Francesca Canepa, Campionessa Italiana corsa su strada 24h con 224,264km

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Il Campionato Italiano 24 ore di corsa su strada 2021 si è svolto a Biella tra sabato 26 e domenica 27 marzo nell’ambito della BI.Ultra 6.24, organizzata dalla Pietro Micca Biella Running, che prevedeva una gara di 24 ore e una di 6 ore, lungo un circuito di 1000 metri. 

La Campionessa Italiana 2021 è Francesca Canepa (Atletica Sandro Calvesi) che ha totalizzato 224,264 km, precedendo due atlete della Bergamo Stars, Lisa Borzani 206,268 km e Alina Teodora Muntean 191,429 km.   

Marco Visintini (U.S. Aldo Moro) è il Campione Italiano 2021 vincendo la gara con 245,193 km, precedendo Matteo Grassi (Spirito Trail) che si aggiudica l’argento con 241,264 km, a seguire il bulgaro Emil Pavlov Genov con 240,428 km e Tiziano Marchesi (Runners Bergamo) che si aggiudica il bronzo con 232,315 km.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza della Campionessa Italiana di corsa su strada 24 ore 2021 attraverso un colloquio telefonico. 

Francesca sembra essere sempre disponibile a mettersi in gioco da sempre con coraggio, impegno e determinazione. Sin da piccola ha provato diversi sport tra cui la danza, lo snowboard fino ad approdare alla corsa dove da subito si è accorta di essere una campionessa eccellendo in gare nazionali e Internazionali con vittorie e rappresentando più volte l’Italia in gare di 100km, trail, ultratrail, skyrunning. 

Già l’anno scorso ha voluto provare una gara di 24 ore partecipando ai Campionati Italiani 2020 di Bussolego (VR) ottenendo un bronzo con poco più di 200km e ora si è presentata ai Campionati Italiani 2021 a Biella molto focalizzata e determinata con la priorità di vincere la gara ma pensando anche al record che è di 231,390 km detenuto da Monica Casiraghi. 

Comunque sembra che per Francesca il meglio debba ancora venire per lo meno riguardo alle corse su strada di 24 ore con gli eventuali prossimi obiettivi di essere convocata per i prossimi Campionati Modiali di 24 ore presso Bucarest, e perché no ottenere un record detenuto da Monica dal 2010. 

I non addetti ai lavori potrebbero pensare come si fa a correre tante ore su un percorso di 1km ma la performance è dovuta proprio all’essere centrati su se stessi, a sfidare se stessi, a mettersi in gioco e sperimentarsi.  Interessante l’approccio alla gara da pare di Francesca che è molto focalizzata su se stessa e sul gesto atletico, ciò gli permette di non trovare differenza tra gare in natura e gare su strada, ha a disposizione i suoi paesaggi interiori che la permettono di avanzare sempre con forza e resistenza cercando di ottenere la massima prestazione del momento. 

Dichiara di essergli stato di aiuto la sua famiglia che ha scelto e che è sempre presente, il suo allenatore di Snowboard, le persone che la stimano e la incoraggiano. La preoccupazione di Francesca poteva essere l’entrata in gioco degli atleti nella corsa di 6 ore nel vedere atleti con ritmi di corsa più veloci, ma invece l’essere incoraggiata da questi atleti le ha portato entusiasmo, fiducia e coraggio così come altre persone hanno dato il loro contributo come l’ultrarunner Pablo Barnes che credeva in lei e la incoraggiava e questo gli dava coraggio nell’insistere e nell’andare avanti. Anche lo spagnolo in gara per il record 100 miglia era considerato un suo supporter, Nicolas de las Heras Monforte classe ‘64. 

Francesca fa tutto con facilità e semplicità, segue il suo intuito in contatto delle sue sensazioni corporee e non ama tutto ciò che sono tabelle, misure, simulazioni, i suoi allenamenti e le sue gare sono libere come la partecipazione ai cross di pochi km che non hanno nulla a che vedere con una corsa di 24 ore su un circuito di 1km, qualcuno potrebbe pensare che si dovrebbe abituare il fisico ai percorsi di gara ma ognuno ha la sua mente che guida il corpo, che trova benefici e vantaggi personali su scelte personali dove non si sperimenta ne stress, né tensioni, né pressioni. 

In questa gara Francesca ha dimostrato la sua superiorità con una vittoria di 18km in più della seconda arrivata Lisa Borzani, certo mancava la Campionessa Italiana 2020 Eleonora Corradini che l’anno scorso vinse con 221km ma allo stesso tempo sarebbe stato uno stimolo in più per avvicinarsi al record. 

Francesca classe 1971 continua a essere una grande campionessa ed è lunghissimo il suo percorso sportivo ad iniziare dalla danza, con un passato di snowboarder con prestazioni e vittorie importanti e tante performance in ambito Skyrunning e Trail running, basta guardare il suo sito web per apprezzare i suoi trascorsi e i suoi attuali momenti di gloria: https://www.francescacanepa.com/ 

Più volte Nazionale 100 km su strada con la migliore prestazione di 8h11’, la vittoria all’UTMB 2018, interessante una sua dichiarazione sul suo sito web: “Campioni, si diventa… Forse. Se hai perseverato abbastanza, se hai avuto la dose di fiducia e autostima necessaria per credere in te nonostante avversità e venti contrari, se da ogni sconfitta hai saputo dimenticare la delusione trattenendo la lezione”. 

L’Ultra-Trail du Mont Blanc (UTMB) è una corsa di 170 km, con 10.000 metri di dislivello positivo, in semi-autonomia che si svolge sui tre versanti (francese, italiano e svizzero) del Monte Bianco.  

Qualche anno fa, grazie a Chiara Raso, ho avuto il piacere di incontrare Francesca presso Aosta, dove si è ressa disponibile a regalare abbigliamento sportivo alle famiglie di Iten, in Kenya, dove Chiara porta avanti il progetto “The Heart of Kenyan Running”, organizzando Stage running con il grande coach Timo Limo, che io consiglio avendolo sperimentato.  

Riporto interviste a Francesca Canepa nei miei libri 

“Ultramaratoneti e gare estreme” 

https://www.libreriadellosport.it/libri/ultramaratoneti-e-gare-estreme.php

“Lo sport delle donne”  

Francesca è citata nel mio libro Maratoneti e ultrarunner 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Francesca ha scritto un suo libro: UTMB – La mia olimpiade, Francesca Canepa 

https://www.francescacanepa.com/sezioni/acquisto_libro.html

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

6 Days UMF – Italian Ultramaraton Festival – Winter Edition 2021

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. Di seguito le testimonianze di alcuni atleti nelle diverse gare di ore, giorni, chilometri o miglia, rispondendo ad alcune mie domande. 

Di seguito Francesco Cannito, vincitore della 48 ore con 305 km e migliore prestazione italiana di categoria, racconta la sua esperienza.  

Grandissimo, te l’aspettavi? “Buongiorno Matteo. Ero convinto di fare una buona gara, avevo fatto allenamenti durissimi Mi allenavo da solo attorno un anello di 1450 metri, circuito ideale per simulare la gara. Nelle gare lunghe c’è sempre la sorpresa … qualche volta non sempre la salute ti aiuta in quei giorni. Quando feci l’ultramaratona Milano-Sanremo oppure la Race Across Apulia alcuni giorni prima ebbi dei problemi fisici non collegabili con la corsa…le portai a termine ma in pessime condizioni”.  

È importante tenere a mente non solo le gare dove si è riusciti, si è sperimentato successo, sono andate benissimo ma anche quelle dove si è avuto problemi, difficoltà, criticità ma si sono superate e quindi la fiducia in sé aumenta nel riuscire a fare bene e meglio nonostante qualsiasi avversità o criticità che si può sempre gestire e superare con la tanta esperienza in gare di ultramaratone.  

Che significato ha per te? “Quando raccogli i frutti dopo tanti sacrifici sei felice, sposti un’altra asticella e credi sempre di più in te stesso”.  

Dopo il temporale, la tempesta, la fatica si esce illesi si sperimenta sempre la pace dei sensi, una grande soddisfazione, un rilassamento meritato, una gioia immensa, un’incredulità in quello che si è riusciti a fare con tanto impegno e determinazione.  

A chi la dedichi? “Dedico questa prestazione innanzitutto ai miei genitori per avermi insegnato che nella vita se credi veramente a qualcosa devi dare tutto te stesso per arrivarci, non è come percorrere un’autostrada ma stradine strette curvose e tanti saliscendi. Poi dedico questo risultato a mia moglie che mi assiste sempre in queste gare e avere una compagna che sa cosa fare in tutti i momenti di gara è tantissimo”.  

Dietro ogni persona c’è sempre una famiglia composta da genitori che si sono sempre occupati e preoccupati per i loro figli alla ricerca del meglio per loro, studio, lavoro, sistemazione ed eventuali moglie e figli che supportano e a volte incitano come la moglie di Francesco che è anche lei un’agguerrita ultramaratoneta.  

Cosa pensavi in gara? “In gare come quelle sei da solo, non puoi distrarti devi essere concentrato e mai sprecare energie inutilmente, ogni tanto quando ti incroci con altri atleti un sorriso e via. Cosa penso? Cerco di non pensare alla corsa in quel momento…penso a tutte quelle cose belle che ho fatto”.  

In gare dove si cerca la performance c’è poco spazio allo scherzo, si è più focalizzati in quello che si sta facendo per capire come fare per non consumare troppa energia, come integrarsi e quale può essere l’abbigliamento adatto, insomma ci sono tanti dettagli da curare per cercare di percorrere più chilometri possibile nell’arco delle 48 ore che è la gara scelta da Francesco per imprimere il suo record nazionale.  

Cosa hai temuto? “Quando fai una gara lunga c’è sempre un momento di crisi o un infortunio, questo ogni ultra lo tiene in conto e mentalmente durante gli allenamenti pensa a come gestire la mente in quei casi, durante la gara abbiamo avuto tanto freddo, acqua e vento ma fortunatamente sono riuscito a non mollare…il sogno era grande”.  

Cosa è stato determinante? “Il clima non è stato clemente con noi atleti. Acqua, freddo e tanto vento non mi hanno aiutato nella mia gara, sono andato avanti perché credo che quando vuoi realizzare un sogno…quest’ultimo è più forte di molte cose avverse come quelle che si sono verificate in quest’ultima gara”.  

In gare considerate estreme della durata di 2 giorni possono essere tanti i sabotatori ambientali o mentali, qualcosa ci può suggerire di fermarci, dolori immaginari, o e percepiti insopportabili, fatica accumulata nel corso delle ore perché la mente non riesce a far pulizia di pensieri negativi e tante altre avversità che si possono incontrare, ma se il sogno è grande e l’impegno c’è stato in modo adeguato allora non si molla, o quanto meno si fa attenzione ai messaggi che si ascoltano e uno per uno si risponde a dovere avanzando sempre, prima vado a vanti e poi penso a come fare per gestire il fastidio, intanto avanzo poi forse c’è qualche problema che va via da solo.  

Cosa c’è dietro questo podio? “Dietro questo podio ci sono tanti km di allenamenti…tanto tempo tolto alla famiglia e una forte motivazione”.  

Dietro ogni successo ci sono sempre sacrifici, fatiche, rinunce ma l’importante è che ci sia un’alternanza tra dolore e gioia, assenza e presenza, fatica e soddisfazione, sconfitta e successo.  

Come ti sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Ho un mio carissimo amico coach Enrico Vedilei, una persona preparato nel campo ultra che mi ha sempre seguito dall’inizio preparazione fino all’inizio gara, Bruno Gagliardi il mio fisioterapista che nei momenti di bisogni mi metteva in quadro e dietro di me c’era la mia compagna, lei anche Ultramaratoneta non mi ha mai fatto pesare nulla”.   

Dietro ogni prestazione eccellente c’è non solo l’atleta che l’ha compiuta ma anche la famiglia che gli permette di fare ciò, un eventuale allenatore che possa dare consigli e dritte basate sulla propria esperienza, suti, competenze e preferibilmente chi si cura del corpo che deve sostenere carichi elevati di impatto passo dopo passo a carico della colonna, articolazioni, muscolatura.  

Cosa vedi davanti a te? “Questa prestazione mi dà la motivazione di pensare a correre una gara in Grecia l’ASA Atene-Sparta-Atene, un percorso storico ambito da tanti Ultramaratoneti di tutto il mondo”.  

La mentalità di Francesco e di tanti altri ultrarunner è di alzare sempre il più possibile l’asticella, e quindi maratone, 6 ore, 100km, 200km, 300km e perché non provare a percorrere anche circa 500km, si può fare tutto testandosi e allenandosi come si deve, sempre non perdendo di vista se stessi e chi è vicino.  

Come stai gestendo periodo COVID? Purtroppo questa pandemia ha limitato molti rapporti tra persone che si confrontavano frequentandosi ora solo messaggi, telefonate e niente gare…una pandemia che prima o poi passerà e potremmo nuovamente ritornare a quel tempo felice che noi davamo per scontato”.  

Dice bene Francesco un tempo felice che davamo per scontato e ora che tutto ciò non c’è possiamo apprezzare momenti felici insieme, i contatti, le carezze, le pacche sulle spalle, le coccole, baci e abbracci, ora più che mai ci mancano, si spera che tutto ritorni come prima, dobbiamo continuare a non abbassare la guardia e allo stesso tempo a non mollare.  

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Molti mi incitano a continuare, mi chiedono tutto quello che faccio e come faccio, poi c’è una piccola parte di quelli che tu credi amici, ti fanno il sorrisetto ma dentro di loro sperano che tu fallisca……li vorrei ringraziare, loro non sanno quanta forza ti danno per non mollare…perché in quei momenti difficili di gara pensi a loro😜😜😜”.  

Di seguito Matteo racconta la sua esperienza in gara di 6 giorni.  

Grandissimo, te l’aspettavi? “Si, cioè sapevo di poter fare una gara per le primissime posizioni, stavo bene e sicuramente affrontavo la gara con più maturità”.  

Da un po’ di anni Matteo si è avvicinato al bizzarro mondo delle ultramaratone esordendo vittorioso in gare di 6 ore e poi con il tempo ha pensato di provare le gare di 6 giorni inizialmente con poca esperienza ma poi con sempre più preparazione, maturità ottenendo prestigiosi fino alla vittoria con calma, senza fretta.  

Che significato ha per te? “Un significato importante perché ho dedicato 6 mesi di preparazione fisica e mentale a questa gara così dura e oggi sì, sono contento”.  

In lunghissime gare di corsa della durata di alcuni giorni ci vuole tanta umiltà, attesa, controllo metanale, equilibrio, gestione di energia per arrivare fino alla fine integro e motivato nel continuare a praticare questo sport che potrebbe sembrare usurante ma la mente aiuta a prendersi cura prima, durante e dopo il ungo esercizio sportivo.  

A chi la dedichi? “Al mio Papà e a tutte le persone che mi hanno aiutato in questa impresa”.  

Nei pensieri di Matteo il papà è sempre stato e lo è tutt’ora al primo posto, in precedenti interviste Matteo raccontava che l’accompagnava alle gare, lo spronava, faceva il tifo per lui e ora lo guarda, lo osserva, lo sostiene dall’alto. Sempre presente nella mente di Matteo, una grande risorsa per lui, un grande ricordo.  

Cosa pensavi in gara? “Pensavo a chi in questi mesi mi ha aiutato con gli allenamenti e si è sacrificato con me per mettermi nelle migliori condizioni psicofisiche”.  

Tanti mesi di preparazione mirata a centrare questo grande obiettivo per Matteo, 6 giorni di corsa uscendone vittorioso in questa gara di ultramaratona.  

Cosa hai temuto? “Temuto? In verità nulla perché quando corro sono sereno, sto bene, poi dopo provo a fare tutto il resto”.  

Attraverso la corsa Matteo sperimenta serenità, riesce a correre per ore e ore non perdendo di vista se stesso cercando di portare a compimento suoi sogni di prestazioni eccellenti a seguito periodi di allenamento mirato.  

Cosa è stato determinante? “Domenico è stato determinante, mi ha seguito e fatto assistenza in gara poi c’è stata una sua frase che mi ha fatto accendere la scintilla vincente. Quindi si decisamente lui, è una vittoria veramente anche sua”.  

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Sono stato molto aiutato, agevolato anche nel lavoro quotidiano”.  

Dietro un atleta c’è sempre almeno un amico, un sostenitore, un aiutante, una famiglia, una squadra, tante persone che fanno il tifo e sostengono in queste tantissime ore di corsa fino al termine con la consapevolezza che tutto passa, passa la fatica, passa la gioia, resta la gioia, la soddisfazione, la pace e la serenità.  

Cosa c’è dietro questa vittoria? “Lavoro, allenamento, sacrifici e tanta passione, tanto amore per lo sport”.  

Dietro una vittoria c’è la voglia di mettersi in gioco, di osare, di faticare, una elevata passione in quello che si fa.  

Cosa vedi davanti a te? “La prossima gara perché la voglio vincere”.  

Matteo è molto competitivo, assetato di vittorie ma con il tempo riesce a gestirsi meglio, a essere più cauto e sereno, a saper aspettare e pazientare.  

Come stai gestendo il periodo COVID? “Beh il covid a creato innumerevoli problemi, e allora anche noi con lo sport possiamo contribuire con sacrificio a cambiare le cose e ritornare presto alla normalità”.  

Bisogna essere sempre in grado di riorganizzarsi, trovare stimoli nuovi e diversi, continuare a inseguire propri sogni.  

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Il mio team è veramente eccezionale. Colgo l’occasione per salutare il presidente Luigi Celiento e Pasquale Ummarino, sono stati unici come tutti i compagni di squadra. Idem ovviamente amici e famiglia”.  

La gara di 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini in 359h20’31”, precedendo il francese Jean-Louis Vidal in 370h38’09” e il finlandese Petri Mikael Perttilä in 380h05’08”.  

Di seguito Jean-Louis e Petri Mikael Perttilä,  raccontano la loro esperienza.  

Cosa ti spinge a correre 1.000 miglia?  

Jean-Louis: “Sono appassionato delle incredibili possibilità del corpo umano. Non cerco prestazioni brutali ma piuttosto la gara in equilibrio. Ho notato durante le mie gare a tappe (TranseGaule-FRA-19 giorni-1190 km, DeutschlandLauf-GER-19 giorni-1350 km, Joggle-GBR-17 giorni-1400 km e HollandUltraTour-NED-14 giorni-900 km) che il mio corpo è migliorato dalla seconda settimana. Idem per i 6 giorni (800km) dove i giorni migliori sono gli ultimi 2. Ero curioso di sapere come si sarebbe comportato il mio corpo su una corsa non-stop di più di 6 giorni”.  

Petri: “Al giorno d’oggi sono lento e inoltre non posso correre per molto tempo continuamente senza camminare di tanto in tanto. Le lunghe distanze mi attirano perché non c’è fretta, posso mangiare e dormire e poi continuare a correre”.  

Le corse di lunghe distanze è una disciplina sportiva dove non c’è fretta di arrivare al traguardo, dove bisogna starci nel percorso per ore e ore avanzando sempre ma ogni tanto fermarsi o rallentare per recuperare, cambiare abbigliamento per il clima che può variare tra il giorno alla notte o da una settimana all’altra in quanto si arriva a correre anche più di 10 giorni per percorrere 1.000 miglia.  

Jean-Louis: “Per me, a differenza delle corse brevi, che io chiamo ‘corse per esaurimento’, le corse ultra sono corse di equilibrio. Quasi sempre riesco nelle mie gare perché ho una strategia molto attenta. Ecco la mia ricetta: lascia che il corpo entri lentamente in gara per 2 giorni, non correre mai stanco ma fermati a riposare. Non guardare mai il comportamento degli altri partecipanti, rimani al tuo livello di comfort”.  

Petri: “Per me non ingredienti speciali, basta trovare una competizione interessante, registrarsi, iniziare a fare jogging e vedere cosa succederà (si spera che finisca)”. 

Questi consigli sono molto utili e interessanti soprattutto per i neofiti che a volte hanno fretta di correre e dimostrare di valere perdendo di vista se stessi, i messaggi del proprio corpo, sensazioni importanti da ascoltare in modo da gestire una gara che dura più giorni dove bisogna essere cauti e attenti.  

Cosa dicono la famiglia, i colleghi, gli amici?  

Jean-Louis: “Non dico al collega quello che faccio. Non voglio sembrare un ragazzo strano. La mia famiglia (tranne mia madre di 92 anni) non è interessata alla mia corsa. Tutto il mio addestramento è nascosto a loro”.  

Petri: Non so se qualcuno (tranne un altro ultrarunner) capisce davvero, ma la mia famiglia accetta e colleghi e amici sono abituati ai miei allenamenti e alle mie gare”.   

Lo sport di lunghe distanze è un’opportunità per mettersi in gioco, per vedere cosa si riesce a fare, si tratta di individuare una sfida, prepararsi sufficientemente e presentarsi alla partenza per portare a compimento la gara che può essere di un numero di chilometri o miglia da percorrere o quantificare i chilometri o miglia percorsi durante un certo numero di ore o giorni, come ad esempio 6 ore, 12, 24, 48 ore o anche 6 o 10 giorni. Sembra essere un mondo bizzarro ma che ci fa parte trova il suo giovamento e il suo perché.  

Pensandoci bene, questa passione che può sembrare bizzarra non può essere compresa facilmente per chi non è dell’ambiente, infatti chi ascolta potrebbe dire: ma chi te lo fa fare, ma che ci trovi di interessante e altre domande o affermazioni simili.    

Una parola o una frase che ti aiuta a non mollare?  

Jean-Louis: “Non ne ho bisogno. Divido semplicemente ogni giorno in blocchi facili di 1h30 o 2h di corsa continua”. 

Petri: Nessuna frase, ma voglio sempre finire, quindi non mollare mai”.  

L’approccio degli ultrarunner è di continuare fino alla fine della gara, non mollare riuscendo a saper gestire qualsiasi problema o criticità.   

A chi dedichi la gara di Policoro?  

Jean-Louis: “Al mio nuovo nipotino che è nato proprio quando ho superato i 1000 km”   

Petri: Ho fatto la gara solo per cercare i miei limiti”.   

Molti ultrarunner sono alla ricerca di sfide prima di tutto con se stessi, spostare un po’ più in là l’asticella per vedere cosa succede, cosa si scopre su stessi, cosa si riesce a tirare fuori da una gara, da risorse interne a volte sorprendenti e nascoste perché escono fuori solo all’occorrenza, quando c’è necessità di tirare fuori il meglio di sé.  

Cosa hai pensato in gara? Di cosa avevi paura?  

Jean-Louis: “Immagino solo un giorno alla volta. Sono anche concentrato su ogni blocco della gara per adottare la giusta velocità che non mi stancherà. Penso anche alla mia idratazione, a cosa mangerò e ai vestiti che indosserò nel blocco successivo. Forse è incoscienza, ma non ho paura. In effetti, allontano tutto ciò che è negativo”.  

Petri: “Non ho pensato molto, probabilmente solo ‘Quando finirà questa gara? Perché ci vuole così tanto tempo? Quando mangeremo?’. L’unica paura era che cosa sarebbe successo se non finissi in tempo (odio smettere)”.  

L’atleta è solo con se stesso, con la sua fatica, i dubbi, pensieri, perplessità con l’obiettivo importante di terminare, di fare ristori adeguati, di volersi bene per non soffrire tanto ma sentirsi in grado di concludere la gara prefissata.   

Cosa c’è oltre la corsa?  

Jean-Louis: “Per me, niente di mistico o religioso. Solo la sorprendente scoperta delle meravigliose possibilità del corpo umano. La sensazione di essere trasformati in una macchina. Essere sopraffatti dalle endorfine, gli ormoni della felicità. Il vero sentimento di essere vivi”.  

Petri: “Euforia, felicità, affetto”. 

Cosa può spingere le persone a fare uno sport prolungato per più giorni? La voglia di mettersi alla prova, di vedere come funziona la macchina umana se ben guidata, la voglia di sentirsi vivi in movimento e in competizione con se stessi e con gli altri.  

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e gli impegni familiari?  

Jean-Louis: “Sono molto orgoglioso della mia nuova formazione. Ho creato un modo minimalista per prepararmi a queste grandi gare di più giorni. Solo 2 settimane di preparazione, mai una corsa lunga, mai una corsa veloce. Questo allenamento, che rivelerò nel mio prossimo libro, è facile da seguire da chiunque perché non consuma molta energia o tempo”.  

Petri: “Non mi alleno per le gare, faccio solo 15-20 ore a settimana come sempre. Potrei ottenere risultati migliori se mi allenassi come un professionista, ma voglio solo portare a termine la gara nel tempo massimo, quindi non c’è bisogno di alcun allenamento speciale”.  

Per partecipare a gare di lunga distanza e portarle a termine è sufficiente un adeguato chilometraggio settimanale per abitare il fisico e la mente alla fatica, diverso è se si vuole fare una performance, ottenere una vittoria o record dove bisogna essere più scientifici nei programmi di allenamento, nell’integrazione alimentare.  

Cosa vedi davanti a te adesso? Sogni realizzati e da realizzare? 

Jean-Louis: “Ho studiato, durante la prima settimana di gara, molte combinazioni di velocità di corsa, lunghezza blocco, durata recupero interblocco, durata del sonno, durata del sonnellino pomeridiano. Penso di aver trovato uno schema ottimale e sogno di utilizzare questo risultato nei miei prossimi giorni di gara”.  

Petri: “1000 miglia non sono state così difficili come temevo (ma l’UMF era perfettamente organizzata e il tempo era adatto a me, quindi tutto ciò mi ha davvero aiutato). Probabilmente tornerò alle mie 15-20 ore settimanali e vedrò se ci saranno delle competizioni interessanti a cui partecipare. Penso non più 1000 miglia o più lunghe, ma non si sa maiUno dei miei sogni si è appena avverato quando ho terminato la gara a Policoro. Sogno di rimanere in salute e correre il più a lungo possibile”.   

In gare di percorrenza di 1.000 miglia è importante che l’organizzazione sia impeccabile, l’atleta ha bisogno di essere coccolato e sostenuto durante tanti giorni di sforzo fisico e mentale, è opportuno avere una buona location per riposarsi qualche ora, ristori adeguati, accoglienza pre-gara e post gara.  Bisogna ringraziare Pasquale Brandi e il suo staff che organizzato questo Festival Internazionale di Ultramaratona premettendo ad atleti di venire dalla Francia, Finlandia e altri paesi esteri.   

Come stai gestendo il periodo COVID?  

Jean-Louis: “Lavoro nell’IT e posso fare tutto il mio lavoro da casa. È una sorta di isolamento che non è doloroso. Dal prossimo mese sarò in pensione, una situazione molto più facile”.  

Petri: “La mia vita di tutti i giorni non è cambiata molto, ma ovviamente è un peccato che gare interessanti vengano cancellate/posticipate”.   

Qual è stato il tuo percorso nello sport?  

Jean-Louis: “Prima di tutto, non considero l’ultra running uno sport, a me sembra più un’escursione. Quando ero giovane, a scuola, ho avuto buoni risultati nella corsa, quindi ho fatto atletica leggera al college e al liceo. Poi ho incontrato i maratoneti al lavoro e ho corso queste gare dai 25 ai 39 anni. Ho corso la maratona in meno di 2 ore e 30 minuti quando avevo 30 anni, questo spiegherebbe le mie ottime prestazioni all’età di 64 anni. Ho interrotto ogni attività quando ho creato la mia società di consulenza, poi ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni e ho deciso di continuare per molti anni”.  

Petri: “Volevo smettere di fumare 31 anni fa e pensavo che correre potesse aiutare. Lo ha fatto, ora non riesco a immaginare di poter smettere di correre”.  

Nella vita ci sono età e fasi dove ci sono opportunità di fare qualcosa a cui piace e di incontrare una modalità di fare sport.  Forse è meglio avere la dipendenza della corsa piuttosto che del fumo.  

Quando ti sei sentito un campione?  

Jean-Louis: “Cerchiamo di essere chiari, non mi sento un campione. Pochissime persone corrono le ultra running. È quindi abbastanza facile essere classificati tra i migliori dieci al mondo, ma è un’illusione. In effetti, non mi considero uno sportivo. Tutto quello che faccio durante l’anno è un po’ di facile jogging da casa alla stazione ferroviaria per andare a lavorare (6,3 km) e questo è tutto per la giornata!”.   

Petri: “Sempre quando si corre oltrepassando il traguardo. È quasi impossibile descrivere la sensazione”.  

Nelle gare di ultramaratone e di endurance si sperimenta di esser campioni solo portando a termine la gara che viene considerata estrema e a volte impossibile.   

Lo psicologo può esserti utile nel tuo sport?  

Jean-Louis: “Sono sollecitato da una serie di allenatori che promettono di migliorare le mie capacità mentali, o il mio allenamento, o la mia forza fisica. Penso che questi potrebbero essere importanti per alcuni corridori, ma preferisco sentire io stesso il mio equilibrio interiore e ritengo che qualsiasi aiuto esterno interromperebbe questo equilibrio, il che è una cosa negativa a lungo termine”.  

Petri: “Se fossi un vero atleta, allora sì, ma poiché il mio obiettivo è solo finire in tempo, non la penso così. Se intendi generalmente nell’ultrarunning la risposta è ‘perché no?’”.  

Si pensa che gli ultramaratoneti siano persone che vogliono farsi del male, che non rispettano il proprio corpo ma gli atleti raccontano delle loro gare di ultrarunning della durata di diverse ore e giorni come una scoperta del proprio corpo, proprie capacità, di un equilibrio nel perdurare della fatica, tutto ciò sembra molto interessante.  

Sono tanti gli ingredienti del successo in gare di corsa di più giorni, soprattutto una buona preparazione fisica e mentale, un approccio positivo in quello che si sta facendo e un’accurata attenzione alla vestizione e alimentazione.  

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Delia Costantini: Ho realizzato il sogno più grande terminando la nove colli running

Portare a termine una gara come la nove colli running ti dà più sicurezza 

Matteo SIMONE 

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Delia Costantini dell’ASD Atl. Cesenatico ha portato a compimento la grande impresa dell’ultramaratona Spartathlon (GRE) 246km che ha avuto luogo nei due giorni 27-28.09.201, impiegando 34h57’28” conquistando il terzo posto della categoria WF35. Di seguito approfondiamo la conoscenza di Delia attraverso risposte ad alcune mie domande di un paio di anni fa. 

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Ogni giorno da quando ho cominciato a correre mi sono sentita una po’ campionessa.”  

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva? “Nessun tipo di percorso in particolare, ho messo le scarpe da corsa e ho cominciato.” 

Interessante testimonianza che dimostra che per fare sport non ci vuole arte o un talento particolare, basta indossare un abbigliamento sportivo e uscire di casa e poi il resto viene da solo incontrando amici, faticando, sudando, mettendosi in gioco, pretendendo da se stessi, sperimentando benessere, diventando dipendenti dallo sport, e poi cercando di arrivare sempre prima, cercando di battere sempre più persone, cercando di partecipare a gare sempre più difficili e sfidanti, e apprendendo dall’esperienza sportiva che dà ricchi frutti in termini di conoscenza personale, degli altri, di luoghi e portando a casa sempre frutti preziosi e prelibati in termini soprattutto di sensazioni ed emozioni intense. 

Quali fattori contribuiscono nello sport al tuo benessere e/o performance? “Dal mio punto di vista è divertirsi nel fare ciò che si fa.”  

C’è qualcuno che contribuisce al tuo benessere e performance nello sport? “Si, mi sono fatta dare qualche consiglio soprattutto nella preparazione di gare più lunghe.” 

Inizialmente tutto è facile, tutto fila liscio, si migliora e si progredisce impegnandosi giorno dopo giorno poi si arriva a un punto dove ci vuole qualcosa in più, una tecnica particolare di allenamento, un alimento più indicato, una preparazione mentale e tanto altro e allora è bene farsi aiutare, chiedere, capire come si può far meglio. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Che sono malata ma mi sostengono molto.”  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Di momenti divertenti ne ho trascorsi tanti, i più belli sono quelli che passo quando alle gare spingo la carrozzella di Giada.” 

Lo sport non è solo performance ma anche amicizia, solidarietà, aggregazione ed è bello faticare insieme, riuscire insieme, spingere altri a fare sport soprattutto quelli che da soli non riescono o hanno più difficoltà. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Che sono più tosta di quel che credevo.” 

Quali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nel praticare il tuo sport? “Nelle distanze lunghe che adoro, la mia miglior caratteristica è sicuramente la testa e la determinazione.” 

Più è difficile l a gara, più è lunga, più è il tempo che bisogna stare sulle gambe e più ci vuole una testa che sappia decidere, spingere il corpo, valutare, risolvere, insistere. 

Che significato ha per te praticare il tuo sport? “Significa davvero tanto, perché correre mi rende felice.”  

Quali sensazioni sperimenti nello sport? “Quali sensazioni? Fatica, benessere, liberazione, spensieratezza.” 

L’esperienza di tanti atleti, soprattutto ultrarunner e anche la mia esperienza è che lo sport davvero rende felici e permette di svagarsi, sentirsi liberi, allenandosi e gareggiando per portare a termine mete e obiettivi sfidanti, difficili ma non impossibili, e se una volta non riesci si riprova la volta successiva in modo diverso e con il sorriso.       . 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Direi che nella corsa su strada di rischi non ne ho mai riscontrati molto, in montagna invece odio le altezze e i crinali scoperti, li basta stare attenti a dove si mettono i piedi.” 

In montagna non si scherza bisogna essere molto osservatori dentro se stessi scrutando le sensazioni che si percepiscono anche quelle di fame, freddo, stanchezza e bisogna anche essere osservatori del territorio per prevenire eventuali insidie lungo il percorso. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica del tuo sport? “Onestamente mi piace correre in qualsiasi condizione, basta divertirsi.”  

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare di fare sport? “Ho dovuto mollare un po’ a causa del lavoro, che spero di cambiare al più presto perché correre mi rende davvero un’altra persona e non posso rinunciarci.” 

Lo sport può diventare una passione forte e importante, una grande fetta della vita di una persona ma bisogna considerare anche altri orti da coltivare come ad esempio il lavoro. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli al tuo sport? “A chi si avvicina al mondo del podismo dico di divertirsi, di cogliere il meglio di questo mondo, perché s’incontra ogni tipo di persona e da ognuna di loro acquisirne il buono.”   

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “Ho iniziato a realizzare i miei sogni portando a termine la mia prima 9 colli a maggio 2017, ma nel 2019 finire Spartathlon è stata la realizzazione di un grande sogno, forse uno dei più importanti per un ultramaratoneta. Il prossimo obbiettivo sarà l’ASA (Atene, Sparta, Atene).” 

Delia ha fatto tantissima di strada e di chilometri a piedi dopo questa intervista partecipando alle gare di ultrarunning più dure d’Italia e del mondo, avendo portato a termine, in Italia la gara più estreme sul nostro territorio nazionale e precisamente la UltraMilano-Sanremo 285 km nei giorni 27-29.04.2019 impiegando 47h39’00” e classificandosi prima donna della sua categoria WF35. E’ possibile trovare i suoi risultati al seguente link: 

https://statistik.d-u-v.org/getresultperson.php?runner=771304

Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti? “Assolutamente sì!! Ho imparato molto di me correndo.”  

Quanto ti senti sicura, quanto credi in te stessa? “Nel mondo della corsa moltissimo, per il resto lasciamo stare.” 

Stando tanti chilometri soprattutto da soli in strada e faticando con pensieri che possono essere positivi o negativi, propositivi o catastrofici si va incontro a crisi e difficoltà che permettono all’atleta di uscirne più rafforzato, consapevole approfondendo la sua conoscenza, le sue capacità e possibilità. 

Una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Portare a termine una gara come la nove colli running ti dà più sicurezza. Ma ogni giorno, ogni gara è a se quindi non bisogna mai essere troppo convinti.” 

Grande progressione ha fatto Delia nel suo percorso sportivo podistico acquisendo sempre più competenze e sicurezza in quello che fa con tanta consapevolezza che non bisogna mai dare niente per scontato ma che allo stesso tempo comunque si può fare tutto con accortezza, organizzazione, pianificazione, passione e impegno. 

Quali sono le sensazioni relative a precedenti esperienze di successo? “Io vivo ogni esperienza con l’obbiettivo di divertirmi e di vivere un esperienza unica. Ogni partenza, ogni viaggio e ogni traguardo è un mix immenso di emozioni.” 

La vita è bella se si riesce a fare quello che si desidera considerando che ogni momento è buono per prendersi i propri momenti felici e di gloria e che tutto passa e cambia e quindi essere sempre pronti a rimodulare piani e programmi. 

Hai un modello di riferimento? Ti ispiri a qualcuno? “Sono innamorata di ogni ultra Runner e non, perché ognuno ha una storia alle spalle ed è quello che conta.”  

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “Certo me la sono anche tatuata! ‘Non importa essere giunti al traguardo ma avere avuto il coraggio di partire’. “ 

Interessanti le storie e gli aneddoti degli ultrarunner, sentono di appartenere a una categoria privilegiata sperimentando situazioni difficili a volte considerate estreme e surreali portando a casa ricche e intense emozioni e sensazioni. 

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà? “Credo che ci siano sconfitte peggiori nella vita. Una corsa andata male, un ritiro o altro possono essere solo un modo in più per imparare a conoscersi e ad ascoltare il nostro corpo.” 

La vita offre tante opportunità anche quando si sbaglia o ci sono problemi e difficoltà che sembrano insormontabili ma poi ci si rende conto che tutto insegna e rafforza se si è resilienti e pazienti. 

Ringrazio il celebre e noto fotografo marchigiano Sandro Marconi “Scrotofoto”.  

Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: Da 10 a 100. Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?controller=search&orderby=position&orderway=desc&search_query=simone+matteo 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Presentazione libro “Triathlon e Ironman”: Sperimentare benessere nello sport

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Per approfondire il mondo degli atleti di triathlon ironman, ho costruito un questionario e ho raccolto alcune risposte. Questo ci permette di conoscere più da vicino le motivazioni che affascinano le persone ad avvicinarsi a questo tipo di disciplina considerata estrema. L’ironman prevede 3,8 km di nuoto, 180 km di bicicletta e la maratona di corsa a piedi (42,195 km). 

Gli atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere, e alla ricerca della sfida per verificare quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo. 

Il Capitolo 1 ha il seguente titolo “Sperimentare benessere nello sport” e di seguito riporto alcune testimonianze. 

Cezar Nasuescu. Quali capacità, caratteristiche, qualità hai dimostrato di possedere? “Stabilire traguardi ogni volta e provare a raggiungerli: in poche parole, combattere con me stesso.” 

Diventa una sfida continua con te stesso, l’essenza della vita, definire quello che si vuole e provare a raggiungerlo, sentire di cosa si ha bisogno, e mobilitare le energie e le capacità per soddisfare i propri bisogni, le proprie aspettative, le proprie esigenze. 

Che significa per te partecipare a una gara? “Concretizzare i tuoi allenamenti.” 

La gara diventa il momento della verità, la verifica finale. Quali sensazioni sperimenti praticando sport? “Carica positiva, stare bene con te e con gli altri.” 

Se non stiamo bene con noi stessi non stiamo bene nemmeno con gli altri, e ciò accade in ambito sportivo come anche in ogni altro campo della nostra vita. 

Andrea Pisanu. Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a praticare sport? “Finché sarò in salute continuerò a fare sport, mi fa sentire vivo, amo la competizione, e poi è la mia rivincita, ho passato parte della mia vita all’interno degli ospedali, ho avuto un brutto incidente da bambino, e ho subito 33 interventi di chirurgia, affrontando pure un coma. Mi ripeto, ma lo sport mi fa sentire vivo, mi fa sentire forte.” 

Qual è stata la gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ironman 70.3 Barcellona mese di maggio anno 2015. A inizio febbraio mi son fratturato un piede, mi son fatto in quattro per riuscire a partecipare a questa gara. Era la gara della mia vita, la gara che ho sognato, desiderato, e che vivevo ancor prima di parteciparvi. Ho pianto, ho vomitato, son crollato e mi son rialzato mille volte. Alla fine ero lì. Il 17 maggio ero lì. Prima dello start ho iniziato a piangere come un bambino, non ci credevo ancora, ero lì, il mio sogno si stava per realizzare. Ho iniziato a fare un buon riscaldamento in acqua, le sensazioni erano buone. Ero concentrato, mi sentivo forte, ero pronto. Affronto la prima frazione con una grande progressione, (sono un buon nuotatore) inizio a staccare tutti gli Age Group, riprendo le donne Pro, poi inizio a riprendere gli uomini Pro, esco dall’acqua con i professionisti, primo degli Age group, il pubblico fa il tifo per me, io magro come un chiodo, menomato alla mano destra, con un braccio più corto dell’altro di 8 cm. Io ero primo degli Age Group. Ero in estasi. Entro in zona cambio come una furia, felice e entusiasta parto in bici, iniziano le prime salite e cerco di restare concentrato, abbasso il ritmo, e in tanti mi sorpassano. Penso che la gara è ancora lunga, devo tenere duro, anche perché poi dovevo gestire una mezza maratona con un piede non in ottime condizioni. Arrivo in zona cambio ancora abbastanza fresco, inizio a correre, i primi chilometri li ho fatti a 3’50” al km, poi il fegato è saltato in aria, ho rallentato per poter respirare meglio, sono andato avanti per tutta la gara a 4.30’ al km. Ma al 18° mi salta un’unghia del piede, tengo duro, sto male ho nausea, perdo tanto sangue, ma ormai era fatta arrivo al 20° e inizio a piangere nuovamente. Ero arrivato, il tunnel all’arrivo era lì, lo speaker m’incitava, inizio a camminare e taglio il traguardo. Ecco, questa è la gara della mia vita, (piccolo rammarico, ho perso la slot per i Mondiali per 3 miseri minuti) ma va bene lo stesso, ero felice, e questo mi bastava.” 

Va bene lo stesso dice Andrea perché sa che il meglio deve ancora venire, questa è la storia di un atleta resiliente, si rialza sempre e va avanti come un treno, più dura è la lotta e più glorioso sarà il trionfo. 

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Sicuramente sì. Ti aiuta a conoscere meglio te stesso, ti aiuta ad esorcizzare i tuoi demoni, ti rende consapevole del tuo reale potenziale.” 

Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, tecnici, dirigenti. Lo sport non è tutto rose e fiori, si fatica tanto, possono capitare infortuni, sconfitte, risultati che non vengono, incomprensioni con altri atleti della stessa squadra, con l’allenatore, con i dirigenti. Lo psicologo dello sport può lavorare non solo sulle criticità ma anche sulle risorse, sull’autoefficacia, sulla resilienza. 

Fabio Fioravanti: Alla soglia dei 49 anni ho scoperto il triathlon. Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Dall’esperienza personale, gli obiettivi agonistici si raggiungono solo attraverso enormi sacrifici in tempo impiegato, fatica, solitudine e sofferenze in generale, e anche quando gli obiettivi sono molto lontani, la perseveranza e la costanza accorciano i tempi. Anche se il risultato non viene raggiunto, comunque il tentativo rafforza il carattere e la volontà verso un nuovo obiettivo. Tale comportamento inevitabilmente o meglio conseguentemente viene applicato anche nella vita quotidiana.” 

In pratica lo sport insegna a non mollare: punta al tuo obiettivo, ma se non riesci, non demordere. 

Yi-ol Cort: Sono entrata nel mondo del triathlon e me ne sono innamorata. Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a uno sport? “La mia passione sono i bambini! Sono psicopedagoga e sono immersa nello sport dal punto di vista lavorativo, questo diventa mia routine quotidiana, vivo insegnando i bambini a nuotare. Il mio messaggio per farli appassionare a uno sport è che lo sport migliora la forma fisica; apporta un cambiamento totale di abitudini, disciplina, obiettivi che li rendono migliori acquisendo competenze, trovando amici, facendo incontri, ecc.” 

Lo sport dà tanto: forma il fisico, dà competenze e amicizie, cambia le persone, educa a stili di vita sani. 

Loris Cappanna: Duathlon a Cagli (PU), quale occasione migliore per iniziare. Le sensazioni e le emozioni che più ti restano addosso? “Quando ho tagliato il traguardo ho pianto come un bambino e abbracciato forte Stefano. Due momenti che dicono tutto.” 

Due momenti forti, intensi, densi, liberatori, che fanno sentire sensazioni e emozioni, fanno scorrere liquidi, fanno sentire umidità, calore fraterno. 

Cosa hai respirato? Sentito? Percepito? “Ho respirato l’aria della vita, sentito che sono vivo e percepito che la felicità è attorno a noi. In conclusione vorrei ringraziare tutti coloro che mi sostengono, salutano e incitano. Vorrei ringraziare tutte le mie guide e i loro occhi, per donarmi luce dove luce non c’è. Grazie.” 

E tutti noi non possiamo che ringraziare Loris per il suo coraggio, per la sua vitalità, per quello che trasmette. La felicità dipende da noi stessi, da chi ci circonda, ci vuole forza, energia ed entusiasmo per rendersi felici e per rendere felici gli altri. 

Ringrazio la casa editrice “Prospettiva editrice & c. Sas di Patti Francesca” per la fiducia e per il grande lavoro che richiede la pubblicazione e la distribuzione del libro. 

Ringrazio tutti gli atleti che hanno avuto la cortesia, la gentilezza e la disponibilità a raccontare le loro esperienze legate allo sport. 

Ringrazio Flavia Salomone per sua gradita Prefazione e soprattutto le sue parole di conclusione: “Un libro positivo, un inno alla vita, un invito a non arrendersi questa ultima fatica di Matteo Simone. Un travolgente abbraccio fatto d’amore per la persona, per la sua meravigliosa unicità, un prendersi per mano e andare, correre là oltre il confine alla scoperta della meraviglia del vivere.” 

Ringrazio l’amica collega Rita Tancredi per la sua cortesia, generosità, gentilezza, disponibilità nel contribuire alle correzioni della bozza. 

Il libro “Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta​”, edito da Prospettiva editrice, è stato presentato a Roma, venerdì 29 novembre presso il Bar Caffetteria via Olevano Romano 37. 

Moderatore: Stefano Spina (runner e triatleta). Relatori, oltre all’autore: Alessandra Lippa (triatleta e presidente dell’Associazione Woman EXPERIENCE), Fabrizio Terrinoni (triatleta Ironman). 

Ospite d’eccezione Beatrice Mallozzi, campionessa mondiale triathlon juniores. 

Servizio fotografico a cura di Aldo Zaino, runner classe ’35. Servizio video a cura di Flavio Gioia. 

https://www.ibs.it/triathlon-ironman-psicologia-del-triatleta-libro-matteo-simone/e/9788894995299

Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: Da 10 a 100 Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?controller=search&orderby=position&orderway=desc&search_query=simone+matteo 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Nunzia Patruno: L’esperienza più bella è stata la convocazione in Nazionale

Grazie all’ ultramaratona ho scoperto di avere un carattere forte  

Matteo SIMONE 

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Quello che sperimentano tanti atleti e soprattutto tanti corridori di lunga distanza è che la corsa è terapeutica, è salutare, fa bene al fisico e alla mente, per tale motivo non si vuole smettere di fare sport, si cercano allenamenti e gare sempre più lunghe e difficili, per sperimentarsi, mettersi in gioco e star bene. 

Di seguito Nunzia racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Un’esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “L’esperienza che mi da la convinzione di farcela è la mia vita stessa, perché c’è l’ ho sempre fatta! E questo mi dà coraggio ad andare ancora avanti”. 

L’esperienza di vita aiuta ad accettare, affrontare, gestire e superare le situazioni più difficili da soli o in compagnia, sia nello sport che nella vita. Esperienze di riuscita e di superamento difficoltà, crisi e avversità incrementano l’autoconsapevolezza, la fiducia in sé e soprattutto la resilienza, sapendo pazientare e rimodulare obiettivi, piani e programmi. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “La mia famiglia è orgogliosa di ciò che faccio ed ho fatto. Certo, i miei figli si preoccupano un po’ ma gli amici, quelli veri, mi ammirano molto”. 

Nunzia non è da sola nella pratica dell’ultramaratona avendo al suo fianco un marito con la sua stessa passione ed è conosciutissima soprattutto in Puglia dove risiede per il suo trascorso di atleta della Nazionale di ultramaratona e per essere ancora in campo in gare cercando quando si può di andare a podio. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “L’episodio divertente è quando alle gare partecipano persone travestite, questo avviene spesso, per portare allegria durante le gare; un altro episodio è vedere atleti gareggiare con il proprio amico a 4 zampe”. 

Se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori in gare di corsa, maratona e ultramaratone, questo è il divertente, curioso e bizzarro mondo dello sport. 

A cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Nella pratica dello sport ora devo stare attenta a non esagerare. Infatti penso a divertirmi e a finire bene le gare e magari salire anche sul podio che fa sempre piacere”. 

Come ti vedi a 70 anni? “A 70 anni spero di vedermi ancora in salute e se Dio vuole correrò ancora per divertirmi, magari con un genuino agonismo”. 

Prossimi obiettivi? “In futuro spero di poter svolgere il mio hobby per più tempo possibile”. 

Lo sport come dà così toglie, bisogna essere consapevoli delle proprie risorse, capacità limiti e fare del proprio meglio per divertirsi e per eccellere ma senza troppe pretese, osando ma senza strafare per continuare a essere in campo anche avanti con gli anni. 

Hai rischiato di mollare? “A volte capita fi dover abbandonare una gara o per problemi fisici o per una questione psicologica”. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? “Per quanto mi riguarda lo psicologo non serve perché la corsa in se per se e già terapeutica a livello psicologico. Correre  fa stare molto bene”. 

Le gare di ultramaratona sono molto difficili e sfidanti si tratta di percorrere tanti chilometri e a volte le condizioni fisiche, mentali, atmosferiche non sono al 100% e c’è il rischio di mollare o di non mollare nonostante dolori e problemi fisici. Bisogna conoscersi bene, capire quanto si può osare e quando è bene fermarsi. La corsa è terapeutica ma bisogna sapersi somministrare le giuste dosi e nei tempi giusti. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “L’esperienza più bella, indubbiamente, è stata la convocazione in Nazionale”. 

Indossare  la maglia azzurra è il sogno di tanti, e quando il sogno diventa realtà le emozioni e le sensazioni sono uniche e intense da non dimenticarle mai. 

La tua situazione sportiva più difficile? “Una delle difficoltà maggiore a cui sono andata incontro è nelle gare in notturna dove il rischio di incorrere in ostacoli non visibili e quello di trovare animali è alto”. 

Le gare di ultramaratona permettono di fare esperienze intense attraversando luoghi in diversi momenti del giorno per la lunghezza della gara, capita di dover incontrare oggetti o essere viventi particolare ma è anche possibile avere deliri uditivi e visivi. 

Come hai superato  crisi, sconfitte, infortuni? “Le crisi le ho superate facendo esperienza sul campo, ricordando dove ho sbagliato. Cosi ho cercato di mettere tenacia nelle gare successive. Per quanto mi riguardo penso che le crisi arrivino e si superino con coraggio”. 

Lo sport mette a dura prova gli atleti, soprattutto nella corsa di lunga distanza dove è più probabile incontrare crisi e  a volte infortuni, l’esperienza sul campo aiuta a conoscersi meglio e a essere più sicuri e fiduciosi nel riuscire ad andare avanti o a risolvere qualsiasi situazione da soli o in compagnia. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Ai giovani voglio dire che qualunque sport vogliano intraprendere, quella è la strada giusta per tenersi in forma. Non arrendersi perché i risultati arrivano sempre”. 

E’ difficile da ragazzi individuare uno sport che fa per se stessi ma bisogna provare e riprovare e all’inizio può essere duro, noioso, pesante, ma bisogna avere fiducia e insistere per ottenere risultati nel tempo senza fretta. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport? “Grazie all’ ultramaratona ho scoperto di avere un carattere forte che senza dubbio mi ha aiutato molto anche nella vita. Mi ha dato il coraggio di andare avanti in ogni situazione proprio come in gara”. 

Ti ispiri a qualcuno? “Non mi ispiro a nessuno e la mia forza è quella di credere in me stessa”. 

Lo sport è una palestra di vita, l’ultramaratona è una palestra per sviluppare resilienza, ti mette di fronte a gare che sembrano impossibili ma si riesce a gestire tutto con fiducia e con tanta esperienza, ogni gara insegna qualcosa che poi serve nella quotidianità.  

Come hai scelto la tua squadra? “Per l’ idea proposta, creare una società nata da zero e creata da Enzo Cascella”. 

Grazie a tante persone come Nunzia, Enzo Cascella è riuscito a metter su uno squadrone di ultramaratoneti che hanno dato filo da torcere a tante altre squadre ottenendo risultati prestigiosi sia individualmente che di squadra. 

Nel mio primo libro “Psicologia dello sport e non solo”, edito da Aracne Editrice, riporto le risposte tratte da alcune videointerviste nel 2008 alla “100 km degli Etruschi” valida sia come campionato mondiale ed europeo sulla distanza di 100 km, sia come gara aperta ad atleti amatori e tra i partecipanti c’era anche Nunzia Patruno. 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854838833 

Capitolo 3 Paragrafo 4 Ultramaratoneti video intervistati dallo psicologo. 

Dalle risposte emerge che il correre per tanto tempo è un momento di libertà, è liberatorio rispetto ai problemi che lasciano a casa, è gratificante. 

Che significa per lei correre per 100 km? “Per le 24 ore che faccio è metà percorso, una passeggiata“. 

Cosa le permette la corsa? “Stare bene, avere soddisfazioni, mi ha gratificata molto perché ho avuto diverse presenze in Nazionale sia nella 100 km che nella 24 ore, mi gratifica tantissimo“. 

I filmati sono visibili su PSIC TV www.psic.tv la Web TV per la Psicologia e la Psicoterapia. Il video dura 17 minuti e 36 secondi, per caricarsi richiede circa una decina di minuti. 

Le video interviste sono riportate anche nel libro “Ultramaratoneti e gare estreme”, edito da Prospettiva Editrice. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html 

Francesco Cannito vince la 48h di corsa 305km, miglior prestazione italiana M60

Sono riuscito a non mollare…il sogno era grande 

Matteo SIMONE 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km. Le gare si svolgono su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. 

Di seguito Francesco racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Grandissimo, te l’aspettavi? “Buongiorno Matteo. Ero convinto di fare una buona gara, avevo fatto allenamenti durissimi Mi allenavo da solo attorno un anello di 1450 metri, circuito ideale per simulare la gara. Nelle gare lunghe c’è sempre la sorpresa … qualche volta non sempre la salute ti aiuta in quei giorni. Quando feci l’ultramaratona Milano-Sanremo oppure la Race Across Apulia alcuni giorni prima ebbi dei problemi fisici non collegabili con la corsa…le portai a termine ma in pessime condizioni”. 

Importanti e utili le parole di Francesco, se vuoi ottenere ottimi risultati in gara, bisogna simulare la gara, il più possibile, orari, fatica, percorso, il fisico e la mente si adattano alle circostanze di gara e così risulta essere più familiare e addomesticabile la fatica in gara. 

È importante anche tenere a mente non solo le gare dove si è riusciti, si è sperimentato successo, sono andate benissimo ma anche quelle dove si è avuto problemi, difficoltà, criticità ma si sono superate e quindi la fiducia in sé aumenta nel riuscire a fare bene e meglio nonostante qualsiasi avversità o criticità che si può sempre gestire e superare con la tanta esperienza in gare di ultramaratone. 

Che significato ha per te? “Quando raccogli i frutti dopo tanti sacrifici sei felice, sposti un’altra asticella e credi sempre di più in te stesso”. 

Dopo il temporale, la tempesta, la fatica si esce illesi si sperimenta sempre la pace dei sensi, una grande soddisfazione, un rilassamento meritato, una gioia immensa, un’incredulità in quello che si è riusciti a fare con tanto impegno e determinazione. 

A chi la dedichi? “Dedico questa prestazione innanzitutto ai miei genitori per avermi insegnato che nella vita se credi veramente a qualcosa devi dare tutto te stesso per arrivarci, non è come percorrere un’autostrada ma stradine strette curvose e tanti saliscendi. Poi dedico questo risultato a mia moglie che mi assiste sempre in queste gare e avere una compagna che sa cosa fare in tutti i momenti di gara è tantissimo”. 

Dietro ogni persona c’è sempre una famiglia composta da genitori che si sono sempre occupati e preoccupati per i loro figli alla ricerca del meglio per loro, studio, lavoro, sistemazione ed eventuali moglie e figli che supportano e a volte incitano come la moglie di Francesco che è anche lei un’agguerrita ultramaratoneta. 

Cosa pensavi in gara? “In gare come quelle sei da solo, non puoi distrarti devi essere concentrato e mai sprecare energie inutilmente, ogni tanto quando ti incroci con altri atleti un sorriso e via. Cosa penso? Cerco di non pensare alla corsa in quel momento…penso a tutte quelle cose belle che ho fatto”. 

In gare dove si cerca la performance c’è poco spazio allo scherzo, si è più focalizzati in quello che si sta facendo per capire come fare per non consumare troppa energia, come integrarsi e quale può essere l’abbigliamento adatto, insomma ci sono tanti dettagli da curare per cercare di percorrere più chilometri possibile nell’arco delle 48 ore che è la gara scelta da Francesco per imprimere il suo record nazionale. 

Cosa hai temuto? “Quando fai una gara lunga c’è sempre un momento di crisi o un infortunio, questo ogni ultra lo tiene in conto e mentalmente durante gli allenamenti pensa a come gestire la mente in quei casi, durante la gara abbiamo avuto tanto freddo, acqua e vento ma fortunatamente sono riuscito a non mollare…il sogno era grande”. 

Cosa è stato determinante? “Il clima non è stato clemente con noi atleti. Acqua, freddo e tanto vento non mi hanno aiutato nella mia gara, sono andato avanti perché credo che quando vuoi realizzare un sogno…quest’ultimo è più forte di molte cose avverse come quelle che si sono verificate in quest’ultima gara”. 

In gare considerate estreme della durata di 2 giorni possono essere tanti i sabotatori ambientali o mentali, qualcosa ci può suggerire di fermarci, dolori immaginari, o e percepiti insopportabili, fatica accumulata nel corso delle ore perché la mente non riesce a far pulizia di pensieri negativi e tante altre avversità che si possono incontrare, ma se il sogno è grande e l’impegno c’è stato in modo adeguato allora non si molla, o quanto meno si fa attenzione ai messaggi che si ascoltano e uno per uno si risponde a dovere avanzando sempre, prima vado a vanti e poi penso a come fare per gestire il fastidio, intanto avanzo poi forse c’è qualche problema che va via da solo. 

Cosa c’è dietro questo podio? “Dietro questo podio ci sono tanti km di allenamenti…tanto tempo tolto alla famiglia e una forte motivazione”. 

Dietro ogni successo ci sono sempre sacrifici, fatiche, rinunce ma l’importante è che ci sia un’alternanza tra dolore e gioia, assenza e presenza, fatica e soddisfazione, sconfitta e successo. 

Come ti sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Ho un mio carissimo amico coach Enrico Vedilei, una persona preparato nel campo ultra che mi ha sempre seguito dall’inizio preparazione fino all’inizio gara, Bruno Gagliardi il mio fisioterapista che nei momenti di bisogni mi metteva in quadro e dietro di me c’era la mia compagna, lei anche Ultramaratoneta non mi ha mai fatto pesare nulla”. 

Dietro ogni prestazione eccellente c’è non solo l’atleta che l’ha compiuta ma anche la famiglia che gli permette di fare ciò, un eventuale allenatore che possa dare consigli e dritte basate sulla propria esperienza, suti, competenze e preferibilmente chi si cura del corpo che deve sostenere carichi elevati di impatto passo dopo passo a carico della colonna, articolazioni, muscolatura. 

Cosa vedi davanti a te? “Questa prestazione mi dà la motivazione di pensare a correre una gara in Grecia l’ASA Atene-Sparta-Atene, un percorso storico ambito da tanti Ultramaratoneti di tutto il mondo”. 

La mentalità di Francesco e di tanti altri ultrarunner è di alzare sempre il più possibile l’asticella, e quindi maratone, 6 ore, 100km, 200km, 300km e perché non provare a percorrere anche circa 500km, si può fare tutto testandosi e allenandosi come si deve, sempre non perdendo di vista se stessi e chi è vicino. 

Come stai gestendo periodo COVID? “Purtroppo questa pandemia ha limitato molti rapporti tra persone che si confrontavano frequentandosi ora solo messaggi, telefonate e niente gare…una pandemia che prima o poi passerà e potremmo nuovamente ritornare a quel tempo felice che noi davamo per scontato”. 

Dice bene Francesco un tempo felice che davamo per scontato e ora che tutto ciò non c’è possiamo apprezzare momenti felici insieme, i contatti, le carezze, le pacche sulle spalle, le coccole, baci e abbracci, ora più che mai ci mancano, si spera che tutto ritorni come prima, dobbiamo continuare a non abbassare la guardia e allo stesso tempo a non mollare. 

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Molti mi incitano a continuare, mi chiedono tutto quello che faccio e come faccio, poi c’è una piccola parte di quelli che tu credi amici, ti fanno il sorrisetto ma dentro di loro sperano che tu fallisca……li vorrei ringraziare, loro non sanno quanta forza ti danno per non mollare…perché in quei momenti difficili di gara pensi a loro😜😜😜”. 

Grandissima testimonianza, Francesco è un esempio per tanti, la sua forza di volontà, tenacia, determinazione, perseveranza, resilienza, gioia aiuta se st4esso, la moglie e tanti altri runner e ultrarunner a continuare a impegnarsi per raggiungere mete e obiettivi e trasformare songi in realtà nonostante questo lungo periodo di pandemia, nonostante le mete e gli obiettivi siano troppo sfidanti. 

Francesco è menzionato nei libri: 

L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanzeSimone M. – Mangione G., Arduino Sacco Editore, Roma, 2017 

https://arduinosacco-it.webnode.it/products/l-ultramaratoneta-di-corato/

L’intento di questo libro, scritto da uno psicologo e da un atleta di corsa di lunghe distanze, è di esprimere il senso dello sport, della corsa in particolare. Nel testo si parla del mondo dello sport che racchiude diversi aspetti quali il benessere psicofisico, emotivo e relazionale attraverso la partecipazione ad allenamenti e gare incontrando amici e avversari; sani stili di vita; l’aspetto mentale che ha grande importanza per il raggiungimento di obiettivi, la performance e per superare crisi e difficoltà sia nello sport che nella vita. Nel testo si parla di impressioni, sensazioni e tante emozioni; aspetti mentali quali l’autoconsapevolezza, motivazione, autoefficacia, resilienza. Giuseppe racconterà con le sue parole in corsivo le sue esperienze e le sue impressioni in gare lunghe e difficili. 

Sport, benessere e performanceAspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta. Prospettiva editrice, Civitavecchia, 2017. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=397&controller=product 

Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance. È fondamentale conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance dell’atleta e della squadra. Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, i tecnici, i dirigenti. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Petri Perttilä: Le lunghe distanze mi attirano perché non c’è fretta

Long distances attract me because there is no hurry 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. La gara di 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini in 359h20’31”, precedendo il francese Jean-Louis Vidal in 370h38’09” e il finlandese Petri Mikael Perttilä in 380h05’08”. 

Di seguito Petri Mikael Perttilä,  racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Cosa ti spinge a correre 1.000 miglia? “Al giorno d’oggi sono lento e inoltre non posso correre per molto tempo continuamente senza camminare di tanto in tanto. Le lunghe distanze mi attirano perché non c’è fretta, posso mangiare e dormire e poi continuare a correre”. 

Le corse di lunghe distanze è una disciplina sportiva dove non c’è fretta di arrivare al traguardo, dove bisogna starci nel percorso per ore e ore avanzando sempre ma ogni tanto fermarsi o rallentare per recuperare, cambiare abbigliamento per il clima che può variare tra il giorno alla notte o da una settimana all’altra in quanto si arriva a correre anche più di 10 giorni per percorrere 1.000 miglia. 

Quali sono gli ingredienti della performance? “Per me non ingredienti speciali, basta trovare una competizione interessante, registrarsi, iniziare a fare jogging e vedere cosa succederà (si spera che finisca)”. 

Cosa dicono la famiglia, i colleghi, gli amici? “Non so se qualcuno (tranne un altro ultrarunner) capisce davvero, ma la mia famiglia accetta e colleghi e amici sono abituati ai miei allenamenti e alle mie gare”. 

Lo sport di lunghe distanze è un’opportunità per mettersi in gioco, per vedere cosa si riesce a fare, si tratta di individuare una sfida, prepararsi sufficientemente e presentarsi alla partenza per portare a compimento la gara che può essere di un numero di chilometri o miglia da percorrere o quantificare i chilometri o miglia percorsi durante un certo numero di ore o giorni, come ad esempio 6 ore, 12, 24, 48 ore o anche 6 o 10 giorni. Sembra essere un mondo bizzarro ma che ci fa parte trova il suo giovamento e il suo perché. 

Una parola o una frase che ti aiuta a non mollare? “Nessuna frase, ma voglio sempre finire, quindi non mollare mai”. 

L’approccio degli ultrarunner è di continuare fino alla fine della gara, non mollare riuscendo a saper gestire qualsiasi problema o criticità.  

A chi dedichi la gara di Policoro? “Ho fatto la gara solo per cercare i miei limiti”.  

Molti ultrarunner sono alla ricerca di sfide prima di tutto con se stessi, spostare un po’ più in là l’asticella per vedere cosa succede, cosa si scopre su stessi, cosa si riesce a tirare fuori da una gara, da risorse interne a volte sorprendenti e nascoste perché escono fuori solo all’occorrenza, quando c’è necessità di tirare fuori il meglio di sé. 

Cosa hai pensato in gara? Di cosa avevi paura? Non ho pensato molto, probabilmente solo ‘Quando finirà questa gara? Perché ci vuole così tanto tempo? Quando mangeremo?’. L’unica paura era che cosa sarebbe successo se non finissi in tempo (odio smettere)”. 

L’atleta è solo con se stesso, con la sua fatica, i dubbi, pensieri, perplessità con l’obiettivo importante di terminare, di fare ristori adeguati, di volersi bene per non soffrire tanto ma sentirsi in grado di concludere la gara prefissata.  

Cosa c’è oltre la corsa? “Euforia, felicità, affetto”. 

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e gli impegni familiari? “Non mi alleno per le gare, faccio solo 15-20 ore a settimana come sempre. Potrei ottenere risultati migliori se mi allenassi come un professionista, ma voglio solo portare a termine la gara nel tempo massimo, quindi non c’è bisogno di alcun allenamento speciale”. 

Per partecipare a gare di lunga distanza e portarle a termine è sufficiente un adeguato chilometraggio settimanale per abitare il fisico e la mente alla fatica, diverso è se si vuole fare una performance, ottenere una vittoria o record dove bisogna essere più scientifici nei programmi di allenamento, nell’integrazione alimentare. 

Cosa vedi davanti a te adesso? “1000 miglia non sono state così difficili come temevo (ma l’UMF era perfettamente organizzata e il tempo era adatto a me, quindi tutto ciò mi ha davvero aiutato). Probabilmente tornerò alle mie 15-20 ore settimanali e vedrò se ci saranno delle competizioni interessanti a cui partecipare. Penso non più 1000 miglia o più lunghe, ma non si sa mai”. 

In gare di percorrenza di 1.000 miglia è importante che l’organizzazione sia impeccabile, l’atleta ha bisogno di essere coccolato e sostenuto durante tanti giorni di sforzo fisico e mentale, è opportuno avere una buona location per riposarsi qualche ora, ristori adeguati, accoglienza pre-gara e post gara.  

Sogni realizzati e da realizzare? “Uno dei miei sogni si è appena avverato quando ho terminato la gara a Policoro. Sogno di rimanere in salute e correre il più a lungo possibile”. 

Bisogna ringraziare Pasquale Brandi e il suo staff che organizzato questo Festival Internazionale di Ultramaratona premettendo ad atleti di venire dalla Francia, Finlandia e altri paesi esteri.  

Come stai gestendo il periodo COVID? “La mia vita di tutti i giorni non è cambiata molto, ma ovviamente è un peccato che gare interessanti vengano cancellate / posticipate”.  

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Volevo smettere di fumare 31 anni fa e pensavo che correre potesse aiutare. Lo ha fatto, ora non riesco a immaginare di poter smettere di correre”. 

Questo sembra essere un bel paradosso ma credo abbastanza positivo, forse è meglio avere la dipendenza della corsa piuttosto che del fumo. 

Quando ti sei sentito un campione? “Sempre quando si corre oltrepassando il traguardo. È quasi impossibile descrivere la sensazione”. 

Posso immaginare, in effetti le gare di ultramaratone e di endurance si sperimenta di esser campioni solo portando a termine la gara che viene considerata estrema e a volte impossibile.  

Lo psicologo può esserti utile nel tuo sport? “Se fossi un vero atleta, allora sì, ma poiché il mio obiettivo è solo finire in tempo, non la penso così. Se intendi generalmente nell’ultrarunning la risposta è ‘perché no?’”. 

In effetti portare a termine una gara si può con passione, volontà, coraggio, è diverso se si vuol eccellere, se entra in gioco la pressione, la tensione della gara, le aspettative, la voglia di confermarsi. Ma a volte anche nello sport amatoriale si può sentire la necessità di essere aiutati nel percorrere un piano di allenamento o una gara importante che richiede focalizzazione, attenzione, dedizione, consapevolezza, fiducia in sé, resilienza nell’affrontare difficoltà, crisi, infortuni, insuccessi. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Petri PerttiläLong distances attract me because there is no hurry 

Le lunghe distanze mi attirano perché non c’è fretta 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

What drives you to run 1,000 milesNowadays I am slow and also cannot run long time continuously without walking every now and then. Long distances attract me because there is no hurry, I can eat and sleep and then keep on running”.  

What are the ingredients of performance? “For me not any special ingredients, just find an interesting competitionregistering, start jogging and see what will happen (hopefully finishing)”.  

A word or phrase that helps you not to give up? “Not any phrasesbut I always want to finish, so never give up”.  

What do family, colleagues, friends say? “Don´t know if anyone (but another ultrarunnerreally understandsbut my family accepts and colleagues and friends are used to my training and competitions”.  

Who do you dedicate the Policoro race to? did the race only to search my limits”.  

What did you think in the race? What did you fear? Did not think muchprobably only like “When will this race end? Why is it taking so long? When will we eatOnly fear was that what if I don´t finish in time (I hate quitting)”.  

What’s beyond running? “Euphoriahappinessaffection”.  

How did you manage to prepare yourself despite your work and family commitments? “don´t train for competitions, just doing 15-20 hours a week like always. I could do better results if I trained like a professionalbut I only want to finish in time so no need for any special exercise”.  

What do you see in front of you now? “1000 miles was not as hard as I feared (but UMF was perfectly organised and weather was suitable for me so those things really helped). Probably I am getting back to my weekly 15-20 hours and see if there will be some interesting competitions to participate. I think no more 1000 miles or longerbut you never know”. 

Dreams realized and to be realized? “One of my dreams just came true when finishing in Policoro. Dreaming to stay healthy and run as old as I can”.  

How are you managing the COVID period? “My everyday life has not changed muchbut of course it is pity that interesting competitions are cancelled / transferred”.  

What was your path in sport?  “I wanted to quit smoking 31 years ago and thought that running may help. It didnow I can´t imagine I could stop running”. 

When did you feel like a champion? “Always when running over finish line. It is almost impossible to describe the feeling”.  

Can the psychologist be useful in your sport? “If I would be a real athletethen yes, but because my aim is only to finish in time I don´t think so. If you mean generally in ultrarunning the answer is ‘why not?’”. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Fare sport per sentirsi meglio e pieni di vita

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

Per tante persone, la risposta alla mia domanda: Cosa spinge le persone a fare sport, che è anche titolo di un mio libro edito da Aracne Editrice, è il senso di benessere che deriva dalla pratica dello sport da soli o in compagnia, uno “stare bene” che motiva le persone a fare sport.  

http://www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. Di seguito alcune risposte. 

Cosimo Guerra: “Fare sport per sentirsi meglio pieni di vita. Camminare o correre, l’importante è stare bene“. 

Davide Bassi: Inconsapevolmente la mia vita è cresciuta attorno allo sport, come una pianta di vite attorno al suo palo. Sinceramente oggi non mi domando perché lo faccio ma mi domando se potrei farne a meno e la risposta è sempre la stessa: no! 

Lo Cascio Dorotea: “La sensazione di benessere a 360 gradi! La magia che regalano🔝🔝🔝🔝le competizioni sane,”. 

Franco Piccioni: “Stare bene per prima cosa”. 

Margherita Fraternali: “Il benessere”. 

Patrizia Melchior: “Endorfine”. 

Matilde Staffa: “Il senso di benessere che si prova dopo aver corso per almeno un’ora e la soddisfazione dopo due ore di palestra! Lo sport cura corpo mente e spirito. È una fonte inesauribile di felicità”. 

Perché fare sport? Per sperimentarsi, per mettersi in gioco, per raccontare, incontrare, confrontarsi, per sperimentare freddo e caldo, per apprendere dalla scuola della vita; questo è lo sport che vogliamo, di tutti e per tutti, senza età e con ogni modalità. 

Una delle motivazioni che spinge le persone a fare sport è la voglia di uscire dalla zona di confort per mettersi in gioco e sviluppare resilienza cercando di allenare il corpo e la mente e migliorare il tenore di vita.  

Flavio Gioia: “Uno dei tanti motivi è la voglia di uscire dalla zona di comfort, per cercare di allenare il corpo e la mente e migliorare il tenore di vita. La costanza, la voglia di stressare il corpo per portarlo a ottenere una forma adeguata e il benessere psicofisico sono, secondo il mio modesto parere, tutte cause che invogliano a fare sport. Poi gli amici simpatici come Patrizio Di Antonio, Matteo Simone, Massimo Castellano e tanti altri sono l’altra causa che spinge i matti come noi a fare sport! Presto voglio tornare prima a camminare e poi a correre. C’ho  voja che me se porta via!”. 

Marco Soldati: “Spirito di sacrificio e alla fine tanta soddisfazione 💪”. 

Rolando Marzorati: “Fondamentalmente il passare degli anni non han mutato la mia spinta a fare sport, sono cambiati i riscontri in termine di prestazioni ma la voglia di mettermi in gioco con traguardi calibrati all’età è la stessa di quando avevo 20 anni”. 

Massimo Castellano: “Grazie al grande motivatore, triatleta e psicologo dello sport, dott. Matteo Simone che spinge a fare sport aggregando tutti noi atleti e alla lettura dei suoi libri che invogliano a praticare sport affrontando con resilienza qualsiasi fatica per arrivare al traguardo”. 

Si impara sempre dall’esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.  

Praticando sport ci si accorge di poter fare qualcosa di importante, di raggiungere mete e obiettivi sfidanti, superare crisi e difficoltà.  

Luca Parisi: “Le persone come te che danno valore alle persone che essi realizzino grandi oppure piccoli traguardi”. 

Sandro Paduano: “La cosa più bella è sudare 😅 e raggiungere la meta che da calore alla vita e possiamo parlare fino all’infinito, 💪👍amo lo sport”. 

Tra le risposte più gettonata e frequenti vi è il senso di libertà, in effetti lo sport permette di evadere dalle incombenze e preoccupazioni quotidiane, prendendosi un tempo proprio da soli o con amici per dedicarsi a sé stessi curando corpo e mente. 

Kawauchi, l’impiegato maratoneta 100 volte sotto le 2 ore e 20: ha vinto a Boston e rifiuta il professionismo (CORRIERE.IT): “…non corro per vincere premi in denaro o per trovare degli sponsor. Corro per soddisfare il mio interesse personale e per sfidare me stesso“.  

Mimma Caramia: “Il senso di benessere e appagamento. La corsa mi dà quel senso di libertà, una sensazione di benessere che rimane incollata come una seconda pelle”. 

Nunzio Improta: “Il senso di libertà”. 

Giampiera Farre Chanel: “La sensazione di libertà che si ha durante l’attività”. 

Veronica Bellenna Mattioli: “Liberare la mente stressata e ritagliare quel spazio solo per te! Ecco perché mi avventuro a correre nel bosco”. 

Natascia Panzavolta: “L’ attività sportiva nasce e si esprime come senso di libertà, io vivo così il mio sport, mi sento libera…libera di esprimere ciò che sono!”. 

Giada Paolillo: “La voglia di vivere”. 

Jana Brafči: “Libertà, la vita migliore senza i pensieri inutili e benessere assoluto durante e dopo ☺❤”. 

Chiara Lorenza Velocci: “Il senso di Libertà”. 

Per tanti attraverso lo sport si conosce gente, si fa gruppo, ci si confronta, è un’occasione per ridere, sorridere, divertirsi. 

Michele Ricucci: “Fare nuove amicizie? Una Vita meno sedentaria e poltronosa? L’azione che ci rende agili, liberi di camminare con le nostre gambe verso cose belle e costruttive?”. 

Francesco Di Pierro: “Noia, stress, crisi di mezza età, abitudine, edonismo, voglia di conosce gente. Siamo tutti diversi, non credo ci sia un motivo comune”. 

Mauro Ippoliti: “Vedere gente sorridente”. 

Marco Maria Mongiardini‎: “Mi spinge il fatto di star bene, conoscere gente speciale, migliorare il proprio stile di vita e crescere a livello mentale”. 

Per tanti lo sport diventa una medicina, una terapia naturale meglio di tanti altri farmaci a volte anche considerato meglio dello psicologo. 

Chicca Falvo: “Tengo a bada il mio diabete tipo 1 e le complicanze”. 

Michele D’Adamo: “È la medicina n.1”. 

Domenico Manzella: “Le scarpe da running costano meno dello psicologo”. 

Gianluca Achille: “La corsa è terapia (per me). Per dirla alla Ernesto Calindri: ‘contro il logorio della vita quotidiana’. 

Le motivazioni a fare sport sono le più disparate: performance, benessere, non ingrassare, dimagrire, conoscere gente, fuggire da casa e dai problemi.  

Italo Merolli: “Matteo a prescindere dalle funzioni che ha lo sport e sono tante, ciò che spinge le persone a praticarlo va sicuramente ricercato nell’aspetto motivazionale. E le motivazioni possono essere le più disparate”. 

Carlo Spairani: “Il motivo opposto a quello che spinge le persone a stare sul divano…visioni diverse della vita”. 

Lo sport aiuta a comprendere il significato dello sforzo e dell’impegno, aiuta a conoscersi sempre di più soprattutto nelle condizioni difficili dove si tratta di prendere decisioni e di andare avanti. Lo sport permette di comprendere l’unione del corpo, mente e cuore; l’importanza della passione, il credere nelle cose che si fanno, credere in se stessi.  

Pierluigi Lops: “La pazzia. Lo sport è gioco e divertimento, ogni bambino o adulto ha dentro di sé la voglia di divertirsi e giocare fino a 80 anni. Lo sport, ma soprattutto la corsa, ti permette di scoprire ogni cellula del tuo corpo. La sensazione, mentre corri, è proprio quella di analizzare le sensazioni mentali e confrontarle con il tuo corpo con ogni movimento degli arti, con ogni contrazione muscolare e con ogni respiro”. 

Bosco Giuseppe: “Ciao Matteo, non penso proprio sia la pazzia, io corro dal 1980, 40 anni di emozioni, sacrifici ma tante soddisfazioni, quando non corro mi sento uno schifo, la corse mi rigenera il corpo e la mente, mi rende di buono umore, anche se so bene che con l’età dovrò regolarmi negli allenamenti, ma finche’ avrò questa passione non mollerò, anzi non vedo l’ora che la situazione si sistema, per poter in rivedere tanti amici in gara, abbracciarli condividendo con loro quelle belle emozioni prima, durante e dopo la competizione. Auguri per il 2021 di corsa naturalmente”. 

Per tanti c’è la voglia di provvedere alla propria salute, prevenire, promuovere sani abitudini, avere un salutare stile di vita, non ingrassare, tenersi in forma. 

Criceteam: “Credo che la partenza sia un senso di inadeguatezza. Qualcosa nella nostra vita non ci piace, che sia qualche kg di troppo o altro. Poi scopri quanto è bello e non lasci più perché ti fa star bene“.  

Francesca Ruffa: “Il cibo”. 

Luciano Ciurleo: “La voglia di volersi bene, la voglia di evadere dalla propria routine”. 

Armando Quadrani: “Il rinfresco”. 

Matteo Stelluti: “La bilancia”. 

Paolo Giorgetta: “La panza …”. 

Roberto Tognalini: “Mangiare”. 

Ringrazio Massimo Castellano per la sua poesia

Grande Dott. Matteo Simone! Una poesia per le sue imprese: Forza Matteo! La tua amicizia rende gioiosa ogni volta che esci senza alcuna pigrizia, spesso con una volontà che solo chi ha resilienza vince a ogni partenza! Sei un amico di tutti e questo ci rende sempre più orgogliosi della tua bontà senza malizia, per il tuo modo di essere e vivere in piena amicizia. Donare per te un semplice sorriso è come praticare uno sport. Condividi emozioni vivendo i momenti più preziosi con tutti gli amici, alcuni campioni e altri tapascioni! La tua personalità non è fatta di apparenza, vivi per i valori, è questa la vera sostanza, il resto non ha importanza. Sei per tutti un grande esempio, come un maestro dai sempre il consiglio giusto. L’amica salita è il tuo motto, in ogni momento ci aiuti a non mollare per non piangerci addosso, sai come vincere ogni avversità con coraggio, con parole da saggio, augurandoci di arrivare vittoriosi al nostro traguardo! ”. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Coltivare la qualità del “vivere nel presente”

Matteo SIMONE 

www.psicologiadellosport.net 

È importante fare le cose ascoltandosi e osservandosi con attenzione a iniziare dal respiro, dalle sensazioni corporee, una sorta di automonitoraggio per valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio, il proprio bisogno. È un contattare le proprie sensazioni in cerca del meglio per sé e considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno. 

Kabat-Zinn nel suo testo Dovunque tu vada ci sei già. In cammino verso la consapevolezza, illustra l’importanza del non fare, di fermarsi, di sperimentare l’essere: “Un buon modo di interrompere le nostre occupazioni è passare per un momento alla ‘modalità dell’essere’. Valutate semplicemente questo momento, senza tentare affatto di cambiarlo. Cosa sta accadendo? Cosa provate? Cosa vedete? Cosa sentite? Quando ci si ferma, l’aspetto curioso è che immediatamente si diventa se stessi. Tutto appare più semplice. In un certo senso è come se foste morti e il mondo continuasse. Se moriste realmente, tutte le vostre responsabilità e obblighi svanirebbero d’incanto. 

Riservandovi alcuni attimi di ‘morte volontaria’ arginando le pressioni del tempo, finché vivete sarete liberi di ritagliarne una parte per il presente. ‘Morendo’ ora, in questo modo, in realtà divenite più vivi. Questo è il vantaggio di fermarsi. La pausa contribuisce a rendere più vivaci, ricche e articolate le azioni successive, aiuta a inquadrare nella giusta prospettiva tutte le preoccupazioni e insicurezze. Serve da guida. 

Più volte nel corso della giornata, fermatevi, sedetevi. Accettate senza riserve il presente, le vostre sensazioni. In questi momenti non cercate di cambiare nulla, limitatevi a respirare e rilassarvi. Respirate, lasciate correre; astenetevi dal voler produrre qualcosa di diverso in questo momento; mentalmente ed emotivamente lasciate che questo momento sia esattamente com’è e lasciate a voi stessi la libertà di essere così come siete. Poi, quando sarete pronti, muovetevi nella direzione dettata dal cuore, consapevoli e risoluti.” 

Anche William Hart, nel suo testo L’arte di vivere, spiega l’importanza di sedersi e sviluppare l’autoconsapevolezza vivendo nel qui e ora: “Quando ci sediamo tranquilli e fissiamo l’attenzione sul respiro, senza l’interferenza di alcun pensiero, attiviamo e manteniamo un salutare stato di autoconsapevolezza. Questo istante, il presente, è proprio il più importante. Non possiamo vivere nel passato, perché se ne è andato. Non possiamo vivere nel futuro, perché ancora non esiste. Possiamo vivere solo nel presente. Se siamo inconsapevoli delle nostre azioni presenti, siamo condannati a ripetere gli errori del passato, e non potremo mai riuscire a realizzare i nostri sogni nel futuro. Se siamo in grado di sviluppare la capacità di essere consapevoli del momento presente, possiamo servirci del passato, come guida, per regolare le nostre azioni future. 

Questo è il sentiero del qui e ora, della consapevolezza del momento presente. Fissare l’attenzione sul respiro favorisce lo sviluppo della consapevolezza del momento presente. La giusta concentrazione consiste nel mantenere questa consapevolezza il più a lungo possibile, momento dopo momento. Ogni giorno, nel compiere le azioni abituali, dobbiamo essere concentrati.” 

Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, le camminate, la corsa lenta e la meditazione, sono attività che sembrano una perdita di tempo ma aiuta a rinforzare la mente e anche a preparare il fisico. 

Sarebbe necessario avvicinarsi, frequentare persone, maestri che possano indicare una strada, un percorso da seguire che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito. Il percorso è duro e ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza, ogni volta che capita che ci si allontana dal percorso non bisogna preoccuparsi, succede, è importante riprendere la strada giusta. 

Matteo SIMONE 

www.psicologiadellosport.net  

Simone Balestra: Con allenamento e sacrificio gli obiettivi si raggiungono

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Per ottenere qualcosa bisogna essere disposti a faticare, impegnarsi, avere sempre alta passione e motivazione in quello che si fa e quello che si vuol raggiungere. 

Di seguito Simone dell’Atletica La Sbarra racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Campione nello sport mi ci sono sentito quando ho vinto una gara di corsa sui 300 all’età di 10 anni conclusa in 42″, gara inaspettata perché ero in vacanza a trovare i miei zii ma soprattutto perché ho sempre giocato a calcio”. 

Sentirsi campione giocando e in vacanza è un’ottima esperienza che invoglia a proseguire a praticare sport ricercando le sensazioni ed emozioni sperimentate. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Dall’età di 5 anni fino ai 17 ho giocato a calcio a livello agonistico, poi a causa di un infortunio ho dovuto smettere per un po’ e sono saltati vari trasferimenti in altre squadre importanti, quindi ho lasciato perdere. Successivamente ho fatto nuoto e grazie a Marco Tufo (amico e compagno delle scuole superiori) ho ripreso a correre entrando poi nell’Atletica La Sbarra”. 

Tutto passa, tutto cambia, purtroppo a volte bisogna rimodulare piani e programmi per motivi diversi e saper individuare nuovi interessi da coltivare e gli amici risultano essere un’opportunità per essere coinvolti in attività sportive o squadre. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “Alimentazione e costanza nell’allenamento”. 

La gara della tua vita? “Aver vinto una finale di calcio dopo tanti anni che non si riusciva a vincere”. 

La tua gara più difficile? “La mia gara più difficile non è sportiva… avrei voluto trascorrere più di tempo con mio padre!”. 

Questa è una risposta inaspettata ma molto emozionante e utile per chi la legge, a partire dal sottoscritto. A volte perdiamo di vista noi stessi e i nostri cari dando precedenza e priorità ad altre cose che riteniamo più importanti. Bisogna trovare un equilibrio, saper coltivare più orti dando la giusta importanza ad ognuno. 

Una tua esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “Con allenamento e tanto sacrificio gli obiettivi alla fine si raggiungono, è un dato di fatto”. 

Un episodio curioso, divertente, bizzarro, triste della tua attività sportiva? “Andare a fare i 60 metri ad Ancona con una lesione al tendine procurata 2 giorni prima della gara, arrivare ultimo ma tornare a casa felice con un amico, Vincenzo, fresco di medaglia”. 

In effetti sabato 20 marzo 2021, Simone e Vincenzo Paduano, entrambi dell’Atletica La Sbarra, hanno gareggiato ai Campionati Italiani ad Ancona tornado a casa con la medaglia di bronzo di Vincenzo ai 400 metri mentre Simone che correva i 60 metri si è accontentato di concludere la gara dolorante a una gamba. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara? “Sensazioni sempre positive, perché la positività aiuta sempre”. 

In effetti è preferibile essere sempre ben predisposti e presentarsi in gara con le carte in regola per dare il meglio di sé essendosi preparati a dovere e poi se qualcosa non va come previsto si può sempre riprovare un’altra volta potenziando le criticità. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Bisogna sempre ascoltare il proprio corpo e capire quando fermarsi per non farsi male”. 

Immagino Simone dopo l’infortunio prima della gara quanto ha dovuto combattere con se stesso per la decisione di partecipare o meno in considerazione dei sacrifici e delle aspettative sue e di chi lo segue. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Lo sport fa bene alla salute”.  

Cosa ti fa continuare a fare sport? “La voglia di superare i miei limiti e poi perché mi mantengo in forma”. 

È sempre una scommessa e una sfida continua con se stessi e con gli altri, ce la farò a fare un tempo migliore, a battere l’altro, a prendere una medaglia. E per fare tutto ciò bisogna starci con la testa, con il fisico, sapersi alimentare, allenare e riposare. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni, COVID? “Domani sarà un giorno migliore!”. 

In effetti da una parte bisogna starci con quello che c’è senza troppo innervosirsi e dall’altra bisogna sperare che presto finisca lo stato di avversità e si torni a star meglio continuando a coltivare passioni e vivere progetti di vita insieme ai propri cari. 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso? “Mai.  Anche perché vincere con gli aiuti a cosa serve?”. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Mia moglie spesso mi dice: chi te lo fa fare? …. ma dopo l’infortunio prima della gara di Ancona è stata la prima ad incoraggiarmi, un ringraziamento va al Toscano, Andrea e Marco”. 

L’atleta non è solo, è circondato da familiari che si preoccupano e supportano, l’allenatore che cerca di preparare l’atleta per affrontare una competizione nel miglior modo possibile, amici che coinvolgono e incitano, una squadra che supporta e incoraggia. 

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? “La conferma che sono testardo, finché non raggiungo un obiettivo non mi fermo”. 

Simone sembra essere uno che decide a tavolino il suo obiettivo e poi si organizza mobilitando le energie per allenarsi costantemente e con determinazione per portare a termine ciò che si è prefissato, quindi staremo a vedere quello che succede nei prossimi giorni. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Utile soprattutto se si viene da un infortunio!” 

A volte lo psicologo serve per placare gli animi e per portare pazienza e fiducia nell’atleta nel non andare troppo in fretta nella ripresa e nella voglia di riscattarsi ma prendersi un respiro più lungo per un recupero totale del fisico e della mente e poi si può caricare con la consapevolezza che sarà la volta buona. 

Sogni realizzati e da realizzare? “Avere una bella famiglia, da realizzare vincere i CDS e tornare a correre i 60 metri da protagonista”. 

Simone sembra avere ben chiaro le priorità della sua vita, famiglia e sport, un equilibrio da avere sempre in mente per non incorrere in stress e pressioni ma da dedicarsi con criterio e consapevolezza cercando di ottenere il massimo delle soddisfazioni e gioie. 

Quali sono gli ingredienti del successo? “Allenamento passione e sacrificio”. 

Il successo bisogna saperselo guadagnare con prove ed errori, allenamenti e sacrifici, dolori e soddisfazioni, una fatica che ha alla base tanta passione per non rischiare di mollare o andare in crisi. 

Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili? “Manca poco all’arrivo 😁”. 

Cosa diresti a Simone di 10 anni fa? “Cominciare a correre prima, qualche bella soddisfazione l’avrei potuta togliere”. 

Come ti vedi tra 10 anni? “Come oggi ma con qualche medaglia in più”. 

Per ottenere qualcosa bisogna sapersi vedere vincenti per sentire entusiasmo e voglia di mettersi all’opera da subito. 

Matteo SIMONE  

Psicologo, Psicoterapeuta 

21163@tiscali.it +393804337230 

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