A volte la corsa chiama e fa uscire fuori dalla comoda zona di comfort

Matteo SIMONE 

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Cosa spinge un gruppo di persone a incontrarsi per allenarsi? La voglia di evadere dalla quotidianità ordinaria, dalla comoda poltrona davanti alla TV, la voglia di guadagnarsi una doccia ristorativa.  

Lo sport ti rimette al mondo in modo diverso, da una parte ti fa faticare, da un’altra parte ti fa divertire condividendo situazioni bizzarre e particolari, si torna ragazzi senza pensieri, uno spazio e un tempo per evadere dai pensieri e situazioni pressanti, un modo per ricaricarsi. 

A volte la corsa chiama e fa uscire fuori dalla comoda zona di confort, fa uscire fuori casa, mette in strada, nei parchi, fa incontrare persone reali in carne e ossa, fa mettere in gioco sperimentando benessere e performance; fa ritrovare vecchi amici, fa incontrare nuovi amici. 

Perché fare sport? Per uscire fuori dalla zona di comfort. Per sperimentarsi, per mettersi in gioco, per raccontare, incontrare, confrontarsi, per sperimentare freddo e caldo, per apprendere dalla scuola della vita; questo è lo sport che vogliamo, di tutti e per tutti, senza età e con ogni modalità. 

Sali in carrozza, la carrozza dello Sport, fatti trasportare e coinvolgere, segui un coach o un atleta più esperto o diventa il coach di te stesso; non aspettare il momento migliore, non rimandare, è ora il momento; all’inizio può bastare anche un solo minuto al giorno, il resto viene da sé, non vorrai più scendere dal treno dello Sport sperimentando sempre più benessere e performance, inviterai sempre più gente. Lo sport diventerà la tua vera zona di comfort, fidati. 

La corsa non è solo fatica fisica, prestanza fisica, forza e resistenza, ma anche tante emozioni, tanta introspezione, alla ricerca del vero sé, del profondo di noi stessi, della conoscenza vera di noi stessi, di come ci comportiamo con atleti amici e avversari come ci comportiamo in gara alla partenza e all’arrivo, come sperimentiamo appagamento, gioia e soddisfazione e come si riprende la quotidianità familiare e lavorativa. 

Si impara sempre dall’esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio. 

Insieme è molto meglio nella condivisione dell’esperienza di fatica e poi anche di gioia, entusiasmo, soddisfazione. Questo è il vantaggio dello sport. Lo sport abbatte barriere fisiche, mentali, culturali, generazionali; fa mettere alla prova sfidando se stessi, sfidando gli altri, sfidando condizioni atmosferiche avverse; lo sport rende felici e resilienti prendendo sempre direzioni da soli o insieme per raggiungere mete e obiettivi, per sognare e insieme è sempre molto meglio. 

Lo sport è come un treno dove c’è posto per tutti, avanti o dietro e si può salire o scendere quando e come si vuole, non c’è un’età giusta, non c’è una modalità giusta; si è sempre in tempo per salire o scendere dal treno dello sport. 

La resilienza trasforma persone e li rende più forti sia dal punto di vista mentale che fisico. Questo è lo sport che vogliamo, uniti nella condivisione di esperienze fatte di gioie e dolori; lo sport che rende felici e resilienti condividendo fatica, gioie e dolori. 

Resilienti sono tutti coloro che salgono sul treno dell’attività fisica mettendosi in gioco e uscendo fuori dalla zona di troppo confort collezionando esperienze positive. La resilienza permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta. La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. 

Segnalo il libro “Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/punti-di-vista/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 

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Lo sport non ha età se ci credi e ti impegni

Matteo SIMONE 

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Lo sport non ha età se ci credi e ti impegni, con la consapevolezza che tutto passa e cambia e non si è più come una volta ma le risorse residue sono sufficienti per portare a casa grandi soddisfazioni ed esperienze intense possibilmente facendo parte di una squadra. 

Andando in macchina a Rieti per i campionati regionali di cross, Giuseppe D’antone raccontava di quanto forte correva da ragazzo in Esercito arrivando a correre i 1.500m in poco più di 1’50” e ora continua a correre soprattutto di testa continuando a crederci e a essere presente in campo per dare il massimo per se stesso e la squadra. 

Per alcuni come Carmelo Gallani, non si finisce mai di imparare e si è sempre disposti a conoscere e sperimentare nuovi sport, ecco come risponde alla domanda Prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Sogni da realizzare? “Spero di trovare il tempo per affacciarmi a nuovi sport come il triathlon, mi affascina molto questo sport perché abbraccia più discipline sportive. Ma il mio sogno più grande è quello di poter giocare a basket anche all’età di 50 anni, e chissà, anche a vincere anche il campionato.” 

Lo sport è di tutti e per tutti, ognuno con le proprie possibilità e modalità; fa bene al corpo e alla mente; abbatte muri e barriere fisiche, mentali, culturali e generazionali; incrementa consapevolezza delle proprie possibilità e capacità e anche dei propri limiti; permette di andare oltre; sviluppa fiducia in sé e incrementa la resilienza. 

Anche Felice Russo ha iniziato in età avanzata, ma i benefici che sperimenta sono tanti. Come hai scelto il tuo sport? “Del tutto per caso perché vedevo alcuni amici corricchiare così alla veneranda età di oltre 60 ho iniziato a correre.” In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Lo sport mi ha fatto superare brutti momenti di angoscia e smarrimento per la scomparsa di mia moglie.” La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “E’ sempre la maratona di Roma anche se tutte e dico tutte la gare le dedico sempre a mia moglie.” Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Non mollerò fino a quanto avrò la forza di farlo ma chi mi sprona è sempre ed ovunque il ricordo della mia amata moglie.” 

La forza dell’amore fa fare cose impensabili e sfidanti. In effetti non c’è un’età per scendere dal treno dello sport, se si è stanchi si può rallentare, si può arrivare ultimi ma sempre acclamati. Lo sport fa tornare a giocare come bimbi, fa perdere l’età anagrafica. Si diventa anche più autonomi, consapevoli, autoefficaci e resilienti. Lo sport può far sperimentare sia benessere che performance, c’è sempre tempo per eccellere nello sport.  

Di seguito Rolando racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Cosa ti spinge a fare sport anche dopo i 60 anni? “Fondamentalmente il passare degli anni non han mutato la mia spinta a fare sport, sono cambiati i riscontri in termine di prestazioni ma la voglia di mettermi in gioco con traguardi calibrati all’età è la stessa di quando avevo 20 anni”. 

Superati i 60 anni ce la puoi fare ancora ad eccellere nelle ultra? “Nel senso più ampio direi di sì, abbiamo esempi di sessantenni che performano in gare di ultramaratona alla pari di atleti molto più giovani raggiungendo anche vittorie o podi. A mio avviso credo che i 60 anni non siano un limite per eccellere, in senso stretto il problema si può porre nella forza di volontà di fare allenamenti mirati e trovare la motivazione per non cedere, in questo caso serve più allenare la mente che le gambe”.  

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport superati i 60 anni? Per quali aspetti e in quali fasi? “Si dovrebbe avere già un bagaglio di conoscenze, esperienze, risposte per potere dire che non serve ma di fatto non è così , anche se parlare dello psicologo che segue sessantenni arrembanti non lo vedo ancora attuabile in questo momento ma più in là ci può essere terreno per futuri sviluppi. Paradossalmente spostandosi sempre più in là l’età avanzata gli aspetti potrebbero essere gli stessi che si incontrano in altre fasce di età”.  

Un messaggio per avvicinare gli adulti allo sport? “Non è mai troppo tardi per fare sport, ci sono tanti motivi per farlo: sta a te scegliere una vita dove subisci gli eventi dell’avanzare dell’età o sei tu l’artefice del tuo benessere fisico, fare sport aggiunge anni alla tua vita!”. 

Come ti vedi a 70 anni? “Se non di corsa in cammino verso nuovi luoghi da esplorare sempre curioso, mai fermo”.  

Si fa sempre in tempo a fare sport, per star bene fisicamente e mentalmente e sentirsi sempre giovani dentro. Tra le motivazioni che spinge le persone a fare sport è mettersi in gioco sviluppando resilienza. Praticando sport ci si accorge di poter fare qualcosa di importante, di raggiungere mete e obiettivi sfidanti, superare crisi e difficoltà. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Ognuno ha un modo per confortare se stesso rispetto ad angosce e dolori fisici

Dott. Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Cosa c’è prima di una gara? Un fiume di pensieri, sensazioni, emozioni, incertezze. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Incontri, confronti, tensioni, pressioni, paure, insicurezze. 

Partecipare a una gara diventa un progetto, uno studio delle difficoltà, delle risorse personali possedute che possano permettere di affrontare la gara. Bisogna sapersi monitorare nel corso del tempo, sapersi testare o farsi testare. 

E’ importante considerare la preparazione fisica, la preparazione nutrizionale, la preparazione mentale. Sapere gli esercizi fisici da fare per rinforzare i distretti muscolari carenti o importanti per un determinato gesto atletico. 

La preparazione va programmata con la massima accuratezza, considerando il proprio potenziale atletico e basandosi sulle precedenti. E’ auspicabile stilare un programma di massima di allenamento che comprenda alcuni test importanti di allenamento o di gara, per valutare il grado di preparazione. 

La preparazione mentale può curare diversi aspetti che contribuiscono alla migliore riuscita della prestazione. E’ importante partire dalla consapevolezza dell’atleta nell’impegno che si appresta a prendere. Una volta fissato l’obiettivo, è importante per l’atleta prestare attenzione ai suoi allenamenti, alle sue sensazioni. 

E’ importante sapersi ascoltare, accorgersi di ogni minimo fastidio e capire a cosa possa essere dovuto in modo da poter intervenire in tempo e rimediare per evitare di perdere importanti sedute di allenamento e compromettere la prestazione-obiettivo. 

E’ importante e sviluppare consapevolezza di sé e fiducia in se stessi. La motivazione deve essere solida. E’ necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili. 

Interessante la testimonianza di Carla Fracci nel suo libro:  

“Ognuno ha un proprio rituale scaramantico, e un modo per confortare se stesso rispetto ad angosce e dolori fisici. Per un ballerino lamentarsi tra le quinte è una condizione di vita: il male al polpaccio, la vescica sul tallone, il collo rigido, la storta alla caviglia sono la norma. I  nostri piedi sono fatti di alluci valghi, unghie consumate, piaghe vive…Cerchiamo di esorcizzare le nostre paure con la comicità…A volte io ho esorcizzato alcuni mali facendo la caricatura della vecchietta sciancata con le mani sui reni”. 

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa o di raggiungere un certo livello di prestazione. L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia. 

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia ricorda un evento, episodio, prestazione dove sei riuscito e rispondi alle seguenti domande: quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? 

Interessante anche la testimonianza di Massimiliano Giattini: 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post gara)?  

Gli allenamenti pregara sono fondamentali, li affronto con determinazione, sapendo che la gara è imminente e voglio essere al top. Mi domando se sarò pronto, cerco più che mai di lavorare sui miei difetti, i miei pensieri convergono inevitabilmente sul fatidico giorno e non nego che talvolta l’emozione mi rallenta nel prendere sonno durante la notte. E’ una sensazione meravigliosa. La gara, sembra assurdo che siano solo quei due minuti a determinare l’esito di mesi di duro allenamento, ma è proprio per qui due minuti che un atleta si sacrifica ogni giorno. Il giorno della gara è un cocktail assurdo di sensazioni. Più importanti tra tutte emergono le risate con in compagni di squadra che smorzano la tensione dovuta a quel po’ di ansia da prestazione, ma è molto importante concentrarsi e focalizzare su ciò per cui ci si è preparati. Gli ultimi accorgimenti dell’allenatore, gli ultimi lavori sulla tecnica, le cose da tenere a mente sono molte. Post gara ho sempre la sensazione che potevo fare di più. Cerco di accontentarmi sempre del risultato ottenuto e se anche non fosse stato il massimo, non voglio farne un dramma. Di solito al termine delle gare si va a cena tutti insieme per cui si crea sempre un bel momento. Nei giorni seguenti allento un po’ con gli allenamenti ma è inevitabile che ogni giorno mi rivivo tutta la gara attimo dopo attimo cercando di capire cosa è andato bene e cosa posso migliorare.” 

Tenacia, determinazione, resilienza accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il percorso. La persona resiliente ricerca strategie creative di fronte alle difficoltà, possiede autostima, attitudine ad apprendere dall’esperienza, importanti relazioni familiari e amicali. 

Matteo SIMONE 

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L’allenamento dà i suoi frutti e aiuta a costruire muscoli e performance

Matteo SIMONE 

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Impegnarsi in allenamento dà i suoi frutti da subito e aiuta a costruire muscoli, personalità e performance. Tutto sta a trovare un buon e bravo coach disposto a spendere tempo e attenzioni, inoltre diventa importante trovare amici di allenamento che condividono fatica e difficoltà e impegnarsi nel momento presente. 

Ogni allenamento diventa una buona mattonella per consolidare e stabilizzare muscoli e forma fisica, parallelamente si consolida e incrementa forza e resistenza mentale nel proseguire con gli allenamenti faticosi e credere sempre in più in se stessi e fidarsi e affidarsi al proprio coach che deve essere in grado di graduare la difficoltà di allenamento e gare in base alle capacità psicofisiche dell’atleta. 

Cosa spinge a fare sport? La voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale; una spinta motivazionale dettata da cuore, testa per non mollare, per far parte di un gruppo, una squadra con progetti di gare, per ricordare momenti passati insieme. Questo è lo sport che vogliamo che incrementa consapevolezza, autoefficacia, resilienza e spirito di squadra e appartenenza. 

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta. 

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica. Il percorso per raggiungere obiettivi può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni. 

Quindi, la cosa importante è decidere le priorità negli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento, da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più è alto l’impegno, si lavora poi sull’autoefficacia personale attraverso la ricerca di passate prestazioni positive, di individuazione di modelli vincenti, di ricerca di feedback positivi. 

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? 

Si definisce chiaramente l’obiettivo temporale e le risorse per raggiungerlo. E’ importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto, indossare l’obiettivo raggiunto. 

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013. 

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Matteo SIMONE 

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Samuel Faella: Run to feel better, dal divano alla maratona di New York!

Durante il Tor des Geants porti il tuo corpo al limite 

 Matteo SIMONE 

Si fa sempre in tempo per allontanarsi dal divano e mettersi in movimento facendo sport e cercando di portare a termine gare importanti e sfidanti con impegno e determinazione, credendoci e superando crisi e difficoltà. 

Di seguito Samuel racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione almeno un giorno? “Si, negli ultimi tre anni almeno due volte, nel 2018 ho fatto la mia prima maratona a New York in 3.30 ore. Nel 2019 finisher al Tor des Geants”. 

Incredibile come una persona può essere coinvolto e motivato nel praticare uno sport e raggiungere obiettivi importanti ed estremi come  il Tor des Geants che ha una lunghessa di percorso di circa 330km e dislivello incredibile. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Dopo un passato da calciatore semi-professionista, dopo qualche stop per infortuni più o meno gravi, ho smesso di giocare a calcio anche per lasciare posto alle nuove leve. Nel 2017 a seguito di un problema personale ho raggiunto il peso di 93 kg…ero diventato un sedentario, svogliato, con abitudini alimentari sbagliati. Ma……Nel novembre 2017 sono stato selezionato da Michele Stefani, l’ideatore di un progetto innovativo chiamato Run to feel better ….dal divano alla maratona di New York! Lo scopo di questo progetto è  far  capire alla gente che con l’attività fisica e la sana alimentazione si può vivere meglio e recuperare fiducia in se stessi.  

Seguito da preparatori atletici, nutrizionista, psicologo, coach personali, sponsor…..tutto a titolo completamente gratuito, in un anno mi hanno permesso di ritornare informa sotto l’aspetto mentale e fisico tornando al mio peso forma di  78kg e di coronare un sogno, portare a termine la mia prima maratona a New York, con un tempo per me molto soddisfacente. È  stato un anno duro fatto di allenamenti, sana alimentazione,  ma la condivisione con un gruppo di altre 9 persone è stato di aiuto, aiuta a superare i momenti di difficoltà, condividendo emozioni , esperienze, gioie e dolori, oltre a far crescere nuove amicizie, unito dallo scopo comune di raggiungere un obiettivo grande. 

La ciliegina sulla torta è  stata prepararmi per un altro grande progetto per il 2019 completamente diverso, superare me stesso e rimettermi di nuovo in gioco in una gara di corsa in montagna di 330km con 26000m di dislivello, da completare in massimo 160 ore, il Tor des Geants. Arrivare al traguardo con gli amici che ti hanno supportato lungo tutta la gara e poi rivederli all’arrivo è  stata un emozione pazzesca”. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Run to feel better……questo progetto mi ha dato tanto ….mi ha fatto superare un momento difficile e mi ha rimesso in pista sia mentalmente che fisicamente”. 

Questo è un ottimo esempio per dimostrare che si può spingere persone a fare sport occupandosi della propria salute e ritrovando se stessi in una quotidianità a volte pigra e passiva. Complimenti a Michele per avere ideato questo progetto anti divano e complimenti a Samuel per aver aderito al progetto, aver ottenuto grandi risultati e per testimoniare questa esperienza utile per tante persone. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al benessere e/o performance? “In primis la testa, la motivazione, la forza nel non arrendersi e superare le difficoltà step by step senza fretta ma con determinazione, la sana alimentazione è  una componente importante sia per la testa che per il corpo, l’allenamento mirato all’obiettivo inutile dire che non sia fondamentale”. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? “Mi ha aiutato nel progetto a superare alcuni limiti non fisici della maratonaDurante le gare lunghe dalla maratona alle ultra ci sono momenti in cui la testa ti dice basta….in quel momento il lavoro fatto prima mentale aiuta a superare il momento e a ripartire più carichi”. 

Tanti sono gli ingredienti per il successo e tanti professionisti che possono affiancare l’atleta per compiere sfide importanti da portare a termine. 

Un’esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “Il progetto ‘Run to feel better”. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Sia amici che parenti sono tutti molto felici del mio cambiamento e dei risultati raggiunti, ne giova l’umore e l’autostima oltre lo sport essere una buona valvola di sfogo”. 

Un grande cambiamento in positivo è sempre ben gradito per la persona che ne è artefice e che ne beneficia e per chi gli è vicino che apprezza i risultati. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Sicuramente una gara come il ‘Tor’ è  molto impegnativa sia sotto l’aspetto fisico, ma ancor di più mentale”. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Durante il Tor des Geants porti il tuo corpo al limite, dormendo pochissimo e portandolo a uno stress fisico importante. Mi è  successo durante una delle notti, dove la frontale è  la tua migliore amica per non cadere o scivolare in qualche traverso, di vedere alzando lo sguardo per pochi secondi, come se ci fosse una donna che affacciata alla finestra con la luce accesa, stesse chiudendo le persiane di casa, in realtà dopo quel flash che è  durato pochi secondi ho realizzato che fosse un allucinazione anche perché ero in mezzo al bosco e di case non ce n’erano”. 

Succede a tanti atleti in gare di endurance dove lo sforzo prolungato e considerato a volte estremo fa edere e sentire cose che non ci sono, si tratta di allucinazioni visive e uditive, è importante ritornare al momento presente e vedere se stesso in azione verso la meta da raggiungere con accortezza e capendo quale può essere il bisogno del momento, bere, mangiare, coprirsi, riposare, rallentare.  

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? “La determinazione, oltre a essere una persona molto competitiva”. 

Che significa per te praticare attività fisica? “Oltre a essere una bellissima valvola di sfogo, mi permettere di mettermi in sana competizione prima con me stesso e poi con gli altri”. 

Ben venga la competizione e la determinazione se si tratta di curare corpo e mente attraverso la dedizione a uno sport che porta a migliorare se stesso confrontandosi con difficoltà e avversari per apprendere ogni giorno dall’esperienza. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Gioia, libertà, competizione”. 

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? “Non devo mai dimenticarmi di ascoltare il mio corpo e le sensazioni che mi trasmette”. 

Lo sport come da così può togliere pertanto è sempre importante essere in ascolto delle proprie sensazioni corporee per capire proprie esigenze e necessità di eventuale riposo o altro cercando di osare ma senza esagerare.  

Quali sono le difficoltà e i rischi? “Sicuramente non è  facile essere sempre motivati, soprattutto in questo 2020 di restrizioni, e i rischi di farsi male sono sempre in agguato quindi è importante prevenire gli infortuni con esercizi appositi”. 

Hai rischiato di mollare? “Di mollare no, ma di perdere motivazioni in questo periodo instabile, si. Non avere un obbiettivo per cui prepararsi rende tutto più difficile”. 

A tutto c’è una soluzione, per ogni problema difficoltà o avversità c’è un modo per affrontarla e gestirla accettando, adattandosi, rimodulando piani, programmi e obiettivi con pazienza e fiducia.  

Quali condizioni ti ostacolano nella pratica dello sport? “Sicuramente il tempo, non essendo un  professionista ….devo quindi dividere il mio tempo oltre che con il lavoro, con la casa, la famiglia…..e  il tempo che rimane non è  mai sufficiente o meglio devo ritagliarmi a volte spazi in orari non molto inusuali”. 

E’ importante non perdersi e non  perdere di vista né se stessi né chi ci circonda, sono tanti gli orti che è importante coltivare oltre a una passione sportiva è importante non perdere di vista la famiglia, il lavoro, gli amici.  

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? “Ipiacere di farlo, è  ormai una valvola di sfogo e un momento solo per me”. 

Lo sport a volte procura un piacere immenso, diventa una grande coccola per la persona.  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Fin da quando avevo 6 anni sui campi da calcio e tutt’ora nella corsa , non mi piace solo partecipare…..ma do tutto me stesso per  una soddisfazioni e gratificazione personale”. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La prima e unica  Maratona a New York e l’arrivo del Tor des Geants….adrenalina pura!”. 

Due gare che sono nei piani e nei sogni di maratoneti e ultrarunner, una grande sfida, una grande soddisfazione esserci riusciti.  

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Lo sport all’80% è  questione di testa, volontà, e la competizione fa il resto”.  

Hai un riferimento? “Nell’ultimo anno volendo migliorare le mie prestazioni, mi sono affidato all’aiuto di una persona speciale che oltre a essere un coach è un ultra-runner, ama questo sport e lo trasmette a tutti noi, dandoci motivazione, supporto, presenza…..il tutto per pura passione. Quindi mi è  doveroso ringraziare Paolo Vialardi Coach della sezione corsa Pietro Micca Biella Running per il suo impegno ed entusiasmo, per la sua presenza e professionalità”. 

E’ importante affidarsi a qualcuno più esperto e competente che possa trasmettere motivazione e insegnamenti importanti per affrontare grandi imprese sportive. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Nei momenti di gara più duri penso sempre alle persone che stanno tifando per me, questo mi da la forza di non mollare”. 

E’ importante presentarsi in gara con ancoraggi positivi che ricaricano e fanno superare eventuali momenti di crisi dove è facile mollare ma si può, se si vuole, andare avanti con risorse residue ed entusiasmo.  

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? “Se il periodo me lo permetterà a settembre vorrei provare a fare l’Iron Man a Cervia 2021”. 

Mete sempre più difficili e complesse, oltra alla maratona anche il nuoto e la bici per distanze importanti per mettesi alla prova e godere quando si porta a termine una grande impresa dopo periodi di impegno e fatica.  

Come ti vedi a 65 anni? “Bella domanda, ma solo il destino può rispondere…..non smetterò mai di fare qualsiasi tipo di sport…come sto facendo oggi”. 

Questa sembra essere un’ottima cura, la pratica dello sport aiuta a curare corpo e mente alla ricerca di sfide importanti difficili  ma non impossibili. 

Quanto credi in te stesso? “Negli ultimi anni con i risultati ottenuti in cosi poco tempo devo dire e non vorrei essere narcisista, credo molto nella mia forza di volontà….e il fisico gli va a ruota”. 

Il fisico segue sempre la testa, più si è motivati e più si eccelle, più si crede in sé e più le mete sono difficili e sfidanti. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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Angelo Fiorini, Villa De Sanctis: Ho trovato un gruppo di veri “matti” per la corsa

Matteo SIMONE 

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Essere ultramaratoneta significa correre oltre i 42 km che sono quelli di una maratona, quindi tutte le gare che superano i 42 km si definiscono ultramaratone.  

Trattasi di uno sport che non ha molta eco e che soprattutto dovrebbe avere più prescrizioni per poterlo praticare in sicurezza, afferma Angelo Fiorini, un corridore che praticava il calcio come sport preferito ma poi quasi per caso pian pianino si è avvicinato alla corsa che l’ha coinvolto ed assorbito al punto da sperimentare una sorta di dipendenza dai chilometri sempre più numerosi fino a farsi del male per non aver preso sane e giuste decisioni. 

Ecco come racconta il suo percorso per diventare un ultramaratoneta convinto: “Il mio percorso per diventare ultramaratoneta, è stato molto graduale. Ho iniziato oltre 15 anni fa, spronato da un amico, a corricchiare nel parco per passare il tempo mentre i nostri figli si allenavano alla scuola calcio. Con poco entusiasmo gli ho dato retta, perché ero un amante praticante del pallone. Infatti, fin da ragazzo ho giocato con molta passione partecipando a campionati regionali con molto successo, ma che ho dovuto lasciare quando a diciannove anni ho iniziato a lavorare e non potevo più allenarmi per poter giocare la domenica. E cosi ho continuato ma solo nel fare le partite con gli amici e colleghi di lavoro. Quindi la corsa non mi diceva gran che, ma giorno dopo giorno, km dopo km, la cosa cominciava ad intrigarmi soprattutto perché le gambe rispondevano bene alla fatica e il fiato c’era! Così mi sono iscritto ad una Società sportiva e ho iniziato ad allenarmi per fare qualche gara, prima da 10 km, poi la prima mezza maratona, la seconda, la terza e finalmente la voglia di provare la vera maratona: quella di Roma! E’ stato un successo personale, una grande soddisfazione per un traguardo che fino ad un anno prima neanche mi sarei sognato! E cosi con la consapevolezza di avere una capacità in tale disciplina, ho continuato e di maratone ne ho fatte in varie parti di d’ Italia. La svolta ci è stata quando ho cambiato società sportiva, iscrivendomi alla Società Villa de Sanctis, dove ho trovato un gruppo di veri “matti” per la corsa, tanto da convincermi a fare la prima ultramaratona da 50 Km, la Pistoia Abetone, poi la 100km degli Etruschi poi la ventiquattrore, dove ho percorso 185 km, poi le Tre Cime Di Lavaredo sulle Dolomiti da 50 km circa e la Nove colli di oltre 202 km tra i colli dell’Emilia Romagna!!!! Nel giro di tre anni abbiamo partecipato a tante ultramaratone tanto da vincere per tre anni di seguito il campionato Iuta che è la formula uno degli ultramaratoneti tra società di tutta Italia.” 

In pratica Angelo ha sperimentato una sorta di successo personale e di squadra per aver contribuito ai successi della sua squadra: “Villa de Sanctis”. E con il tempo sperimentava sempre più sicurezza e convinzione di riuscire nelle sue imprese sempre più ardue. 

Ci racconta la sua motivazione e passione per le lunghe distanze: “La motivazione principale che mi ha spinto ad iniziare tale percorso, è stata la mia caparbietà e tenacia nel cercare il prossimo risultato dopo averlo ottenuto, sfidando la fatica fisica, grazie ad un’ottima tenuta mentale che in questo tipo di attività estrema, è fondamentale perché le gambe possono essere in forma ma se la testa dice no non vai da nessuna parte!”. 

Angelo riusciva ad avere un controllo mentale, riusciva a non farsi fermare dal suo fisico, era lui che teneva i fili che muoveva a suo piacere e chiedeva alle sue gambe di portarlo sempre al traguardo a qualsiasi costo.  Era una passione forte, ma a un certo momento qualcosa non ha funzionato ed è stato costretto a fermarsi: “Non ho mai pensato di smettere ma nel momento di massimo entusiasmo e di ottima forma fisica, ho dovuto fermarmi a causa di gravi problemi fisici dovuti alla gara più estrema alla quale ho partecipato, la Sparta Atene di 245 km, nell’ottobre del 2011. Dopo 172 km, sono stato costretto a fermarmi e lo sono fino a tutt’oggi!”. 

Angelo, purtroppo, ha sperimentato il suo limite di essere umano di avere un organismo con degli apparati da tenere in efficienza e non stressarli al massimo o quantomeno controllare più spesso e più approfonditamente la sua carrozzeria ed il suo motore perché a volte ci può essere qualcosa che non va, che non risponde efficientemente ai tuoi desideri, ai tuoi ordini. Angelo ci racconta quello che è successo in una gara ritenuta una delle più dure in Europa: “E’ stata proprio questa gara, la Sparta Atene del 2011, che mi ha fatto sperimentare il limite delle mie gare e soprattutto ho capito che bisognava che ascoltassi la richiesta di aiuto da parte del mio fisico. Infatti dopo un inizio brillante della gara, al 130esimo km ho iniziato a sentire sensazioni strane mai avvertite che mi hanno convinto a fermarmi e a ritirami al km 172. In passato, nonostante problemi fisici ho resistito, stretto i denti ma sono sempre arrivato al traguardo. In sintesi ho avuto una grave insufficienza renale da rabdomiolisi, dovuta allo sforzo, alla cattiva idratazione e alimentazione durante la gara.”  

Purtroppo se non si è previdenti, se non si fa attenzione può succedere l’irreparabile, Angelo è riuscito a uscirne indenne ma ha dovuto rimodulare il suo stile di vita, niente più estremismi ma solo corsetta per il benessere, quindi niente più da dimostrare di essere invincibile, niente più dimostrare a se stessi ed agli altri di essere supererri, solo correre per apprezzare sensazioni piacevoli, per stare in buona compagnia, per svagare. Angelo si ritiene fortunato per essere rientrato nella normalità quotidiana, per poter ancora indossare le scarpette e fare due passi senza pretese, ora deve stare tranquillo e non scalpitare, non si può permettere di fare altri errori, soprattutto non può continuare a far preoccupare i propri cari. 

Ci racconta cosa è successo durante la sua convalescenza: “Dopo le necessarie cure ospedaliere e alla convalescenza, tutte le funzioni vitali sono tornate nella norma, ma dietro consiglio dei medici, sono tornato a fare un’attività fisica gradualmente fino ad un’oretta di corsa ma con i ritmi che fanno bene alla salute e no che la devastano!! Ora dopo tre anni da questa brutta avventura, le gambe sono tornate abbastanza in forma ma ho abbandonato le gare (sconsigliate dai medici) e continuo ad allenarmi senza esagerare e fermandomi quando il fisico lo richiede. Al momento il problema che è rimasto è un problema psicologico, un blocco dovuto alla paura ricordando ciò che è accaduto.” 

Angelo si sente di aver sperimentato un trauma giustamente, ed ora è un po’ preoccupato nell’esercitare un tipo di sport che può essere considerato estremo e pericoloso, in ogni caso durante la sua esperienza di ultramaratoneta ha sperimentato benessere mentale e psicologico, ha acquisito più sicurezza, ha sperimentato autoefficacia, gli piaceva fare cose ritenute impossibili ed impensabili. 

Angelo parla dei meccanismi psicologici sperimentai nell’esercizio delle ultramaratone: “Sono proprio i meccanismi psicologici che ti spingono a partecipare a gare estreme, la convinzione che dopo vari risultati positivi, puoi continuare e osare di più e ti convinci che puoi finalmente partecipare alla gara dei tuoi sogni, il traguardo cui ambisce ogni maratoneta: la Sparta Atene, appunto.  Ritrovarti dopo 245 km, sotto la statua gigantesca di Leonida! 

Un altro meccanismo molto importante è la forza e l’incitamento che ci si trasmette tra atleti che nel frattempo diventano i tuoi compagni di avventura. L’incoraggiarsi, lo spronarsi uno con l’altro, è stato un punto di forza in quelle occasioni, dove eravamo fondamentali uno per l’altro affinché si tagliasse il traguardo, dimenticando la fatica, i dolori fisici che sono tanti.”  

Ora Angelo conosce i suoi limiti e ne parla liberamente descrivendoli: “La gara più estrema e difficile per me, si è capito, è stata proprio la Sparta Atene, ed è quella che sicuramente non porterò mai a termine proprio perché essendo fermo già da tre anni, e mai decidessi di riprendere un percorso di gare, sarà quasi impossibile ritornare ad a ere la preparazione per tornare a pensare a rifarla! Mi spingevo oltre i limiti fisici, perché ero e sono uno ‘tosto’’, un caparbio, che si piega ma non si spezza, e credo in quello che fa e che soprattutto credo che provare non costa niente, e se riesco bene altrimenti posso dire di averci provato. E mi ha detto bene fino alla Sparta Atene dove ho sperimentato a quello cui nessuno pensa: che in queste gare estreme si può rischiare seriamente la salute!”. 

I familiari inizialmente erano contenti dello sport che praticava ma con il passare del tempo la corsa lo assorbiva sempre di più, Angelo racconta le preoccupazioni della sua famiglia in pensiero per lui durante le sue imprese: “I miei familiari, moglie e figli, sono stati contenti di questa mia nuova attività fino a quando si trattava di allenarsi al parco, fare una corsa salutare, hanno accettato anche la voglia poi di fare qualche garetta, fino alla mitica maratona di Roma, guardandomi come un extra terrestre, ma quando ho iniziato l’avventura da ultramaratoneta sono stati subito contrari prendendomi per matto, perché per loro era inconcepibile che ci si poteva sottoporre a certi sforzi fisici per sport, rischiando di farsi male. Quindi con il passare del tempo la mia passione per le gare, è diventato motivo di discussioni con la mia famiglia, In primis perché preoccupati della mia salute e poi anche per problemi logistici (soprattutto per mia moglie): panni sporchi, scarpe infangate d’inverno, i week end sempre impegnato in qualche gara (anche se a volte le gare si trasformavano motivo per fare gita con le famiglie che ci seguivano). Per quanto riguarda la vita lavorativa non ne ha risentito tanto di questa mia attività, avendo degli orari che mi permettevano gli allenamenti giornalieri.” 

Per Angelo non si trattava di gare estreme, tutto si poteva fare con la giusta preparazione ed alimentazione: “Cosa significava per me partecipare a gare estreme? il fatto è che non le ho mai considerate ‘estreme’, si trattava di gare dove bisognava fare più km e che con un buon allenamento, una giusta alimentazione, tutto si poteva affrontare. Quindi è stata proprio questa incoscienza a mandarmi avanti. La gente si domandava: ma chi te lo fa fare! Per una medaglia! A queste persone rispondevo che solo chi prova una passione poteva capire l’adrenalina che cresce dentro di te quando fai una cosa cui credi e che non deve avere necessariamente un rientro economico e la corsa non ne ha nessuno! E la felicità nel tornare a casa con la medaglia al collo! Capisco che sia difficile per i più capire questa passione, ma sono soddisfazioni che ti riempiono di orgoglio anche se certe imprese non portano niente di concreto ma ti danno una carica che ti fa superare la fatica fisica.” 

Simpatici sono gli aneddoti che racconta quando era ricoverato: “Quando ero ricoverato in ospedale, il mio vicino di letto, un signore di 81 anni, quando ha sentito perché stavo là, mi ha chiesto: Ma quanto ti hanno dato? E gli ho risposto niente, anzi avevo sostenuto una bella spesa per andare, mi ha detto che ero stato proprio scemo! E ci avevo pure rischiato a vita! Ed ero diventato un soggetto in quanto i dottori dell’ospedale di altri reparti, dopo che avevano sentito il mio caso, venivano a trovarmi e mi domandavo sorpresi di quello che avevo fatto.” Nelle sue esperienze di ultramaratoneta, Angelo ha scoperto di essere determinato e sicuro: “Della mia esperienza ultra decennale da maratoneta e poi da ultramaratoneta, ho scoperto un lato del mio carattere che nella vita di tutti i giorni invece non è proprio cosi: quello di avere una fermezza decisionale e una sicurezza caratteriale prima e durante le gare che sono quelle che ti fanno arrivare al traguardo!” 

L’unico rammarico di Angelo è il non essere stato attento alla sua salute: “Se potessi tornare indietro rifarei tutto, tranne l’autogol che mi sono fatto nella Sparta Atene nel prendere delle decisioni durante la gara che mi hanno complicato la stessa senza aiutarmi.” 

Anche i medici gli consigliavano di ridurre la sua attività fisica estenuante ma questo succede per tutti gli ultramaratoneti che si rivolgono da medici, fisiatri o ortopedici per problemi vari: “A livello medico si, un fisiatra al quale mi ero rivolto per problemi alla schiena e al nervo sciatico, dopo che ha ascoltato quello che facevo è rimasto allibito, dicendo che era il minimo quello di avere quei problemi, e che per fare certe cose si ha bisogno di essere seguiti e che purtroppo nel nostro caso, sono allenamenti “fai date”, che comportano tanti errori. Io, in quella occasione, l’ho ascoltato solo per il periodo di riposo e cura che mi aveva prescritto.”  

Il sogno nel cassetto di Angelo è rifare una maratona con serenità: “Visto che ho raccontato tutto al passato, essendomi fermato tre anni fa per i motivi ben noti, il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di poter tornare a fare almeno una maratona senza la preoccupazione dei tempi, ma avere la soddisfazione provata la prima volta e ciò significherebbe principalmente per me, aver rimosso la paura e con la promessa che ciò non significa ricominciare! Anche perché i miei mi caccerebbero da casa! Grazie a te che mi hai dato l’opportunità di raccontare

Angelo è menzionato nei miei libri:  

“Ultramaratoneti e gare estreme”, edito da Prospettiva Editrice. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

“Ultramaratoneta: un’analisi interminabile”, edito da Aras Edizioni. 

Ultramaratoneta: un’analisi interminabile

“Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/punti-di-vista/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 

380.4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm 

Elena Vallortigara, C.S. Carabinieri: Realizzo il sogno di saltare più di due metri

I miei risultati come frutto del duro lavoro, dell’impegno e della determinazione 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Elena Vallortigara (C.S. Carabinieri), allenata da Stefano Giardi, è campionessa italiana assoluta indoor in carica (2020) e seconda italiana di sempre con il salto di 2,02 al meeting di Londra nel 2018. Nelle graduatorie assolute Elena ha superato Sara Simeoni che è stata la prima azzurra della storia a superare 2 metri ed è dietro ad Antonietta Di Martino che ha saltato 2,04 il 9 febbraio 2011. 

Elena è stata 3 volte campionessa assoluta indoor (2017, 2019 e 2020), campionessa promesse indoor (2011), 2 volte campionessa juniores nel salto in alto (2009, 2010), campionessa allieve indoor (2008), campionessa allieve (2007). Elena è stata anche campionessa juniores indoor di pentathlon (2010). 

Il 29 Novembre 2018, insieme alla campionessa paralimpica Martina Caironi (due ori paralimpici e primatista mondiale dei 100 metri), ha ricevuto il Premio “Candido Cannavò”, prestigioso riconoscimento intitolato allo storico direttore de “La Gazzetta dello Sport”.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Elena attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Quando ti sei sentita campionessa nello sport? “Con la consapevolezza di ora direi già con le prime medaglie giovanili, il primo bronzo ai mondiali nel 2007. A quel tempo però non riuscivo a integrare bene il mio lato personale con quello professionale, che tendevo piuttosto a nascondere, pur essendo consapevole del mio valore e dell’importanza dei miei risultati. Credo di essermi sentita veramente campionessa quando sono riuscita a integrare queste due parti ma soprattutto a percepire i miei risultati come frutto del duro lavoro, dell’impegno e della determinazione. I primi anni tutto è arrivato in modo molto facile, quasi esclusivamente frutto del talento e dell’amore per la sfida. Poi quando si sono presentate difficoltà una dietro l’altra ho dovuto capire, imparare, diventare più consapevole di ciò che facevo e perché. Probabilmente con i risultati del 2018 ho iniziato a sentirmi del tutto ‘campionessa’”.  

Elena ha vinto il suo primo titolo italiano nel 2006 ai Campionati italiani cadetti e il 28 settembre 2006 ha vinto i Giochi sportivi studenteschi nazionali a Lignano Sabbiadoro, stabilendo l’attuale record italiano cadette di 1,85 m. Il 13 luglio 2007 conquista la medaglia di bronzo nel salto in alto ai Mondiali allievi di Ostrava nella Repubblica Ceca. 

Agli assoluti outdoor di Pescara (9 settembre 2018) conquista l’oro con 1,91 m. Il 22 luglio, all’undicesima tappa della Diamond League a Londra, si classifica al secondo posto ottenendo il nuovo primato personale di 2,02 m (seconda prestazione mondiale dell’anno). Agli assoluti italiani indoor di Ancona del 2019 (15 febbraio) vince la medaglia d’oro superando 1,92 m. Si conferma campionessa italiana indoor nel 2020 (23 febbraio ad Ancona), con 1,96 m. 

Quando c’è talento e passione tutto è facile, tutto scorre, si può sperimentare il flow dove tutto scorre, come stare in trance, si fanno cose straordinarie, poi diventa difficile confermare la propria prestazione, si arriva a un punto dove bisogna essere consapevoli di quello che si sta facendo e come, bisogna fare il punto della situazione e comprendere dove ci si trova, come ci si sente, da dove si è partiti, che direzione si vuole prendere con diversi scenari futuri, con le risorse a disposizione e si arriva a comprendere che se si vuole ottenere ancora risultati notevoli e prestigiosi bisogna mettersi sotto e faticare con impegno e duro lavoro, facendosi seguire possibilmente da persone esperte, professioniste e competenti e possibilmente far parte di un gruppo o squadra che sostiene, supporta, aiuta.  

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Ho iniziato a fare atletica a 8 anni, prima avevo praticato nuoto e ginnastica artistica e durante le medie ho giocato un anno a pallavolo. Alla luce di queste esperienze posso dire di essere sicuramente un’atleta da sport all’aperto e individuale, elementi che si adattano meglio al mio carattere. Ho iniziato provando varie specialità, ma il salto in alto mi è piaciuto subito più di tutte: il gesto tecnico mi risultava intuitivo e le gare andavano (quasi) sempre bene. Per questi motivi i primi anni sono stati ‘facili’, nel senso che ho sfruttato le mie caratteristiche senza pormi grandi domande sul come ottenevo i risultati, che però sono sempre stati frutto di impegno (mai vissuto come sacrificio). A 15 anni ho saltato 1.85, migliore prestazione italiana cadette e tra le prime (o la prima?) al mondo per quell’anno nella mia categoria. Questo sicuramente mi ha proiettata in una dimensione diversa, sia internamente che esternamente. O forse soprattutto le condizioni esterne (attenzioni, richieste) hanno condizionato molto la mia percezione interna. La prima crisi è avvenuta proprio in quel periodo, quando non accettavo il fatto di essere identificata come ‘quella che salta in alto’ e non prima (o solo) come Elena. Ho continuato la mia carriera vincendo tre medaglie internazionali: un bronzo mondiale ed un oro agli EYOF con la mia prima allenatrice, un bronzo mondiale con la seconda, oltre al record italiano junior con 1.91 (poi migliorato da Alessia Trost). La mia seconda allenatrice è stata importantissima per me perché mi ha fatto ritrovare la voglia di allenarmi e saltare passando attraverso le prove multiple. Nel 2011 mi sottopongo ad un intervento di ricostruzione dei legamenti della caviglia di stacco, gravemente lesionati a seguito di varie distorsioni. Nel frattempo, entro nel Gruppo Sportivo Forestale (poi accorpato al Centro Sportivo Carabinieri nel 2017). Dall’operazione in poi è stato un susseguirsi di infortuni, cambi di allenatore e conseguentemente di città. Anni intensissimi e difficili, durante i quali sono cresciuta tantissimo. Arrivo a Siena nel 2016 dandomi un’ultima possibilità, e grazie al mio attuale allenatore Stefano Giardi realizzo il sogno di saltare più di due metri. Nel 2020 mi qualifico per le Olimpiadi di Tokyo, che però vengono posticipate al 2021”.  

Molto interessante e utile la testimonianza di Elena per far capire che lo sport si sceglie provando e sperimentando con la consapevolezza che se si è portati all’inizio tutto è facile ma poi comunque bisogna coltivare la passione impegnandosi e affidandosi a persone esperte che sanno intravedere risorse e opportunità di crescita personale e sportiva sapendo anche gestire momenti di demotivazione, crisi, infortuni. A tutto ci può essere una soluzione, una modalità diversa di intervenire, un’opportunità per scoprire. 

La cosa più difficile è mantenere la motivazione, continuare a impegnarsi e crederci, inseguire sogni e mete difficili e sfidanti. A volte è importante distrarsi per ritornare più motivati e con più entusiasmo.   

Nello sport chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “Pur sentendomi principale responsabile del mio benessere e dei miei risultati, attraverso i miei pensieri, le mie scelte, i miei atteggiamenti, sicuramente le persone più influenti in questo sono il mio allenatore, il mio team (osteopata, fisioterapista, agopuntrice, psicologa, nutrizionista), i miei genitori e la mia famiglia in generale e il mio fidanzato, soprattutto come base sicura, un aggancio nel mondo ‘normale e fonte di sicurezza e fiducia comunque vada.  

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? “Lo ritengo utile soprattutto per atleti poco introspettivi, che possono potenziare le loro abilità mentali e quindi le loro performances ma più in generale per tutti, come confronto e risorsa per superare problemi che inevitabilmente si presentano. Ritengo che l’aspetto mentale sia una ‘fetta della torta’ che rappresenta la prestazione, così come lo è la preparazione fisica, il benessere fisico (alimentazione, fisioterapia…) a cui deve essere posta la giusta attenzione, né più né meno degli altri elementi che la determinano. Credo che il supporto di uno psicologo possa essere utile a ogni atleta per qualsiasi aspetto e in ogni fase di preparazione/gara”.  

Molto interessante la base sicura che in genere è sempre la famiglia a cui bisogna far riferimento e tornare per sentirsi in pace e al sicuro. Certo dietro l’atleta c’è un mondo di persone che aiutano, sostengono, insegnano, coinvolgono, curano, riabilitano l’atleta ma l’artefice principale delle proprie intenzioni, passioni, prestazioni è sempre l’atleta stesso da cui parte la voglia di mettersi in gioco, di raggiungere mete e obiettivi, trasformare sogni in realtà con la consapevolezza che tutto passa, tutto cambia, tutto evolve ed è importante non perdere di vista se stessi e i propri affetti.  

Una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “’Quanto lo vuoi veramente?’”  

Un’esperienza che ti da la convinzione che ce la puoi fare? “La consapevolezza di aver lavorato bene e di conseguenza avere buone sensazioni in allenamento. Riuscire a concentrarmi su ciò che faccio senza distrazioni. Questi due elementi in particolare mi danno molta fiducia e forza”.  

E’ importante essere consapevoli del proprio impegno e che si cerca di fare sempre del proprio meglio e poi bisogna centrarsi e focalizzarsi nel compito e nel momento importante in cui si gareggia, tutto il resto si può mettere da parte.  

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei amici ‘non atleti mi ammirano per quello che faccio e per riuscire a fare molte cose (allenarmi, gareggiare, studiare, coltivare hobbies…), anche se io preciso sempre che non mi sembra di fare niente di eccezionale e che è solo questione di organizzazione e priorità. La mia famiglia è orgogliosa di me e dei miei risultati. Direi che c’è equilibrio tra l’orgoglio per i miei risultati e quello per me come persona. I miei genitori, soprattutto mia mamma, si concentrano soprattutto su di me come persona”.  

E’ sempre una questione di priorità e di organizzazione per comprendere propri bisogni ed esigenze e mobilitare le energie per soddisfarli in sintonia con le proprie sensazioni corporee e non perdendo di vista altro oltre la propria passione o lavoro.   

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro della tua attività sportiva? “Quando nel 2018 ho scioccamente dimenticato di mettere le chiodate nello zaino per gareggiare in Olanda e, non essendo arrivato il bagaglio a destinazione, ho dovuto trovare una soluzione per gareggiare al meeting. L’organizzazione è stata magnifica: mi hanno regalato dei vestiti e un paio di scarpe e hanno trovato un ragazzo col mio stesso numero disponibile a prestarmi le sue chiodate per gareggiare. Peccato fossero veramente vecchie (avevano almeno una decina d’anni) e quindi era come avere cartone sotto ai piedi. Stavo veramente bene e l’unica cosa che volevo fare era gareggiare ed ero pronta, oltre che immensamente riconoscente: con 1.91 riesco ad arrivare quarta, super felice!”. 

Bisogna accettare ciò che succede e riorganizzarsi per fare sempre del proprio meglio apprendendo sempre dall’esperienza per le prossime volte.  

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? “Adattamento, determinazione, coraggio, fiducia da un punto di vista più generale. Fisicamente flessibilità, reattività e rapido apprendimento motorio”.  

Sono tanti gli ingredienti per il successo e ognuno ha i suoi ingredienti essenziali e fondamentali, in effetti l’adattamento sembra essere un elemento essenziali per tutti, si tratta di essere resilienti adattandosi alle vari situazioni e circostanze per non mollare, andare avanti, rialzarsi sempre, soprattutto in questo periodo di pandemia l’adattamento aiuta ad avere una motivazione sempre alta per continuare ad allenarsi e inseguire propri sogni.  

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Le nazionali giovanili per lo spirito di squadra. La Diamond League di Londra 2018 per la gioia del 2.02”.  

Che significa per te praticare attività fisica? “È un momento solo mio, quando metto piede al campo non esiste altro, il tempo sembra fermarsi. Amo ascoltare il mio corpo, sentire la fatica, la forza, la leggerezza, la pesantezza. Sono una privilegiata per la possibilità di lavorare con il mio corpo e la mia mente avendo un contatto così profondo e costante”.  

Questa è un’interessante e importante testimonianza per far capire e trasmettere la bellezza dello sport che non è solo sfida, competizione, fatica ma anche contatto con proprio corpo, con se stessi, ascoltare se stessi e conoscersi attraverso sensazioni corporee, momenti intensi.  

Quali sensazioni sperimenti facendo sport e in quali circostanze? “Durante la preparazione le sensazioni variano molto in base alla fase di allenamento: fatica e pesantezza all’inizio diventano velocità, reattività, leggerezza più ci si avvicina alle gare. In gara c’è tensione, concentrazione, ma possono esserci anche sentimenti più negativi come debolezza e distrazione. Il dolore e il fastidio sono pressoché una costante, è difficile svegliarsi il mattino senza avere nessun fastidio!”.   

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? Al recupero, soprattutto col passare degli anni diventa sempre più fondamentale. Un buon equilibrio da questo punto di vista mi permette di essere pronta ed efficiente fisicamente e mentalmente”.  

 E’ importante conoscersi bene, sapere a cosa si può andare incontro nelle varie fasi di allenamento e gara senza preoccuparsi tanto ma con la consapevolezza che si può ancora fare e c’è ancora motivazione nel cercare un’ottima prestazione che compensa fatiche e dolori e cercando anche di compensare con recuperi e coccole meritate.  

Quali sono le difficoltà e i rischi? “È una specialità molto tecnica e ricca di dettagli, per questo non è semplice far quadrare tutto. Una variazione nella rincorsa o nella preparazione fisica può mettere in crisi l’intero sistema. I rischi sono la facilità di incorrere in infortuni”.  

Far quadrare tutto per non mettere in crisi l’intero sistema, mi piace questa affermazione che vale in tanti contesti sia sportivi ma anche familiari e lavorativi, infatti non bisogna perdere di vista ogni dettaglio, ogni aspetto che possono essere fondamentali e permettere la peak performance.  

Quali condizioni ti ostacolano nella pratica dello sport? “Nessuna in particolare, forse con l’avanzare degli anni solo il conciliare gli impegni di vita privata e professionale, ma solo per un fatto personale, non perché mi vengano posti dei limiti da altri”.  

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare? “Ho rischiato di mollare perché gli infortuni frequenti e tutte le difficoltà mi avevano fatto gradualmente dimenticare sensazioni, motivazioni e quindi perdere la voglia percependo la mia attività, per la prima volta, come un sacrificio. Mi fa continuare la possibilità di vivere emozioni fortissime, uniche nel loro genere, e l’avere sempre obiettivi da raggiungere”.  

E’ importante non perdere di vista se stessi, capire sempre come ci si sente, da dove si è partiti, quale percorso prendere per andare dove si vuole e poi impegnarsi con consapevolezza, consapevolezza, determinazione.     

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Ascoltando e fidandomi dei miei desideri più profondi”. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Gli anni dal 2011 al 2018 per aver dovuto contare solo su me stessa e pochissime altre persone per riuscire a rivedere la luce in fondo ad un tunnel che sembrava senza uscita”.  

A volte bisogna essere pazienti, fiduciosi e resilienti per uscire bene fuori dal tunnel, impegnarsi, crederci, faticare e rialzarsi sempre per rincorrere propri sogni da soli o in compagnia con la consapevolezza che più dura è la lotta e più glorioso è il trionfo.   

Come ti vedi a 50 anni? “Mi piacerebbe avere una bella famiglia con due o tre bimbi, vivere sostenibile in mezzo alla natura, essere ancora nel mondo dello sport mettendo a disposizione la mia esperienza come supporto, soprattutto per gli allenatori e i ragazzi. Dopo quest’ultimo anno così statico, mi auguro di avere sempre una vita piena e in movimento, perché ho definitivamente capito che è ciò che mi fa sentire più viva”.  

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Lo sport dà la possibilità in modo molto semplice di trovare il proprio spazio, di sentirsi allo stesso tempo parte di un gruppo, di esprimersi liberamente per ciò che si è, di vivere emozioni uniche ed insostituibili. Indipendentemente dallo sport e dal livello praticato, è una scuola di vita. Lo sport è ‘qui e ora ma è anche lungimirante. A me piace definirlo come una ‘vita accelerata, sono e sarò per sempre grata per tutto ciò che continua ad insegnarmi e permette di vivere. Lo sport rende persone migliori.  

Bella testimonianza, mi piace “lo sport è qui e ora”, in effetti lo sport ricorda che si ha un corpo, che si respira, che se c’è movimento c’è vita, le sensazioni sono tante, intense e accelerate, e il gruppo è davvero importante, utile , misterioso.  

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare attività fisica? “Che il limite è solo nella nostra mente ma anche che il nostro corpo sa sempre qual è la cosa migliore da fare, basta saperlo ascoltare”.  

Bello non porsi limiti e superare i 2 metri saltando in alto fidandosi prima di tutto del proprio corpo ma soprattutto di se stessi, del lavoro fatto, della mente che guida il corpo ma soprattutto si fida del corpo, un bel sistema che funziona.  

Quanto credi in te stessa? “Dipende dai periodi: quando mi sento bene molto, quando mi sento più in difficoltà mi accorgo di fare più riferimento al mio allenatore e al mio fidanzato. Purtroppo, mi faccio ancora condizionare troppo dalle circostanze esterne”.  

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno? “Mi ispiro a chiunque mi dia motivo di farlo, dal bambino, all’operaio, al campione… osservo molto e mi ispiro a qualsiasi cosa senta utile per me. Non ho un riferimento, ma ammiro tutti coloro che riescono ad alzarsi dopo una o più sconfitte (in qualsiasi campo). Ammiro anche la costanza nell’alto livello”.  

E’ importante sempre in ogni campo essere osservatori di se stessi, degli altri, dell’ambiente, apprendere, capire e carpire, copiare e imitare e poi prendere la propria strada, utilizzare propri mezzi, tecniche e fidarsi sempre del proprio intuito.   

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? “Obiettivi record italiano ed essere protagonista a Tokyo 2021. Sogno realizzato saltare più di due metri e vivere l’atletica internazionale. Grazie, è stato un bel momento di riflessione”. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Intervista doppia alla coppia di ultrarunner Zagara e Vincenzo

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

A volte la vita mette a dura prova, fa incontrare problemi e ostacoli, situazioni difficili da gestire, affrontare e superare, poi succede di iniziare a praticare sport e tutto cambia, si sperimentano altre modalità di stare al modo, altre modalità per sperimentare benessere, fatica e sofferenza, gioie e soddisfazioni. Di seguito Zagara e Vincenzo raccontano le loro esperienze di vita e di sport rispondendo ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? 

Zagara: “Ho iniziato con 3 amiche, ci chiamavamo quelle delle 5.50 perché le 5.50 era l’orario che ci davamo all’alba per scendere e poi incontrarci per allenarci. Poi piano piano la corsa mi ha preso sempre più. Non uscivo con il Garmin, non sapevo neanche che fosse, ma so che a volte rientravo dopo 3 ore. Più correvo e più ero felice…sicché un amico mi invitò ad iscrivermi ad una società per poi correre la mia prima gara: la Garibaldina 19km con il passaggio sui Ponti della Valle dove ad attendere c’era l’inno di Mameli. Brividi e commozione. Il mio debutto con il mio primo pettorale fu stupendo.” 

Vincenzo: “Il mio percorso è cominciato così, avevo un’edicola che ho chiuso per fallimento e mi sono trovato senza lavoro. Mangiavo sempre, fumavo e non ero mai stanco, così decisi di andare a camminare un po’ di mattina presto. Da lì ho conosciuto tantissimi amici che mi hanno portato a iscrivermi ad una società e a partecipare a gare. Sono stato per più di due anni senza lavoro e posso dire la corsa mi ha aiutato tantissimo a sopravvivere, a volte mi domando, chissà se non cominciavo a correre che fine avrei fatto.” 

Cosa spinge un gruppo di persone a incontrarsi per allenarsi? La voglia di evadere dalla quotidianità ordinaria, dalle mura domestiche, dalla comoda poltrona davanti alla TV, la voglia di guadagnarsi una doccia ristorativa. Lo sport rimette al mondo in modo diverso, da una parte fa faticare, da un’altra parte fa divertire condividendo situazioni bizzarre e particolari, uno spazio e un tempo per evadere dai pensieri e situazioni pressanti, un modo per ricaricarsi. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (pre-gara, gara, post-gara)? 

Zagara: “Sensazioni: pre-gara: gioia di vedere gli amici, gara parlo, rido e sbuffo Ahahah, dopo felicità allo stato brado.” 

Vincenzo: “La mattina mi piace uscire presto e ascoltare il silenzio mattutino, mi ricarica per la giornata che affronterò.” 

Questo è il bello dello sport e della corsa in particolare provare sensazioni ed emozioni, sperimentare, uscire a ore insolite e notare che effetto fa vedere colori dell’alba, il fresco della mattina, il silenzio e altro. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? 

Zagara: “Praticando sport ho capito che sono forte.” 

Vincenzo: “Ho scoperto che con la testa si può arrivare dovunque e i dolori che possono comparire durante una gara o un allenamento vanno risolti di testa.” 

A volte i dolori possono essere sabotatori, ce li cerchiamo noi perché forse siamo indecisi, negativi, svogliati e attendiamo un dolore per poterci fermare e in questo caso potrebbe essere utile un lavoro mentale per cercare di mettere a confronto nostre polarità opposte per trovare un compromesso, un accordo per continuare la nostra esperienza sportiva fino al traguardo. Altre volte il dolore può indicarci una vera sofferenza e allora si è forti se ci si ferma, se si è troppo ostinati si continua senza considerare i messaggi di aiuto del corpo. 

Ricordi un’esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? 

Zagara: “La paura di perdere mia figlia mi ha fatto capire che io ce la potrò sempre fare.” 

Vincenzo: “L’esperienza che mi ha dato forza è stato affrontare la Nove Colli e il Passatore in 7 giorni, queste due gare mi hanno cambiato totalmente la vita. Non sono mai stato un ansioso per natura, ma la vita non è mai stata semplice e facile con me. Ho imparato che il bello arriva prima o poi.” 

Le esperienze passate di riuscita aiutano ad aver fiducia in noi stessi, incrementano l’autoefficacia, nel caso di Vincenzo aver fatto due gare consecutive a distanza di una settimana e cioè 2002,4km e 100km per un totale di 302,4 km danno fiducia nel futuro di riuscire ad alzare l’asticella, di essere fiduciosi nell’andare avanti nello sforzo e nella fatica un passo alla volta. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? 

Zagara: “Lo psicologo è utile, ti motiva e fa uscire la passione che forse alcuni ancora non sanno di avere.” 

Vincenzo: “Mio fratello prima del passatore mi fece leggere una frase del libro, resisto dunque sono, penso che alcune frasi dette da persone competenti aiutino molto.” 

In gare di endurance può essere importante il confronto con uno psicologo per gestire diversi aspetti quali l’insicurezza, la gestione dell’ansia di prestazione, superare infortuni e sconfitte, gestire la pretesa di riconfermarsi o il fine carriera. 

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare?? 

Zagara: “I miei obiettivi tanti, fino a fare un giorno da sola il giro del mondo, perchè quando la vita ti vuole portare via la tua unica forza e ragione del vivere, ovvero tua figlia…niente più può farti male, nemmeno girare con le proprie gambe il mondo. L’obiettivo raggiunto che corro contro ogni se e ogni ma”. 

Vincenzo: “I sogni da realizzare sono tanti, ma purtroppo li decido man mano, ma non in base alla condizione fisica, perché se non faccio un ultramaratona a settimana, mi faccio dei lunghi da 40/50 km nei weekend e poi tutte le mattine mi alzo alle 3 e per le 3:30 già sto per strada a correre, per le 7 a casa e poi pronto per affrontare una giornata di lavoro, perché alla fine non corro solo per gareggiare,  corro perché ne ho voglia e a volte anche una corsa fatta da solo può valere, come emozioni e sensazioni più di una gara”. 

Vincenzo è menzionato nel libro “L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanze.” 

https://www.arduinosaccoeditore.eu/products/l-ultramaratoneta-di-corato/

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it  

http://www.psicologiadellosport.net 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html  

Sara Brogiato vince la mezza maratona di Trecate con Personal Best

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Sara Brogiato, C.S. Aeronautica Militare, vince la gara femminile alla mezza maratona di Trecate in 1h12’45” stabilendo la sua miglior prestazione precedendo Martina Tognin, DK Runners Milano, in 1h22’32” e Claudia Gelsomino, P.B.M. Bovisio Masciago, in 1h23’22”. 

René Cuneaz, CUS Pro patria Milano, vincitore assoluto in 1h05’31”, precedendo il compagno di squadra Andrea Astolfi 1h06’40” e Michele Sarzilla 1h06’57”, CUS Insubria Varese Como. Il Cus Pro patria Milano ha presentato un’ottima squadra piazzando 4 atleti nei primi 7 atleti arrivati, infatti oltre ai primi 2 arrivati, si piazzano al 6° posto Valerio Patanè in 1h09’49” e al 7°posto Michael Zagato in 1h10’10”.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Sara attraverso risposte ad alcune mie domande di qualche anno fa. 

In che modo lo sport contribuisce al tuo benessere? “Lo sport mi insegna ogni giorno a superare i miei limiti, a non arrendermi davanti alle difficoltà. Mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo, rendendomi sensibile ad ogni suo cambiamento o segnale.” 

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sento campionessa nello sport ogni giorno, non per il fatto di sentirmi migliore degli altri, ma perché amo ciò che faccio. Interpreto lo sport come palestra di vita in primo luogo e non come esercizio fisico fine a sé stesso.” 

Nel frattempo Sara ha dimostrato di essere Campionessa vincendo il titolo italiano di mezzamaratona nel 2017 ad Agropoli (Salerno) in 1h14:48 precedendo Ivana Iozzia 1h15:08 e Teresa Montrone 1h15:19.  

Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “L’entusiasmo e la voglia di mettermi in gioco con il quale affronto la mia attività hanno contribuito sempre in maniera positiva.” 

Cosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Prima della gara consumo tendenzialmente pasti ricchi di carboidrati, aggiungendo una parte di lipidi; durante la gara generalmente solo liquidi come acqua o bevande contenenti sali minerali; dopo la gara il pasto comprende carboidrati, proteine, verdura e frutta.” 

Essere atleti significa sapersi gestire, diventare manager di se stessi, capire come allenarsi ma anche come nutrirsi, bisogna sapersi documentare e avvalersi di professionisti che possano consigliare i migliori accorgimenti tesi al benessere prima di tutto e poi alla performance. 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In occasione del mio primo titolo italiano.”  

Quali sono i tuoi pensieri in garaPensare al traguardo in termini di emozioni e di soddisfazione che si provano una volta raggiunto l’obiettivo per il quale ogni giorno si ha lavorato, attraverso l’allenamento, la fatica e la costanza.” 

Lo sport è una vera palestra di vita, insegna a conoscersi, sia il proprio corpo, le sensazioni che sperimentano nelle varie fasi dello sport dagli allenamenti alle competizioni che comprendono il pre-gara, la gara e il post-gara; lo sport insegna a provare a far meglio, a osare, a cercare di alzare gradualmente l’asticella attraverso strumenti fisici e mentali, fidandosi e affidandosi a se stessi e a qualcuno più esperto. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Ciò che mi spinge a continuare a fare sport sono la sensazione di benessere e la sfida nel perseguire gli obiettivi.” 

Hai dovuto scegliere di lasciare uno sport a causa di studi o carriera lavorativa? “Si, per un periodo della mia vita ho dovuto ridimensionare l’attività sportiva per cause lavorative.” 

Lo sport prima di tutto aiuta a giocare, a conoscersi, a far parte di un gruppo a rispettare regole ma anche a diventare competitivi, ad ottenere il successo, a migliorare tanti aspetti tecnici e mentali per affrontare al meglio la competizione che comporta non solo forza e resistenza ma anche capacità di concentrazione, focalizzazione e tanto altro. 

Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “No, non ho mai pensato di smettere; anzi, i periodi di stop forzato causa infortuni, mi hanno resa cosciente di quanto fosse importante per me la pratica sportiva.” 

Nel tuo sport quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione? Nella mia disciplina penso sia fondamentale allenare, oltre alle abilità fisiche, la capacità di concentrazione, di gestione ed interpretazione della gara.”  

Per raggiungere l’eccellenza è opportuno non trascurare nessun aspetto che potrebbe contribuire alla performance e al benessere dell’atleta.  

Nello sport cosa e chi ha contribuito al tuo benessere o performance? “La mia famiglia, gli amici, il mio allenatore, ma anche tutte le persone che incontro giornalmente, contribuiscono al mio benessere e quindi alla performance in generale.”  

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Probabilmente non lo praticherebbero con la mia stessa intensità, ma sono felici e orgogliosi per quello che faccio.”  

Dietro l’atleta c’è un mondo di persone che coccolano, sostengono, supportano, consigliano, fanno il tifo.  E’ opportuno affidarsi a esperti dell’allenamento e avvalersi anche del supporto di famiglia e amici. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? I fattori che hanno contribuito ad una prestazione non ottimale o indotto a non concludere una gara, sono legati tendenzialmente a infortuni o a malesseri; per quanto riguarda i fattori ambientali che hanno influito in maniera negativa sul risultato finale, sicuramente il clima troppo caldo o troppo freddo hanno giocato un ruolo importante.” 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Si, penso che potrebbe essere un ottimo supporto per quanto riguarda la gestione delle emozioni pre, post e anche durante la gara; ma anche per migliorare la percezione di sé stessi.” 

Uno strumento in più per il benessere e la performance nello sport oltre all’allenatore, al massaggiatore, al nutrizionista, al medico dello sport. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Ho imparato che ciò che sembrava impossibile, con la pratica costante, può diventare normalità”.  

Lo sport aiuta ad essere più sicuri di se stessi, ad avere più fiducia, a essere consapevoli di essere speciali in qualcosa, di avere delle doti particolari. Lo sport trasforma le persone, le rende più consapevoli delle proprie capacità, possibilità e limiti; più fiduciosi in sé; più autonomi, responsabili; più resilienti nel superare periodi di infortuni. 

La tua gara più difficile? “Un campionato italiano di mezza maratona, dove ho convissuto con un dolore al ginocchio iniziato subito dopo i primi km.”  

Si apprende sempre dall’esperienza comprendendo cosa e come fare in casi analoghi. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi a questo sport? “Se volete conoscere realmente voi stessi e provare emozioni non descrivibili a parole…dovete cominciare a correre!” 

Lo sport diventa un ottimo insegnamento alla vita e un’ottima educazione che si affiancano ai sistemi famigliari e scolastici. Importante intravedere sempre una luce al di là del tunnel. 

A volte da subito si comprende quali possono essere le nostre capacità, intenzioni, possibilità, passioni e tutto diventa facile, possibile, raggiungibile; si riescono a fare cose straordinari e con facilità e considerate strane e bizzarre dai non addetti ai lavori.  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? Quando ero bambina, mi ritrovai a gareggiare con gli adulti su un percorso piuttosto impegnativo e dopo l’arrivo, gli addetti ai lavori non vollero darmi accesso al ristoro, increduli del fatto che avessi partecipato e concluso la gara!”  

Se hai qualcuno che crede in te, riesci a fare l’impossibile, ad andare più forte di quanto immagini, ti affidi alle parole del tuo allenatore che ti conosce meglio di te grazie alla tanta esperienza con il lavoro di tanti atleti. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)? “Stato di trans o meditativo, per il quale si ha la sensazione di approdare in un’altra dimensione. Percezione corporea elevatissima, euforia ed adrenalina.” 

A volte si sperimenta il cosiddetto flow, uno stato di trance dove tutto fila liscio e si riescono a fare cose straordinarie con facilità. La mente degli atleti è affollata di pensieri, dubbi, certezze, sensazioni ed emozioni. Importante è saper riconoscere e gestire il tutto senza panico e stress ma con la consapevolezza che tutto ha un senso, tutto cambia si tratta di sapersi controllare e lasciarsi andare all’esperienza. 

Hai rischiato di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliare il doping? “No, mai. Il messaggio è molto semplice: la vittoria che si ottiene attraverso lo sport è quella del risultato ottenuto per mezzo della fatica, del duro lavoro, del superamento dei propri limiti. Mediante l’uso del doping questa vittoria viene meno. Perciò anche lo sport in sé perde di significato.” 

Lo sport è vita, è sensazioni, fatica, emozioni, il doping è falsità, droga, malattia, vergogna, morte, anche no al doping. A volte per alcuni diventa un percorso obbligato per sentirsi disperati se non guadagnano o vincono attraverso lo sport, per alcuni lo sport è vita a tutti i costi, non hanno un piano B. Nella vita si fanno delle scelte importanti ogni giorno, c’è da trovare un giusto equilibrio tra i vari orti da coltivare: lavorativo, familiare e individuale. 

Come hai gestito e superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Ho gestito gli infortuni e le sconfitte con l’ottimismo e la capacità di trovare il lato positivo della situazione, affinché anche quello potesse essere tempo investito e non sprecato.”  

E’ importante focalizzarsi sul bicchiere mezzo pieno, non fissarsi sulle sconfitte o crisi ma pensare a quello di buono che si è fatto. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare? “Nel lungo periodo, l’esordio in maratona, con il sogno di poter vestire un giorno la maglia azzurra nella manifestazione a cinque cerchi.” 

Nella mente degli atleti sempre ci sono tanti obietti, sogni, gare da partecipare, tempi da migliorare, maglie azzurre da indossare 

Nel frattempo Sara ha debuttato in maratona classificandosi terza in 2h38’58” alla Maratona di Torino nel 2018 e successivamente ha ottenuto il crono di 2h36’57” nel 2019 a Valencia. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

René Cuneaz e Sara Brogiato vincono la mezza maratona di Trecate

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

René Cuneaz, CUS Pro patria Milano, vince la mezza maratona di Trecate in 1h05’31”, precedendo il compagno di squadra Andrea Astolfi 1h06’40” e Michele Sarzilla 1h06’57”, CUS Insubria Varese Como. Il Cus Pro patria Milano ha presentato un’ottima squadra piazzando 4 atleti nei primi 7 atleti arrivati, infatti oltre ai primi 2 arrivati, si piazzano al 6° posto Valerio Patanè in 1h09’49” e al 7°posto Michael Zagato in 1h10’10”.  

Sara Brogiato, C.S. Aeronautica Militare, vince la gara femminile in 1h12’44” stabilendo la sua miglior prestazione  precedendo Martina Tognin, DK Runners Milano 1h22’32” e Claudia Gelsomino, P.B.M. Bovisio Masciago 1h23’22”. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Sara e René attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?  

Sara: “Mi sento campionessa nello sport ogni giorno, non per il fatto di sentirmi migliore degli altri, ma perché amo ciò che faccio. Interpreto lo sport come palestra di vita in primo luogo e non come esercizio fisico fine a sé stesso.” 

René: “A mio parere i campioni sono quelli che partecipano a manifestazioni importanti (Olimpiadi, mondiali, ecc.) o che comunque corrono forte (per capirci, correre una maratona sotto le 2h10). Io mi sento un dilettante abbastanza forte.” 

Queste interviste risalgono ad alcuni anni fa e nel frattempo Sara ha dimostrato di essere Campionessa vincendo il titolo italiano di mezzamaratona nel 2017 ad Agropoli (Salerno) in 1h14:48 precedendo Ivana Iozzia 1h15:08 e Teresa Montrone 1h15:19. Anche Renè ha dimostrato di essere campione conquistando il titolo italiano di maratona 2019 a Ravenna 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?  

Sara: “In occasione del mio primo titolo italiano.”  

René: “Di gare belle ce ne sono state tante ma quelle che in assoluto mi hanno dato più soddisfazione sono state le due maratone da 2h15. La prima a Firenze 2015 perché non mi aspettavo di correre così forte alla mia terza maratona; la seconda a Francoforte 2016 perché ho corso con una facilità paragonabile a Firenze ma con una chiusura nel finale più forte e con un margine nella parte centrale di gara che mi dà la consapevolezza, sempre che la preparazione vada per il verso giusto senza infortuni e con la giusta motivazione, di poter scendere sotto le 2h15 nei prossimi anni.” 

Lo sport è una vera palestra di vita, insegna a conoscersi, sia il proprio corpo, le sensazioni che sperimentano nelle varie fasi dello sport dagli allenamenti alle competizioni che comprendono il pre-gara, la gara e il post-gara; lo sport insegna a provare a far meglio, a osare, a cercare di alzare gradualmente l’asticella attraverso strumenti fisici e mentali, fidandosi e affidandosi a se stessi e a qualcuno più esperto. 

Cosa ti fa continuare a fare sport?  

Sara: “Ciò che mi spinge a continuare a fare sport sono la sensazione di benessere e la sfida nel perseguire gli obiettivi.” 

René: “Quello che non mi fa mollare è la determinazione nel voler ottenere un risultato prefissato ed il calore e la fiducia della gente nei miei confronti e dalla mia famiglia.” 

Lo sport prima di tutto aiuta a giocare, a conoscersi, a far parte di un gruppo a rispettare regole ma anche a diventare competitivi, ad ottenere il successo, a migliorare tanti aspetti tecnici e mentali per affrontare al meglio la competizione che comporta non solo forza e resistenza ma anche capacità di concentrazione, focalizzazione e tanto altro. 

Nel tuo sport quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione?  

Sara:  “Nella mia disciplina penso sia fondamentale allenare, oltre alle abilità fisiche, la capacità di concentrazione, di gestione ed interpretazione della gara.”  

René: “I rischi maggiori nell’atletica sono gli infortuni. Bisogna ascoltarsi e non forzare quando si hanno dei sintomi strani.” 

Essere atleti significa sapersi gestire, diventare manager di se stessi, capire come allenarsi ma anche come nutrirsi, bisogna sapersi documentare e avvalersi di professionisti che possano consigliare i migliori accorgimenti tesi al benessere prima di tutto e poi alla performance. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale?  

Sara:  “I fattori che hanno contribuito ad una prestazione non ottimale o indotto a non concludere una gara, sono legati tendenzialmente ad infortuni o a malesseri; per quanto riguarda i fattori ambientali che hanno influito in maniera negativa sul risultato finale, sicuramente il clima troppo caldo o troppo freddo hanno giocato un ruolo importante.” 

René: “Le prestazioni peggiori le ho effettuate in condizioni climatiche estreme come a Zurigo o quando si presentava la fitta al fianco destro (detto comunemente fitta al fegato) ma curato con l’alimentazione togliendo latticini e lieviti.” 

Dietro l’atleta c’è un mondo di persone che coccolano, sostengono, supportano, consigliano, fanno il tifo.  

Nello sport cosa e chi ha contribuito al tuo benessere o performance?  

Sara: “La mia famiglia, gli amici, il mio allenatore, ma anche tutte le persone che incontro giornalmente, contribuiscono al mio benessere e quindi alla performance in generale.”  

René: “Con la testa che ho, per cercare di migliorare, in questi anni ho speso parecchio tempo in tanti piccoli dettagli. Dai video durante la corsa per migliorare l’efficienza tecnica all’alimentazione per eliminare i dolori alla pancia ed al fegato durante le corse prolungate. Questi sono i fattori che ho curato maggiormente. Nei miei miglioramenti parte del merito è dato al mio allenatore Giorgio Rondelli che mi segue dal primo allenamento di atletica. Un’altra parte importante la ricoprono i miei genitori perché mi aiutano in ogni cosa perché ci tengono a vedermi felice dopo i risultati ottenuti.” 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport?  

Sara: “Probabilmente non lo praticherebbero con la mia stessa intensità, ma sono felici e orgogliosi per quello che faccio.”  

René: “I miei familiari mi assecondano, mi aiutano e mi spronano quando le cose non vanno bene. Gli amici della corsa mi aiutano alcune volte negli allenamenti e gli amici che non fanno parte dell’ambito sportivo, visti anche i risultati che sto ottenendo, sono contenti di quello che sto facendo.” 

Per raggiungere l’eccellenza è opportuno non trascurare nessun aspetto che potrebbe contribuire alla performance e al benessere dell’atleta. E’ opportuno affidarsi a esperti dell’allenamento e avvalersi anche del supporto di famiglia e amici. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi?  

Sara: “Si, penso che potrebbe essere un ottimo supporto per quanto riguarda la gestione delle emozioni pre, post e anche durante la gara; ma anche per migliorare la percezione di sé stessi.” 

René: “Quando facevo ancora sci di fondo, avevo dovuto chiedere aiuto ad uno psicologo dello sport per tranquillizzarmi nei giorni precedenti alla gara. Dormivo male negli ultimi giorni ed arrivavo alla gara senza energie. Quindi per me può essere un ottimo aiuto a sconfiggere l’insicurezza pre-gara che migliorerà le sensazioni in gara.” 

Uno strumento in più per il benessere e la performance nello sport oltre all’allenatore, al massaggiatore, al nutrizionista, al medico dello sport. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport?  

Sara: “Ho imparato che ciò che sembrava impossibile, con la pratica costante, può diventare normalità”.  

René: “Sono sempre stato molto introverso e lo sport mi ha e mi aiuta ancora oggi ad essere meno chiuso. Quando corro le mie insicurezze svaniscono.” 

Lo sport aiuta ad essere più sicuri di se stessi, ad avere più fiducia, a essere consapevoli di essere speciali in qualcosa, di avere delle doti particolari. Lo sport trasforma le persone, le rende più consapevoli delle proprie capacità, possibilità e limiti; più fiduciosi in sé; più autonomi, responsabili; più resilienti nel superare periodi di infortuni. 

La tua gara più difficile?  

Sara: “Un campionato italiano di mezza maratona, dove ho convissuto con un dolore al ginocchio iniziato subito dopo i primi km.”  

René: “La gara più difficile è stata la Maratona di Zurigo ad Aprile 2016. Dopo una buona preparazione le cose non sono andate come speravo. Alla partenza mi sono trovato con grandine, pioggia e freddo. In gara ha iniziato a scendere una neve bagnata e cosi, al km 10 ero già bagnato. Col freddo che vi era ed essendo in pantaloncini e canottiera ho dovuto fermarmi a metà gara. Ci siamo fermati in tanti dei top runner e siamo finiti all’ospedale per principio di ipotermia. Da dimenticare.” 

Si apprende sempre dall’esperienza comprendendo cosa e come fare in casi analoghi,. 

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport?  

Sara: “Se volete conoscere realmente voi stessi e provare emozioni non descrivibili a parole…dovete cominciare a correre!” 

René: “Quello che dico ai giovani è di andare avanti fin quando c’è il divertimento. Lo sport non deve essere un peso e bisogna comunque conciliare tutto nel modo migliore (vita, lavoro, studio, divertimento e sport). Poi i sacrifici devono esserci per ottenere qualcosa ma mai abbattersi quando le cose non vanno perché dopo il temporale esce sempre il sole.” 

Lo sport diventa un ottimo insegnamento alla vita e un’ottima educazione che si affiancano ai sistemi famigliari e scolastici. Importante intravedere sempre una luce al di là del tunnel. 

A volte da subito si comprende quali possono essere le nostre capacità, intenzioni, possibilità, passioni e tutto diventa facile, possibile, raggiungibile; si riescono a fare cose straordinari e con facilità e considerate strane e bizzarre dai non addetti ai lavori.  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?  

Sara: “Quando ero bambina, mi ritrovai a gareggiare con gli adulti su un percorso piuttosto impegnativo e dopo l’arrivo, gli addetti ai lavori non vollero darmi accesso al ristoro, increduli del fatto che avessi partecipato e concluso la gara!”  

René: “Un episodio simpatico è successo alla maratona di Milano al mio esordio sulla distanza. Dal km 13 mi si è affiancato il mio allenatore Rondelli in bicicletta spronandomi ed incitandomi verso il traguardo. Continuava a dirmi di puntare quelli davanti a me e quando io li passavo lui iniziava con quello davanti. Quando si è accorto che davanti c’era il buco e non potevamo più prendere nessuno dei fuggitivi, mi ha urlato di puntare la Madonna e di non mollare.” 

Se hai qualcuno che crede in te, riesci a fare l’impossibile, ad andare più forte di quanto immagini, ti affidi alle parole del tuo allenatore che ti conosce meglio di te grazie alla tanta esperienza con il lavoro di tanti atleti. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)?  

Sara: “Stato di trans o meditativo, per il quale si ha la sensazione di approdare in un’altra dimensione. Percezione corporea elevatissima, euforia ed adrenalina.” 

René: “Nel pre-gara, solitamente sono teso e nervoso ma poi lo scarico in gara. Durante la competizione sono concentrato sul ritmo e sulle sensazione. Nel post gara escono le emozioni sia positive sia negative in base al risultato.” 

A volte si sperimenta il cosiddetto flow, uno stato di trance dove tutto fila liscio e si riescono a fare cose straordinarie con facilità. La mente degli atleti è affollata di pensieri, dubbi, certezze, sensazioni ed emozioni. Importante è saper riconoscere e gestire il tutto senza panico e stress ma con la consapevolezza che tutto ha un senso, tutto cambia si tratta di sapersi controllare e lasciarsi andare all’esperienza. 

Hai rischiato di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliare il doping?  

Sara: “No, mai. Il messaggio è molto semplice: la vittoria che si ottiene attraverso lo sport è quella del risultato ottenuto per mezzo della fatica, del duro lavoro, del superamento dei propri limiti. Mediante l’uso del doping questa vittoria viene meno. Perciò anche lo sport in sé perde di significato.” 

René: “Sinceramente non saprei neanche da che parte iniziare per doparmi. Ho letto alcuni libri di ciclisti e sono rimasto sconvolto. I dopati dovrebbero radiarli a vita alla prima furbata senza dare altre possibilità. Chi entra nel giro del doping avrà sempre un debole. Poi, però, visti i numerosi casi di coperture di atleti da parte delle proprie federazioni mi si rivolta lo stomaco. C’è sempre qualcuno che paga per tutti e questo non va bene nel sistema. Per me lo sport è vita, il doping è morteNon saprei cosa dire. Le controindicazioni le conoscono tutti e nonostante ciò molti atleti non ci pensano. Un po’ come chi fuma e compra i pacchetti con le scritte che il Fumo Uccide ma ci ridono sopra. Evidentemente per questa gente è meglio vivere da leoni un giorno…. Nel ciclismo, a differenza, lo fanno perché rischiano di rimanere senza il loro lavoro e devono trovare una soluzione.” 

Vero, lo sport è vita, è sensazioni, fatica, emozioni, il doping è falsità, droga, malattia, vergogna, morte, anche no al doping. A volte per alcuni diventa un percorso obbligato per sentirsi disperati se non guadagnano o vincono attraverso lo sport, per alcuni lo sport è vita a tutti i costi, non hanno un piano B. Nella vita si fanno delle scelte importanti ogni giorno, c’è da trovare un giusto equilibrio tra i vari orti da coltivare: lavorativo, familiare e individuale. 

Come hai gestito e superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?  

Sara: “Ho gestito gli infortuni e le sconfitte con l’ottimismo e la capacità di trovare il lato positivo della situazione, affinché anche quello potesse essere tempo investito e non sprecato.”  

René: “Le sconfitte le ho sempre superate grazie alla passione che ho per lo sport. Dopo una pessima prestazione la voglia di correre è maggiore al risultato non ottimale. Poi nell’arco della stagione ci sono anche le buone prestazioni che mi fanno dimenticare le sconfitte.” 

E’ importante focalizzarsi sul bicchiere mezzo pieno, non fissarsi sulle sconfitte o crisi ma pensare a quello di buono che si è fatto. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare?  

Sara: “Nel lungo periodo, l’esordio in maratona, con il sogno di poter vestire un giorno la maglia azzurra nella manifestazione a cinque cerchi.” 

René: “I miei sogni sono ancora tutti nel cassetto. Non sono molti ma spero tra qualche anno di poterli realizzare. La vita non si sa mai cosa ci può riservare ma bisogna sempre crederci fino in fondo. Chissà che questi sogni non escano da questo piccolo cassetto.” 

Successivamente a questa intervista Sara ha debuttato in maratona classificandosi terza in 2h38’58” alla Maratona di Torino nel 2018 e successivamente ha ottenuto il crono di 2h36’57” nel 2019 a Valencia. 

Un’intervista a René è riportata nel mio ultimo libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html