Federica Gallo, Resia-Rosolina: Io e Serena abbiamo vegliato sui frazionisti 

Mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella  

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Federica (ASD Atletica La Sbarra), una ciclista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Le foto e i racconti dei miei compagni testimoniano che la Resia-Rosolina Relay io non l’ho corsa, ma l’ho percorsa per buona parte in sella alla mia bici, al ritmo dettato dai miei compagni. Per questo motivo non mi permetto di dire che ho vinto la staffetta, visto che il vero impegno fisico e il sudore l’hanno versato gli altri, tuttavia so che il mio contributo è stato apprezzato e si è rivelato utile per la conquista della vittoria. 

Federica Gallo ha fatto parte della spedizione da Roma in quel di Resia e poi verso Rosolina per circa 433km e mentre i 10 componenti della squadra mista si alternavano a correre le loro frazioni, lei li seguiva in bici attenta al percorso e a eventuali esigenze da parte loro, pronta a incitarli, osservarli, essere lì per ognuno di loro e per l’intera squadra. 

È risultato molto utile, apprezzato e determinato il supporto delle due cicliste, di seguito alcune dichiarazioni degli atleti: 

Lo Cascio Dorotea: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato

Carlo Del Prete: Per me la difficoltà maggiore è stata il dover correre di notte perché non lo avevo mai fatto e soprattutto all’interno di un bosco dove la visibilità è pressoché nulla. In questi frangenti sono state fondamentali le nostre cicliste che ci hanno accompagnato per tutto il percorso

Peppa Randazzo: per fortuna questa volta avevamo degli angeli ad accompagnarci in bici! 

Fabio Giancarli: Serena che non ha potuto correre ma insieme a Federica, guide preziose, che con il loro costante contributo ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso in bici. 

Andrea Di Somma: due accompagnatrici in bici che hanno seguito la squadra per 32 frazioni su 40: Federica Gallo in particolare si è fatta tutta la notte pedalando, guidando gli atleti, illuminando loro la via e garantendo un livello di sicurezza generale superiore di cui tutti abbiamo beneficiato. Federica ha percorso in bici oltre 300 km. Le ultime 14 tappe, da Verona a Rosolina, hanno rivisto con noi in bici anche Serena Natolini (atleta della nazionale di ultra maratona) che, impossibilitata a correre, non solo non ha abbandonato la squadra ma si è messa a disposizione con la massima umiltà fornendo anche consigli preziosi ai ragazzi e alle ragazze che ormai si apprestavano a correre le ultime frazioni con le poche energie e risorse rimaste. 

Fabrizio Spadaro: Serena e Federica fondamentali in bici

Raffaele Mastrolorenzo: La vittoria è merito dei 10 atleti che hanno corso da protagonisti indiscussi, e con ritmi molto più forti di quelli ipotizzati alla vigilia, i 433 km che separano Resia da Rosolina. La vittoria è merito delle nostre due bikers che hanno accompagnato gli atleti, sia di giorno che di notte, tenendoli lontani da tutti gli imprevisti e le insidie del percorso. La vittoria è merito dei nostri due impeccabili drivers nonché geniali menti della spedizione trentina, i quali hanno coordinato e gestito in modo efficace l’intera ciurma portandola alla vittoria. 

Criticità, difficoltà, rischi? Criticità sbocciavano quotidianamente prima della partenza da Roma tanto da farci tentennare fino all’ultimo: la squadra, composta da elementi appartenenti a diverse ASD, con abitudini, esigenze e aspettative ben diverse gli uni dagli altri, non era coesa, eppure dopo la partenza dalla capitale, con il trascorrere delle ore il gruppo ha iniziato a compattarsi, ognuno ha ritagliato il proprio ruolo e ha dispiegato le proprie energie a servizio della squadra.  

Lo spirito di gruppo nato dall’obiettivo comune, e prim’ancora dalla condivisione di momenti allegri, di tensione, di stanchezza, dalla condivisione degli spazi, del cibo e altri oggetti, ha permesso di affrontare anche le nuove difficoltà incontrate durante la gara, come ad esempio qualche bivio non ben segnalato, una torcia che non si accendeva, un piede infortunato, un cambio turno improvvisato, i colpi di calore quando ormai tutti avevano superato il loro 30° km di corsa, per non parlare della stanchezza che ha iniziato a prevalere passate le prime 20 ore di gara

Trattasi di una gara di gruppo differente dal solito, fuori dalla zona di confort, adattandosi l’un l’altro e cercando di andare avanti nel portare a termine l’impresa, una grande sfida con un ottimo risultato vincente.  

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Tutti. Tutti i frazionisti del team “Senza Paura EMSCV” hanno speso tutte le energie necessarie per far avanzare la squadra fino al traguardo vittoriosa, e ognuno di loro ha contribuito in modo unico. C’è chi ha messo più concentrazione, chi più forza, chi più resistenza, chi allegria, chi determinazione, chi tattica, chi pazienza, chi esperienza, chi coraggio e chi grinta: è stato bello vedere questo mix dar vita all’impresa! 

Al loro servizio ci sono stati altri elementi chiave, fra cui il primo è Andrea Di Somma, coordinatore della squadra. Lui ha costantemente monitorato le tappe, i tempi, le medie e ha sapientemente ricalibrato i turni per ottimizzare le risorse di ognuno. Dopo il primo quarto di gara il suo arrivo sul posto ha donato un nuovo respiro alla squadra. 

Poi ci siamo state noi, io e Serena Natolini, definite “le cicliste”, che abbiamo vegliato sui frazionisti per garantire loro luce, acqua, certezza del tracciato da percorrere e un po’ più di sicurezza, oltre che qualche chiacchiera di compagnia e incoraggiamento. 

Ognuno si è speso per il gruppo in base alle proprie caratteristiche, risorse, capacità per ottenere la massima prestazione e cioè una vittoria che valeva anche il riscatto dalla spedizione dell’anno precedente. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Sono stati contenti nel vederci soddisfatti, ma credo che per molti di loro rimaniamo dei pazzi

Tutt’è bene quello che finisce bene anche se inizialmente ci sono tanti dubbi, tante critiche, tanti progetti da portare avanti e fare incastrare tante variabili e tante persone diverse anche tra loro. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Ogni elemento della compagnia è stato protagonista di un momento che ci ha fatto ridere anche nei giorni a seguire. L’episodio che però penso sia stato il più bizzarro e divertente di tutti, è uno che purtroppo ho appreso solo dai racconti dei miei compagni, perché in quel momento stavo vivendo un momento altrettanto tragicomico sul camper: la frazione fuori programma di Vincenzo, sin dalla partenza da Sega di Cavaion dove si trovava in abiti civili alle 5:30 del mattino, fino al suo urlo di incitazione all’arrivo in piazza a Bussolengo, poco dopo le 6 del mattino, con i pantaloni già usati di un runner di una squadra avversaria. 

A differenza di tutti gli altri, io ho trascorso gran parte del tempo con un solo compagno al mio fianco, quindi devo aver perso molti attimi emozionanti del gruppo, una cosa che però ricordo bene, è che ogni checkpoint, dove i frazionisti si davano il cambio, era come una festa: grida di incitamento per chi arrivava e per chi partiva, tanti sorrisi e mani alzate. 

32 ore di fatica, di festa, di sorrisi, di eventi bizzarri e inaspettati, di distrazione, di resilienza che alla fine hanno portato alla vittoria e quindi restano bei ricordi con sensazioni ed emozioni intense. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Quando Andrea prima della partenza mi aveva indicato di accompagnare in bici la squadra per almeno 7 frazioni notturne, ho subito pensato che non ce l’avrei fatta: mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella, né tantomeno al buio. Comunque non mi sono persa d’animo, e prima di partire mi sono munita di tutto l’occorrente per affrontare la notte: torce abbastanza potenti, power bank per ricaricare le torce in corsa, mappe, guanti e coperture varie per non patire il freddo della notte, oltre che qualche snack e tanta acqua. 

Ho iniziato ad accompagnare Peppa alle 20:30 di venerdì un po’ scettica su quanto avrei resistito, considerando che la notte prima della gara avevo dormito solo 3 ore ed ero in piedi dall’alba, ma poi mi sono tranquillizzata e man mano che passavano le tappe ho capito che riuscivo a vincere il sonno e potevo impegnarmi a lungo nell’illuminare il percorso, monitorandolo sulla mappa virtuale e cercando di evitare che i miei compagni dovessero interrompere il loro ritmo nei vari attraversamenti degli incroci. 

Così sono riuscita a stare in sella oltre i 100 km per 8 ore, fino le 4:30 del mattino, quando ho chiesto una breve pausa, per poter sciogliere il corpo, prima di ripartire con le tappe dell’alba. 

Federica si è rivelata essere una grande ciclista coraggiosa, resistente e resiliente, oramai è abituata a stare in bici e l’ho vista con piacere anche durante la maratona di Roma a incitarmi e dandomi coraggio. 

La rifaresti l’anno prossimo? Sì, vorrei viverla correndo

Credo che oramai sarà una costante annuale, io l’ho fatta l’anno scorso, quest’anno non ho potuto, e vediamo se riesco il prossimo anno. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? In confronto ad altre persone mi definisco poco social, e riesco a godermi il tempo che trascorro sola, ma mi rendo anche conto che è un piacere poter condividere un interesse comune e dei momenti di confronto con una squadra: in quelle occasioni riescono a emergere energie nascoste

Si possono scegliere alcuni momenti, ore, giorni da trascorrere in gruppo se si è stimolati e interessati. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Il motto della squadra ormai è noto, di parole ne abbiamo scambiate tante, difficile sintetizzare un’impresa simile in una frase. Credo però di poter sostenere che per tutti noi della squadra questa “Resia-Rosolina” sia stato sinonimo di felicità.  

In effetti dai racconti e dalle foto restano i momenti di felicità, urla, sorrisi, aggregazioni piacevoli, buona compagnia. Possiamo dire che nonostante tutto lo sport rende felici.  

Prossimi obiettivi? Ne avrei tanti che addirittura penso siano troppi. Prima di tutto vorrei lasciare gli infortuni alle spalle e riuscire a correre una gara senza il rischio di trovarmi di nuovo ferma causa dolori, poi perché no… una staffetta di qualsiasi genere (cross, pista, strada)

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  
380-4337230 – 21163@tiscali.it  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Dorotea Lo Cascio, Resia-Rosolina: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team 

Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Dorotea (G.S. San Giacomo), una staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Sinceramente no. Dopo la seconda metà ho pensato di sì

Già l’anno 2020, Dorotea ha partecipato alla staffetta Resia Rosolina, e le cose non sono andate benissimo, ma comunque la squadra ha ben figurato portando a termine la competizione con il sorriso e con un gruppo compatto fino alla fine. 

Quest’anno c’era più esperienza e più voglia di ben figurare, c’era qualche elemento nuovo e c’è stato bisogno di qualche giorno e qualche tappa di affiatamento per esprimersi nelle migliori condizioni. 

Criticità, difficoltà, rischi? Molto critico tutto… Poteva a succedere di tutto. Di non vedere bene di notte e cadere facendosi male, oppure di giorno il troppo caldo. La stanchezza delle ultime frazioni. Le imprevedibilità…. Tutto era al vertice del rischio.  

Una gara che richiede una organizzazione minuziosa e persone disposte a mettersi in gioco ed essere disposti ad arrangiarsi in condizioni non di confort. 

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato.  

Un grande “Team senza paura”, dove ognuno ha voluto dare il massimo delle possibilità del momento, cercando di essere utile in qualche modo per l’altro e l’intero gruppo, dai corridori staffettisti agli accompagnatori, soprattutto le due donne in bici: Serena Natolini, atleta della nazionale italiana di ultramaratona che la precedente edizione è stata determinante per la prestazione della squadra soprattutto correndo l’ultima tappa, la più lunga a un ritmo elevato fino al traguardo dove l’aspettavano gli altri componenti della squadra; e Federica Gallo, fortissima mezzofondista dell’Atletica La Sbarra. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? L’episodio più bello? Ahaha quando ho sbagliato ristorante a Malles ed era una casa privata e quando Vincenzo si è tolto le braghe per iniziare a correre una frazione in cui per errore non siamo arrivati per tempo e doveva correre un altro.  

Purtroppo le distrazioni e gli errori possono capitare a tutti ma bisogna essere pronti e scaltri a recuperare, bisogna avere pronto sempre un paino B, se una persona si distrae gli altri devono sopperire mettendoci più attenzione e monitorando anche gli altri, anche l’anno scorso c’è stata qualche distrazione ed errori, già dalla seconda frazione dove un atleta si è perso nel bosco, ma la squadra poi è rimasta compatta e decisa a continuare nonostante venivano meno le ambizioni di podio. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Penso che il mio pregio sia il voler far gruppo, l’ironia e la competitività… Risorse necessarie in un team.  

In effetti Dorotea è una che coinvolge, si impegna a contattare persone, sempre sorridente e serena, sa il fatto suo. 

La rifaresti l’anno prossimo? Prossimo anno già ci sono!  

Oramai la staffetta Resia Rosolina sta diventando una tappa fissa e già quest’anno si pensava di organizzare due squadre ma non è facile, si vedrà l’anno prossimo. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale.  

Lo sport di gruppo mette in gioco altri aspetti e altre dimensioni, si fatica per se stessi, per l‘altro e per il gruppo, si fa vita comunitaria conoscendosi meglio e condividendo spazi stretti anche se in sicurezza. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? E mo’ so caxxi vostri, cioè mettersi in gioco e vincere!  

Prossimi obiettivi? Maratona di Venezia a 5’ al km

Nello sport è bello e arricchente sperimentare sia benessere fisico, emotivo, relazionale e sia competitività, cercando sempre di far meglio. 

Matteo SIMONE 3804337230- 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Fabrizio Spadaro, Resia-Rosolina: Posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe 

Quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Fabrizio (ASD Atletica La Sbarra), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere? Personalmente quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere. Poi se qualcuno è più bravo di me gli stringo la mano

Fabrizio è un atleta molto forte, vince gare o si piazza comune tra i primi, e già lo scorso anno con il Team Senza Paura le ambizioni di vincere c’erano ma non tutto è andato come preventivato, comunque è stata una esperienza arricchente e ricca di insegnamenti che ha permesso di vincere quest’anno. 

Criticità, difficoltà, rischi? Sicuramente in questo tipo di gare le difficoltà maggiori sono le tappe in notturna, i tempi di recupero e gli spostamenti

È davvero una bella sfida questa staffetta vinta in poco più di 32 ore continuate dove gli atleti si alternavano nelle diverse ore della giornata, mattina, pranzo, pomeriggio, sera e anche di notte e non tutti sono abituati a correre di notte e nemmeno è opportuno allenarsi di notte per simulare le condizioni di gara. Inoltre è una gara particolare perché l’atleta deve sapersi gestire, non può dare tutto nella singola frazione perché da lì a qualche ora deve ricorrere e il rischio di infortunarsi o avere un calo di forma è dietro l’angolo e potrebbe compromettere la prestazione dell’intera squadra. 

Inoltre fondamentale è l’organizzazione attenta e minuziosa per portare ogni atleta in tempo al punto del cambio che a volte è difficile individuare non conoscendo bene il territorio. Complimenti a Fabrizio e l’intero gruppo coraggioso. 

Cosa ha contributo alla vittoria? La voglia di rivalsa dello scorso anno in primis e poi le gambe di tutti noi 10Serena e Federica fondamentali in biciIl supporto della mia ragazza Martina di Marco nel supportarmi pre e dopo tappa

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Ognuno penso che abbia messo qualcosa nella spedizione. Quando fai queste gare si vince e si perde in 10. Sicuramente io posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe

Ecco cosa c’è dietro una vittoria, prima di tutto la forte motivazione che in questo caso era riscattarsi da una gara dell’anno precedente dove il livello degli atleti era altissimo e ci sono stati svariati imprevisti che hanno ostacolato la vittoria ma non la conclusione dell’impresa fino al traguardo comunque soddisfatti dell’esperienza. 

L’anno precedente ci sono stati imprevisti di varia natura fin dalla seconda frazione dove un atleta ha seguito un sentiero alternativo a quello di gara, andava fortissimo e il sentiero non era ben illuminato nel bosco con poca visibilità della segnaletica, altro atleta arrivato al cambio ha lanciato il cronometro nel fiume Adige e si è perso tempo prezioso per recuperarlo, altro atleta si è infortunato proprio all’inizio della sua frazione di corsa e proprio Fabrizio ha dovuto andargli incontro e sostituirlo. 

Quest’anno ci è stata più attenzione, più focalizzazione, più motivazione, più preparazione e come dice Fabrizio le gambe di tutti, ognuno ha fatto la propria parte, ma non solo le gambe dei corridori ma anche le gambe di due atlete in bici che hanno pedalato per svariati chilometri in ogni ora del giorno per essere accanto agli atleti, supportarli e sostenerli nelle loro fatiche, dubbi, incertezze. UN vero lavoro di gruppo per un obiettivo di squadra. 

Cosa pensano gli altri? Beh il motivetto è lo stesso da anni: Tu “non stai bene” e “ma chi te lo far fare”? Però allo stesso tempo stima e ammirazione

In effetti chi non fa, non sa cosa significa fare sport, vincere una gara, partire con tante incognite, dubbi, pensieri. Mettersi in gioco uscendo da una comoda zona di confort e tornare poi a casa con una vittoria, con tanti momenti e situazioni da elaborare, assimilare, tanti insegnamenti di vita grazie allo sport, conoscendo sempre di più se stessi e gli altri. 

Un episodio curioso? Io mi porterò sicuramente dentro il caricarci a “molla” tra me e Carlo al cambio 39 e il mio arrivo alla frazione 30 quando tutti hanno creduto veramente che potevamo vincere

Una bella storia di fatica ma di gruppo che incita, motiva, sostiene, carica, stravede. Ricordi di momenti chiave dove ci si crede di poter fare qualcosa di veramente importante, voluto, sperato, dopo diversi mesi di lavoro, dopo un anno di attesa. 

La rifaresti l’anno prossimo? Guarda da una parte si ma da un’altra parte no. Io sono uno maniacale quindi se decido di rifarla qualcosa dovrà per forza cambiareUn grazie al presidente che mi ha dato l’opportunità di partecipare

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Per me l’atletica è uno sport individuale che puoi condividere con altre persone ma fondamentalmente resterà uno sport individuale però quando ci sono competizioni cosi ognuno deve mettere qualcosa ed è proprio qui che accresci il tuo bagaglio

Una parola o una frase? Daje tutta all’arrivo a Rosolina

Prossimi obiettivi? Forse il benedetto esordio in maratona

L’anno scorso c’ero anch’io e durante il viaggio di andata verso il Lago di Resia parlavamo proprio della sua prima eventuale maratona, di quanto potrebbe valere potenzialmente, ed era il suo proposito anche l’anno scorso al termine della Resia Rosolina: Ora cosa vedi davanti a te? “Davanti a me non lo so, vediamo e speriamo di tornare al più presto alla normalità, poi un pensierino alla maratona perché no!”. 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2020/10/fabrizio-spadaro-la-resia-rosolina-e.html

A tal proposito segnalo alcuni libri: 

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida   

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita. 

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun 

Cosa spinge le persone a fare sport? 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport 

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta. 

http://www.arasedizioni.com/catalogo/o-r-a-obiettivi-risorse-e-autoefficacia-modello-di-intervento-per-raggiungere-obiettivi-nella-vita-e-nello-sport/ 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Carlo Del Prete, Resia Rosolina: Ci credevo fermamente nella vittoria 

Il merito della vittoria è anche della mia famiglia, mia moglie e mio figlio 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 1o settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La sbarra, Andrea Di somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Carlo (Podistica Solidarietà/Tor Tre Teste Team), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Sicuramente era un obbiettivo molto ambizioso che è stato preparato in maniera minuziosa. Da giugno 6 allenamenti a settimana con due bigiornalieri….quindi ci credevo fermamente nella vittoria

Una grande preparazione per Carlo coinvolto in quest’avventura dall’amico di allenamenti Fabio Giancarli, entrambi allenati dal coach Italo Merolli per portare a termine questo obiettivo ambizioso, con loro si era unito anche Antonio Simonetti che purtroppo non è partito per un infortunio pochi giorni prima. 

Criticità, difficoltà, rischi? È una gara molto lunga e complessa che si corre anche di notte quindi le variabili sono tantissime perché basta sbagliare un cambio una svolta durante il percorso che si compromette tutta la gara. Per me la difficoltà maggiore è stata il dover correre di notte perché non lo avevo mai fatto e soprattutto all’interno di un bosco dove la visibilità è pressoché nulla. In questi frangenti sono state fondamentali le nostre cicliste che ci hanno accompagnato per tutto il percorso

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? In uno sport di squadra tutti i componenti sono fondamentali allo stesso modo perché l’ingranaggio per funzionare deve essere oliato perfettamente. Ci siamo allenati tutti duramente e ci siamo meritati questa vittoria

Una bella sfida per Carlo che in genere si allena al Parco di Tor Tre Teste con il gruppo Tor Tre Teste Team, ha voluto aderire a questa iniziativa grazie all’amico Fabio Giancarli che ne parlava già dall’anno scorso, esperienza bizzarra con imprevisti e rischio di ritirarsi ma poi si è continuato fino alla fine tutti compatti, felici e resilienti. 

Un grande “Team senza paura”, dove ognuno ha voluto dare il massimo delle possibilità del momento, cercando di essere utile in qualche modo per l’altro e l’intero gruppo, dai corridori staffettisti agli accompagnatori. Grande merito soprattutto alle due donne in bici: Serena Natolini, atleta della nazionale italiana di ultramaratona che la precedente edizione è stata determinante per la prestazione della squadra soprattutto correndo l’ultima tappa, la più lunga a un ritmo elevato fino al traguardo dove l’aspettavano gli altri componenti della squadra; e Federica Gallo, fortissima mezzofondista dell’Atletica La Sbarra. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Il merito della vittoria è anche della mia famiglia, mia moglie e mio figlio che hanno sacrificato le loro ferie per supportarmi e sopportarmi durante gli allenamenti

Questa è una bella e onesta risposta, in effetti dietro un atleta ci può essere sempre una famiglia che supporta e sostiene oppure ostacola, che si mette da parte, che fa il tifo in presenza, o da casa tramite social e telefono. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? In una tappa notturna un atleta della mia squadra dopo aver percorso già tre frazioni, quindi giustamente distrutto dalla fatica, non si è svegliato per percorrere la sua quarta tappa. Un altro atleta della squadra si è accorto della mancanza di cambio al checkpoint e senza perdersi d’animo si è fatto prestare un paio di pantaloncini da un atleta di un’altra squadra ha preso il chip dal suo compagno ed è partito come se non ci fosse un domani

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Da ragazzo giocavo a basket quindi ho già avuto esperienze di sport di squadra e già mi conoscevo sotto questo aspetto. Metto a disposizione tutto me stesso alla squadra ma pretendo anche lo stesso dagli altri

Vince chi è più scaltro, chi è più resiliente, chi sa intravedere all’occorrenza un piano B. Gli episodi bizzarri, critici, difficili sono quelli che si ricordano con più piacere e divertimento, importante è che non compromettano la prestazione di una squadra intera che si è adoperata con sacrificio, impegno, determinazione per portare a compimento un obiettivo arduo, difficile, sfidante. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Sono di natura molto caparbio e se mi metto in testa una cosa la faccio non mi scoraggio quasi mai e cerco sempre di motivare i miei compagni per raggiungere l’obiettivo prefissato. Nei momenti di massima depressione riesco quasi sempre a recuperare anche un briciolo di forze per andare avanti

Per questo tipo di gare a squadra c’è bisogno di persone che motivano, che non si abbattono, insomma che sono resilienti e si attivano nel cercare risorse residue anche nelle difficoltà, riorganizzandosi e portando a termine la sfida. 

La rifaresti l’anno prossimo? Si perché è stata un’esperienza unica, un viaggio sia attraverso due regioni che all’interno di se stessi

Sembra essere stata un’ottima opportunità di sport e turismo, una messa alla prova singolarmente e in gruppo, viaggi di corsa ma anche dentro se stessi, elaborando ì, gestendo, affrontando situazioni da risolvere. 

Prossimi obiettivi? Avevo un sogno nel cassetto che era quello di fare velocità in pista, mezzofondo, e da ottobre proverò in questo campo sperando di ottenere gli stessi risultati ottenuti nel fondo

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Perseveranza e determinazione portano al vertice

Per raggiungere grandi risultati e portare a termine imprese e sfide, bisogna definire bene i propri obiettivi con accuratezza, organizzare un piano e programma di preparazione, allenamento, avvicinamento alla data prestabilita di inizio e impegnarsi costantemente, con motivazione sempre alta e forte determinazione. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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Christian Reali, 100km: Finalmente, sono riuscito ad abbattere il muro delle 8h 

Winschoten 2021 l’ho preparata in 3 mesi 

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

Sabato 11 settembre 2021 ha avuto luogo la 100 km di Winschoten in Olanda e l’Italia ha ben figurato con la vittoria di Marco Menegardi in 6h37’09” che ha preceduto Iulian Filipov (6h41’07”) e Piet Wiersma (6h49’47”). 

A seguire Massimo Giacopuzzi (6h57’48”), Silvano Beatrici (7h06’58”), Filippo Bovanini (7h21’17”), Gabriele Turroni (7h21’56”), Martino Angelo Marzari (7h35’11”) e Giorgio Calcaterra 7h42’46”. Christian Reali ha chiuso la 100km di Winschoten in 7h55’58”. 

Notevole le prestazioni delle donne italiane con il poker femminile formato da Francesca Bravi (7h43’45”), Federica Moroni (7h47’53”), Denise Tappatà (7h54’08”) e Lorena Brusamento (8h12’19”), arrivate al traguardo prima di tutte le altre avversarie, a seguire Hinke Schokker (8h13’21”), Lian Stadhouders (8h14’16”), Francesca Rimonda (8h15’50”).  

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Christian Reali (Pol. Dil. Santa Lucia) in risposta ad alcune mie domande. 

Soddisfatto per la prestazione della 100km in Olanda? Finire una 100km, a mio avviso, è sempre motivo di soddisfazione. Finalmente, sono riuscito ad abbattere il muro delle 8h, che era il mio obiettivo minimo. Dal punto di vista prettamente prestazionale, avrei voluto qualcosa di meglio…Posso però ritenermi decisamente soddisfatto

Dice bene Christian, la 100km di corsa a piedi rimane sempre una grande sfida ben oltre la maratona che è già un grande traguardo per tanti runner. Ci sono sempre muri da incontrare, conoscere e cecare di abbattere e superare, nella maratona si può incontrare il muro oltre i 30km soprattutto se non si è preparati a sufficienza e in ogni gara ci sono tempi cronometrici da abbassare considerati muri da abbattere, il muro delle 8 ore sembra essere un grande obiettivo da raggiungere e un ottimo punto di ripartenza per provare a fare ancora meglio. 

Da quando ci stavi lavorando? L’idea è nata il lunedì dopo il Campionato Italiano di 100km a Imola, nel Maggio 2021. Mi telefonò Paolo e mi prospettò quest’idea. Winschoten 2021 l’ho preparata in 3 mesi

Bisogna decidere obiettivi difficili, sfidanti ma non impossibili, una volta deciso l’obiettivo bisogna adoperarsi, organizzare, pianificare per cercare di mobilitare ogni energia e risorsa utile per portarli a termine, grazie anche a persone che coinvolgono, stimolano, consigliano, aiutano come Paolo Bravi. 

Cosa hai deciso di mettere da parte per focalizzarti? Ho deciso di mettere da parte il tempo libero, che dedicavo a uscite con gli amici, cene, aperitivi, ritrovi, viaggi…Avendo famiglia, con 2 figli piccoli, mi è sembrata la scelta più facile da prendere. Preparare una gara importante e lunga, obbliga per forza di cose a delle rinunce

In effetti per ottenere grandi cose bisogna focalizzarsi e dedicarsi con costanza e impegno, consapevolezza, fiducia e resilienza. 

Cosa ti rimane della gara: odori, suoni, immagini, storie, parole, frasi? Se intendi della gara in Olanda, mi è rimasta impressa una cosa più delle altre: l’aria di festa che si respirava tra tutti i cittadini, ci hanno accompagnato per tutti i 100km, dal primo all’ultimo. Se intendi in generale, ricordo con piacere le parole scambiate poco prima di entrare in griglia di partenza, la musica che accompagna gli ultimi istanti prima dello sparo. A volte gli odori, è meglio non ricordarli…….. 

Tanti atleti riportano buone impressioni della gara in Olanda, una giornata di fatica e di festa condividendo sforzo, sensazioni, emozioni. La gara è sempre un’occasione e un’opportunità per ritrovarsi, per mettersi in gioco, per testarsi, fare esperienza. 

Qual è stato il tuo percorso sportivo? Ho iniziato da piccolo, all’età di 6 anni, a giocare a calcio. Ho praticato questo sport, fino all’età di 33 anni. Poi, grazie al mio ultimo allenatore di calcio, ho cambiato sport e finalmente conosciuto la corsa e della quale non posso più fare a meno

A tanti capita di scoprire la corsa in diverse età della propria vita e tanti ne restano entusiasti e innamorati al punto di praticarla costantemente e cercare sempre di migliorare. 

Quando hai sperimentato il limite nello sport? Il limite, soprattutto nella corsa, io credo di non averlo ancora sperimentato. Devo sicuramente ancora scoprirlo…. 

Come sei cambiato attraverso lo sport? Entrambi gli sport che ho praticato nella mia vita, mi hanno insegnato tanto. Il calcio mi ha insegnato a raggiungere gli obiettivi, come squadra e la corsa, mi ha insegnato a raggiungere l’obiettivo come singolo

Lo sport risulta essere una buona disciplina per imparare a stabilire obiettivi individuali o di squadra e mettersi in moto per raggiungerli superando barriere, ostacoli, crisi, difficoltà che non sono per sempre e a volte momentanei, bisogna essere scaltri, pazienti, fiduciosi, ottimisti se si vuol ambire al successo e alla performance. 

Nello sport chi e cosa contribuisce al tuo benessere e/o performance? Nello sport che pratico attualmente, la corsa, un allenatore risulta essere fondamentale al raggiungimento della performance, in quanto il corretto approccio e la giusta metodologia sono aspetti imprescindibili per raggiungere risultati ed evitare infortuni. In questo, ho la fortuna di essere seguito da Paolo Bravi, garanzia nel campo

Ti ispiri a qualcuno? Si, ho un punto di riferimento nello sport. La carriera passata e ancora attuale di Paolo (il mio allenatore) mi è di grande ispirazione

In effetti per eccellere si può fare da soli gradualmente oppure ci si può affidare a persone esperte che sono competenti in materia per aver sperimentato direttamente la dura disciplina dell’ultrarunner diventando campioni e aver indossato più volte la maglia azzurra com’è il caso del noto Paolo Bravi che diverse volte ho intervistato e pubblicato articoli su di lui. 

Paolo Bravi: Per la terza volta consecutiva capitano di una grande Squadra 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2016/11/paolo-bravi-per-la-terza-volta.html

Paolo Bravi, ultrarunner: la maglia azzurra credo sia il sogno di ogni ragazzino 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2016/12/paolo-bravi-ultrarunner-la-maglia.html

Paolo Bravi vince la Nove Colli Running: E’ partito tutto per scherzo 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/05/paolo-bravi-vince-la-nove-colli-running.html

Paolo Bravi, Mondiali Albi: Tutto bisogna curare per adattare il fisico a correre per 24h 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/09/paolo-bravi-mondiali-albi-tutto-bisogna.html

Ultrafranciacorta 12h, Paolo Bravi Campione Italiano 2021 con km 141,62 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2021/04/paolo-bravi-campione-italiano-12-ore.html

Inoltre Paolo Bravi è menzionato nel mio libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline.  

https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/punti-di-vista/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

La gara della tua vita? Essendo faentino DOC, la gara della vita non può che essere la mitica “100Km del Passatore”

La tua gara più estrema o più difficile? Per il momento, posso dire senza dubbio la “100Km del Passatore”

Sogni realizzati e da realizzare? Tagliare, per la prima volta, il traguardo della “100km del Passatore” nel 2017 è stato il primo sogno che sono riuscito a realizzare. Di sogni ne ho tanti, ma quello che ho più nel cuore è quello di vestire la maglia della Nazionale Italiana a un evento internazionale, sarebbe fantastico e impagabile

Da quando ha iniziato a correre Christian, sembra che il suo obiettivo principale sia proprio la “100Km del Passatore” e da allora non si è perso un’edizione, esordendo il 27-28.05.2017 con il crono di 10h12’46”, il 26-27.05.2018 abbatte il muro delle 10 ore chiudendo in 9h57’17”, il 25-26.05.2019 abbatte il muro delle 9 ore chiudendo in 8h42’01” e il 22.05.2021 con sede a Imola dove è valida come Campionato italiano 100 km su strada (100 km del Passatore Special Edition) quasi va a podio classificandosi 5° M35 in 9h01’24”. 

A tal proposito segnalo il mio libro “La 100km del passatore. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/la-100km-del-passatore-una-gara-fra-coraggio-e-resilienza.html

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? Li ho superati con la determinazione, con la forza di volontà. Le crisi passano, le sconfitte passano e gli infortuni passano. In tutti e tre i casi, bisogna rimanere tranquilli e mantenere la calma

Cosa hai scoperto di te stesso praticando sport? Soprattutto con la corsa, ho scoperto tanti aspetti di me stesso che non conoscevo. Voglio soffermarmi su due di questi, la Sofferenza e la Resilienza. Questi aspetti, in un Ultramaratoneta come me sono fondamentali. 

Concordo con Christian e riporto concetti e aspetti relativi la Resilienza sul mio libro Sviluppare la resilienza (per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport), Prospettiva Editrice, 2021 

https://www.ibs.it/sviluppare-resilienza-per-affrontare-crisi-libro-matteo-simone/e/9788894995916

Nella vita ci sono prove davvero durissime da affrontare, gestire e superare; non si è mai pronti per questo, le fasi da attraversare sono durissime ed è importante accettare e rispettare i propri tempi e le proprie modalità per riprendere in mano le redini della propria vita e ritornare alla quotidianità. L’aiuto psicologico ha come obiettivo l’aiutare la persona a riprendere in mano le redini della propria vita, per poter uscire gradualmente dal tunnel, per potersi rialzare e riprendere a correre la propria vita con nuove modalità e nuove sfide. L’aiuto psicologico ha l’obiettivo di sviluppare la resilienza nelle persone, aiutare a ricostruire fiducia e relazioni, ricostruire se stessi, la propria attività.  

Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? Non sono tanto bravo, nel ruolo d'”influencer”, ma ci provo. Lo sport ha tanto da insegnare, e ci aiuta anche nell’avere il giusto approccio nella vita. Può farci scoprire aspetti di noi stessi, sconosciuti

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (allenamento, pre-gara, gara, post gara)? Sperimento un uragano di emozioni, che elenco di seguito: tensione, gioia, incredulità, felicità, consapevolezza, gratitudine

Questo è il vantaggio dello sport e soprattutto ecco cosa spinge le persone all’ultramaratona, esperienze intense e uniche. 

Ritieni utile lo psicologo nello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? Si lo ritengo una figura molto utile. E’ di aiuto nella vita sportiva di un atleta, nel periodo degli allenamenti, nelle fasi a ridosso di una gara, nel post gara, nell’affrontare un infortunio

L’atleta attraversa tanti momenti difficili in allenamento e in gara, è difficile tenere sempre alta la motivazione, è difficile focalizzarsi per una gara importante e restare centrati e presente a se stessi fino all’ultimo metro, a volte si hanno delle aspettative alte e al minimo cenno di fatica sii può mollare o distrarsi e abbandonare concentrazione e focalizzazione, è importante lavorare sulla consapevolezza, autoefficacia, resilienza, gestione di ansia e stress possibilmente con una figura competenza ed esperta. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei familiari, soprattutto mia moglie, mi appoggiano nella mia attività sportiva. Con gli amici non parlo tanto della mia attività sportiva, in quanto non voglio “tediarli” troppo

Una frase o parola che ti aiuta nelle difficoltà? Pronunciare il nome di mia moglie e dei miei figli mi è di grande aiuto

La famiglia è sacra e ha sempre priorità numero 1, tutto il resto è relativo ed è importante riuscire a coltivare ogni aspetto e contesto della propria vita, famiglia, lavoro, hobby devono avere uno spazio e un tempo da considerare e da investire possibilmente con il sostegno e il supporto di familiari e amici che comprendono e contribuiscono al benessere e alla performance dell’atleta. 

Prossimi obiettivi individuali e di squadra? I prossimi obiettivi a breve termine, sono la Mezza Maratona di Verona il 21/11/2021 e i campionati italiani di Maratona a Reggio Emilia il 12/12/2021. L’obiettivo di squadra, è più un sogno ed è riuscire a prendere parte, se si facesse la gara “Open”, al Mondiale della 100km nel 2022 a Berlino, il 27 Agosto. Al momento, non valgo la Nazionale Italiana. 

Nella mente degli atleti ci sono sempre sfide per potersi mettere in gioco e approfondire la conoscenza di se stessi, incrementando sempre più autoconsapevolezza, autoefficacia e resilienza e cercando di eccellere e farsi notare per rincorrere sogni da trasformare in realtà. 

Matteo SIMONE 

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Fabio Giancarli, Resia–Rosolina: Io la Resia Rosolina non la corro, la vinco 

Siamo partiti quasi certi di voler toccare il podio 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Fabio (ASD Atletica La sbarra), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Siamo partiti quasi certi di voler toccare il podio. Ma come in ogni viaggio condiviso bisogna fare i conti con tutte le variabili che caratterizzano ogni percorso umano

In realtà un po’ scettico lo era Fabio, forse in considerazione che l’anno precedente al Team Senza Paura, di cui facevo parte anch’io, è successo un po’ di tutto: atleta che si perdeva nel bosco, chip che volava nel lago, atleta che si è infortunato, insomma tutto contro il team ma i suoi componenti hanno deciso comunque di portare a termine l’impresa e riproporsi di ritornare più organizzati, attenti, preparati, comodi per prendersi la vittoria meritata. 

Criticità, difficoltà, rischi? Le criticità sono soprattutto legate alle forti personalità dei partecipanti che, pur essendo una squadra coesa, ci ricordano ogni giorno vissuto fino alla disputa della gara, quanto sia fondamentale sentirsi e ascoltare. La difficoltà più grande è meditare e mediare, raggiungendo strade condivise che mettono tutti d’accordo. Ovviamente il rischio più grande è trovarsi con i pezzi di un vaso rotto, difficile da compattare. È allora che bisogna lavorare per trovarsi dinanzi alla più grande opera astratta di tutti i tempi, dove ognuno col suo contributo tirerà fuori qualcosa di unico.  

 Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Forse l’episodio che ha coinvolto un po’ tutti ma ha interessato due di noi in particolare, è stato un passaggio difficile di comunicazione tra questi atleti, spinto fino al quasi annullamento della gara stessa. È incredibile quante vite, scelte ed esiti, dipendano da un’incomprensione

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Mi sono scoperto resistente, più di quanto immaginassi. Erano più i segnali contrastanti che quelli a favore, eppure ho osservato, ho ascoltato, ho aspettato, dando al tempo un valore nuovo: quello del “non ancora è finita”

Soprattutto in questo periodo di pandemia, di confusione, di dissapori, di avversità, è difficile mettere insieme un gruppo di persone che non tutti si conoscono fra loro e anche se l’obiettivo è comune e condiviso si può far fatica a remare nello stesso verso, ma sta a gli altri essere bravi osservatori, pazienti, meditatori e mediatori e soprattutto resilienti facendo in modo che si trovino sempre compromessi ed equilibri per far sì che lo sport accomuni nella fatica e nel risultato di obiettivi sfidanti e ambiziosi. 

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Mi sento di dire che il risultato è stato senza dubbio di tutti, di chi ci ha creduto, di chi voleva arrendersi, ma soprattutto di chi è riuscito a mettere da parte attriti personali per il raggiungimento dell’importante risultato, di Antonio, costretto a rinunciare e che ci ha sostenuto incoraggiato a distanza, di Serena che non ha potuto correre ma insieme a Federica, guide preziose, che con il loro costante contributo ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso in bici. E in ultimo ma non meno importante il presidente Andrea che ci ha raggiunti in seguito, viaggiando da solo, pur di supportarci e migliorare la strategia

Una vittoria di squadra, ognuno con le proprie specificità, pregi e difetti, proprio talento, risorse caratteristiche, da chi ha corso a chi ha guardato da casa, da chi sosteneva e supportava in bici, da chi guidava e organizzava. Grande risultato del team, l’esperienza precedente è servita per apprendere e imparare a organizzarsi meglio con le donne in bici a sostenere e supportare gli atleti e che donne, Serena Natolini un’atleta nazionale di ultramaratona e Federica Gallo un atleta molto avventurosa e resiliente.  

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Un sottile orgoglio ha attraversato un po’ tutti nel sentire chi condivide con noi atleti un percorso di vita. Un orgoglio per averli resi fieri di quanto ottenuto anche come ricompensa per sacrifici in ordine di tempo e fatica

Tanta fatica, tempo, pensieri, dubbi, criticità, avventure in allenamento e in gara per un risultato prestigioso individuale e di gruppo da condividere con chi è rimasto a casa, con chi si è messo da parte, con chi si era infortunato, con chi non ha potuto ma avrebbe voluto esserci in campo a lottare per il risultato finale, arrivando tutti insieme al traguardo per esultare, urlare, festeggiare, ballare, brindare. 

La rifaresti l’anno prossimo? È impegnativa come gara, ma non nascondo che mi solletica l’idea di rifarla, perché questa non è una competizione come le altre, ma è una lezione di vita fatta di tempi diversi non sempre facili, ma ricca di obiettivi raggiungibili

 Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Che sono un mediatore capace di restare fuori dalle polemiche pur partecipando alla risoluzione delle stesse, perché spingo le persone a dialogare…e che cos’è una squadra se non trovare e condividere un linguaggio comune con cui dialogare?

Si tratta di una gara podistica a staffetta molto difficile che attraversa diverse fasi e percorsi anche critici e a volete quando è finita ci si può chiedere ma come ho fatto a portarla a termine, come abbiamo fatto a continuare fino alla fine e ogni volta è una sfida sulla fatica e la condivisione dell’esperienza con altri in spazi stretti e con decisioni immediate da prendere. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? “Si può sempre fare la differenza”…. Ecco in questa frase sento di metterci tutto: obiettivi, sforzo, fatica, passione, sacrificio, sudore e perché no, risultati ambiziosi……e poi permettimelo, lo slogan finale di tutti noi è stato “Perché io la Resia Rosolina non la corro, la vinco”. 

Il primo anno ci può stare che si gareggia per partecipare e cercare di fare una buona prestazione ma poi bisogna organizzarsi con la consapevolezza che si può vincere e una volta vinta si può confermare grazie all’esperienza fatta, così come Giorgio Calcaterra non correva la 1ookm del Passatore ogni anno, ma la vinceva ogni anno per 12 anni consecutivi. 

Prossimi obiettivi? Non perdere mai la voglia di averne sempre di nuovi (obiettivi)

Chiuso un capitolo se ne apre un altro con nuove consapevolezze e sfide continuando ad allenarsi con il gruppo Tor Tre Test Training guidato dal grande coach Italo Merolli, di cui facci parte anch’io anche se non con assiduità, ma ci sono. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  
380-4337230 – 21163@tiscali.it  

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Peppa Randazzo, Resia-Rosolina: Siamo andati con l’intenzione di vincere 

Per fortuna questa volta avevamo degli angeli ad accompagnarci in bici! 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La sbarra, Andrea Di somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Peppa (Purosangue Athletics Club), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Siamo andati con l’intenzione di vincere, ma essendo scaramantica fino all’ultimo km ho continuato a dire “non succede, ma se succede…” 

È successo di vincere, dopo il primo tentativo del 2020 questa volta Peppa e l’intera squadra erano più determinati e preparati e quindi non si sono lasciati sfuggire questa grande vittoria individuale e di gruppo. 

Criticità, difficoltà, rischi? La corsa la notte è affascinate, io ho corso una frazione con dei paesaggi meravigliosi, ma è davvero complessa, poche indicazioni, rischio di perdersi alto e anche un po’ di paura, per fortuna questa volta avevamo degli angeli ad accompagnarci in bici

Si va incontro alla paura, si vuole sperimentare, si vuole capire fino a dove ci si può spingere, momenti e situazioni bizzarre ma che accrescono la voglia di apprendere dall’esperienza e l’esperienza precedente è servita per apprendere e imparare a organizzarsi meglio con le donne in bici a sostenere e supportare gli atleti e che donne, Serena Natolini un’atleta nazionale di ultramaratona e Federica Gallo un atleta molto avventurosa e resiliente.  

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Ha contribuito l’unione, la forza, la voglia di vincere enorme e diciamolo alcuni atleti fortissimi e di alto livello che hanno fatto la differenza, ma rimane una vittoria di gruppo e di squadra, raggiunta con il contributo fondamentale di tutti anche di chi andava in bici o guidava la macchina. fondamentale la gestione dell’organizzazione di Andrea Di Somma, la sua testa è stata fondamentale davvero

In gare di squadra è fondamentale ogni elemento, non solo atleta ma anche la mente, l’organizzatore, il sostenitore, l’accompagnatore, un vero gruppo unito dove le persone si possono anche scontrare e non essere d’accordo in qualche momento, in qualche situazione ma in testa avere sempre l’obiettivo prima di tutto di arrivare a conclusione e poi di fare il proprio massimo ognuno, sia in preparazione dell’evento, sia in gara mentre si corre la propria frazione, sia quando si riposa e si resta a disposizione del grippo, per guidare, per andare in bici, per sostenere, per urlare e incitare. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Sono contenti e un po’ increduli e soprattutto pensano che siamo completamente pazzi, e come dargli torto

E chi si sarebbe aspettato che un gruppo di atleti per la maggior parte da Roma partono in Camper per andare a vincere una gara nel nord percorrendo 433km da Resia Lago a Rosolina Mare, un’avventura atletica performante che procura benessere. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Hai mezza giornata? Così ti racconto 32 ore di aneddoti…. 😂 sicuramente l’arrivo di Vincenzo Russo alle 5.30 del mattino in pieno centro dormiente di Bussolengo urlando “Andiamo a vincere, andiamo a vincereeee” credo abbia svegliato l’intero paese

Troppo forte Vincenzo! Immagino, anche l’anno scorso tanti episodi divertenti e bizzarri fino alla fine, grande squadra. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? La testa, solo una testa dura può riuscire a fare tutto quello che vuole, nessun sogno è troppo lontano

Vero, Peppa, Vincenzo, Andrea Di Somma e tutti gli altri componenti del Team, si sono messi in testa di rifare questa staffetta non lasciando nulla al caso, soprattutto con più comodità, più assistenza ma anche con più atleti fortissimi, e così è stato, il primo anno è andata così ma l’esperienza è stata utilissima. 

La rifaresti l’anno prossimo? Andiamo a mantenere il titolo, ovvio

Ovvio, prima si prova a vincere, poi si vince, poi bisogna confermare la vittoria. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? Sono una sportiva solitaria, maratoneta e che ama correre in solitudine, ma per la squadra dò tutto, provengo dal basket e dalla staffetta agonistica pertanto lo spirito di condivisione me lo porto dietro sin da bambina

Si condivide tutto, piacere e dispiaceri, vittorie e sconfitte, allenamenti e gare, ma soprattutto il camper stando stretti ma con l’unico obiettivo di arrivare fino alla fine e soprattutto vincere. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Io Resia non la corro, la vinco

Oramai Peppa non si sposta per correre e partecipare ma per vincere essendosi preparata, allenata, organizzata fisicamente e mentalmente. 

Prossimi obiettivi? Tornare in maratona

Peppa è solita fare maratone in giro per il mondo, ma questi due anni di pandemia l’ha tenuta un po’ stretta e sacrificata a casa, la vedremo presto di nuovo con i vari pettorali delle maratone più importanti in giro per il mondo. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  
380-4337230 – 21163@tiscali.it  

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Se vuoi raggiungere ottimi risultati, fai attenzione anche ai piccoli dettagli

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

Nelle cose che fai, se vuoi raggiungere ottimi risultati, oltre alla passione fai attenzione anche ai piccoli dettagli. Lo dice anche Paulo Coelho nel “Manual del guerrero de la luz”. 

Lo sport fa prendere direzioni per raggiungere traguardi, mete e obiettivi difficili, sfidanti ma non impossibili superando eventuali imprevisti lungo il percorso con fiducia in sé, con impegno, motivazione, passione e determinazione. Gli obiettivi si possono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. 

Lo sport incrementa consapevolezza, sviluppa autoefficacia consolidando la fiducia in sé stessi di riuscire in qualcosa; lo sport incrementa la resilienza, si affrontano e si superano meglio i problemi, le crisi, le difficoltà. La passione per uno sport permette di sperimentarsi, condurre un sano stile di vita fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire, di situazioni da sperimentare. 

La motivazione, la passione, il bisogno spinge la persona a raggiungere un obiettivo nella vita o nello sport. Per attivarsi e impegnarsi, l’obiettivo dovrebbe essere sfidante e difficile ma raggiungibile, non impossibile. Dietro lo sport c’è un mondo fatto di tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante persone dietro gli atleti; chi rema a favore e chi contro, ma anche tante gioie e soddisfazione oltre a tanti aspetti da curare quali forza fisica e mentale, resistenza, fiducia in sé, clima di squadra, coordinazione, si porta a casa sempre tanti insegnamenti, esperienze che fanno crescere e maturare. 

Per ottenere qualcosa bisogna faticare, impegnarsi un po’ soffrire, incontrare discese e salite e arrivare a conclusione sperimentando soddisfazione e gioia oltre che dolore e sofferenza. 

La chiave del successo è nell’acronimo C.A.R.: Consapevolezza, Autoefficacia, Resilienza. Una chiave per il benessere e il successo che racchiude tre aspetti: Consapevolezza di sé stessi, proprie risorse, capacità e limiti; Autoefficacia, fiducia in se stessi, ancorandosi a precedenti esperienze di successo; Resilienza per affrontare, gestire e superare momenti e periodi difficili. 

Consapevolezza di sé, proprie risorse, capacità e limiti, focalizzandosi con attenzione per comprendere dove vogliamo arrivare. La motivazione deve essere solida. È necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili.  

È importante valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio e il proprio bisogno. È un contattare le proprie sensazioni considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno. L’esperienza serve per andare avanti con pazienza, un passo alla volta, con consapevolezza e rispettando i propri limiti. 

Fai un programma mentale dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e come? Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare? Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena? 

Autoefficacia, fiducia in se stessi ancorandosi a precedenti esperienze di benessere e successo. La self efficacy è la convinzione di possedere le capacità per raggiungere i risultati prefissati. Le fonti delle convinzioni di efficacia: esperienze di successo, modelli di riferimento, persuasione verbale, sensazioni sperimentate in esperienze di successo. Le persone con un alto senso di autoefficacia percepiscono le difficoltà come sfide. L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia. Fissare obiettivi raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia. 

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? 

Resilienza per affrontare, gestire e superare momenti e periodi difficili, ripartendo con più convinzione, riprovando in modo diverso con sorriso e ottimismo. L’essere resilienti permette di ricominciare con più coraggio, esperienza, sicurezza. La resilienza trasforma persone e li rende più forti dal punto di vista più mentale che fisico.  

Per ogni problema c’è almeno una soluzione, è possibile trovare tale soluzione che ti porterà al traguardo finale a superare gli imprevisti le sofferenze che comunque diventano passeggere. Bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, rimodulare gli obiettivi in base alle proprie condizioni fisiche attuali. 

Diventa importante un lavoro di immaginazione, vedersi avanti nel tempo con l’obiettivo raggiunto e poi ripercorrere la linea del tempo, indietro un passo alla volta. 

Come ti vedi avendo già raggiunto l’obiettivo? Dove? Con chi? Come ti senti? Come è stato raggiungere l’obiettivo? Cosa hai fatto? Chi ti ha aiutato? Quali sono tue risorse? Come hai iniziato? Da dove sei partito? Quali difficoltà hai incontrato? Come le hai superate?  

Raggiungere l’obiettivo tuo e di squadra 

Per attivarsi e impegnarsi, l’obiettivo dovrebbe essere sfidante e difficile ma raggiungibile, non impossibile. Diventa importante un lavoro di immaginazione, vedersi avanti nel tempo con l’obiettivo raggiunto e poi ripercorrere la linea del tempo, indietro un passo alla volta. 

Definisci l’obiettivo tuo e di squadra a una data presunta 

Immagina di aver appena raggiunto il tuo obiettivo – quali sono le emozioni che stai provando, cosa si può vedere intorno a te, che cosa si può sentire? 

Cosa ha funzionato nel percorso per raggiungere gli obiettivi? 

Quali sono state le qualità e capacità tue e degli altri componenti per raggiungere gli obiettivi? 

Ora che c’è più consapevolezza, a partire da oggi costruisci un piano per il tuo futuro 

Buona fortuna, goditi il tuo viaggio. 

Matteo SIMONE  

21163@tiscali.it +393804337230 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html 

Roberta Loi, ultrarunner: Lo sport ti cambia la vita… in meglio

Il mio allenatore mi aiuta nel raggiungere al meglio i miei obiettivi 

Matteo SIMONE 

Lo sport in genere cambia la vita in meglio, sia fisicamente che mentalmente, aiuta a seguire uno stile di vita salutare relativamente all’alimentazione e al movimento fisico cercando di essere sempre più prestanti. 

Di seguito Roberta (Atletica Presezzo/Runners Bergamo) racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Quando ti sei sentita campionessa nello sport? “Ogni qualvolta io abbia terminato una gara che avevo preparato e nella quale credevo”. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “In primis io e la mia forte passione verso la corsa. Poi sicuramente il mio allenatore mi aiuta nel raggiungere al meglio i miei obiettivi”. 

È importante fissare degli obiettivi da raggiungere e organizzarsi fisicamente e mentalmente per raggiungerli stilando piani e programmi di allenamento da soli o in compagnia e preferibilmente facendosi aiutare da atleti più esperti o bravi allenatori. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Ho iniziato a 6 anni facendo nuoto fino alle scuole superiori. Durante l’università ho mollato per questioni di tempo e nel 2011 ho scoperto la corsa”. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Sono felici perché capiscono quanto io ami lo sport e quanto mi faccia stare bene”. 

Ci sono fasi da attraversare che prevedono diversi impegni in campi che si ritengono importanti e fondamentali come la scuola, gli affetti, il lavoro ma quando si può sarebbe opportuno coltivare delle passioni che aiutano al benessere individuali come la passione di uno sport che contribuisce a star bene, a sfogarsi, a sentirsi liberi e belli. 

In effetti Roberta ha dimostrato di essere molto appassionata della corsa essendo capace nel giro di un paio di anni da quando ha scoperto la corsa di partecipare a una maratona con brillante risultato classificandosi seconda tra le donne il 26 ottobre 2013 alla 6h di corsa su strada (Ultramaratona del Tricolore) totalizzando 58.366 km   dietro solamente alla fortissima Paola Sanna che in quella gara ha battuto anche tutti gli uomini totalizzando ben 74.414 km. 

Un’esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Aver corso 110 km su pista in 12 ore”. 

In effetti correre 110 km in pista in 12 ore è davvero straordinario e ciò incrementa l’autoefficacia. In effetti il 30 aprile 2016 alla 12 ore su pista della 21^ Lupatotissima  Roberta si è classificata 8^ assoluta, 2^ tra le donne totalizzando 109.426 km. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro della tua attività sportiva? “Aver passato delle estati ore e ore sotto il sole bollente della pista di atletica per preparare delle ultra su circuito”. 

Quali caratteristiche possiedi nel tuo sport? “La forte passione”. 

Che significa per te praticare attività fisica? “Essere serena e felice”. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Gioia infinita”. 

È risaputo che lo sport rende felici e procura gioia e benessere, sono in tanti a sperimentarlo. 

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? “Cibo”. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? “Allenarsi dopo dure giornate di lavoro”. 

Quali condizioni ti ostacolano nella pratica dello sport? “A volte l’estrema stanchezza post lavoro”. 

Anche lo sport come richiede tanta attenzione e tanta cura ai vari aspetti che contribuiscono al benessere e la performance, è importante l’integrazione e l’alimentazione appropriata prima, durante e dopo allenamenti e gare. 

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare? “Mai rischiato di mollare perché la passione è troppo grande”. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? “Non ci ho mai pensato onestamente”. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La mia prima maratona”. 

In effetti la prima maratona non si scorda mai, arriva sempre dopo tanti dubbi, tante richieste di consigli, tante informazioni utili per prepararla e per gestire il muro del maratoneta. Per Roberta sembra essere arrivata solo dopo un anno da quando ha iniziato a correre portandola a termine sotto le 4 ore l’11 novembre del 2012 in 3h47’24” a Torino. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Una gara in cui ho particolarmente sofferto di vertigini”. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni, COVID? “Sempre con la passione”. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Lo sport ti cambia la vita… in meglio”. 

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare attività fisica? “Che con i soli propri mezzi si può provare cosa significhi essere felici”. 

Quando si ottengono risultati, si raggiungono obiettivi e mete sfidanti, quando si trasformano sogni in realtà si è davvero felici perché si riesce a portare a compimento proprie esigenze e bisogni e si diventa sempre più consapevoli dei propri mezzi e risorse. 

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno? “Valeria Straneo”. 

Valeria Straneo nel 2012 stabilisce le migliori prestazioni italiane in mezza maratona e maratona: il 26 febbraio chiude la Roma-Ostia in 1h07’46”, valida anche come Campionato Italiano assoluto e il 15 aprile chiude maratona di Rotterdam in 2h23’44”. Ha partecipato a due Olimpiadi in maratona: 7^ classificata nel 2012 a Londra in 2h25’27” e 13^ nel 2016 all’età di 40 anni, a Rio dei Janeiro 2h29’44”. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Perseguire una passione è più importante della passione stessa”. 

Prossimi obiettivi e sogni da realizzare? “Maratona sotto le 3:15 e 100 km su strada”. 

Ci è molto vicina Roberta ai suoi obiettivi e sogni, il 19 novembre 2017 è riuscita a fare già un crono di 3h19’09” a Verona e ha già dimostrato quanto vale sulle ultramaratone correndo 110 km in pista, quindi in strada si può fare ancora meglio. 

Come ti vedi a 50 anni? “Sempre una grande sportiva”. 

Quanto credi in te stessa? “A volte non abbastanza”. 

Matteo SIMONE 

Maria Cristina Perrone: A 24 anni sono entrata nel mondo del calcio a 5

Lo sport è una valvola di sfogo, riesce a farmi liberare la mente 

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

C’è sempre un’opportunità per fare sport per il proprio benessere o anche per sperimentare la performance. Si può fare sport individuale o sport di squadra, si fa sempre in tempo a iniziare una pratica sportiva o cambiare sport per mettersi in gioco e apprendere dall’esperienza. 

Di seguito Maria Cristina dell’ASD Calcioinrosa Acquaviva, racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? Ho iniziato giocando a pallavolo all’età di 9 anni e ho proseguito fino a 16 anni. Ho praticato, nel frattempo, anche lancio del disco e del martello. All’età di 16 anni mi sono avvicinata alla pesistica olimpionica, partecipando anche a due finali nazionali. A 24 anni sono entrata nel mondo del calcio a 5. 

Lo sport da una marcia in più da utilizzarla in tante occasioni, fortifica, rende più fiduciosi e resilienti, aiuta a stare e confrontarsi con gli altri, a far parte di un gruppo per condividere obiettivi e soddisfazioni. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? Lo sport è una valvola di sfogo, riesce a farmi liberare la mente. 

Lo sport è un ottimo stile di vita, contribuisce al benessere fisico, psichico, emotivo e relazionale. Libera la mente, rende felici e resilienti. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi della tua attività sportiva? Sanno che per me lo sport è molto importante. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro della tua attività sportiva? Quando mi sono avvicinata al mondo della pesistica i miei genitori erano fortemente contrari, in quanto sostenevano che il sollevare pesi fosse dannoso per il corpo. Per questo motivo non hanno mai assistito alle mie gare e quando mi sono qualificata alle nazionali in Sicilia, erano contrari alla mia partecipazione. 

Nella vita si fanno scelte importanti, si seguono istinti, bisogni, esigenze che a volte non sono condivisi dai propri cari ma è importante perseguire obiettivi allettanti, entusiasmanti, sfidanti e rincorrere mete, sogni, sfide. 

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? Determinazione. 

Nella pratica del tuo sport quali sono le difficoltà e i rischi? Bisogna conoscere i propri limiti e sentire quando il tuo corpo è al limite e ascoltarlo. 

Lo sport aiuta a essere in contatto con il proprio corpo, a conoscersi bene, a prendersi cora di se stessi e potenziare criticità per cercare di fare sempre meglio, ottenendo sempre migliori risultati e prestazioni eccellenti. 

Cosa e chi ti ostacola nella pratica dello sport? La mancanza di tempo. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? Dopo una sconfitta o un infortunio. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? La prima finale nazionale di pesistica, salite in pedana a quell’età davanti a tutte quelle persone è stata una emozione molto forte. 

Lo sport permette di uscire fuori dalla zona di confort, a esporsi, a mettersi in gioco, ad andare incontro a pressioni e giudizi, ma rende più maturi e responsabili. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni, COVID? Con la testa, basta restare concentrati e non perdere mai di vista l’obiettivo. 

Per ottenere cose importanti bisogna essere convinti e motivati, bisogna applicarsi costantemente e focalizzarsi per quello che si sta facendo. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? Lo sport è socializzazione, è sentirsi realizzati. 

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare sport? Non riesco a stare senza. 

Ti ispiri a qualcuno? Il mio mister. 

Una parola o una frase che ti aiuta nei momenti difficili? Il mio mister mi ripeteva sempre “Ne devi mangiare di fave toste”, mai sentirsi arrivati in qualcosa, c’è sempre da imparare o migliorarsi. 

Per ottenere qualcosa di importante bisogna fare sacrifici, sbagliare, sperimentare fallimenti ma essere sempre convinti in quello che si fa apprendendo sempre da ogni esperienza e possibilmente sostenuti da persone quali il mister, tecnico, allenatore. 

Cosa c’è prima, durante e dopo una gara? Tensione, concentrazione, rilassamento. 

Quali sono gli ingredienti del successo? Determinazione. 

Matteo SIMONE  

21163@tiscali.it +393804337230 

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html