estreme è estremamente importante. 

Chi ti assisteva, sosteneva, supportava? “Erano a farmi assistenza Enrico e Luca, sono stati speciali nel farmi sentire a mio agio. Purtroppo tutti noi siamo distrutti e sconvolti per la prematura e inaspettata scomparsa del nostro caro Mimmo (Domenico Strazzullo) che era sempre al mio fianco, una persona fondamentale per tutti noi. Sapevano che ero lì dove Mimmo mi avrebbe dovuto accompagnare, immaginavano che a ogni curva, a ogni angolo lui ci fosse…ho immaginato che Mimmo mi incitasse, che Mimmo mi spingesse che Mimmo era pronto a vedere la mia rimonta in gara. La cosa bella che mi hanno fatto sentire il calore del tifo anche da casa i miei amici, la mia famiglia, i ragazzi e le ragazze che alleno, gli stessi organizzatori e Monica Casiraghi tecnico anche lei con la quale seguiamo e cerchiamo di far crescere il movimento della 100km. Una persona dal carisma unico”. 

A chi dedichi il titolo? “Naturalmente a Mimmo”. 

Queste sono bellissime parole di Paolo che non è solo atleta ma anche un tecnico, allenatore, amico, e sa che dietro l’atleta c’è un mondo di persone che può essere determinante per il suo benessere e la conseguente performance e così è per lui, tante persone vicine che incoraggiano, assistono, tifano, persone che diventano fraterne e che quando non ci sono più restano sempre nel cuore e dentro di sé per continuare a fare il loro lavoro di presenza e sostegno. 

Te l’aspettavi? Ci credevi più tu o qualcun altro? “Scherzando con Mimmo dicevo voglio provare a correre 12h a 5’ al km di media cioè 144km…e lui mi diceva 140 vanno bene…quindi il mio risultato è stata una buona via di mezzo tra i 144km e i 140km…Ci credevo che si…bisogna sempre credere in quello che si fa …certo che poi oltre al crederci bisogna anche correre.  Un risultato che si può raggiungere va raggiunto”. 

In effetti si fanno programmi, progetti, previsioni in base a esperienze precedenti, allenamenti fatti come da programma ma poi sono tante le variabili in gioco, lievi sensazioni che potrebbero compromettere o favorire la prestazione e confrontarsi con persone esperte o comunque che conoscono l’atleta come caratteristiche personali e atletiche può essere utile a non esagerare, a nono strafare ma anche a non sottovalutarsi.  

Cosa racconti a familiari, amici, colleghi e cosa dicono loro di te? “Io racconto tutto, dagli allenamenti che faccio, dalle sensazioni e emozioni che provo. I familiari ormai si sono messi il cuore in pace, la corsa fa parte della mia vita. Amici i compagni di squadra mi conoscono e hanno il piacere di condividere con me queste esperienze cosi io con loro, i miei colleghi spesso fanno domande e non conoscendo magari l’ambiente fanno domande stuzzicati dalla curiosità”. 

Il mondo delle ultramaratone può sembrare strano e bizzarro ma è una disciplina particolare a cui dedicarsi per scoprire capacità e caratteristiche personali per affrontare, gestire, superare sfide sempre più impegnative. 

Cosa consigli ai maratoneti per prevenire, affrontare, gestire, superare il muro dei 30-35km? “Io ai miei allievi dico spesso che molti muri sono stati abbattuti, molti muri non sono mai esistiti e alcuni muri li creiamo noi. L’idea di correre e pensare che ad un certo punto ci sia un muro l’ho sempre scartata. Sicuramente l’elemento essenziale e fondamentale per tutti quelli che vogliono correre la maratona è l’allenamento e nello specifico il così detto lungo o lunghissimo. In fondo preparare una maratona è come seguire la ricetta per fare una torta…devi mettere insieme più ingredienti nelle giuste dosi in una determinata sequenza …e come nella preparazione della torta, delle cose se fatte prima o dopo poco cambia nel risultato altre invece rispettare la sequenza è fondamentale. Poi ognuno in base alle proprie caratteristiche legate a diversi fattori quali tempo, potenzialità, storia sportiva, obbiettivi, ecc. deve essere in grado di trovare o farsi trovare la ricetta giusta. Io tra il correre per superare un muro o essere parte attiva nella preparazione di una torta preferisco la torta…poi alla fine la puoi anche mangiare!”. 

Quindi se si fanno le cose fatte bene, se si seguono piani e programmi non c’è paura di nessun muro, basta solo vivere l’esperienza della maratona una gara che ti dà grandi soddisfazioni dopo un congruo periodo di allenamenti fatti di ripetute corte e lunghe, medi, progressivi, lunghissimi, test su 10.000 metri. Mezze maratone ed eventualmente anche 30-35km. 

Prossima maglia azzurra? Ai mondiali 24 ore è possibile? “Ci saranno i campionati mondiali a ottobre in Romania…se farò parte della squadra azzurra farò questa seconda esperienza della 24h. Sono sincero da un lato quasi mi impressiona l’idea di correrla e prepararmi per riuscire a correre 24ore dall’altro questa distanza della 24 ore mi inizia ad affascinare.  Ad un certo punto è come se mi fossi detto “se devi correre la 24h Paolo devi lasciarti affascinare come in passato ti ha affascinato la maratona e la 100km” e credo che sia il segreto per riuscire a prepararla nel migliore dei modi … poi se volete sapere dove sia e quale sia il fascino della 24h ne parliamo prossimamente!”. 

Tutto sta ad appassionarsi alle cose e poi ci si impegna e ci si crede fino alla fine, l’appetito vien mangiando, provando si comprende di cosa si tratta e di cosa si ha bisogno per far bene, per migliorare, per eccellere. 

Paolo oltre che essere stato nazionale 100km ha già partecipato ai Mondiali 24 ore ad Albi in Francia nel 2019 come raccontato in una precedente intervista. 

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Paolo è menzionato nel mio ultimo libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

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Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

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