E’ ripartita la macchina organizzativa della Corsa di Miguel

Matteo SIMONE

 

corsadimiguel2016E’ ripartita la macchina organizzativa della Corsa di Miguel. Ecco le novità dell’edizione 2016, in calendario per domenica 31 gennaio. La Corsa di Miguel non è solo una corsa podistica ma molto di più, è una manifestazione organizzata dal Club Atletico Centrale con l’Unione Italiana Sport per Tutti intitolata alla memoria di un maratoneta-poeta argentino desaparecido, uno delle migliaia dii desaparecidos uccisi dal governo argentino per fini politici. Miguel Benancio Sanchez amava la vita, l’atletica, l’Argentina, il suo Paese.

Affrettarsi ad iscriversi alla gara competitiva entro il 15 Dicembre 2015 per partecipare a un’estrazione di cento premi che sarà effettuata il giorno 18 (bici, tute, zainetti, felpe, libro sulla storia delle Olimpiadi) e per avere il pettorale personalizzato con la storia dell’atletica, con inciso un numero associato ad un campione che ha segnato la storia dell’atletica leggera.

Sulle scuole si punta come sempre moltissimo. Era la notte tra l’8 e il 9 Continua a leggere

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A volte la corsa chiama, è quello che raccontano maratoneti ed ultramaratoneti

Matteo Simone

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A volte la corsa chiama, è quello che raccontano tanti maratoneti ed ultramaratoneti. Non c’è un percorso per diventare un ultramaratoneta, si scopre per caso di essere portanti per le lunghe distanze, di sperimentare piacere e benessere nel percorrere lunghi percorsi, sentieri, strade a contatto con se stessi, con la natura, con gli altri, a sfidare i propri limiti, a fare cose impensabili a scollegarsi dal corpo per non sentire, per non essere fermati, per andare avanti, per sfidare l’ignoto, il dolore.

Ecco cosa racconta Andrea Mulas (1): “Fui pervaso da una consapevolezza. Dovevo correre. Una specie di richiamo interiore mi chiedeva di farlo, per me e la mia Terra. Cominciai così ad allenarmi”. Continua a leggere

La pista “nel bosco” : the Nike World Headquarters campus

Su facebook da un pò di tempo gira una foto di una pista che sembra essere apparentemente fatta in un bosco e mi sono chiesta ma è reale o è un fotomontaggio?

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Così per la curiosità ho iniziato a cercare su internet e forse sarò stata un atleta poco informata ma non sapevo che esistesse il campus della Nike : Nike World Headquarters campus .

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Colesterolo e sport : puoi risolvere il problema definitivamente !

Tutti sanno che praticare uno sport regolarmente aiuta il nostro corpo a mantenersi sano ed è anche utile per chi ha il colesterolo alto. Infatti l’attività fisica aiuta ad aumentare il colesterolo buono HDL e favorisce così la protezione cardiovascolare.
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Avere il colesterolo alto non dà alcun tipo di sintomo e allo stesso tempo non causa alcun danno immediato al nostro organismo. Con in passare del tempo, tuttavia, troppo colesterolo nel sangue, può portare al formarsi di placche nelle arterie e, quindi creare problemi al nostro organismo. Per questo è fondamentale tenere i valori sotto controllo con la dieta ed un corretto stile di vita.
E’ bene sapere che:
• Il COLESTEROLO TOTALE nel sangue è solo uno dei valori che devi tenere sotto controllo per prevenire malattie cardiovascolari!
• Il SUCCESSO di una buona PREVENZIONE è legato al COLESTEROLO TOTALE, HDL, LDL e TRIGLICERIDI.
• Esistono DUE TIPI di colesterolo: uno BUONO e uno CATTIVO – Non tutto il colesterolo è dunque uguale
• Avere un valore di TRIGLICERIDI ALTO per diversi anni è PREDITTIVO dell’ insorgenza di DIABETE e PANCREATITE
• E’ possibile FAR RIENTRARE i valori di colesterolo e trigliceridi nei LIMITI GIUSTI anche grazie a PRODOTTI NATURALI e/o FARMACI, ma prima ancora devi adottare MISURE PREVENTIVE fondamentali nel tuo STILE DI VITA…

Sicuramente conosci gli Yogurt contro il colesterolo, magari hai anche provato a mangiarli. Esistono sul mercato ,sempre su prescrizione, diversi preparati in grado di aiutarti nella lotta al colesterolo alto.

Si va dai prodotti alimentari con aggiunta di fitosterolo a preparati galenici sempre di fitosterolo. Ci sono tisane e decotti. Avrai sentito parlare di Oli di pesce e lecitina di soia anche i banchi dei supermercati ne sono pieni. Eppure … quali vale la pena assumere?
Praticare uno sport è il rimedio migliore, ma quele sport è il più adeguto?

Per aumentare il livello di colesterolo buono nel sangue gli sport consigliati sono ad esempio ciclismo, corsa, nuoto. Anche in questi casi però per avere effetti benefici sulla produzione del colesterolo buono è necessario che la nostra attività sportiva preveda uno sforzo costante di media intensità. Sport durante i quali le pulsazioni cardiache si trovano ad essere più alte del normale (intorno a 100-120) per tutta la durata dell’allenamento.

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Ma quanto sport bisogna fare per ottenere buoni risultati a livello scientifico?
E’ anche efficace fare una passeggiata ma di buon passo senza mai fermarsi almeno per 20, 30 minuti inoltre per avere effetti positivi sul colesterolo è necessario che l’attività fisica praticata sia intensa, di lunga durata e praticata almeno 3 volte alla settimana.

Tuttavia le ricerche eseguite finora hanno dato risultati contrastanti e non sono state utili per stabilire delle soglie valide in generale (2 o 3 ore di allenamento settimanale potrebbero essere sufficienti per qualcuno, ma non per tutti). L’unico modo certo per verificare come l’allenamento influenza i propri valori di colesterolo rimane quello di eseguire periodicamente le analisi del sangue.

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Esistono diversi farmaci per controllare il colesterolo, alcuni molto efficaci. La decisione di ricorrere ai farmaci deve essere presa insieme al proprio medico, ricordando comunque che nella maggior parte dei casi il “colesterolo alto” non è la conseguenza di una malattia, ma di uno stile di vita errato. In questi casi il ricorso ai farmaci è altamente sconsigliato in quanto cambiando il proprio stile di vita si risolve il problema colesterolo (e non solo quello) definitivamente!

Raccolta Firme per lo STADIO DELLE TERME DI CARACALLA

A causa delle scandalose e pessime condizioni dello Stadio delle terme di Caracalla , Astrambiente e l’associazione sportiva Fulmini e Saette si è proposta di organizzare una raccolta firme per il rifacimento della pista di atletica leggera.
Questo è il testo che verrà affisso allo Stadio delle Terme di caracalla:

Raccolta firme stadio Caracalla

Tutti coloro che si vogliono unire lo possono fare basta contattarmi all’indirizzo

astrambiente.sport@libero.it


FIRMATE NUMEROSI PIU’ FIRME

CI SARANNO E PIU’ SARA’

FATTIBILE IL RIFACIMENTO

DELLA PISTA DI CARACALLA !

IL FONDO LENTO

IL FONDO LENTO


Le valenze del fondo lento sono molteplici: 1) Velocità di riferimento. Per prima cosa si può dire che il fondo lento è l’allenamento di base da cui si possono poi decodificare tutte le altre velocità di lavoro di ogni atleta. Vale a dire che per ogni atleta esiste una velocità ideale nella corsa lenta identificabile anche dal rapporto con le relative pulsazioni del cuore al minuto, da cui poi si possono poi desumere tutte le altre velocità di lavoro, a cominciare dai lavori di potenza aerobica del fondo medio e del fondo veloce. E’ comunque anche l’allenamento cardine quando un giovane inizia a praticare il mezzofondo cominciando con pochi minuti di corsa per arrivare in tempi brevi a 30/40 minuti. In generale si può dire che il fondo lento si dovrebbe correre a circa il 75% della propria massima frequenza cardiaca.

2) Velocità non sistematica. Se è vero che esiste una velocità ideale nel fondo lento che poi determina anche le altre velocità più elevate nell’ambito della preparazione è anche vero che la medesima non è assolutamente sistematica nell’ambito della preparazione di ogni corridore proprio per le varie valenze che ha il fondo lento. Proviamo ad identificarle. a) seduta di recupero attivo. La principale funzione del fondo lento, per gli atleti di alto livello, è quello di recupero attivo fra un allenamento qualitativo e quello successivo, diventando una sorta di massaggio muscolare dinamico di scarico. Proprio per questo aspetto, in una seduta di fondo lento, non bisogna mai farsi condizionare dalla velocità teorica ideale, ma piuttosto dalle tossine residue accumulate nei muscoli. Vale a dire che se la velocità teorica è 4 minuti al km, si può tranquillamente correre anche a 4.15/4.20 al km, se si è affaticati o scarichi psicologicamente, che non succede niente di negativo, anzi. E’ solo questione di buon senso, quello che invece non hanno molti corridori che trasformano ogni teorica seduta di fondo lento in un fondo medio mascherato non permettendo mai al proprio organismo di recuperare totalmente il carico di lavoro settimanle. a) riscaldamento pre gara o pre allenamento . Un’altra funzione del fondo lento è quello di riscaldamento prima di una gara o di qualsiasi altro tipo di allenamento. c) aumento del chilometraggio settimanale: Quasi sempre il fondo lento è il primo allenamento giornaliero per gli atleti che doppiano o addirittura triplicano le sedute giornaliere come molti corridori africani.

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LA MECCANICA DELLA CORSA

Consigli e Tecnica

MECCANICA DELLA CORSA

http://astrambientesport.blogspot.com/


La corsa può essere considerata un ‘azione molto semplice ma allo stesso tempo è molto complicata data la  complessità della sua dinamica.
Tanti sono i fattori che possono influire sulla dinamica della corsa : basti pensare alla struttura anatomica ,alla corporatura ,alle proporzioni corporee,alla forza e alla flessibilità di ciascuno per capire che ogni induviduo corre in maniera diversa da tutti gli altri.
Esistono comunque delle basi meccaniche comuni a tutti .VEDI VIDEO

L’azione delle gambe

Dobbiamo distinguere due fasi :una fase di contatto con il terreno e una fase di volo.

La fase di contatto con il terreno può essere a sua volta suddivisa in fase di appoggio e fase di spinta.

  • Durante l’appoggio il piede prende contatto con il suolo inizialmente con il suo bordo esterno;in seguito sotiene il peso del corpo sulla parte anteriore della pianta (nelle corse veloci),o sulla pianta quasi interna ,nelle corse a velocità moderata.Al momento dell’impatto a terra si genera una forza di grandissima importanza ,cioè la forza di reazione.Questa insieme al peso del corpo stesso causa il cosidetto caricamento :l’arto inferiore quasi completamente disteso al momento dell’appoggio ,cede piegandosi leggermente. Il caricamento è controllato da una contrazione del muscolo della coscia , il quadricipite.
  • Nella fase di spinta è la contrazione dei muscoli del polpaccio ,insieme a quelli del piede ,che permette prima al tallone e poi all’intero piede di staccarsi dal terreno.

Nella fase di volo si ha invece la contrazione dei muscoli della gamba,della coscia e dei glutei ,per far si che l ‘arto sia portato nell’assetto giusto per effettuare una nuova fase di appoggio.
Una volta che il piede si è staccato da terra ,infatti la gamba si piega ,il tallone sale in direzione del sedere e il ginocchio sale a sua volta verso l’alto.Più veloce sarà la corsa e più in alto salirà la coscia .
Infine la gamba viene ridistesa pronta per essere di nuovo appoggiata a terra.

L’ azione delle braccia e del busto

Il movimento delle braccia è strettamente coordinato con quello delle gambe.
Esse dovrebbero essere tenute naturalmente flesse (con angolo di circa 90 gradi) senza mai essere distese,oscillando con un movimeto non troppo ampio.
Avanza sempre il braccio opposto alla gamba libera.
Questo porta il busto a una rotazione con la spalla dello stesso lato ,che a sua volta si sposta leggermente indietro.
Il busto deve inoltre sopportare e assorbire quell’ eccesso di carico che sosteniamo durante la fase di appoggio a terra del piede. Ovviamente sia il movimento delle braccia che quello del tronco sarà più lento nelle corse più lente , e più esasperato (per ricavarne un aiuto maggiore ) man mano che la velocità della corsa aumenta


SPORTASTRAMBIENTE:10 SEGRETI PER IL SUCCESSO

di Weldon Johnson

1) Avere un buon allenatore: il primo errore che si commette è proprio non allenarsi bene e il non avere un allenamento appropriato

2)Avere un compagno di allenamento: correre con un compagno o in gruppo non solo aiuta ad affrontare l ‘allenamento a livello fisico, ma mantiene la mente libera e permette di non focalizzarsi troppo su se stessi.

3)Aumentare la distanza :la chiave per migliorarsi aumentando la distanza è farlo in maniera intelligente poco per volta .Oggi l ‘obiettivo di molti è invece quello di diminuire le distanze.Ma credo che sia semplicemente il simbolo della cultura moderna che costantemente cerca scorciatoie.

4)Riposo dopo una dura sessione di allenamento

5)Correre su superfici più “morbide” : correre su superfici morbide aiuta a essere meno predisposti a infortuni.

6)Dopo aver corso reintegrarsi mangiando carboidrati

7)Rimanere idratati durante la corsa

8)Cercare di dormire di più :almeno 8 ore a notte.

9)Non sottovalutare gli infortuni: prendetevi cura del vostro corpo e non abusate con gli allenamenti.

10)Correre in altitudine

Domande  e suggerimenti ?Lascia un commento o manda un e -mail a

penna.alessandra@libero.it

ATLETICA LEGGERA:COSA POSSONO INSEGNARCI GLI ATLETIC KENIANI?

SECONDA PARTE

L’allenamento

Gli atleti keniani si corrono sempre insieme in grandi gruppi e si allenano moltissimo.

In Kenia ci sono solo 3 piste in tartan e tutte a Nairobi:due di queste da 200 metri l ‘altra costruita per “the African Games” .Tutte le altre piste sono in terra battuta non molto agevoli quando piove.

La maggior parte delle stade in Kenia non sono asfaltate e date le frequenti piogge diventano fangose e non agevoli per la corsa,ma gli atleti keniani si adattano bene anche a questo genere di condizioni.

Gli allenamenti mattutini iniziano prima che il sole sorga e fa molto freddo dato che vengono effettuati in altitudine.

A Eldoret, città keniana nella valle del Rift, ogni mattina all’alba dei corridori prendono possesso delle strade in terra rossa. Partono in piccoli gruppi, con un’andatura tranquilla. Poi il ritmo diventa vieppiù sfrenato e la lotta infernale.

Per 365 giorni all’anno il rituale è identico. Eldoret, così come Iten e Nyahururu, non lontano da qui, potrebbero essere come tante altre città keniane. Sennonché in questa regione vi è una densità eccezionale di atleti che hanno vinto una medaglia ai mondiali o ai giochi olimpici.

Il pioniere Kipchoge Keino, oro sui 1’500 metri alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico, ha iniziato a correre su queste terre dell’etnia kalenjin, la più prolifica fucina di campioni, a cui appartengono anche John Ngugi, Moses Kiptanui, Paul Tergat o Wilson Kipketer.

“Perché sono così forti?”


Durante i recenti mondiali di Berlino, l’etiope Kenenisa Bekele, originario della valle del Rift, è diventato il primo atleta a centrare la doppietta 5’000/10’000 in un campionato del Mondo. Nelle prove di corsa campestre, il Kenia o l’Etiopia sono campioni del mondo a squadre ininterrottamente dal 1981 in campo maschile e dal 1995 in campo femminile. Da nessun’altra parte vi è una così alta concentrazione di campioni come in questa regione del Kenia, non lontana dal Lago Vittoria.

A Iten, a una cinquantina di km a nord-est di Eldoret, da trent’anni un uomo ha visto susseguirsi centinaia di giornalisti. Tutti con la stessa domanda: “Perché sono così forti?”. Quest’uomo, Padre Colm O’Connell, arrivato in Kenia dall’Irlanda negli anni ’70, ha vissuto la trasformazione dell’ex colonia britannica in una fucina di campioni. Davanti alla sua scuola, un cartello avverte gli automobilisti di fare attenzione ai bambini che “corrono” e non che “attraversano”…

Padre Colm ha conosciuto e allenato decine di campioni. Nella cantina della sua scuola, un muro è tappezzato con fotografie un po’ ingiallite di molti atleti famosi. I più celebri hanno un loro albero piantato nel cortile della ricreazione. Scienziati e allenatori sono venuti da queste parti per cercare una spiegazione. La morfologia svolge sicuramente un ruolo importante, ma non è sicuramente il solo fattore.

“È difficile affermare che il solo motivo di questo dominio è legato alla genetica”, dice Padre Colm. “I geni si esprimono nel modo di vivere, nella morfologia, nella mentalità e in molte altre cose. Ricercatori dell’università di Copenhagen sono venuti qui ed hanno paragonato la taglia dei polpacci dei giovani keniani con quella dei danesi. Hanno fatto tutta una serie di test, sui globuli rossi e le capacità d’assorbimento dell’ossigeno”.

Una questione culturale

“Nessuno è però riuscito a scovare un unico fattore decisivo”. Per Colm O’Connell, il successo attuale non ha nulla di misterioso: l’allenamento paga, tutto qui.

Un’opinione condivisa da Boris Gojanovic, medico sportivo vodese e triatleta dilettante. “Altre regioni del mondo, dalle Ande all’Himalaya, offrono condizioni d’allenamento simili. Nella Valle del Rift, però, la corsa a piedi è parte integrante della cultura locale. Anche se il genoma svolge sicuramente un ruolo, i fattori sociali e culturali sono senza dubbio più importanti”.

Per i bambini della valle del Rift, Paul Tergat e compagnia, diventati dei veri e propri ‘businessmen’, sono dei modelli da imitare. Ma non si tratta solo di denaro. La cultura della corsa spinge migliaia di giovani ad emulare i molti di campioni del passato e del presente.

Si corre poiché questo è un mezzo per diventare qualcuno. Lavorano duro, in condizioni d’allenamento difficili ma ideali per la resistenza, in particolare a causa dell’altitudine (2’100 metri), per questo sono i migliori, aggiunge Padre Colm.

Anche alla fine di una seduta d’allenamento, quando tutti sono ormai spossati, vi è sempre qualcuno che cerca di piazzare un’ultima accelerazione… Una sete di vincere che riesce a trasformare alcuni di loro in macchine da record e da medaglie.

kip keino training's center

Correre, mangiare, dormire

kip keino training's center

Ad Eldoret la Federazione internazionale d’atletica ha un centro d’allenamento e il Qatar ha promesso di costruire una pista sintetica, a patto di poter naturalizzare un corridore keniano.

In Kenia il salario mensile è di 50 euro. Durante una competizione in Europa o negli Stati Uniti, un atleta e il suo manager possono guadagnare una somma decine di volte più elevata. Nulla di più normale, quindi, che nella valle del Rift moltissimi ragazzi e ragazze, abituati a correre da quando sono bambini, in particolare per recarsi a scuola, continuino ad allenarsi con ostinazione.

Tra i due o tre allenamenti quotidiani, gli atleti ritornano ogni volta nella loro stanza per mangiare e dormire. Non solo si allenano di più degli occidentali – percorrono spesso ogni settimana più di 200 km – ma si riposano anche maggiormente. Correre, mangiare, dormire. Sette giorni su sette.

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L’impero di Gebreselassie

Non hanno paura di nulla e non si fissano nessun limite. Alcuni sono diventati ricchissimi, come Haile Gebreselassie, alla testa di un impero che impiega centinaia di etiopi e che oggi sta pensando di lanciarsi in politica.

Una delle motivazioni che spinge questi atleti è anche la volontà di aiutare i loro cari o la loro regione d’origine. Tegla Loroupe, che dieci anni fa stabilì il record del mondo di maratona, ha finanziato gli studi nelle università americane alle sorelle e ha creato una fondazione per costruire degli orfanatrofi e delle scuole nelle sua regione.

Il tanzaniano Faustin Baha, 27 anni, vicecampione del mondo di mezza maratona nel 2000 dietro il keniano Paul Tergat, corre dal 1993 ma pensa di continuare ancora per 10 anni! Ha dei progetti e conta sul denaro che può guadagnare grazie alle sue gambe e ai suoi polmoni.

“Voglio costruire una scuola. Ho un terreno di dieci ettari, ma mi mancano ancora soldi per costruire. Mia madre vive sola al villaggio. Ogni giorno, per andare a prendere l’acqua deve camminare per due chilometri. Voglio che vi sia acqua nel nostro villaggio. Ma anche in questo caso è una questione di soldi”.